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| Titolo : L'ultimo treno dell'est (2) | | Nome e cognome : Alessandro Varriale | | E-Mail : | 28/7/2009- Testo della poesia:
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Sono le sei , è l’ora della colazione , il corridoio si anima ed il profumo del caffè conferisce un’atmosfera di inizio giornata per tutti.
Il treno marcia veloce ed il ritardo ora è di quaranta minuti , ma per me non basta , mi controllo e poi penso che sono in viaggio di piacere , quindi l’eventuale perdita del treno per la Polonia forse non sarà una tragedia.
Il viaggio prosegue ammirando il paesaggio , noto piccole fabbriche e solo in pochi casi riesco a capire cosa producono in quanto le insegne sono in tedesco, ma la ricchezza dell’Austria si evince da questi numerosi insediamenti in rapporto alla densità della popolazione.
Il treno non effettua nessuna fermata ed intravedo da lontano la periferia di una grande città , forse è Vienna , guardo l’ora e l’arrivo previsto nella capitale, sta sul filo di lana con la mia coincidenza.
Arrivo nella capitale austriaca e per ritardo perdo la coincidenza del terzo treno che mi avrebbe portato in Polonia , invio un sms alla persona che mi attendeva (Antonio) e lui mi consiglia di prendere un treno nel pomeriggio che mi avrebbe portato a Katowice e quindi un autobus via Cracovia con arrivo previsto a Rzeszòw alle 4 della notte, per poi con lui raggiungere la meta in auto a Gàc dopo circa 40 km !!!!.
Questa proposta mi stuzzicò non poco , ma quando poi aggiunge che le strade non sono affidabili !!!, ho un attimo di incertezza , in quanto ho la presunzione di essere ancora giovane , ma il fisico risente un po’ di stanchezza e di contro la mente è serena e lucida , forse per l’entusiasmo avventuriero che mi caratterizza , avverto qualche perplessità , saggiamente decido di fare il turista a Vienna e poi di partire per Katowice nel pomeriggio.
Con questa soluzione posso conoscere la città polacca, cenare e pernottarvi per poi riprendere il viaggio la mattina seguente. Questa decisione é condivisa anche da Antonio , che tra l’altro si evita una bella levataccia e un eccessivo disturbo alla famiglia della moglie Cristina.
A Vienna , trovo un clima a dir poco autunnale , pioviggina e fa freddo e dalla valigia indosso il giubbotto e cerco con frenesia un deposito bagagli , dovendo sostare nella capitale fino alle quindici.
Con la lingua tedesca non c’è stato mai un buon rapporto , anzi direi pessimo, ma mi aiuta un po’ di inglese e francese scolastico , cerco un’indicazione e chiedo ad un signore mischiando le tre lingue e con ampi gesti tipicamente
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partenopei, capisco il da farsi (presuntuoso), da un lato della stazione vedo un lungo corridoio con tanti sportelli con serrature di diverse dimensioni e cerco di capire come funziona , leggo le istruzioni in inglese e resto imbambolato , l’unica cosa che mi conforta è la moneta in corso , l’EURO.
Un giovane di colore, capisce il mio imbarazzo e mi soccorre e
esco dalla Suedbahnhof (stazione sud) molto eccitato e felice con la chiave del bagagliaio in mano, quasi fosse quella per aprire la Zecca.
Cerco qualche indicazione per orientarmi , penso di raggiungere il centro e visitare la basilica di Santo Stefano dopo ventiquattro anni , infatti
nel lontano 1983 venni a Vienna nel periodo pasquale con Lina,Angela e Marina con una agenzia di viaggi , fu un soggiorno stupendo con un ricordo indelebile.
Sono alla fermata degli autobus alla ricerca del mezzo per recarmi in centro e in inglese chiedo a un giovane la mia destinazione , molto cortese e sorridente mi dice che lui deve andare nella mia stessa direzione , così tra bus e metrò parlottando intensamente , raggiungiamo il centro , lo ringrazio della
cortesia e ci salutiamo vicino alla basilica di S. Stefano, mentre durante il
tragitto cerco dei punti di riferimento per il ritorno.
Piove e cerco un bar per il bagno e gustare un caffè, il mio sguardo va su una insegna , “CAFFE ITALIANO”, entro ed ammiro l’eleganza del locale , saluto e ordino un caffè “in italiano”, quando poi chiedo dell’acqua , il barista mi guarda in modo stupito , allora capisco che con il nome del bar e la qualità del caffè , non c’è sintonia.
Fuori pioviggina e fa freddo, penso che a visitare la basilica non é una cattiva idea , lestamente la raggiungo e sto dentro oltre un’ora.
E’ quasi mezzogiorno , cerco un posto dove mangiare ma , dopo l’esperienza di quanto avevo pagato al “CAFFE ITALIANO”, cambio idea e incomincio a preoccuparmi come tornare alla stazione!
Rifacendo il percorso , entro nella stazione del metrò e vedo un ufficio informazioni, chiedo in inglese il percorso che devo fare e la risposta fu sollecita ma , purtroppo in tedesco!!, non mi perdo d’animo , in quanto ho il biglietto del treno col nome della stazione. Ho capito che solo le i giovani parlano un po’ in inglese e ottenuto l’informazione per il metrò da una ragazza , evito di prendere il bus e raggiungo la stazione dei treni a piedi.
