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Titolo :  SERE DI VEGLIA
Nome e cognome :  Nilo Negri 
E-Mail :  
9/9/2009-
Testo della poesia:

Da la raccolta: La Lunga giornata

Era bello
nelle sere d'inverno
vegliare vicino al fuoco.
Il tepore
dava un quieto stordimento
che si perdeva
nel mormorio delle parole,
nel sibilo lieve del vento
dentro il camino,
in un lontano abbaiare,
nel rumore di un carro.
La sveglia
ma dove?
tictava.
Titolo :  LA NEVE
Nome e cognome :  Nilo Negri 
E-Mail :  
9/9/2009-
Testo della poesia:

E' arrivata la prima neve
La vedo,
dalla finestra,
sul filo spinato
ricamato come una trina da sposa,
sui tetti spioventi delle baracche
stamani insolitamente chiassose,
sulle torrette di vedetta
con le tozze mitragliatrici,
sui campi brulli e sterminati
che ci circodano.
La guardo senza emozioni.
E i pensieri vi saltellano
come quei corvi
là in fondo
impettiti e gracchianti....
Neve d'altri tempi
con tante impronte
e corse pazze
e risate per eco
ed allegre battaglie....
Neve su strade amiche
sui tetti che conosco
su vecchi filari di piante....
I corvi si levano in volo
con rapido battere d'ali
fermando i pensieri
che perdo nel loro gracchiare.
Tra poco sarò fuori
a calpestare la neve
coi grossi zoccoli di legno
che torturano i piedi
Titolo :  ASCOLTA
Nome e cognome :  D.G. 
E-Mail :  
9/9/2009-
Testo della poesia:

Cade il silenzio
sui pioppi
scivola tra fronde di faggi
immerge il cuore
nel sangue e ascolta....
la notte si fa muta
Titolo :  L'essere
Nome e cognome :  Pinotota 
E-Mail :  
9/9/2009-
Testo della poesia:

Spaventapasseri
ti muovi al vento
senza anima nè sguardi.

Un'illusione di vita.

Fallace immagine
di un uomo
come tanti

Titolo :  L'Ultimo treno dell'est (7 - Fine)
Nome e cognome :  Alessandro Varriale 
E-Mail :  
9/9/2009-
Testo della poesia:

I pochi benestanti di quel tempo , non avevano il bisogno di recarsi in quel luogo , in quanto il loro stato socioeconomico , li rendeva scevri da ogni supporto spirituale.

A Kalwaria , il tempo si è fermato , i Polacchi sono molto religiosi e non sono falsi praticanti , esiste mezzo secolo di distanza tra la le due culture , io spero per loro , che possano trasformare questo luogo alla stregua del Santuario di Montevergine , allora sarà indice di benessere per le nuove generazioni , ma con il palese dubbio della perdita della fede.


Entriamo nel Santuario , la struttura è maestosa , l’Altare è coperto da numerose sculture in oro massiccio da diciotto carati , è molto , forse troppo ,
non percepisco la solennità del luogo , sono solo molto curioso e sono in cerca di qualcuno che possa darmi qualche notizia.

Su di una lapide scritta in polacco , capisco solo che il marmo usato per la costruzione , proviene da Carrara!! La data , millequattrocentodieci , questo marmo ha percorso circa duemila chilometri e per cercare di capire le difficoltà del trasporto di quel periodo , devo immaginare ora , che il mio viaggio in treno dall’Italia , è paragonabile a due fermate del Metrò.

Su un tavolo ci sono le stampe con le cartoline , posters di Papa Giovanni Paolo II e numerosi oggettini con l’effige del Santuario , non c’è nessun commesso per la vendita , il prelievo ed il relativo pagamento sono regolate dalla propria coscienza.



Usciamo per ammirare i particolare del Santuario , è imponente , ha due cupole ai lati di un verde sbiadito a conferma che non ci sono stati lavori di restauro , il complesso , da quello che vedo è rimasto quasi intatto dalla sua costruzione.

Siamo da soli , un tenue segno di vita è dato dal vicino Seminario con la biancheria dei studenti che cerca di catturare il sole prigioniero di basse nuvole , le quali conferiscono all’ambiente un’atmosfera in sintonia del luogo , qui siamo quasi a cinquecento metri di altitudine ed il mutarsi del clima è continuo.

Cerchiamo i servizi igienici e seguiamo una indicazione di tipo internazionale , ci sono due “vespasiani” senza le porte , il locale è squallido e spartano , allora paragono al complesso dei servizi di Pompei. Li ci sono servizi di ultima generazione , l’acqua , il sapone , sono regolate da sistemi ad alta tecnologia , ed un impianto a circuito chiuso controlla e memorizza i passaggi per poi quadrare con i pagamenti.

Qui a Kalwaria , c’è solo la “latrina”, il progresso con le sue fotocellule ed i monitor , fanno parte di un altro mondo.

Lasciamo il luogo , Cristofer guarda una carta geografica della Regione e giù in pianura si dirige verso est , dopo circa mezzora siamo al castello di Krasiczyn. Ci sono molti turisti per visitarlo , ci accodiamo ad un gruppo con la guida , che in polacco descrive la storia del castello , io ed Antonio osserviamo la sua maestosità ed apprezziamo l’architettura , ma io ho un momento di sconforto quando scendiamo nella sala delle “torture” , osservo mestamente uno scheletro chiuso in una gabbia di ferro arrugginito da secoli , le sue falange delle mani stringono ancora il metallo , evidentemente per sostenersi in piedi , cosa avrà fatto di male , questa povera persona che da settecento anni sta pagando con l’umiliazione dei turisti che lo osservano solo mania di curiosità.
Avrà certamente commesso un atto molto grave , tale da giustificare una fine così terribile , ma non mi sembra giusto che le sue spoglie siano oggetto in un contesto turistico.
Anche oggi avvengono atroci delitti , ed i responsabili pagano in misura al rapporto del reato , senza diventano merce da vetrina , paragonabile alle squallide donne professioniste del sesso , messe in posa per essere visionate da curiosi e probabili clienti nelle strade di Amsterdam.



No, no , io lo guardo con rabbia pensando che lo hanno lasciato marcire vivo in un sotterraneo come un topo in gabbia. Ora non può sottrarsi alla vista dei turisti in quanto il proprietario del castello deve alimentare le sue casse e promuovere questo sito per incentivare con questo spot , le agenzie turistiche.

Mi esimo di descrivere altri sistemi di tortura , in quanto la mia sensibilità si rifiuta di consumare inchiostro , e poi anche i tasti del mio PC non sono abilitati per scrivere fatti , ove la mente umana è riuscita a dirigere le mani di spietati boia a commettere atti così barbarici e o r r e n d i.

E’ quasi l’una , quando lasciamo questa località , non sono turbato di quanto ho veduto , in quanto la mia mente ha già metabolizzato e archiviato il tutto nella zona dei ricordi flebili.

Arriviamo in un posto bellissimo , è il lago di Solina , data l’ora ci rifocilliamo in un locale improvvisato semiaperto , il pranzo è unico , petto di pollo , patate , mais e insalata , al modico prezzo di un Euro e cinquanta.

La giornata è molto soleggiata , c’è molta gente di tutti i ceti lungo la strada che porta al lago , siamo quasi in fila costretti anche dalle numerose bancarelle improvvisate che ne riducono lo spazio. Vendono di tutto , ma è tutta roba molto scadente e falsificata , mi riprometto di prendere una testimonianza del luogo , al ritorno.

Il lago è bellissimo , il colore dell’acqua è in simbiosi con il celo azzurro , la vegetazione lungo le coste , è fitta e rigogliosa , le sue piccole isole lo rendono affascinante tanto da far dimenticare le monotone e sterminate pianure della Regione.

Seguendo il percorso , vedo che mi trovo sulla diga del lago , una costruzione moderna , lungo i parapetti ci sono delle funi , ed immagino che avranno lo scopo di proteggere le persone che lavorano nella sottostante centrale idroelettrica durante l’inverno , quando le condizioni climatiche sono impervie per proteggersi dalle folate di vento. Al centro della diga , che è lunga circa un chilometro , la stabilità della struttura è resa elastica , sia per il
vento , che per l’escursione termica , infatti un leggero movimento ondulatorio si avverte , tanto che la scala Mercalli ne potrebbe valutare l’entità.

Sulla sponda opposta , c’è un parco attrezzato per bambini , e diversi locali prefabbricati destinati a bar e vendita di souvenir.


Mentre siamo seduti per consumare un gelato , veniamo investiti da una raffica di vento , il tempo è cambiato , la famosa “termica” , che tanto fa discutere durante le regate di vela , ci consiglia di far ritorno , e nella zona centrale della diga , il vento è forte , ma non preoccupante e penso alle persone che lavorano quì quando il tempo è inclemente.

Rientriamo nella zona mercato , sono attratto da un venditore di quadri , sono tutti paesaggi lacustri tranne uno , lo osservo e sono attratto dalla sua fattura , senza la cornice ed i ganci , il soggetto è di mio gradimento , è dipinto una dacia , non esito e con l’aiuto di una venditrice di verdura che parla bene l’italiano , faccio il mio primo investimento in Polonia , pago cinque Euro il mio “Smog” , questo è il nome d’arte dell’autore. Fiero di questo acquisto , già pregusto l’effetto di Smog appeso nella mia casa a fare da catalizzatore tra gli altri quadri che testimoniano i precedenti viaggi.

Sono quasi le diciassette quando in auto Cristofer , dopo aver esaminato la carta geografica , ci comunica che l’Ucraina dista appena mezzora d’auto e ci propone di andare subito dopo il confine per comprare delle bottiglie di vodka.
Io sono molto eccitato di questa imprevista meta e gli comunico che sono sprovvisto di passaporto , il suo cenno per farmi capire “ci penso io” , se da un lato mi consola , dall’altro mi preoccupa il pensiero di trovarmi in un territorio che fino a pochi anni fa , oltre al passaporto , occorreva anche il “visto “.

Un pò confuso , raggiungiamo la frontiera , Cristofer ci indica di uscire dall’auto per essere ispezionati da un doganiere , è giovane , i suoi tratti somatici riflettono la sua nazionalità , osservo quello che accade tra il nostro Cicerone e il comandante della dogana , una persona matura dall’aspetto poco gradevole. Fra loro inizia una sorta di trattativa fatta di gesti e qualche parola incomprensibile che dura una decina di minuti , essa termina quando Cristofer gli consegna una manciata di monete , si salutano calorosamente fissando entrambi gli l’orologio! Si , proprio come nelle scene di un film , quando devono fare un colpo.

