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PISA
Rifondazione Comunista: Ikea a Pisa? L’affare non lo fa la città,

11/11/2011 - 20:37

Rifondazione Comunista: Ikea a Pisa? L’affare non lo fa la città, ma la multinazionale e chi le vende i terreniRifondazione Comunista non si unisce al coro degli entusiasti per l’arrivo di Ikea a Pisa.


 Innanzitutto, perché crediamo in una politica non asservita ai privati e alle imprese, ma espressione della cittadinanza e del bene pubblico, capace di far valere la sua autonomia rispetto alle logiche del profitto, luogo di discussione collettiva sul futuro della città e su come uscire dalla crisi.Le modalità dell’arrivo di Ikea a Pisa dimostrano che pianificazione e partecipazione nel governo del territorio non interessano alla giunta Filippeschi: evidentemente, era troppo difficile rinunciare ad un grande spot elettorale, a costo zero salvo che per la collettività.

 Così, dopo che la multinazionale ha rifiutato l’area proposta dal Comune di Vecchiano, il sindaco di Pisa ha bruciato sul tempo gli altri Comuni della provincia spalancando le porte al nuovo megastore del mobile, facendo carta straccia del piano strutturale d’aera.

Ha sostenuto le iniziative del Presidente della società privata Sviluppo Navicelli S.p.a. nonché Presidente regionale di Confcommercio, Stefano Bottai, per far insediare Ikea su un terreno di proprietà della suddetta società. Ha promesso l’approvazione a tempo di record di una variante di destinazione d’uso dell'area. Infine, ha assicurato che il Comune si farà carico dell’adeguamento delle infrastrutture per la mobilità.L’arrivo di Ikea a Pisa ci sembra un affare per la multinazionale, e per chi le vende i terreni, ma non per la città. La natura dell’operazione, oltre che elettoralistica, è soprattutto speculativa.

 Per questo abbiamo chiesto agli uffici comunali accesso ad alcuni documenti relativi alla compravendita del terreno, documenti da cui risultano due cose rilevanti: che nel 2006 il Comune di Pisa ha venduto l’area alla Sviluppo Navicelli S.p.a. al prezzo assai favorevole di 50 euro al metro quadro, nel quadro di progetti per lo sviluppo della cantieristica; e che fino ad oggi, a distanza di cinque anni, il Comune non ha ancora ottenuto dalla società il pagamento dovuto. Ci troviamo dunque nella paradossale situazione per cui la Sviluppo Navicelli S.p.a. si appresta a vendere un terreno di cui non è ancora entrata in pieno possesso, pagando al Comune di Pisa il dovuto, e lo stesso Comune si affretta ad approvare una variante di destinazione d’uso del terreno che ne accrescerà notevolmente il valore, consentendo alla Sviluppo Navicelli S.p.a. una consistente operazione speculativa.

 È così che l’amministrazione cura gli interessi della città, specialmente nell’imminenza di un bilancio comunale “lacrime e sangue” a causa dei tagli contenuti nelle manovre finanziarie del governo?Proprio in una fase di profonda crisi del sistema economico, come quella che stiamo vivendo, un’amministrazione seria avrebbe dovuto avviare una discussione pubblica su Ikea, valutando tre questioni cruciali – la quantità e la qualità dei posti di lavoro “creati” dal nuovo punto vendita, gli effetti sulla viabilità, l’impatto ambientale in termini di cementificazione e di inquinamento – e affrontando apertamente il tema del modello sociale ed economico della Pisa del futuro. Invece l’amministrazione dà tutto per deciso, e finge di non conoscere ciò che da tempo si sa sulle strategie aziendali di Ikea.L’amministrazione promette occupazione senza considerare il bilancio complessivo dei posti di lavoro nell’area vasta, in cui operano diversi mobilifici e negozi del settore.

Promette un’interazione proficua con la produzione locale, dimenticando che Ikea fonda la convenienza dei suoi prodotti sulla manodopera a basso costo dei paesi del Sud del mondo e non ha interesse a costruire filiere corte locali. Promette un’occupazione di qualità quando sa bene che Ikea Italia, nei primi anni di apertura, offre solo il 25% di part-time a tempo indeterminato, mentre il resto è costituito da contratti precari che solo in base all’andamento economico vengono trasformati in posti più stabili. Pensa di risolvere il problema della mobilità di un area già congestionata e con aumenti ulteriori di traffico già previsti, come l’Aurelia in zona Saint Gobain, con qualche rotatoria e con i mezzi pubblici. E, così facendo, ignora completamente il problema dell’inquinamento e della salute dei cittadini.Inoltre, per uscire dalla crisi del sistema economico occorre spezzare il circolo vizioso tra bassi salari dei consumatori, bassi salari e precarietà dei lavoratori, commercio di lunga distanza, consumo di suolo e speculazione, di cui Ikea è espressione.