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Ho ancora due ore di tempo , la stazione non é moderna ed i locali di ristoro sono in linea , il sud esiste ovunque e la Vienna imperiale non fa eccezione.
Mi avvicino ad una pizzeria a taglio , e guardo stupito che il personale è tutto nordafricano , con poca speranza ,ordino un trancio sostanzioso e le mie perplessità sono fugate dal buon gusto della pizza e della scelta anche in rapporto qualità prezzo.
Curiosamente osservo dei negozi e noto che gli arredi sono desolanti e poco invitanti , quindi decido di comprare solo delle cartoline e spedirle , prendo un caffè senza commento e dell’acqua da portare per il viaggio.
Riprendo felicemente il mio bagaglio e visto l’ora mi avvicino alla zona delle
Partenze , c’e poca gente e l’aspetto è desolante , osservo il mio treno con stupore e dal colore esterno capisco la sua vecchiaia , ma questo non mi turba anzi freneticamente lo affronto , entro nel mio scompartimento(vuoto) da otto posti e guardo che anche la pulizia è trascurata e deduco che , solo i treni verso l’occidente sono moderni e curati , mentre l’est deve continuare ad essere declassato.
Tra pensieri ed qualche telefonata per ingannare il tempo , entrano due donne che cortesemente mi salutano , le aiuto a sistemare i bagagli e tra sorrisi reciproci si instaura subito una amicizia da viaggio.
Anna (la mamma) di circa quarantacinque anni e Monica diciottenne , hanno una presenza molto gradevole , sono di Varsavia , i loro colori e il calore che emanano , mi assicurano che le cinque ore di viaggio non saranno monotone.
Il nostro dialogo si svolge in inglese , il mio molto scadente rispetto ad Anna , la quale mi consola dicendomi che anche lei lo mastica!
Monica parla un po’ di italiano il chè mi facilita sulla conversazione , la mamma è seduta sulla mia sinistra e con la coda dell’occhio mi osserva scrupolosamente , mi offre dei cioccolatini chiedendomi la mia professione ed il motivo del viaggio , col mio gesticolare tipicamente italiano e con l’aiuto di Monica riesco ad esaudire la domanda. Chiedo ad Anna del suo lavoro e resto stupito quando mi dice che lavora all’Ambasciata inglese di Varsavia!!!!!!!!!
Rimango imbambolato , pensando al fatto che lei mi aveva detto che il suo inglese era scadente , forse era solo per non imbarazzarmi.
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Intanto il nostro dialogo scorre bene ed io non manco certo di ammirare la bellezza di Monica che è seduta di fronte , anzi non é affatto turbata di questo.
Il treno viaggia ad una velocità tranquilla e non supera gli ottanta chilometri all’ora , la strada ferrata è sconnessa al pari degli ammortizzatori del vagone.
Il mio sguardo si ferma spesso quando “ammiro” il panorama , esso é molto monotono e triste , sterminate distese di terre incolte e piatte mi tormentano la mente pensando che queste stesse immagini così desolanti , le avevano vissute sessanta anni prima milioni di esseri umani dai carri bestiami , viaggiando in condizioni disumane , per una destinazione a loro ignota e per la maggior parte di loro è stato un viaggio di solo andata.
Dopo un’ora dalla partenza da Vienna , Anna mi dice che siamo in terra slovacca ed a rompere il nostro dialogo sono due poliziotti in uniforme dall’aspetto austero che chiedono i documenti , io gli porgo la mia carta d’identità , dopo un veloce sguardo e accennando un timido sorriso me la porgono , Anna e Monica sono con i passaporti tra le mani , i due agenti li scrutano quasi come se fossero delle ricercate , ma il mio stupore non finisce lì , in quanto osservo i loro documenti già timbrati in molte pagine , allora penso ; loro sono di nazionalità polacca e la Polonia fa parte della UE , non capisco per quale ragione , mettono il timbro sui loro documenti? Anna poi mi spiega che non ci sono accordi internazionali tra le due nazioni.
Il viaggio continua molto bene, il dialogo è intenso e non mancano le risate anche per le frasi dette goffamente.
Resto stupito a sentire il rumore di un carrello , è il bar viaggiante , offro il caffè alle mie compagne di viaggio le quali mi ringraziano come se avessero avuto un caffè di via Toledo , per me è solo un pretesto per andare a fumare nel bagno!!
Un locale molto sporco e maleodorante , eppure sono solo da due ore che si viaggia e tra l’altro non c’è molta gente tale da giustificare questa incuria , ma la nostra direzione è verso est , allora tutto è giustificato!
Nelle stazioni ci sono solo due binari e mancano quelli per la sosta dei convogli merci , allora deduco ; se non ci sono stati scambi commerciali tra est ed ovest , non c’è nessun motivo della loro presenza.