Siamo in Ucraina , Antonio mi vede titubante e mi consola quando afferma che il suocero conosce bene il personale della frontiera in quanto molto spesso viene a fare acquisti per la sua fattoria per il valore del rapporto del cambio.


Dopo pochi chilometri percorsi su una strada sconnessa e insidiosa , ci fermiamo al primo paese , ha un nome scritto in cirillico , composto da lettere che non esistono da noi.

Entriamo in un locale che vende ti tutto , l’arredo è rimasto quello di un secolo prima , mi ricorda molto i county store di stile far west , con mercanzia mostrata in modo approssimativo , da un lato c’è il settore vendita con tre bilance destinate ai vari tipi di merce , una scaffalatura lunga quasi sei metri ed alta tre , che contiene i prodotti di piccola dimensione , mentre al suolo sono accatastati numerosi sacchi di concime , al centro c’è il bancone dei liquori che divide il locale , la cassa è unica e ci sono anche tavoli per consumare un frugale pasto ed una scala di legno a chiocciola per il piano superiore , dove ci sono delle camere per diversi usi.

Per restare nel clima dei film del far west , mancano due cose : Sam con la pianola strimpellando musica country senza interruzione ed il tavolo verde da poker , che qui non sarà mai importato.

Sento una musica di tipo russo che proviene dall’esterno , ne sono attratto e noto con stupore che due coppie stanno ballando , le dame sono vestite con abbigliamento di stile antico , molto belle e colorate che irradiano gioia a chi le osserva , di contro gli uomini , hanno un aspetto triste , i loro sguardi sono spenti , ballano come se fossero dei manichini , neanche due belle donne e tre bambini che impazientemente hanno bisogno delle attenzioni dei genitori , riescono a rilassare i loro zigomi.

Questo particolare l’avevo già notato il primo anno quando ci trasferimmo in Toscana , in una sagra che si tiene puntualmente ogni fine settimana , c’è una pista da ballo molto grande con musica dal vivo , il programma musicale è rigidamente fatto di “lisci” di Casadei memoria , ma dal maestro romagnolo ne fanno solo una scadente imitazione.
Le coppie composte principalmente da anziani pensionati che scendono in pista solo per inerzia e non per il gusto di ballare , ballano bene ma non si divertano , sono diversi decenni che si ripete questa usanza , ma loro sono ostinati come se fossero dei tossicodipendenti.
Da osservatore non amante di questo genere , li osservo molto dettagliatamente , tutte le coppie ballano allo stesso modo , sono molto concentrati come se stessero disputando una finale per la coppa del mondo , non sorridono mai , sono tesi e temono di sbagliare qualche passo.



No , il ballo secondo il mio modesto parere , dovrebbe essere un’esplosione di divertimento e non una sofferenza , si , loro sembrano soffrire , in quanto anche quando finisce un ballo e tornano a sedersi , la loro maschera umana resta pietrificata , non commentato , non ridono , penso che vengono in questo luogo forse per mancanza di alternative , se così fosse mi sentirei meno malinconico , dopo questo spettacolo , mi sono promesso di non ritornarci più , in quanto sono uscito sempre un po’ depresso.

La mia mente ha smesso per il momento di pensare alla vita in Italia ed ora sono quì in Ucraina. Io sono l’unico spettatore curioso ed attento a cercare di capire questa scena , ed allora deduco che ; qui la sensibilità e le emozioni non risiedono nel loro stile di vita , loro devono pensare a come risolvere i problemi del quotidiano , sono uomini che osservano in televisione il vivere occidentale e percepiscono che l’Eldorado per loro è solo una chimera. Non possono emozionarsi , essere sensibili e apprezzare il gusto della vita , quando bisogna cogliere i momenti fatti da particolari e sfumature , sia che essi siano felici o mesti , in quanto questi sentimenti restano un privilegio solo per pochi fortunati.

Mentre i miei compagni di viaggio sono intenti a fare shopping , io mi metto ad un tavolo per consumare un caffè , in questo caso la parola “consumare” , ha un effetto boomerang , in quanto è il sapore del caffè che assorbe il mio senso gustativo tanto da sembrare di aver bevuto acqua tiepida.

Mentre fumo con fierezza , in barba ai divieti che qui ancora non ci sono , osservo il tavolo vicino , c’è un uomo dall’aspetto indefinito , il suo abbigliamento non è consono alla stagione , è di mezza età e ha una barba incolta , il suo sguardo va verso il vuoto , forse non mi ha nemmeno notato.

Dopo due minuti , una signora giovane , ben vestita e truccata , tanto da conferirgli un aspetto gradevole e molto femminile , si avvicina al mio tavolo , mi guarda attentamente e senza esitare si siede sulle mie gambe , ho un attimo di stupore in questa situazione imbarazzante , cerco di capire se parla inglese , ma dalle sue gesta comprendo che l’unica lingua che conosce oltre all’ucraino , è quella internazionale e che il suo ruolo è di essere il polo d’ attrazione del locale.

La signora si avvicina al tavolo di fronte , dalle gesta capisco che l’uomo ha ordinato da mangiare e dalla tasca interna della giacca estrae una busta quadrata di circa dieci centimetri di lato.



Dopo due minuti , la donna arriva con una caraffa fumante e due piatti vuoti!
Ho un attimo di smarrimento , ma sono curioso , guardo attentamente con morbosità lo svolgersi della scena senza cautelarmi di sembrare troppo sfacciato , l’uomo con estrema calma apre la busta ed estrae altre due bustine dalle dimensioni di un francobollo da commemorazione , versa nel piatto l’acqua fumante e schiaccia con cura il contenuto della busta , versandolo nell’acqua , poi lo copre con l’altro piatto e osserva l’orario.

Dopo tre minuti , toglie il piatto di copertura e dalla bustina gialla
fuoriescono dei pezzettini di aspetto indefinito e da quella trasparente quattro gocce da sembrare olio , poi col cucchiaio mescola il tutto per amalgamare il papocchio.

La mia curiosità aumenta , mentre l’uomo , affonda il cucchiaio nella mistura a mò di minestra , divorandola in pochi secondi nonostante fumasse ancora.

La mia mente è sconvolta e cerco nervosamente Cristofer per capire che tipo di pasto ha consumato il mio dirimpettaio.

I miei compagni di viaggio sono concentrati all’acquisto di bottiglie di vodka e con frenesia vorrebbero comprarle tutte , hanno una cesta zeppa di cose più disparate e inutili , ma dato il loro costo (basso per noi) , l’avidità
ha la meglio ed usciamo con due grosse scatole da questo locale.

In auto chiedo a Cristofer che cosa avesse mangiato quell’uomo da incuriosirmi tanto , lui mi guarda sorridendo , senza esitazione capisce il mio stato d’attesa , con gesta e qualche parola mimata , mi dice che la busta si chiama “mivina” , è un pasto molto usato in questa nazione , il suo contenuto è composto da vermicelli liofilizzati che vanno sbriciolati in quanto gli ucraini non sanno usare la forchetta , Le bustine; nella gialla ci sono le spezie che danno il sapore di pollo , poi ci sono al gusto di carne , pesce , vongole , gamberetti ed altri sapori che non riesco a capire , nella bustina trasparente è sempre presente l’olio , questo pasto è di uso frequente e comune , costa al cambio sette centesimi ed è una rapida soluzione per riscaldare lo stomaco , in luogo al nostro brodino serale , altro che fast food , qui mister Mac Donals è presente sotto false spoglie.

Siamo fermi alla frontiera con la Polonia e si ripete quasi il rito dell’andata , la differenza è che al posto della manciata di monete , Cristofer porge quattro bottiglie al comandante dal berretto rosso , questo è il nostro lasciapassare per rientrare nella UE.


E’ notte fonda quando arriviamo a Gac , tutti dormono , con cautela consumiamo una frugale fotocopia della cena e tutti a nanna!!.

Mi sveglio al solito orario e con il piglio da andare in giro da solo , voglio misurami con me stesso , sono sereno e il mio spirito avventuriero , mi consiglia di andare in autobus a Lancut , Antonio approva senza esitare la mia iniziativa.

Arrivo alla fermata del bus e cerco qualche indicazione che possa aiutarmi , macchè , l’unica certezza è che in un quarto d’ora transitano una decina d’auto tutte dirette nella stessa direzione , dopo pochi minuti arriva un autobus , chiedo all’autista se và a Lancut e con un cenno della testa , mi da la conferma.

Sul lato guida c’è un registratore di cassa degli anni sessanta che emette lo scontrino come titolo di viaggio , il costo del biglietto è pari a circa 15 centesimi di Euro , compreso due aliquote di tasse.
L’autobus è molto vecchio , ma decoroso , ci sono diverse persone che mi guardano emanando simpatia e al mio fianco c’è una signora anziana che con un filino di voce mi sussurra : “Italia” , io annuisco con fierezza , ma questo proprio non me lo aspettavo !
Ma da cosa l’avrà capito che sono italiano , eppure non sono in abbigliamento tricolore , il mistero resta.

Arriviamo alla stazione dei bus di Lancut e l’arcano si scioglie in quanto mi viene incontro una signora la quale mi domanda in perfetto italiano , se mi trovo bene presso la famiglia che mi ospita , lei sembra di non capire il mio imbarazzo dovuto alla domanda che mi ha rivolto e ne esco con un “benissimo”.
Adesso tutto mi è chiaro , il tranquillo paesino di Gac’ , fatto da numerose case sparse e da miti abitanti , usano i metodi degli indiani d’America , i segnali di fumo! o forse il tam tam , no , no , in ogni latitudine i paesi sono paesi.

Cammino con sicurezza per la cittadina di Lancut ed ammiro la bellezza dei viali alberati , non sembra di essere in Polonia , in quanto qui si respira aria di benessere , la cittadina è ridente , tutta l’economia gravita per la presenza del Castello e del Museo , per le strade il traffico da la misura di quanto percepisce la mia mente.



Cerco freneticamente un bar , in centro ne incontro una decina che non mi ispirano fiducia per consumare un “cawa” (caffè) , ma un localino molto civettuolo mi cattura , l’insegna è “ cafe antico “ , la mostra è di stile ottocento , all’interno il personale è vestito in sintonia all’ambiente di lusso, in fondo alla sala un pianista crea un’atmosfera con brani internazionali classici , il clima è mistico in quanto l’arredo molto libertino della sala , sembra in conflitto con il computer alla cassa e la Faema con i vari accessori di ultima generazione.