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Quando il treno fa una fermata , osservo sempre l’architettura delle stazioni , sono tutte identiche , desolanti , tristi , si nota che il comunismo sovietico ha
fatto un solo progetto per tutte , ma il fatto che non ci sono tettoie in queste stazioni , è la conferma che la gente ha sofferto e deve ancora vivere nel disagio.
Mi trovo ancora in Slovacchia , dopo circa tre ore di viaggio e il treno ferma ad Ostrawa , un nome conosciuto per la squadra di calcio la “Dinamo di Ostrawa”, ma fuori non cambia niente , solita stazione e desolazione. Dopo che il treno riparte , ecco che si ripete la scena della polizia per il controllo dei documenti , sono altri poliziotti , ma la pratica è uguale , sono sbigottito quando vedo timbrare ancora i passaporti di Anna e Monica , penso che con questo ritmo loro documenti saranno zeppi di “timbri”.
Il viaggio continua molto bene e i dialoghi scorrono come un fiume , Anna è un ottima oratrice , anche Monica , col suo italiano conosciuto con le canzoni del nostro paese , mi fanno molte domande sull’Italia , io le rispondo sempre in modo patriottico o come un tour operator , ma a parte i mie problemi con l’inglese , facciamo pochi silenzi.
Anna mi parla della sua Varsavia , descrivendomela in dettaglio , lei abita con Monica alla periferia della città e ogni mattina per raggiungere l’Ambasciata inglese , deve stare nel traffico oltre un’ora , io la osservo ridendo , ed incalzo , dicendogli che è una donna fortunata , quando le descrivo il traffico di Napoli. Loro mi ascoltano stupite , ma con interesse e curiosità , di rimando Anna sarebbe felice se un giorno la facessi visitare la città partenopea e aggiunge che al prossimo viaggio che farei in Polonia , mi ospiterebbe a casa sua.
Dopo questo, il discorso si fa più personale e ci scambiamo i numeri del telefono.
Monica a novembre compie diciotto anni e mi invita alla sua festa a Varsavia , io le rispondo che mi sarà difficile essere nella capitale polacca per quella data e se hanno in programma di venire in Italia , saranno da me ospitate. All’unisono sembrano molto eccitate da questa mia disponibilità , perché poi avendo una casa a Pisa , gli prospetto la possibilità di visitare ; Firenze , Roma , Napoli e Venezia.
Sono circa quattro ore che si viaggia , ma non ci stiamo annoiando anzi , Anna mi dice che la prossima fermata sarà l’ultima in territorio slovacco.
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Il panorama è sempre lo stesso ma intravedo da lontano delle distese di girasoli , il che mi fa pensare che la Polonia è veramente vicino.
Prima di lasciare la Slovacchia , ecco che entrano di nuovo i poliziotti per controllare i documenti , la stessa scena si ripete con grande stupore , le pagine dei passaporti delle polacche sono quasi esaurite!!! Non riesco a capire perchè nella stessa nazione hanno fatto tre controlli e timbrare ogni volta , penso per giustificare l’operato della polizia , oppure , perché hanno ancora indottrinato quella essenza sovietica , che hanno ormai metabolizzato e solo le nuove generazioni che si sono formate dopo il millenovecentoottantanove , potranno dare delle direttive più elastiche e quindi sviluppare il turismo.
Sono quasi le venti quando entriamo in territorio polacco , Anna mi descrive la città di Katowice (dove io dovrò pernottare) , mi dice di usare la massima attenzione in quanto è un posto poco affidabile e piena di malavita!!!
poi mi descrive la città , è la prima che si incontra in terra polacca , un tempo era molto laboriosa e sede di numerose fabbriche per fini bellici , aveva un commercio fiorente ove vi confluivano gente anche dall’ex Cecoslovacchia , ora è diventata meta di malavita e di traffici illeciti , in quanto dopo la fine del comunismo , il Governo ha allentato la morsa che li teneva uniti e rispettosi alle leggi vigenti. Ma il dato più grave era dovuto dal fatto che tutte le aziende che assorbivano migliaia di maestranze , ora sono chiuse per mancanza di risorse atte a trasformarle per scopi pacifici. Questa gente in qualche modo deve pur vivere , i giovani molto di loro emigrano verso occidente , ma la maggior parte , sia per mancanza di stimoli che per il loro “vissuto”, si lasciano andare in un lassismo che li porta a fare dei lavori “strani” e instabili.
Dopo la descrizione di Anna , resto molto perplesso e preoccupato , anche perché in città dovrò trovare un albergo e da due giorni non faccio un pasto.
La mia formazione di girovago non si fa deprimere dello scenario così squallido , anzi sollecita ancora di più , la mia curiosità.
La città conta circa ottocentomila abitanti ed è anche un polo per il tempo libero dei paesi vicini. Avevo letto che in questi giorni a Katowice si svolge un torneo mondiale di pallavolo , e deduco che un certo movimento internazionale di popoli dovrà soggiornare e movimentare la città. (2 - Continua) |
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| Titolo : LAGERr 10 A 6132 | | Nome e cognome : Nilo Negri | | E-Mail : | 24/7/2009- Testo della poesia:
Dalla raccolta Oltre la Memoria
Una scacchiera di filo spinato:
francesi
italiani
polacchi
russi.
E poi le donne
russe e polacche;
ragazze cenciose
sciupate dagli uomini.
In mezzo
in file ineguali
le grigie baracche
ricovero squallido
per uomini e cimici.
Fuori
odiosi aguzzini
pronti a infierire
su tanta disperazione
diversa
e uguale |
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| Titolo : L' ultimo treno dell'est (1) | | Nome e cognome : Alessandro Varriale | | E-Mail : | 24/7/2009- Testo della poesia:
Sono le diciannove del nove luglio , quando mio figlio Stefano mi citofona invitandomi ad uscire per accompagnarmi da Vecchiano alla stazione di Pisa.
E’ un pomeriggio caldo ed io sono molto emozionato quasi come fosse il mio primo viaggio , questo è dovuto alla mia destinazione , dalla durata del viaggio e dal fatto che non avrei mai immaginato pensando al passato , che un giorno potessi affrontare un viaggio così lungo da solo.
In auto Stefano mi fa domande che mi imbarazzano non poco , in quanto lui è convinto che il viaggio che sto intraprendendo , non lo farò da solo se pensa alla mia meta , andare in Polonia come single attempato è certamente foriero di immaginazioni ad un figlio molto legato al suo papà , ma io rispondo in modo vago in quanto il mio spirito avventuriero , purtroppo, prevale sui sentimenti.
Alla stazione di Pisa ci salutiamo e sul viso di mio figlio , capisco il suo stato d’animo , è turbato , si maschera di indifferenza forzata ma velata da molti dubbi.
Non c’è molta gente sul binario cinque per Firenze ed alle venti e dieci il mio viaggio comincia.
E’ un treno locale ben confortato e nella mia carrozza ci sono diverse persone di colore reduci da una lunga giornata di lavoro , fanno ritorno alle loro case nel circondario di Pontedera.
Sono uomini dal viso stravolto , che per guadagnarsi da vivere , fanno decine di chilometri sulle spiagge infuocate con la loro mercanzia sul lungomare pisano, spesso disturbano coloro che stanno in relax a godersi il calore del sole sui loro corpi seminudi , mentre essi sono coperti da lunghi abiti per soffrire meno il caldo , loro sono insistenti , ma educati e riescono ad essere anche dolci e silenti per non avere un secco rifiuto dal probabile compratore.
I più abile sono gratificati , ora hanno le tasche piene di danaro e riescono anche a chiudere gli occhi accennando un breve sonnellino , ma la gli altri hanno le facce segnate dalla delusione e dalla rabbia di non essere come i loro colleghi, pur macinando gli stessi chilometri.
A Pontedera scendono quasi tutti ed il sole è al crepuscolo , accanto a me è seduto un signore di bell’aspetto , il quale mi domanda dove sono diretto , io non aspettavo che questo , in quanto da quasi un’ora non parlo , lui è di Città di Castello e fa ritorno in Umbria dopo aver trascorso un lungo periodo con il figlio che studia nella città della Torre , io gli rispondo che sono diretto in Polonia per andare da un mio conoscente che nel mese di giugno in auto ,
aveva portato la moglie polacca con il loro bimbo di pochi mesi dai suoceri per il battesimo e consumare le ferie di maternità nel suo paese d’origine , e che doveva rientrare in Italia a metà luglio per fine ferie e non si sentiva di affrontare il viaggio di ritorno da solo.
E’ quasi buio quando siamo in periferia di Firenze , il signore umbro si appresta a salutarmi facendomi gli auguri di circostanza in quanto ha pochi minuti per la coincidenza del treno diretto in Umbria.
Arrivo nel capoluogo toscano in perfetto orario e sono fortunato a trovare un carrello portabagagli libero e mi dirigo verso la sala d’attesa avendo circa un’ora di tempo prima della partenza verso l’Austria.
La sala è molto animata da turisti in transito , il confort è ottimo , l’aria condizionata mi rigenera dalla giornata di caldo umido , il personale di sorveglianza vigila e allontana con autorità una persona in cerca di accattonaggio.
Estraggo dal bagaglio la mia cena (due panini) , inizio a consumarli quando l’addetto delle Ferrovie con garbo , mi ragguaglia che la sala d’attesa non è un luogo di ristoro , mi scuso e mestamente mi reco nella sala bar e con molta attenzione resto incollato al mio carrello.
Sono le ventidue , mancano pochi minuti per il mio treno e mi dirigo verso la pensilina predestinata , dopo pochi istanti arriva da Roma il “ Vienna express “.
Con il biglietto in mano mi dirigo verso la carrozza prenotata e lo porgo al personale viaggiante , è un giovane dall’accento capitolino e con stupore osservo che prende la mia valigia e mi dice di seguirlo , mi accompagna nel mio scompartimento , dà le istruzione di come allestire il letto e che la colazione la serve alle sei , lo ringrazio di tanta cortesia e ci accomiatiamo.