Ordino il mio caffè espresso e non resto deluso sia dalla qualità che del servizio , e ci credo !!, ho pagato l’equivalente di un Euro e cinquanta , la stessa cifra pagata ai Campi Elisi di Parigi !!

Deduco che il locale è solo per turisti e quei pochi polacchi benestanti , in quanto qui lo stipendio medio non supera i duecentocinquanta Euro.

Arrivo al Castello e mi accodo ad un gruppo di visitatori , la visita dura un’ora e bisogna attendere l’orario d’ingresso al Museo scadenzato ogni sessanta minuti.

Nell’attesa , ci dirigiamo verso un salone , dove ci sono centinaia di sandali di tipo Francescano , ma dalle dimensione vatussiane , resto interdetto da questo e quando mi riprendo , noto che sono rimasto da solo alle prese con i sandali , levo le scarpe e non trovo la mia misura , strano , eppure calzo quarantatre , la custode capisce che sono in palese imbarazzo e mi indica che i sandali vanno calzati con le scarpe.

Raggiungo il gruppo al primo piano e capisco il perché dei sandali , i saloni hanno i pavimenti ricoperti da tappeti pregiati ed antichi.

La nostra guida spiega in polacco i reperti del Museo e non mi resta che ammirare senza capire , ma non mi dò per vinto in quanto sento da lontano una frase in inglese , è fatta!! Mi accodo a loro e riesco a comprendere qualche spiegazione.
Entriamo in una sala tutta di specchi con cornici dorate , al centro un’orchestra da camera composta da una decina di elementi , conferisce all’ambiente la dovuta solennità. (7 - fine)

Titolo :  Sapore cieco
Nome e cognome :  amara 
E-Mail :  
6/9/2009-
Testo della poesia:

Il sapore di un bacio
lo riconosci dagli occhi

ma quando l'ago del desiderio
ha sparato nelle vene il suo siero
è già tardi....

Titolo :  L'ultimo treno dell'est (6)
Nome e cognome :  Alessandro Varriale 
E-Mail :  
5/9/2009-
Testo della poesia:


Sono quasi le diciotto quando mi sveglio , mi sento riposato , con Antonio ci rechiamo in farmacia nella cittadina di Làncut ( si pronuncia Uansut) .

E’ una località moderna ed animata , con numerosi bar e vari locali di stile occidentale , il traffico d’auto è notevole , sono perplesso in quanto il confine con l’Ucraina dista pochi chilometri , non riesco a capire il motivo di tanta emancipazione.

Ci rechiamo in un grande parco recintato molto bello e le aiuole sono ben curate , la vegetazione con alberi secolari fanno da corollario ad un grande castello con tanto di fossato perimetrale , la costruzione risale al milleseicento ed ora è sede di un museo di fama mondiale.

Rientriamo a Gàc quasi al tramonto e mentre attendiamo la cena , Antonio mi indica un viottolo che conduce al cimitero , è una piccola altura , non ci sono recinzioni , ne custode , da lì si gode un panorama che l’orizzonte è indefinito.
Guardo le tombe con pochi fiori , molte di esse sono abbandonate , non ci sono loculi o cappelle , qui è tutto orizzontale , c’è un silenzio in sintonia del luogo.

La mia mente mi porta al cimitero di Napoli , dove ci sono costruzioni alte sei piani con tremila tombe numerate a secondo del piano , come negli alberghi , ci sono tre ascensori , un grande locale per piano , adibito ai servizi igienici e numerose fontane.
Per porre dei fiori ai parenti di mia moglie , dovetti fare numerose telefonate , in quanto non riuscivo a trovare il luogo.

Dall’esterno provenivano rumori assordanti del traffico intenso della città che “il riposo in pace”, anche se defunto , è un privilegio per pochi. Questi maestosi edifici sono giustificati dal fatto che lo spazio è poco , quindi bisogna cercarlo in verticale. Molte persone fanno ridurre i resti dei loro cari , per riporle in piccoli dimore e rivendere i loculi al miglior offerente , durante le trattative devono fare i conti con gli intermediari che sono persone le quali “impongono” la loro presenza a tutela che gli l’affari vadano a buon fine!


Qui , Bill Gate è presente , infatti c’è un ufficio amministrativo molto confortevole , decine di dipendenti lavorano alacremente per la gestione del complesso , hanno tutte apparecchiature moderne da far invidia ad una multinazionale di grande livello.
Se hai la fortuna di conoscere , come mia sorella Rosaria , un dipendente di questo ufficio , stai tranquillo , che quando verrà il momento , lui esaudirà la tua richiesta anche se impossibile , questa è la conferma che in Italia anche da morto hai bisogno della “raccomandazione”.

Il cimitero è anche dotato di personale per la custodia e sorveglianza , oltre a quelli per la normale attività cimiteriale , ha i custodi! Ma le autorità forse temono , che qualche volta il povero defunto possa uscire dalla sua dimora , per scappare da quel luogo o curiosare , allora interviene il custode che minacciosamente anche con le armi ! gli intima di ritornare al suo posto che gli spetta , la povera salma non ha scampo , non può morire due volte e mestamente obbedisce , ritornando nel suo loculo.


Il mio pensiero torna a quello che vedo , questi defunti stanno riposando in pace , loro ne hanno tutto il diritto , in questo piccolo ma “umano” cimitero , hanno trovato la vita eterna , sono finalmente liberi , tranquilli dopo una vita fatta di repressione sia fisica che mentale , ora dall’alto di questo piccolo altopiano , dominano con fierezza la sterminata pianura che li ha fatto recitare in vita , una parte da “comparse” , in quanto essi non avevano neanche la libertà di PENSARE o esprimere la loro opinione.
Questo , è il luogo dove possono riposare tranquilli per l’eternità.


Rientriamo in casa , Cristina ci attende per la cena , entriamo nella cucina per gli ospiti , ed egli ci serve un bel piatto di spaghetti di provenienza italica , mi mancavano molto anche se la fattura non è per la quale.

Terminata la cena , Antonio mi da la buona notte , guardo l’ora , sono le venti!
E’ ancora giorno , esco da solo in cerca di curiosare la zona , sono attratto dalla loro casa dall’architettura “fai da te” , vicino ci sono tante piccole case poco armoniose , ma decorose , tutte hanno molto spazio attorno con qualche timido accenno floreale , noto con piacere che nessuno ha un cane da guardia , sono recintate , ma i cancelli non hanno nessun tipo di chiusura , oltre la semplice maniglia.



Mi domando , qui i ladri non ci sono , cosa dovrebbero rubare , la gente è quasi tutta anziana e quei pochi giovani che non sono andati in occidente ,
sono tutti contadini con una buona cultura e la consapevolezza delle probabili insidie.

Faccio ritorno e nel giardino , il gazebo è illuminato , c’è Cristofer , la moglie Maria che parla un po’ italiano in quanto è stata a lavorare nel nostro paese due anni , poi ci sono Giorgio di ventotto anni e Yuri di venti , loro parlano un po’ d’inglese. Al centro del gazebo c’è un ampio tavolo ed intorno delle panche su di esso ci sono vari tipi di salatini e noccioline , birra a volontà e caffè.

Mentre osservo il tutto , Cristofer mi invita con un cenno a partecipare al loro
momento più bello dopo una lunga giornata di duro lavoro , i loro volti sono rilassati e compiaciuti , la mia presenza non li turba ed io partecipo contento entrando nel contesto del rituale.

Con Maria parlo in italiano , ma poi capisco che manco di rispetto agli altri , allora penso che forse è meglio parlare in inglese e poi i figli traducono in polacco ai genitori.

Tra salatini , birra e caffè , parliamo di politica , dell’ingresso della Polonia nella UE e del passato , quando questa nazione era nel “blocco” sovietico.

Cristofer , cinquantenne , non capisce l’inglese , ma dal suo viso , intuisco che ha percepito l’argomento e con estrema cautela fa un timido cenno , ci fa capire che vuole deviare questo discorso. I figli sono giovani e deduco , che lui voglia evitare il rinnovo di una piaga dolorosa , che Giorgio e Yuri si facciano una loro idea di quello che hanno letto e sentito e non vengono condizionati dai loro genitori.

La compagnia è buona e divertente , la birra comincia a fare il suo effetto , tanto che la loro poca predisposizione a socializzare , sono contaminate dalla mia spontaneità , coinvolgendoli in una atmosfera tutta partenopea , intonando anche qualche famoso canto del golfo napoletano.

Sono le ventitre , Cristofer , come un direttore d’orchestra fa un cenno e cala improvvisamente il sipario , per loro domani sarà , come tutti i giorni di questa stagione , una giornata lunga e dura , in attesa del letargo invernale , dove il loro lavoro sarà ridotto a governare i maiali e piccoli lavori di manutenzione.



Al rientro in casa , Cristofer mi indica il ripostiglio , apre la porta , resto ammutolito , è un locale di sei metri per cinque , con scaffalature fino al soffitto , lui non dice nulla , mi lascia curiosare e capisce che per me è una “prima visione” .
Ci sono centinaia di barattoli sottolio , conserve di carne sotto sale , sacchi di patate , farina , olio di semi e qualche bottiglia di vino italiano , che stona nella dispensa , in quanto il tutto è di produzione propria.

Con qualche cenno , capisco che le provviste , occorrono per l’inverno , quando la terra resta coperta dalla spessa neve per diversi mesi , sovente sono isolati dal mondo e la dispensa è il polmone della loro sopravivenza.

E’ mezzanotte , ci salutiamo e Cristofer mi fa capire che domani andremo in giro fino al confine con l’Ucraina.

Entro nel mio letto dopo una lunga giornata molto articolata , sono stanco , felice , ma eccitato di quello che mi attende.

Mi sveglio come al solito , sono le cinque , è ancora buio , sono impaziente ho bisogno di un goccio di caffè , ma devo scendere ben tre piani , rompo gli indugi e prendo un accendino in cerca della cucina che si trova al pianterreno , mi sento come un ladro , sono attento a non disturbare , ma chi mi da questo coraggio ? , sono un ospite e non è corretto gironzolare per casa alle cinque del mattino , capisco che sono un drogato di caffè e sigarette , ma questo non giustifica il mio comportamento anzi mi condiziona a non essere indipendente , mi deprimo , ma dura poco in quanto sento dei passi , è Maria , mi saluta con sorriso , mi chiede se ho dormito bene e mi toglie da questo stato imbarazzante , capisce la mia abitudine e prepara un buon caffè.
Prendo la tazzina e risalgo nella mia camera , vado sul terrazzo e sembro Radames quando ritorna vincitore.
Posso fumare ed ammirare l’aurora , è una sensazione consumata già mille volte , ma questa ha un sapore diverso , forse unica.

Nella casa ci sono ben quattro bagni , ma nessuno è completo degli accessori della nostra cultura italiana , quindi per espletare le funzione dell’igiene personale quotidiane , devo fare un tour di tre tappe , su altrettanti livelli.



Sono le otto , il sole riscalda la terra circostante facendo sollevare una leggera nebbiolina e nonostante siamo in estate , in questa latitudine è un fenomeno normale.

Gironzolo per il perimetro della tenuta in cerca di qualcosa che possa stupirmi ma sono interrotto da Antonio in quale annuncia che si parte per il giro turistico.


Dopo circa due ore di viaggio per strade deserte e tanta pianura , arriviamo ai piedi di una collina , siamo alle propaggine dei Carpazi , la strada è stretta e ripida , a metà salita incrociamo un gruppo di circa cinquanta giovani vestiti allo stesso modo , che di corsa vanno verso valle e provengono dal Santuario di Kalwaria , posto in cima alla collina , sono seminaristi che quotidianamente fanno lo stesso percorso durante la pausa di studio.

Arriviamo alla spianata del colle , vedo diverse baracche chiuse destinate alla vendita di souvenirs durante la domenica , quando questo luogo è popolato dai fedeli della Regione sud orientale.

Il contesto è molto approssimativo , ma io lo apprezzo , in quanto un luogo per fini religiosi , non deve essere di lusso per essere valutato “solo” per la sua architettura moderna e sfarzosa , qui tutto è rimasto intatto da sempre come non lo è la zona circostante al Santuario di Monte Vergine in Irpinia.

Quando andavo con i miei genitori negli anni cinquanta , c’erano numerose bancarelle che vendevano di tutto , c’erano appese le famose “castagne del prete” , sono delle castagne cotte al forno e forate al centro in modo da essere
infilate da uno spago per formare una collana , all’epoca , questo era il mitico souvenir della testimonianza di essere stati a Monte Vergine , ma il contesto era spartano , esso era riservato solo per il popolo che si aggrappava alla religione per scaricare le tensioni di un malessere esistenziale.

Oggi , tutto è cambiato , ci sono numerosi Alberghi e Ristoranti , le vecchie bancarelle si sono trasformate come per incanto , in boutique , ed hanno articoli griffati da far invidia ai più famosi luoghi di fama internazionale.

A cavallo , tra gli anni quaranta e cinquanta , c’erano diversi artigiani del mio quartiere , che durante il giorno di riposo , non si curavano della famiglia , si organizzavano da soli e andavano a Monte Vergine con macchine e autista


prese a noleggio. Le auto erano di lusso e scoperte con ornamenti floreali , si vestivano con abiti dai colori vivaci e con scarpe rigorosamente di pelle
bianca , sul capo non mancava la famosa “paglietta” , questo abbigliamento , gli conferivano un aspetto di festaioli , infatti la loro meta non era la cima del Santuario , ma bensì , lussuosi ristoranti di Mercogliano (località sita ai piedi del monte) , per consumare le prelibatezze del luogo e abbandonarsi in bagordi con Bacco , poi con Venere si ergevano ad uomini “veri” , per una disputa squallida tra loro per vantare la loro mascolinità in un giorno vissuto da protagonista. Al rientro , avevano consumato quasi tutti il loro averi , frutto di una settimana di duro lavoro , poi quotidianamente lasciavano pochi spiccioli alle mogli , che dovevano subire oltre all’umiliazione , anche il problema di sfamare famiglie numerose con quei pochi soldi lasciati quasi a titolo di ricompensa quando Venere non era raggiungibile.
(6 - continua)
Titolo :  Il sorriso
Nome e cognome :  Adriana Casella 
E-Mail :  
30/8/2009-
Testo della poesia:

Un sorriso non costa niente e produce molto arrichisce chi lo riceve,
senza impoverire chi lo da.
Dura un solo istante,
ma talvolta il suo ricordo è eterno.
Nessuno è così ricco da poter farne a meno,
nessuno è abbastanza povero da non meritarlo.
Crea la felicità in casa,
è il segno tangibile dell'amicizia,
un sorriso da riposo a chi è stanco,
rende coraggio ai più scoraggiati,
non può essere comprato, ne prestato, ne rubato,
perchè è qualcosa di valore solo nel momento in cui viene dato.
E se qualche volta incontrate qualcuno
che non sa più sorridere,
siate generoso,dategli il vostro,
perchè nessuno ha mai bisogno di un sorriso
quanto colui che non può regalarne ad altri.
Titolo :  Io non mi sento italiano
Nome e cognome :  di Giorgio Gaber 
E-Mail :  
28/8/2009-
Testo della poesia:

Io G. G. sono nato e vivo a Milano.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
non è per colpa mia
ma questa nostra Patria
non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli
che sia una bella idea
ma temo che diventi
una brutta poesia.
Mi scusi Presidente
non sento un gran bisogno
dell'inno nazionale
di cui un po' mi vergogno.
In quanto ai calciatori
non voglio giudicare
i nostri non lo sanno
o hanno più pudore.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
se arrivo all'impudenza
di dire che non sento
alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi
e altri eroi gloriosi
non vedo alcun motivo
per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia.

Mi scusi Presidente
ma questo nostro Stato
che voi rappresentate
mi sembra un po' sfasciato.
E' anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che tutto è calcolato
e non funziona niente.
Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in parlamento
c'è un'aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui mi incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos'è il Rinascimento.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
forse è poco saggio
ha le idee confuse
ma se fossi nato in altri luoghi
poteva andarmi peggio.

Mi scusi Presidente
ormai ne ho dette tante
c'è un'altra osservazione
che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri
noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente
lo so che non gioite
se il grido "Italia, Italia"
c'è solo alle partite.
Ma un po' per non morire
o forse un po' per celia
abbiam fatto l'Europa
facciamo anche l'Italia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
per fortuna o purtroppo
per fortuna
per fortuna lo sono.
Titolo :  INTERMEZZI DI FABRIZIO
Nome e cognome :  di Fabrizio de Andrè 
E-Mail :  
27/8/2009-
Testo della poesia:

Gli arcobaleni d'altri mondi
hanno colori che non so.
Lungo i ruscelli d'altri mondi
nascono fiori che non ho.

Sopra le tombe d'altri mondi
nascono fiori che non so.
Ma tra i capelli d'altri amori
muoiono fiori che non ho.

La polvere, il sangue, le mosche, l'odore
per strada e fra i campi la gente che muore.
E tu, tu la chiami guerra e non sai che cos'è
e tu, tu la chiami guerra e non ti spieghi perchè.

L'autunno negli occhi, l'estate nel cuore
la voglia di dare, l'istinto di avere.
E tu, tu lo chiami amore e non sai che cos'è
e tu, tu lo chiami amore e non ti spieghi perchè.
Titolo :  Le ultime cose
Nome e cognome :  Silvietta 
E-Mail :  
23/8/2009-
Testo della poesia:

Un'ombra sei
a distrarre
le mani silenti,
in un attimo immenso
dimentico
la nostra terra straniera
e
domani mi chiamerò
d'amore....
Titolo :  La vecchia baracca sul Serchio
Nome e cognome :  Giovanni Vietto 
E-Mail :  
20/8/2009-
Testo della poesia:

Eri giallastra posata su vecchie traverse
mi accoglievi d'estate, mi riparavi dal sole,
mi ospitavi d'inverno, mi proteggevi dal freddo.

Intorno ti feci una bella cornice,
pitosforo a nord ed evonimo ad est;
ad ovest e a sud tanti bei tamerici.

Com'eri bella per me!
Appena tra i platani ti intravedevo il mio cuore gioiva.

Ed ora sei là, fatta a pezzi, non servi più a nulla.
Vecchia baracca, quanto bel tempo ho trascorso con te.

Ma perché mi hai disfatto? tu dirai, è difficile dirlo
tu non potresti capire.
L'uomo è così complicato!

Pensa un po', il cibo abbonda nel mondo, eppure c'è
ancora chi muore di fame.

Tutti chiedono pace, e tutti costruiscono bombe;
se un uomo è nero di pelle deve essere servo;
se chiedi giustizia o libertà, in manicomio o in galera
un altr'uomo ti manda.

A questo punto diresti: hai ragione non posso capire
ho la testa di legno.

Titolo :  QUI CI SONO TUTTI
Nome e cognome :  WASCO 
E-Mail :  
16/8/2009-
Testo della poesia:

Qui ci son tutti.

i belli insieme ai brutti
i cattivi ed i buoni
le sacre ragioni
e i motivi oscuri
le spinte dei titani
frenate dagli umani

Qui ci son tiutti

i luoghi desolati
i templi sfavillanti
i fedeli adoranti
e i folli miscredenti
l'acidità repressa
l'attesa di una mossa
dissolta in un dettaglio
sintomatica corsa
immagine scomparsa.

Ci son davvero tutti.

il bene per il meglio
il giocoliere nudo
nel vuoto e nel silenzio
l'incoscienza vagante
della ragione assente.
Ci son senz'altro tutti.
c'è l'inatteso canto
del cielo circolare
della divina mente
l'infinito presente
il bambino inquietante
guerriero primordiale
augure oscuro saggio
invisibile karmico
notturno naturale
fiorito acidamente
ultima via del mondo
inutile fluttuante.

Ci sono infine tutti.

abbondanti estasiati
emozionati e nudi
danzanti e illuminati
dal nulla definiti
metafisici aruspici
di astarte e di nettuno
faciati dolcemente
dentro un libro di lino
le folgori fatali
nel globale trascese
istrionici supremi
personalmente soli.

Titolo :  L'ultimo treno dell'est (5)
Nome e cognome :  Alessandro Varriale 
E-Mail :  
15/8/2009-
Testo della poesia:

Sono quasi le diciotto quando mi sveglio , mi sento riposato , con Antonio ci rechiamo in farmacia nella cittadina di Làncut ( si pronuncia Uansut) .