Nello scompartimento sono solo , sono eccitato ed osservo con stupore l’arredamento , è tutto nuovo , questo treno è da poco uscito dalla fabbrica , nell’aria c’è un profumo misto di vernice fresca e di tappezzeria , in questa situazione la mia mente corre velocemente nel millenovecentosessantasei , quando dalla Filiale Fiat di Napoli , mi consegnarono la mia prima auto , era la “cinquecento” di colore celeste , dopo aver firmato una montagna di “pagherò” , che mia sorella Rita ogni fine mese si recava in Banca per onorare il mio impegno. Ricordo che c’era lo stesso profumo e anche se era una piccola cilindrata , a me sembrava di essere a bordo di una Ferrari , era un
modo per vantarsi con i miei coetanei che purtroppo non avevano ancora un lavoro stabile. Sono trascorsi quaranta anni , ma il ricordo è indelebile .
Faccio il letto , la biancheria è di stoffa rigorosamente sigillata e ricordo che l’ultima volta che viaggiai di notte essa era di cartapesta , l’aria condizionata mi consiglia di mettere anche la coperta , controllo che il borsello è ben protetto sotto il cuscino e che la tasca confezionata nelle mutande con una bustina di plastica è ben attaccata con una grossa spilla da balia , in essa ho il bancomat e cinquecento euro , ho preso questa precauzione in quanto di notte è meglio limitare gli imprevisti. Sono le ventitre , metto la luce per la notte e mi tuffo nel sonno , complice , il cullare del treno che mi fa incontrare Nefartari.
Nel cuore della notte , sono svegliato da lievi rumori che una giovane coppia inglese fa per sistemare i bagagli , guardo l’ora e deduco che siano saliti a Venezia , riprendo il sonno , ma dopo non molto mi sveglio in quanto intuisco che abbiamo da poco superato il Tarvisio , quindi in discesa il treno affronta le curve a velocità sostenuta dando delle piccole sbandate le quali il mio sonno non ammortizza.
Osservo l’ora , sono le tre e trenta , sono ben riposato e decido che il secondo giorno deve cominciare , sono frenetico , ansioso ed ho tanta voglia di prendere un caffè e vedere dal finestrino le stazioni con i nomi in tedesco.
Esco dallo scompartimento e mi dirigo verso la cabina del cuccettista il quale capisce che soffro di insonnia e non rifiuta la richiesta di un caffè , anzi mi apre uno scompartimento vuoto per non infastidire chi dorme.
Evviva , finalmente posso anche fumare , ma la cenere dove la metto?
Ispeziono il posto e vedo che vicino al finestrino c’è un piccolo ripiano ribaltabile , alzo una parte , sotto c’è una piccola fessura capace di contenere il mozzicone , capisco che non è ortodosso fumare in un posto chiuso a tenuta stagno , ma il vizio prevale sulla buona educazione , peccato!
Sono quasi le cinque , il sole timidamente si fa largo tra le tenebre e il paesaggio assume un aspetto definito , siamo ancora tra le montagne e temo che viaggiamo in ritardo , questo mi mette in agitazione in quanto all’arrivo a Vienna , ho solo venti minuti per la coincidenza verso la Polonia e decido di informarmi , ho la conferma che siamo in ritardo di settanta minuti.
Chiamo Antonio per comunicargli questo e di rimando mi risponde che si informerà , mentre io spero che il ritardo si possa recuperare in pianura. (1 - continua)
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| Titolo : Amo in te | | Nome e cognome : Nazim Hikmet | | E-Mail : | 21/7/2009- Testo della poesia:
Amo in te
l'avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l'impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.
amo in te l'impossibile
ma non la disperazione. |
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| Titolo : Da solo | | Nome e cognome : Giovanni S. | | E-Mail : | 19/7/2009- Testo della poesia:
Lento come il tuo respiro
vado per strada
da solo
rimpiango il mio passato
di poeta infranto
i fiumi scorrono sull’asfalto
e brillano
sotto i lampioni rotti
l’urlo della sirena
mi sveglia
è un brutto sogno
quello che faccio
ogni notte
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| Titolo : SISTEMAZIONE | | Nome e cognome : Nilo Negri | | E-Mail : | 16/7/2009- Testo della poesia:
Dalla raccolta: "Oltre la memoria, lager 6132"
Siamo appena arrivati
in terra tedesca.
Smarriti
angosciati
non riusciamo ancora
a capire
che cosa sia successo
Siamo centinaia
migliaia.
Abbiamo ancora
le nostre valigie
la nostra divisa.
Il campo di concentramento
è enorme
con baracche lunghissime.
Siamo a Follimbostell:
venendo qui
abbiamo attraversato un paese
con questo nome.
Ci interrogano
per sapere che mestiere facciamo
L'interprete ci spiega
che da qui partiamo
per vari posti di lavoro.
Nel mio smarrimento
ho detto: impiegato
convinto di trovare
una buona sistemazione.
Poco fa ho saputo
che sono stato assegnato
ad uno zuccherificio.
Non ho capito perchè
ma temo
che d'ora in avanti
dovrò rinunciare a capire
molte altre cose. |
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| Titolo : Un Uomo | | Nome e cognome : nonmifirmo | | E-Mail : | 14/7/2009- Testo della poesia:
E' morto !
Ha vissuto, e' stato notato, ha lasciato tracce della sua esistenza.
Non dobbiamo dimenticarlo, non possiamo dimenticarlo !
LUI con la sua onesta', la sua rettitudine, la sua correttezza, la sua disponibilita', la sua signorilita' e' stato un esempio per tutti noi.
Adesso e' nostro dovere non disperdere la ricchezza spirituale che ci ha lasciato.
E' nostro dovere trasmetterla a chi non lo ha conosciuto.
Anche sulla lapide dobbiamo scrivere parole che lo ricordino.
Non parole altisonanti.
LUI non gradirebbe. Poche parole, semplici..........
Scriviamoci cosi........
Qui giace un UOMO. |
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| Titolo : L’ùtimo pescatore | | Nome e cognome : chiube | | E-Mail : | 13/7/2009- Testo della poesia:
Dice mi’ pà c’ha fatto un sogno strano,
non come fan ‘vell’artri drento ‘r crino,
di notte, cor cortrone e cor cardáno,
ma quando e a pesca’ ‘n Serchio cor barchino.
“Mentre cercavo e ragni nell’Oncino,
(che ci stan come cardellini ar pero),
ti sbrigo, proprio canto ‘r sugherino,
tre amici che mi parlino dar vero.
Erardo con Antenore e Danilo
mi fanno: Dai Neno, dai, vien via,
qui si pesca senz’amo e senza filo,
‘un ti si dice certo ‘na bugia.
Qui ‘un c’è chi létia e chi spillàcchera,
si pesca sempre come pesca ‘r Ghiara
che ne’ fossi se ne va a mmazzàcchera
cor sole arto e ll’acqua bella ‘hiara.
S’è vvero ch’alle Prata gliè più bbello,
senti bimbo cos’ar tempo dovi fa’:
‘ndella ‘assa ci vò cann’e mulinello,
lenze e ppiombi,..' baini no, e c’en di già!
Ma nini, sono stítio, e tte lo sai!
‘Vando sèri ‘r coperchio, fa ppianino,
metti le ‘òse bene, ‘un si sa mmai
..‘un avesse a troncammisi ‘r cimino!” |
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| Titolo : PAURA | | Nome e cognome : Nilo Negri | | E-Mail : | 13/7/2009- Testo della poesia:
Tutto è incominciato
alla stazione di Bologna.
Una fila interminabile
di carri
per trasporto bestiame
era lì ad attenderci.
Sgomenti ed increduli
abbiamo ascoltato
senza capirli
i primi ordini tedeschi:
quaranta uomini per carro
un po' di paglia
una cassetta di gallette.
Poi
quell'incredibile treno
s'è mosso
strappandoci alla nostra gente
che si disperava
lungo i binari.
Dai finestrini
su in alto
dove mille volte
avevo visto spuntare
il muso dei vitelli
abbiamo guardato ostinatamente
il giorno
e poi la notte
e poi ancora il giorno.
Dentro di noi
c'era già la paura |
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| Titolo : IL MARE | | Nome e cognome : Marusca Nardi | | E-Mail : | 13/7/2009- Testo della poesia:
E' bello svegliarsi un mattino
con il sole che picchia sui vetri,
e vedi il mare:
i pensieri piu' tristi fa dimenticare.
Il gioco dell'onda,
il vento che sussurra,
una barca a vela.
Come nelle fiabe pensi:
se io fossi una sirena!
potrei toccare il fondo,
per veder cio' che c'e' intorno!
Per me e' un gran mistero,
ma esiste davvero.
Il volo dei gabbiani
mi riporta ai tempi lontani
a quando ero bambina
che giocavo sulla riva
a far castelli
non sapendo che quelli
erano gli anni piu' belli.
Guardando l'arcobaleno
sempre tutto era sereno.
Quel gioco di colori
porta gioia nei nostri cuori.
Mi affaccio alla finestra
dopo un nuovo risveglio
e mi accorgo che quello
era solo un sogno.
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| Titolo : A Fabrizio (mio figlio) il giorno della laurea | | Nome e cognome : Marusca Nardi | | E-Mail : | 13/7/2009- Testo della poesia:
Dedico a te dottore
semplici parole
scrivo come detta il cuore
chissa' quante difficolta'
hai dovuto superare
solo col silenzio ti potevo aiutare,
siamo qui per festeggiare
con le tue persone care
e per farti tanti auguri
avrai successo siam sicuri
tutti noi ti ringrziamo
ci hai fatto un bel regalo
con la tua pazienza
a studiar giurisprudenza
di legge ne sai assai
ma attento con le donne
non comanderai. |
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| Titolo : Solitudine | | Nome e cognome : Erman | | E-Mail : | 12/7/2009- Testo della poesia:
Che sguardi amari ci scambiamo
in silenzio!
Il dubbio cementa
il nostro muro d'orgoglio...
fievole, una voce rincorre il tuo orecchio
oh! Non ascoltarla,
non ascoltarla!
Cosa importa ormai?
Quanto vale una parola adesso?
Non odiarmi per i tuoi occhi tristi,
ti prego, misera Dea superba
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| Titolo : ER FARMAO SBAGLIATO | | Nome e cognome : Di Mario Gabbani | | E-Mail : | 9/7/2009- Testo della poesia:
Forse molti lo hanno conosciuto.