E’ una località moderna ed animata , con numerosi bar e vari locali di stile occidentale , il traffico d’auto è notevole , sono perplesso in quanto il confine con l’Ucraina dista pochi chilometri , non riesco a capire il motivo di tanta emancipazione.

Ci rechiamo in un grande parco recintato molto bello e le aiuole sono ben curate , la vegetazione con alberi secolari fanno da corollario ad un grande castello con tanto di fossato perimetrale , la costruzione risale al milleseicento ed ora è sede di un museo di fama mondiale.

Rientriamo a Gàc quasi al tramonto e mentre attendiamo la cena , Antonio mi indica un viottolo che conduce al cimitero , è una piccola altura , non ci sono recinzioni , ne custode , da lì si gode un panorama che l’orizzonte è indefinito.
Guardo le tombe con pochi fiori , molte di esse sono abbandonate , non ci sono loculi o cappelle , qui è tutto orizzontale , c’è un silenzio in sintonia del luogo.

La mia mente mi porta al cimitero di Napoli , dove ci sono costruzioni alte sei piani con tremila tombe numerate a secondo del piano , come negli alberghi , ci sono tre ascensori , un grande locale per piano , adibito ai servizi igienici e numerose fontane.
Per porre dei fiori ai parenti di mia moglie , dovetti fare numerose telefonate , in quanto non riuscivo a trovare il luogo.

Dall’esterno provenivano rumori assordanti del traffico intenso della città che “il riposo in pace”, anche se defunto , è un privilegio per pochi. Questi maestosi edifici sono giustificati dal fatto che lo spazio è poco , quindi bisogna cercarlo in verticale. Molte persone fanno ridurre i resti dei loro cari , per riporle in piccoli dimore e rivendere i loculi al miglior offerente , durante le trattative devono fare i conti con gli intermediari che sono persone le quali “impongono” la loro presenza a tutela che gli l’affari vadano a buon fine!


Qui , Bill Gate è presente , infatti c’è un ufficio amministrativo molto confortevole , decine di dipendenti lavorano alacremente per la gestione del complesso , hanno tutte apparecchiature moderne da far invidia ad una multinazionale di grande livello.
Se hai la fortuna di conoscere , come mia sorella Rosaria , un dipendente di questo ufficio , stai tranquillo , che quando verrà il momento , lui esaudirà la tua richiesta anche se impossibile , questa è la conferma che in Italia anche da morto hai bisogno della “raccomandazione”.

Il cimitero è anche dotato di personale per la custodia e sorveglianza , oltre a quelli per la normale attività cimiteriale , ha i custodi! Ma le autorità forse temono , che qualche volta il povero defunto possa uscire dalla sua dimora , per scappare da quel luogo o curiosare , allora interviene il custode che minacciosamente anche con le armi ! gli intima di ritornare al suo posto che gli spetta , la povera salma non ha scampo , non può morire due volte e mestamente obbedisce , ritornando nel suo loculo.


Il mio pensiero torna a quello che vedo , questi defunti stanno riposando in pace , loro ne hanno tutto il diritto , in questo piccolo ma “umano” cimitero , hanno trovato la vita eterna , sono finalmente liberi , tranquilli dopo una vita fatta di repressione sia fisica che mentale , ora dall’alto di questo piccolo altopiano , dominano con fierezza la sterminata pianura che li ha fatto recitare in vita , una parte da “comparse” , in quanto essi non avevano neanche la libertà di PENSARE o esprimere la loro opinione.
Questo , è il luogo dove possono riposare tranquilli per l’eternità.


Rientriamo in casa , Cristina ci attende per la cena , entriamo nella cucina per gli ospiti , ed egli ci serve un bel piatto di spaghetti di provenienza italica , mi mancavano molto anche se la fattura non è per la quale.

Terminata la cena , Antonio mi da la buona notte , guardo l’ora , sono le venti!
E’ ancora giorno , esco da solo in cerca di curiosare la zona , sono attratto dalla loro casa dall’architettura “fai da te” , vicino ci sono tante piccole case poco armoniose , ma decorose , tutte hanno molto spazio attorno con qualche timido accenno floreale , noto con piacere che nessuno ha un cane da guardia , sono recintate , ma i cancelli non hanno nessun tipo di chiusura , oltre la semplice maniglia.



Mi domando , qui i ladri non ci sono , cosa dovrebbero rubare , la gente è quasi tutta anziana e quei pochi giovani che non sono andati in occidente ,
sono tutti contadini con una buona cultura e la consapevolezza delle probabili insidie.

Faccio ritorno e nel giardino , il gazebo è illuminato , c’è Cristofer , la moglie Maria che parla un po’ italiano in quanto è stata a lavorare nel nostro paese due anni , poi ci sono Giorgio di ventotto anni e Yuri di venti , loro parlano un po’ d’inglese. Al centro del gazebo c’è un ampio tavolo ed intorno delle panche su di esso ci sono vari tipi di salatini e noccioline , birra a volontà e caffè.

Mentre osservo il tutto , Cristofer mi invita con un cenno a partecipare al loro
momento più bello dopo una lunga giornata di duro lavoro , i loro volti sono rilassati e compiaciuti , la mia presenza non li turba ed io partecipo contento entrando nel contesto del rituale.

Con Maria parlo in italiano , ma poi capisco che manco di rispetto agli altri , allora penso che forse è meglio parlare in inglese e poi i figli traducono in polacco ai genitori.

Tra salatini , birra e caffè , parliamo di politica , dell’ingresso della Polonia nella UE e del passato , quando questa nazione era nel “blocco” sovietico.

Cristofer , cinquantenne , non capisce l’inglese , ma dal suo viso , intuisco che ha percepito l’argomento e con estrema cautela fa un timido cenno , ci fa capire che vuole deviare questo discorso. I figli sono giovani e deduco , che lui voglia evitare il rinnovo di una piaga dolorosa , che Giorgio e Yuri si facciano una loro idea di quello che hanno letto e sentito e non vengono condizionati dai loro genitori.

La compagnia è buona e divertente , la birra comincia a fare il suo effetto , tanto che la loro poca predisposizione a socializzare , sono contaminate dalla mia spontaneità , coinvolgendoli in una atmosfera tutta partenopea , intonando anche qualche famoso canto del golfo napoletano.

Sono le ventitre , Cristofer , come un direttore d’orchestra fa un cenno e cala improvvisamente il sipario , per loro domani sarà , come tutti i giorni di questa stagione , una giornata lunga e dura , in attesa del letargo invernale , dove il loro lavoro sarà ridotto a governare i maiali e piccoli lavori di manutenzione.


Al rientro in casa , Cristofer mi indica il ripostiglio , apre la porta , resto ammutolito , è un locale di sei metri per cinque , con scaffalature fino al soffitto , lui non dice nulla , mi lascia curiosare e capisce che per me è una “prima visione” .
Ci sono centinaia di barattoli sottolio , conserve di carne sotto sale , sacchi di patate , farina , olio di semi e qualche bottiglia di vino italiano , che stona nella dispensa , in quanto il tutto è di produzione propria.

Con qualche cenno , capisco che le provviste , occorrono per l’inverno , quando la terra resta coperta dalla spessa neve per diversi mesi , sovente sono isolati dal mondo e la dispensa è il polmone della loro sopravivenza.

E’ mezzanotte , ci salutiamo e Cristofer mi fa capire che domani andremo in giro fino al confine con l’Ucraina.

Entro nel mio letto dopo una lunga giornata molto articolata , sono stanco , felice , ma eccitato di quello che mi attende.

Mi sveglio come al solito , sono le cinque , è ancora buio , sono impaziente ho bisogno di un goccio di caffè , ma devo scendere ben tre piani , rompo gli indugi e prendo un accendino in cerca della cucina che si trova al pianterreno , mi sento come un ladro , sono attento a non disturbare , ma chi mi da questo coraggio ? , sono un ospite e non è corretto gironzolare per casa alle cinque del mattino , capisco che sono un drogato di caffè e sigarette , ma questo non giustifica il mio comportamento anzi mi condiziona a non essere indipendente , mi deprimo , ma dura poco in quanto sento dei passi , è Maria , mi saluta con sorriso , mi chiede se ho dormito bene e mi toglie da questo stato imbarazzante , capisce la mia abitudine e prepara un buon caffè.
Prendo la tazzina e risalgo nella mia camera , vado sul terrazzo e sembro Radames quando ritorna vincitore.
Posso fumare ed ammirare l’aurora , è una sensazione consumata già mille volte , ma questa ha un sapore diverso , forse unica.

Nella casa ci sono ben quattro bagni , ma nessuno è completo degli accessori della nostra cultura italiana , quindi per espletare le funzione dell’igiene personale quotidiane , devo fare un tour di tre tappe , su altrettanti livelli. (5 - continua)
Titolo :  A Emanuela
Nome e cognome :  Mina 
E-Mail :  
12/8/2009-
Testo della poesia:


Cuore invaso da onde di disperazione
lacrime come pioggia battente
singhiozzi come sordi tuoni
occhi velati da una nebbia di dolore
pensieri lancinanti che battono sulle tempie per uscire
una frase, la tua frase:
le mani rincorrono la mia mente che vola
caos calmo
disperata rassegnazione
vola alta nel cielo portando tra le tue ali il nostro amore
noi qui a consumare chilometri di dolore
annaspando tra i ricordi...per non affogare

Titolo :  La canzone del Maggio
Nome e cognome :  Fabrizio de Andrè 
E-Mail :  
11/8/2009-
Testo della poesia:

INTRODUZIONE

Lottavano così come si gioca
i cuccioli del maggio era normale
loro avevano il tempo anche per la galera
ad aspettarli fuori rimaneva
la stessa rabbia la stessa primavera...

CANZONE DEL MAGGIO ('68)

Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credervi assolti
siete lo stesso coinvolti.

Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le "pantere"
ci mordevano il sedere
lasciandoci in buonafede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.