Ar medio riorre un contadino
per farsela 'urà la diarrea.
Ho 'n confusione tutto l'intestino
e le budella tutte 'n friassea.
Er dottore spalanca 'no scaffale
e di pasticche ni stiocca 'n tubetto.
Pigliale tutte. Ti passerà 'r male,
fan bene per la pancia e per il retto.
Ver disgraziato se ne va contento,
sperando di stà meglio 'anto prima.
Ma 'r medio s'accorge 'on sgomento
d'aver sbagliato a dà la medicina.
Tra pillole, supposte e artri 'armanti,
s'era sbagliato a piglià 'r fraoncino
e gli aveva appioppato i TRANQUILLANTI,
che un hanno a che vedè con l'intestino.
Er poveromo a casa si 'urava,
cor farmao ordinato dar dottore,
però il budello un si migliorava.
Andava ar gabinetto a tutte l'ore.
E la su moglie si preoccupava,
a vedello tirato 'ome uno spillo.
Ma lui alla 'osa peso un gli dava,
'ndava di orpo e si sentia TRANQUILLO. |
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| Titolo : Ricordi | | Nome e cognome : Pier | | E-Mail : | 7/7/2009- Testo della poesia:
Cammino
la sabbia infuocata
è ricordo
di estati più dolci
quando bambino
il mare era premio
I monti lontani
i pini raccolti
vegliavano
i dolci ricordi
di quando mia madre
vestita di festa
sorrideva felice
negli anni più dolci
Il mare era calmo
sembrava sentire
la pace, il silenzio
i progetti ambiziosi
di un piccolo uomo
che viveva felice
nel piccolo mondo
cullato dal sogno
Mia madre rideva
felice del sogno
il giorno era luce
di mille colori
la sabbia era calda
tremolante lontano
mi prese la mano
e mi baciò piano piano
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| Titolo : VORREI | | Nome e cognome : G. M. | | E-Mail : | 5/7/2009- Testo della poesia:
Vorrei lasciare
tra le tue dita
una parte di me
la più piccola parte di me,
la più indifesa, smarrita.
La parte di me
che ha paura del buio
e dei sogni cattivi,
che spesso s'illude
di avere le ali
e di prendere il volo.
Vorrei lasciare
tra le tue dita
quel poco di me
che tu non comprendi
che tu non conosci.
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| Titolo : INTERLUDIO | | Nome e cognome : Gian | | E-Mail : | 3/7/2009- Testo della poesia:
Dietro l'ngolo
i SAREBBE
e i POTREBBE
fischiettano ilari
ed io
tappi nelle orecchie
faccio finta
di non sentirli |
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| Titolo : Mondo prigioniero del mondo | | Nome e cognome : Il Me | | E-Mail : | 2/7/2009- Testo della poesia:
Il mondo corre
Ma dove va ?
Un tempo il sole era per vedere dove si va,
La notte per riposà.
Mondo ma che hanno fatto per poterti cambia ?
Hanno inventato di tutto per poterti sfruttà
Al sole hanno aggiunto energia
E senza di lei non si può campà
Notte ; l’ amore e il riposo era sempre con te,
il cielo pieno di luci di stelle e la luna a guardà,
ma non bastavi così
anche te hanno dovuto cambià,
devi fruttà
caro mondo l’ egoismo dell’ uomo ti continua a cambià .
un giorno qualcuno di te si ricorderà
ma indietro non potrà più tornà .
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| Titolo : SPERANZA | | Nome e cognome : Adriana | | E-Mail : | 1/7/2009- Testo della poesia:
Come il vento gelato
dell'inverno
spoglia i lunghi rami verdeggianti
del melo
così tu hai violato
la mia anima
ormai nuda
senza più il dolce
tepore della speranza.
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| Titolo : MARE | | Nome e cognome : M. | | E-Mail : | 30/6/2009- Testo della poesia:
UN’ONDA CHE VIENE
UN RUMORE CHE VA
LA BATTIGIA STA LI
AD ASPETTARE
CON TRANQUILLITà.
IL VENTO COMINCIA AD AUMENTARE
LE ONDE A BIANCHEGGIARE
IL PESCARECCIO DI FRETTA VUOL RITORNARE
IL GABBIANO VOLA SUL VENTO
SA CHE TRA POCO SARà DURO VOLARE
IL MARE STA PER CANTARE LA SUA LIBERTà
LA MAREGGIATA, LA SUA VOCE
FATTA DI VENTO,
ONDE, RUMORI.
MARE, NESSUNO MAI
TI FERMERà
TU SEI LA LIBERTà
IO AMO IL MARE, SPESSO MI RECO LA MATTINA PRESTISSIMO A PESCARE , LO ASCOLTO MENTRE PARLA CON IL SUO LINGUAGGIO DA QUELLO CHE SENTO E VEDO CERCO DI CAPIRE CHE GIORNATA SARà.