E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le "verità" della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.
Titolo :  S'I' FOSSE FOCO
Nome e cognome :  Cecco Angiolieri 
E-Mail :  
8/8/2009-
Testo della poesia:

S'ì fosse foco, arderei 'l mondo;
s'ì fosse vento, lo tempesterei;
s'ì fosse acqua; ì' l'annegherei;
s'ì fosse Dio, mandereil'en profondo
s'ì fosse papa, sarè allor giocondo,
che tutt'i cristiani imbrigherei;
s'ì fosse 'mperator, sa che farei?
a tutti mozzerei lo capo a tondo

s'ì fosse morte, andarei da mio padre;
s'ì fosse vita, fuggirei da lui:
similmente faria da mi'madre
s'ì fosse Cecco, come sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre :
e vecchie e laide lassarei altrui.
Titolo :  FILAMENTI VERDI
Nome e cognome :  Massimiliano Antonucci 
E-Mail :  
8/8/2009-
Testo della poesia:

Mando tutto all’aria: sedie tavoli
ed uomini
inizio a vestirmi
perché ho giurato che ti verrò incontro
a mangiarti il cuore
e ti assalirò per il bisogno estremo di riscaldarmi
e per una fame vecchia di mille generazioni
la tua dolcezza si espande sulla faccia
scaricando lacrime gentili
e l’aria diventa insopportabile
come il vestito che porti indosso
troverai fondi di bottiglia nei miei occhi
e lucciole ancora accese
tram affollati di gente
pazzi illuminano
i piani disarticolati della mia esistenza
ora che ti fulmino dal cielo o dalla terrazza di casa mia
in un giorno poco buono per tutti
scaraventandoti tuoni bagnati di pioggia
e filamenti verdi
che continuano a cadere
fitti fitti
sopra questo mondo di merda.
Ti immagino mentre ti spogli
e t’immagino mentre ti rivesti all’indomani
quando sederemo con mani calde
per nutrirci dei nostri occhi
e per andare avanti
con o senza gli altri.

Altre poesie nel sito:
www.massimilianoantonucci.it

Titolo :  L' ultimo treno dell'est (4)
Nome e cognome :  Alessandro Vareriale 
E-Mail :  
7/8/2009-
Testo della poesia:

Il viaggio continua lentamente in quanto il treno effettua numerose fermate e finalmente vedo la periferia di una città , è Cracovia , ammiro con stupore i suoi palazzi in quanto hanno una architettura occidentale , viali larghissimi e noto anche che essa è molto animata. Il mio pensiero corre subito al nostro caro Papa polacco , che è stato Vescovo qui per molti anni prima di essere stato eletto a Roma.

Nel treno c’è un’atmosfera poco calorosa , la gente pensa i propri problemi e una cosa mi salta nella mia mente , è luglio , il treno è affollato , mi domando; ma dove vanno tutti questi passeggeri?
La risposta non la trovo in quanto non dialogo con nessuno , ma poi penso che per mancanza di lavoro e per il clima mite , molti si spostano per tornare nei paesi d’origine

E’ mezzogiorno , manca quasi un’ora per raggiungere la mia destinazione , Antonio mi telefona dicendomi che già si trova con il suocero ad attendermi alla stazione con l’auto per poi proseguire per Gàc ed io gli comunico che il treno è in orario e che l’arrivo a
Rzeszòw è previsto per le ore tredici e dieci.

Il mio stato d’animo sta mutando , in quanto avverto dell’ansia mista a curiosità , la mia solitudine sta finendo ed il mio spirito avventuriero ha i minuti contati , ma questo mutamento non mi deprime , anzi.


Alle tredici e venti il treno si ferma , il mio viaggio in treno è concluso , esco un po’ confuso ma felice , vedo da lontano Antonio che mi viene incontro
e ci rechiamo all’uscita della stazione di Rzeszòw , la città è animata e popolosa , c’è molto traffico nelle vicinanze della stazione , raggiungiamo l’auto del suocero il quale mi saluta timidamente ma cortesemente prende il bagaglio e mi indica di salire al suo fianco di guida. Lui si chiama Cristofer parla solo polacco , è simpatico , cordiale , un uomo di bell’aspetto ma timoroso e impacciato.


Siamo in una sorta di pulmino-furgone , ci sono sei posti e sul posteriore un ampio bagagliaio , mentre scruto l’auto , guardo poco la città e quando passa l’euforia dell’incontro , osservo con curiosità il panorama.


Le strade sono asfaltate di recente e il traffico in periferia , è da ferragosto italiano , incrociamo un autobus di linea di colore blu sbiadito con il portabagagli sul tetto e mi ricorda che lo stesso era nel film di Vittorio de Sica “La ciociara” , ambientato appunto in Ciociaria , quindi mi ritrovo a vivere in un contesto degli anni cinquanta , un tuffo nel passato ! questa situazione mi crea una crisi mistica , in quanto se da una lato mi fa rivivere l’ambiente di
quando ero ragazzo con tutte le emozioni ed i ricordi legati alla mia famiglia composta da dieci persone , i miei amici d’infanzia e i giochi spensierati senza nessun fine , di contro si riapre la ferita mai cicatrizzata dei lutti immaturi dei miei cari .

Riprendo con uno stato d’animo un po’ confuso e la vita continua di nuovo con il mio spirito avventuriero a caccia di novità e curiosità.

Le campagne sono incolta e trascurate , ogni tanto ci sono macchie di girasoli che danno il profumo ed il ricordo del famoso film con la Loren e Mastroianni.

Dopo circa venti minuti che siamo in macchina , ci fermiamo in un piccolo centro abitato , c’è il mercato della frutta , forse frutta non è esatto in quanto ci sono solo mele in abbondanza , Cristofer prende ventidue cassette! , Antonio osserva il mio sguardo di ghiaccio in cerca di una risposta per giustificare una scorta di mela paragonabile ad una mensa militare , e mi conforta quando mi dice che i suoceri hanno in allevamento circa duecento maiali.

Sono le quattordici quando lasciamo l’arteria principale ed imbocchiamo una strada secondaria con tanta campagna e diverse case sparse , siamo a Gàc,
l’auto si ferma tra due case di recente costruzione , a destra l’abitazione è una sorta di villa dall’architettura ibrida , alta cinque piani , il tetto spiovente e conto velocemente circa venti finestre!

Antonio mi fa da Cicerone ed entriamo in casa , l’ingresso è ampissimo con numerose porte , poi mi dice di togliere le scarpe per calzare delle pantofole e di riporre le mie nella scarpiera , vedendo numerose calzature di diverse fogge e tanti stivali ancora con la mota sui bordi , allora capisco il rituale , in quanto nel caso di pioggia o neve , la casa non si sporca , questo



fatto penso sia comune in tutte le latitudini quando si lavora con gli animali e si coltiva la terra.


Entriamo in cucina e come spesso accade le presentazioni sono incomprensibili ma molto calorose , mi salutato con un “ciao” tre donne e due baldi giovani , poi Antonio mi indica di entrare in una altra cucina quasi identica e consumiamo da soli il nostro pasto composto da tante patate con un pezzo di carne in umido , il vino è il Chianti della cassa che gli avevo dato in Italia.


Cristina mi accompagna nella mia camera posta al terzo piano e mi consiglia di riposarmi un po’. Il letto è ad una piazza e mezza e noto che manca il lenzuolo di sopra , c’è una coperta molto morbida e nonostante è luglio , qui la temperatura non è da estate inoltrata.


Mi metto a curiosare nella camera ed osservo una cristalliera con numerosi piatti , bicchieri e tazzine di varie dimensioni , il tutto ben mantenuto , questi servizi li avevo già visti circa cinquantenni fa nelle case napoletane dei miei parenti , deduco che questa distanza di tempo è uguale attualmente a quella che passa tra la cultura ed usanza tra l’ovest e l’est.


Cristina mi aveva raccomandato di non fumare in casa e mi viene in soccorso un ampia terrazza che domina tutta la loro tenuta , essa è ben curata e sono dotati di numerosi attrezzi moderni per lavorarla , c’è un grosso trattore con rimorchio ed un ampio locale coperto per il rimessaggio del tutto.

A circa trenta metri sento uno stridio incessante , proviene da una stalla
molto grande , è la dimora dei duecento maiali che mi aveva parlato Antonio
al mercato delle mele , questo non mi infastidisce , anzi esso rompe il silenzio e la monotonia del luogo.
La stanchezza mi suggerisce di andare a letto , esso è comodo ed ampio e mi addormento in un baleno. (4 - continua)
Titolo :  Inverno
Nome e cognome :  Fabrizio de Andrè 
E-Mail :  
7/8/2009-
Testo della poesia:

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.

Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un'altra estate.

Anche la luce sembra morire
nell'ombra incerta di un divenire
dove anche l'alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.

Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l'amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.

La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l'inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un'alba antica.

Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.
Titolo :  LEGGENDA DI NATALE
Nome e cognome :  Fabrizio de Andrè 
E-Mail :  
5/8/2009-
Testo della poesia:

Parlavi alla luna giocavi coi fiori
avevi l'età che non porta dolori
e il vento era un mago, la rugiada una dea,
nel bosco incantato di ogni tua idea
nel bosco incantato di ogni tua idea.

E venne l'inverno che uccide il colore
e un babbo Natale che parlava d'amore
e d'oro e d'argento splendevano i doni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni.

Coprì le tue spalle d'argento e di lana
di perle e smeraldi intrecciò una collana
e mentre incantata lo stavi a guardare
dai piedi ai capelli ti volle baciare
dai piedi ai capelli ti volle baciare.

E adesso che gli altri ti chiamano dea
l'incanto è svanito da ogni tua idea
ma ancora alla luna vorresti narrare
la storia d'un fiore appassito a Natale
la storia d'un fiore appassito a Natale.
Titolo :  LA STAGIONE DEL TUO AMORE
Nome e cognome :  Fabrizio de Andrè 
E-Mail :  
4/8/2009-
Testo della poesia:

La stagione del tuo amore
non è più la primavera
ma nei giorni del tuo autunno
hai la dolcezza della sera
se un mattino fra i capelli
troverai un po' di neve
nel giardino del tuo amore
verrò a raccogliere il bucaneve

passa il tempo sopra il tempo
ma non devi aver paura
sembra correre come il vento
però il tempo non ha premura
piangi e ridi come allora
ridi e piangi e ridi ancora
ogni gioia ogni dolore
poi ritrovarli nella luce di un'ora

passa il tempo sopra il tempo
ma non devi aver paura
sembra correre come il vento
però il tempo non ha premura
piangi e ridi come allora
ridi e piangi e ridi ancora
ogni gioia ogni dolore
puoi ritrovarli nella luce di un'ora
Titolo :  COME ME
Nome e cognome :  Massimiliano Antonucci 
E-Mail :  
3/8/2009-
Testo della poesia:

Uno disfatto come me
sotto lo stormo confuso di uccelli imbecilli
che ruotano a vuoto
e lanciano versi…
ma io so cosa vogliono dirmi.
Io so già tutto della vita e della follia
e nessuno può aiutarmi a sfondare col cranio ogni stipite di porta che incontro,
la bestia di uomo truccata a modo che si presenta all’uscio
e divento il punto d’incontro fra l’animale e la persona
bellissimo esemplare di dio moderno che non guarda in faccia a nessuno.

Altre poesie nel sito:
www.massimilianoantonucci.it
Titolo :  PADRE NOSTRO
Nome e cognome :  Massimiliano Antonucci 
E-Mail :  
2/8/2009-
Testo della poesia:

Padre nostro
che sei negli storpi
negli anfratti e nelle puttane,
sia santificato anche il mio nome
cada ogni regno
e venga fatta giustizia
in terra e per sempre.
Dacci oggi la forza di andare avanti,
lenisci la nostra ansia quotidiana
e salvaci dai simili che nutrono il demone del giudizio
ma liberami dall’ipocrisia della schiavitù.

Altre poesie nel sito:
www.massimilianoantonucci.it
Titolo :  L'Ultimo treno dell'est (3)
Nome e cognome :  Alessandro Varriale 
E-Mail :  
2/8/2009-
Testo della poesia:



Sono le quasi le ventuno , quando Anna mi comunica che sono giunto a Katowice , guardo fuori , le luci della città mi confermano della sua vastità ,
prendo con ansia il mio bagaglio e con un pò di malinconia
velata , saluto calorosamente Anna e Monica e scendo dal treno.

Sono mentalmente pronto ed eccitato a mettere i piedi sul suolo
polacco , molti passeggeri scendondo, io li seguo come fanno le pecore
nel gregge , il mio sguardo è frenetico alla ricerca di stupirmi , scendo nella stazione e mi fermo intralciando anche il gregge , osservo con stupore che la stazione è un grosso mercato semiaperto , vendono di tutto , il mio pensiero
corre a duemila chilometri lontano; Forcella , La Maddalena , sono dei piccoli mercati in confronto , la merce è scadente e i prezzi non posso valutarli perchè non conosco la moneta in corso , in quanto l’euro non c’è ancora.

Mi avvicina una signora che parla bene l’italiano , penso che dal mio comportamento e anche dall’aspetto , lei abbia capito che vengo dall’Italia , con prudenza l’ascolto e mi invita a seguirla spiegandomi che lavora nel Veneto come colf e vuole aiutarmi a cambiare le banconote da euro in “plot”
assicurandomi la sua presenza per non farmi “fregare”, stiamo superando il mercato e entriamo in un’area destinata a numerosi negozi non alimentari ,
sono molti i locali da ristoro ma visto la loro fatiscenza, li evito.

Ci sono tanti box office di cambio e si chiamano tutti “Cantone”, con questo nome penso che siano tutti della stessa azienda e ne resto perplesso , con l’assistenza della signora espleto la funzione del cambio dando uno sguardo al listino delle valute , cambio cinquanta euro , ricevendo centottanta plot con tanto di ricevuta , il valore d’acquisto in Polonia è di uno a cinque , questo dato lo apprezzo , in quanto è la prima volta che sono in una nazione dove la nostra moneta ha più valore , sarà merito dell’euro?

Parlottando con la signora ci avviciniamo all’uscita e lei mi raccomanda che se prendo un taxi di fare attenzione , ci salutiamo e la ringrazio della sua collaborazione.

Sono quasi le ventuno e trenta , piove a dirotto e fa freddo , di taxi c’è l’inflazione , mi viene incontro un signore anziano , prende il bagaglio e in polacco mi invita a montare sul taxi , gli chiedo se parla l’inglese ma dalla risposta capisco che dovrò usare altri sistemi. Alla mia domanda di portarmi in un hotel dove posso anche mangiare e che sia di ottimo livello , mi prospetta il Novi Hotel , io rimango entusiasta di questa scelta , ma quando capisco che bisogna percorrere oltre trenta chilometri , lui senza rispondere mette in moto e mi porta in centro,
la città è deserta , l’architettura non è male , le strade sono curate sufficientemente e mi ricorda una città del sud Italia , dopo pochi minuti mi indica l’Hotel , si ferma mi porge il bagaglio ed io lo pago mentre la pioggia è sempre più fredda.

Sono solo bagnato ma contento alla vista dell’ “Qubus Hotel Prestigi” , una costruzione moderna di oltre cento metri d’altezza.

Entro in albergo e al ricevimento chiedo in inglese se hanno una camera , dopo la solita finta di circostanza , che fanno tutti i segretari in questi casi , arriva la risposta in perfetto inglese , la camera è disponibile , con la prima colazione costa ottanta euro ed il pagamento è anticipato

Al pensiero della signora alla stazione che il potere d’acquisto in Polonia è vantaggioso , deduco che costa tanto , ma non ho scelta , sono stanco ed ho fame e freddo , tanto alla fine Antonio mi borserà.
Pago e ricevo la chiave , ma cosa dico ! ricevo una scheda magnetica col numero della camera e dò uno sguardo nella hall , è arredata in modo moderna ma semplice ,mi colpisce la presenza di alcune persone , una in particolare , è vestito con un completo grigio molto chiaro , è magro , calvo , può avere quaranta anni e somiglia ad un ufficiale nazista , questo particolare lo deduco dal suo portamento , ha un’aria molto severa , osserva tutto e impartisce ordini senza gesticolare.
Ho capito, questo signore è il direttore della struttura o della sorveglianza , questa deduzione la faccio in relazione a quanto mi aveva detto Anna sulla malavita di Katowice

Timidamente mi avvicino e chiedo dove si trova il ristorante , ma con fare austero e senza parlare mi indica il banco del ricevimento.
Dopo che la segretaria mi delucida sulle mie domande , aspetto invano che qualcuno prende il bagaglio e mi accompagna nella mia camera , ma capisco che quì questo servizio non c’è , allora mi reco verso gli ascensori tenendo in mano la scheda magnetica che in questo frangente è più preziosa del bancomat.


La mia camera è la numero 306 al trentesimo piano , mentre decido quale ascensore devo prendere , vedo un uomo altissimo con tuta verde-oro con scritta “BRAZIL” sul petto , allora mi ricordo del torneo di pallavolo in svolgimento quì , mi avvicino e gli chiedo in inglese da che parte devo andare , lui sorridendomi risponde in perfetto italiano e di rimando gli porgo gli auguri per il torneo.

L’ ascensore è velocissimo tanto che dopo pochi secondi il numero 30 si illumina e con una frenata dolce si ferma al piano.

Tribolo un po’ per cercare la mia camera in quanto con la scheda devo aprire ben due porte prima di vedere la 306 , il mio sguardo va verso la vetrata molto lunga e ammiro da quassù la città a centottanta gradi , poi penso che di questo lo posso rimandare a dopo cena.

Metto la scheda nel lettore e la porta si apre insieme alla luce d’ingresso , cerco con ansia come illuminare il tutto e quando vedo un lettore magnetico vicino alla porta , è un gioco ormai.

Resto di stucco a quello che vedo , un tv a schermo piatto molto grande in un salotto da favola , c’è scritto in inglese “Benvenuto Alessandro Varriale” e poi tanti numeri di telefono di utilità , su di un tavolo ci sono due bottiglie d’acqua minerale e delle fragole! La valigia è incollata alla mia mano in quanto sono meravigliato da quello che osservo , vado verso sinistra e ammiro il letto , è matrimoniale con copriletto di tessuto ricamato di grande effetto , sulla sinistra un altro tv identico al primo da vedere a letto.

La parete che dà verso l’esterno è tutta tappezzata con stoffa spessa di colore beige che copre la lunga vetrata , quindi il panorama lo guardo dalla camera , ma non è il momento in quanto ho voglia di vedere le due porte che sono sulla destra del letto , apro una e mi blocco ad ammirare il bagno , esso è arredato con servizi molto moderni e la rubinetteria è di valore , la biancheria è fine ma con stupore non vedo la doccia ne’ la vasca da bagno , allora esco ed apro l’altra porta , c’è la vasca idromassaggi e deduco che l’architetto a giocato con la psicologia degli ospiti, facendo un progetto in cronologia di sorprese.

Finalmente mi metto in poltrona con una bottiglia d’acqua e telefono al ristorante per conoscere l’orario di chiusura , vengo rassicurato che c’è ancora tempo. Allora mi rilasso e faccio diverse telefonate, poi smanetto sul telecomando tv alla ricerca di curiosità ma il mio sguardo va verso ciò che mi circonda e deduco che mi trovo in una suite, cose che avevo visto solo al cinema , quindi il costo è giustificato.


Sono quasi le ventidue quando mi reco nel ristorante , mi accoglie un cameriere e molto gentilmente mi domanda se sono fumatore , gli dico di sì e mi indica la sala.

L’arredamento non è lussuoso , ma sobrio e moderno , mi siedo in modo da poter osservare il più possibile e noto che nonostante la tarda ora , il ristorante è quasi pieno , mi portano il menù e stranamente c’è anche quello in italiano , il fatto mi semplifica la scelta che “cade” sulla cucina francese , ordino anche una buona bottiglia di vino e attendo con curiosità le portate.

Il vino è buono ma non capisco da quale nazione è importato , forse dalla Grecia , arriva il piatto che avevo scelto , l’aspetto è invitante ed il sapore ottimo , è un petto di pollo cucinato con finezza e molto speziato con attorno una collana di patate in umido , la seconda portata è un pasticcio di verdure e concludo il pasto con dell’uva. Mi sento rinfrancato e posso anche fumare.

Alla fine mi portano il conto che lo scruto con curiosità , il totale è pari a diciotto euro , sembra che sia in linea con il rapporto di cambio , ma la cosa
che mi stupisce è il dettaglio della fattura in quanto ci sono ben tre
percentuali , il servizio , la nostra (penso) iva e un’altra tassa non comprensibile. Esco soddisfatto dal locale , finalmente posso andare a dormire.

Mi fermo nella hall del trentesimo piano e ammiro il panorama che prima avevo intravisto , la città è scarsamente illuminata , il traffico data l’ora è nullo , sulla mia sinistra vedo un lungo edificio alto sei piani solo con finestre e deduco che si tratta di un ospedale in quanto ci sono molte camere illuminate. Intravedo tra le tenebre , quelle citate fabbriche abbandonate e non avverto la tristezza in quanto penso che vent’anni prima erano operose e producevano morte , ora le maestranze sono distribuite in un mondo non consono alle loro effettive capacità , ma liberi di operare secondo la loro mente.