IL MARE CHE FREQUENTO PER ADESSO è ANCORA COSì, IL MATTINO E LA NOTTE CON I SUOI RUMORI, ANCHE SE IN ALCUNE OCCASIONI IN LONTANANZA SI SENTE PORTATA DAL VENTO IL SUONO DI UNA DISCOTECA, FORSE IL VENTO CHIAMATO DAL MARE PER FARMI CAPIRE CHE LUI VUOL RIMANERE CON I SUOI RUMORI, LE MAREGGIATE,I PESCI E L’UOMO CHE DEVE CONTINUARE IL RISPETTO PER SUA MAESTA’.
IL MARE,CHE TANTA LIBERTà CONTINUA A SIGNIFICARE.
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| Titolo : INDIFFERENZA | | Nome e cognome : G. B. | | E-Mail : | 30/6/2009- Testo della poesia:
Schegge di marmo
inerti.
Questo siamo.
Gelidi grani
che neppure il Vento
smuove |
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| Titolo : Nel libro dell'amore | | Nome e cognome : Silvana | | E-Mail : | 30/6/2009- Testo della poesia:
E quando pare
che nulla più si possa scrivere
un nuovo capitolo
come lampo improvviso
si apre
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| Titolo : Mamma | | Nome e cognome : Alessandro | | E-Mail : | 28/6/2009- Testo della poesia:
8.12.1908
Grazie mamma
In questo giorno, tu sei venuta al mondo per
accarezzare il profumo della vita, mamma hai gioito
forse solo sette volte, poche, ma intense
Ti facevi cullare dalla musica lirica per
sognare un mondo diverso e una meta:
“la serenità”
Solo la tua esistenza rendeva sereno il nostro essere
anche nei giorni grigi
Quando tu sei mancata ai nostri occhi,
il tuo cuore si è cementato dentro di noi,
per colmare il vuoto siamo ancora alla ricerca
affannosa di ciò che il destino ci ha strappato e
per mitigarci il dolore, il tuo cordone
ombelicale
ci ha uniti generando una sola entità:
forte, prodiga e altruista.
Mamma, l’amore che ti vogliamo è immenso,
quando tu sei andata lontano da questo mondo, noi eravamo giovani,
ora che abbiamo avuto la sorte di avere i capelli bianchi,
il ricordo del tuo aspetto è velato, ma esso lievita sempre di più
Tu ci devi perdonare perché non abbiamo avuto il tempo
per farti vivere con agiatezza e serenità, avremmo voluto darti
tutto, anche l’impossibile, mentre tu dall’alto
ci conduci a superare tutte le asperità della vita
Il nostro Dio un giorno ci farà unire ai
nostri fratelli meno fortunati di noi, ed insieme
a te
saremo per sempre, nella “vita eterna”
Grazie mamma
8.12.2008
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| Titolo : DI FRONTE ALLA NOTTE INIZIALE | | Nome e cognome : Autore sconosciuto | | E-Mail : | 28/6/2009- Testo della poesia:
Oggi è martedì
Un altro martedì di maggio
l'ultimo martedì di questo mese che sta finendo
in un anno che ha molta fretta.
Siamo nei giorni posteriori del millennio
alla fine dell'ultimo secolo di quest'era
e abbiamo le stesse domande
dei nostri nonni
le stesse che si fece
di fronte alla notte iniziale
- sotto stelle ancora ignote -
il primo uomo che interrogò il futuro.
Con le stesse parole
che servirono da epitaffio
a secoli precedenti
si definisce questo secolo che si conclude:
un secolo che è appena esistito.
Dietro alle bombe intelligenti di oggi
continua ad esserci la pietra
e l'acuto legno avvelenato.
La parola è arrivata al suo limite
di perfezione
ma nel più recondito della lingua
c'è il grugnito, la prima caverna
il sapore del sangue sottomesso.
E per il giorno di domani
per mercoled' prossimo
per i Maggi successivi
ci sarà qualche risposta?
Potrò stare io, di fronte alla notte
dell'avvenire
sotto stelle ignote ancora
scrivendo un poema d'amore
scoprendo, nel cuore della pietra
l'origine dell'acqua
odorando nell'acuta punta dei roveri
l'inizio della primavera?
Solamente so che oggi è martedì
l'ultimo martedì di questo mese che sta finendo
in un secolo che ha avuto troppa fretta
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| Titolo : LA ROSA BIANCA | | Nome e cognome : Josè Marti | | E-Mail : | 27/6/2009- Testo della poesia:
Coltivo una rosa bianca,
sia pur nell'avversa stagione,
per l'anima buona, che pone
nella mia la sua mano franca.
Ma per colui che mi abbranca
dal petto il cuore mio vivo,
nè cardo nè ortica coltivo:
coltivo una rosa bianca. |
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| Titolo : LA MIA MANO | | Nome e cognome : Anonimo | | E-Mail : | 27/6/2009- Testo della poesia:
La mia mano scrive,
non cerco di capire
se scava in
desideri nascosti,
verita' celate al mio io,
oppure sogni.
Non voglio,
non cerco la verita'.
La mia mano
mi fa vivere,
sognare,
rivivere.
Non saro' il giudice
del mio passato,
il mago del mio futuro,
non cerco un segno
che mi scriva il presente.
Parole dolci parole,
accompagnatemi la vita,
non giudicate passato,
presente o futuro.
(Anonimo) |
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