Sono quasi le ventitre e trenta , sono sveglio da ieri mattina alle cinque , ma non ho sonno , questo viaggio mi sta dando delle conferme sul mio stato di salute , in quanto non avrei mai immaginato che un giorno sarei stato da solo a circa duemila chilometri da Napoli.

Accendo la tv per curiosare i vari canali , i programmi ora sono come da noi , liberi ma solo in polacco , per vedere qualcosa devo sintonizzarmi sui canali dove i dialoghi non ci sono.

Vado a letto quasi a mezzanotte con la speranza di svegliarmi con la luce del sole. Sono eccitato e mi metto a pensare di tutto , forse mi addormento , non so.

Sono le quattro di mercoledì undici luglio , mi alzo dal letto riposato , dal mio thermos intravedo qualche goccia di caffè fatto in Italia , è ottimo , la prima sigaretta del giorno , la gusto molto.

Inganno il tempo a curiosare nella suite , poi mi preparo lentamente in quanto per la prima colazione bisogna attendere le sette , allora inganno il tempo a vedere le varie cartine geografiche dell’est e faccio progetti quando sarò a destinazione.

Come uno svizzero , alle sette mi seggo ad un tavolo del ristorante e consumo una frugale colazione , anche se dal menù leggo che c’è ne per tutti i gusti e nazionalità , è tanta la voglia di gustare un caffè , lo ordino , la cameriera mi fa notare che l’espresso è fuori dal menù , allora cerco di fare il portoghese , ma senza successo rischiando anche una figuraccia , quindi pago circa un euro e mi giustifico di non conoscere la lingua.

Sono quasi le otto , mi reco in camera per controllare se non dimentico niente , prendo il bagaglio e al ricevimento mi consegnano le relative fatture , poi gli chiedo di far arrivare un taxi , che dopo pochi minuti mi porta alla stazione.

La stazione vista alla luce del sole , appare meno squallida , è già movimentata quando mi accingo a fare il biglietto per Rzeszòw , la biglietteria è stile anni cinquanta ed è semi-computerizzata , la cosa che mi conforta è che sul biglietto è stampato sia l’ora di partenza che quella di arrivo , mi districo “bene” con la moneta polacca al punto di averne quasi un chilo nel borsello.
Entro nello spazio del ristoro e sono attratto dal prendere qualche dolce locale, ma desisto, in quanto vedo già da fuori che l’igiene è latitante.

Il diuretico ha fatto effetto , quindi devo urinare , cerco un wc , non è distante, lo osservo dall’esterno e vedo una donna anziana che mi scruta dal suo posto di guardia , entro tenendo sempre in contatto il mio bagaglio , esco e cerco di capire quanto devo pagare , non vedendo nessuna indicazione , porgo venti centesimi alla donna , alla vista della moneta ha una reazione a dir poco riluttante , si agita e incomincia ad urlare minacciosamente , io sono imbarazzato da questo e resto con le monete in euro tra la mano bloccata
dallo stupore , allora capisco la scenata quando lei mi indica che vuole un EURO , lascio la moneta da lei chiesta e lestamente, molto timoroso, mi allontano dalla zona.

Manca un quarto d’ora alla partenza del mio treno e mi accingo a raggiungere il luogo predestinato passando dal mercato in allestimento.

Arrivo alla pensilina del binario due , e resto di stucco quando osservo l’indicazione degli stessi , c’è una tabella in alto con n°1 n°2 e n°3 , guardo i binari e vedo che sono solo due , mi metto a ragionare e non trovo la soluzione del terzo binario!
Mi viene una grande idea! vado incontro a due poliziotti , con la speranza di avere qualche chiarimento , incomincio a parlare in inglese e gesticolo per farmi capire , i loro volti sono di ghiaccio , vedendo questa loro reazione , con calma olimpica , gli dico ,”voi siete due giovani poliziotti in servizio alla stazione e non capite neanche una parola d’inglese” , i due mi osservano stupiti , allora io continuo ,” la Polonia da poco fa parte dell’ UE e voi non parlate inglese? Come volete che quì arrivano i turisti dall’ovest e che tipo di accoglienza gli riservate? “ I poveri ragazzi feriti nell’orgoglio , sembrano forse ever capito qualcosa e mestamente si allontanano.

Il dubbio del terzo binario mi assilla , nel frattempo la pensilina i popola a presagio del treno in arrivo , data anche l’ora , questa è una indicazione utile per me per capire il secondo binario , macchè! , arriva un treno diretto ad ovest , lo prendono in pochi ed allora capisco che il mio treno sta per arrivare.

Alle nove in punto , da ovest arriva il mio treno , ho la conferma della destinazione apposta sul cartello dello stesso e poi chiedo ad una persona se questo va a Rzeszòw. In pochi attimi il dilemma del terzo binario , si chiarisce.

Per i treni in direzione est , il binario è il n°2 , ma quelli verso ovest , magicamente lo stesso binario si trasforma in n°3 , ma!
Entro finalmente nel mio ultimo treno , c’è molta gente e trovo posto in uno scompartimento da otto! Dopo aver sistemato il bagaglio , incomincio a vedermi attorno , la gente è cambiata , i loro tratti somatici sono indescrivibili , l’atmosfera è pesante e triste , c’è un silenzio tombale ma esso viene rotto (per fortuna) , da due bambini che timidamente giocano con una pallina , i loto genitori sono molto giovani e hanno un aspetto dimesso in quanto il loro abbigliamento è consono all’ambiente.
Di fronte osservo un signore , molto più giovane di me , ha un viso con tante rughe ed i suoi occhi sono spenti , il suo sguardo va verso un qualcosa che forse non troverà mai , sembra rassegnato.

Il mio pensiero corre verso quella generazione che ha sofferto il regime sovietico e questo signore mi trasmette una grande tristezza , in quanto indosso i suoi abiti , e immagino , con molta fantasia , in che tipo di mondo ha vissuto , quel mondo , anche se sono molto fantasioso e abbastanza informato , non la potrò immaginarlo mai!!

Il treno è di un colore indefinito , è molto vecchio e scomodo , l’igiene è da terzo mondo e la tappezzeria pare sia di tipo militare.
Il confort , è un aggettivo importato , ma evidentemente alle dogana , non ha avuto il permesso.


Il treno , anche se viaggia a velocità moderata , si avvertono delle sconnessioni della strada ferrata , questo mi sconsola non poco in quanto dovrò viaggiare per circa duecentoventi chilometri per raggiungere Rzeszòw che si trova quasi al confine con l’Ucraina , quindi stò attraversando tutta la Polonia in larghezza.

Il tempo trascorre monotonamente , il ricordo di ieri , quando viaggiavo con Anna e Monica , mi rattrista , in quanto anche se lo scompartimento è affollato , non riesco ad individuare con chi posso scambiare qualche parola

Inganno la noia con il telefono e comunico ad Antonio , che arrivo verso le tredici , il quale mi rassicura che mi attende alla stazione con il suocero , per poi proseguire in auto per Gàc.


Il panorama è desolante , ci sono infinite pianure con distese di terreni incolti , in lontananza , intravedo dei monti , forse è il confine con la Romania e sento nell’aria una strana emozione , in quanto immagino che solo pochi anni fa , questi luoghi erano teatri di scenari del regime sovietico e che la storia non ha mai detto la verità anche perché c’era la censura su tutti gli organi d’informazione , le persone che la custodiscono , sono anche stanchi di trasmetterle alle nuove generazioni , sia per pudore , che per mera ostinazione, è loro volontà portarla in silenzio nella vita “eterna”.


Passa il controllore delle ferrovie e resto sorpreso quando osserva il mio biglietto , in quanto molto cortesemente mi dice in inglese ,”il treno viaggia in orario e che l’arrivo è previsto alle tredici e dieci”, lo ringrazio per la sua spontaneità e gentilezza.

In questa zona cerano e ci sono ancora diversi lager del periodo nazista , sono stati in parte modificati per cercare di cancellare le prove di tanto disprezzo verso esseri umani , che avevano , secondo il Fùhrer , solo il torto di essere nati.

Agli inizi degli anni quaranta , a poche centinaia di chilometri dalla mia vita , si consumava la più disumana tragedia della nostra storia.
Io avevo pochi mesi , ero intento a muovere i primi passi , mentre per milioni di innocenti , erano gli “ultimi”.
Le comunità internazionali , consapevoli del progetto nazista , erano inermi per giustificare un’infame gioco politico.

Alle elementari , lessi il diario di Anna Frank , fui tristemente colpito e stupito tanto da leggere numerosi testi per fame si sapere in cerca di tranquillizzare (senza risultati) , la mia coscienza sconvolta da tanta rabbia. Anziani , donne , e bambini stavano pagando con la vita, solo perché non erano “puri”.
Quelle poche migliaia di persone che si “salvarono” dallo sterminio , hanno vissuto o stanno vivendo con gli occhi pietrificati dalle orrende immagini che hanno assistito.

Questa lunga agonia finirà solo quando saranno insieme ai loro compagni più “fortunati” che hanno avuto la sorte di essere stati “salvati” , passando tra i fumaioli.
Dalle ciminiere uscivano nuvole scure in ordine disordinate le anime “salvate”, tra le tenebre o con il sole , con la pioggia o la neve , ma finalmente ,

LIBERI !!!!!!!! (3 - continua)
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Spiegatemi gentilmente per avere una mia conferma dove sta l' inghippo di bocca di serchio. ...

Cannibali
Oramai tutti i giorni i cannibali del territorio e del mondo stanno preparando il paiolo, ...

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La programmazione televisiva estiva anche quest’anno è una vera tragedia. Anche durante l’inverno a dire la verità si fa fatica a vedere trasmissioni non dico intelligenti ma almeno interessanti cercando di dribblare tutte quelle dove si parla tanto...
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CULTURA E SPETTACOLI
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Proprio oggi, nel 2004, scompariva forse il maggior scrittore di viaggi di ogni tempo. Chi non conosce i suoi libri li assaggi, rimarrà sorpreso.

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Val più un oncia....
Pisa, La Cittadella. Torre dell'antico arsenale della Repubblica (anno 1911)

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