 La grande distribuzione multinazionale costituisce il passato, non il futuro delle nostre economie. L’alternativa c’è: riconoscere il territorio come bene comune, costruire reti di economie sostenibili a partire dal locale, creare posti di lavoro sicuri, rispettosi dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, incluse le future generazioni.Per tutte queste ragioni chiediamo che si fermi immediatamente l’iter della variante in Comune. Che si apra subito una discussione pubblica in città in cui, come nel Comune di Vecchiano, si rifletta alla luce di valutazioni serie se aprire Ikea a Pisa. Che si affronti in un’ottica di lungo periodo la questione del modello sociale ed economico della nostra città.

 Che si spieghino pubblicamente alla cittadinanza, anche alla luce delle note difficoltà di bilancio, le scelte fatte dal Comune di Pisa nella vendita alla Sviluppo Navicelli S.p.a dell’area individuata per Ikea.

 

Pisa, 11 novembre 2011 Luca Barbuti, segretario provinciale PRC PIsaMaurizio Bini, capogruppo PRC Consiglio Comunale PisaFederico Oliveri, segretario cittadino PRC Pisa

Fonte: PRC
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12/11/2011 - 10:26

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Basta fare una ricerca su Google e si vede che salvo rarissime eccezioni, dovunque Ikea abbia tentato di insediarsi ha creato tensioni e instabilità nelle amministrazioni locali e ha sempre trovato contraria la Confcommercio, la Confesercenti e le associazioni dei consumatori in tutte le regioni, in tutte le province e in tutti i comuni. Per la Confcommercio Toscana, Pisa fa eccezione, ma il perché è chiaro.

12/11/2011 - 2:13

AUTORE:
Lettore

Scaramuzzino: "Stefano Bottai come presidente regionale di Confcommercio Toscana ha detto no a Ikea a Vecchiano, per poi in qualità di rappresentare della Sviluppo Navicelli Spa proporre a Ikea l'area dei Navicelli per insediarsi, un'area per la quale, ricordo, occorre comunque una variazione del Regolamento Urbanistico, se non anche del Piano strutturale, per realizzare un punto vendita del colosso svedese".(Pisa Notizie 01/07/2011)

"...e proprio rispetto a queste ultime Scaramuzzino evidenzia come da un lato "Confesercenti sia contraria e come Confcommercio abbia cambiato posizione: prima era contraria, e poi è diventata favorevole visto l'evidente conflitto d'interesse del suo presidente Regionale, Stefano Bottai, che è anche Presidente della Società Navicelli Spa proprietaria delle aree". (Pisa Notizie 07/11/2011).

A conferma della dichiarazione di Scaramuzzino vedi http://www.toscanainfelix.org/ras/aprile2011/03_04_11_Tirreno_Urbanistica_la_grande_distribuzione_condiziona_tutti.pdf

A conferma della contrarietà di Confesercenti:

Roberto Balestri, Presidente Confesercenti Pisa “Noi siamo contro ogni tipo di grande distribuzione in un momento di crisi fortissima del piccolo commercio. Crespina rientrerebbe nelle dimensioni della Svag, ma abbiamo presentato un ricorso al presidente della Repubblica per bloccare un progetto che sarebbe devastante per il tessuto economico del commercio tradizionale. I recenti studi regionali – dice ancora il presidente di Confesercenti – dipingono un quadro drammatico con chiusure di attività in costante crescita. In un momento del genere pensare di risolvere i problemi aprendo nuovi centri commerciali è assurdo”.
E proprio su questa ultima affermazione, Balestri attacca la Confcommercio pisana. “Noi siamo contro ogni genere di grande distribuzione perché sappiamo che ogni posto in più in un centro commerciale porta alla perdita di tre nel commercio tradizionale. La nostra posizione ci pare non sia condivisa dalla Confcommercio pisana. Il presidente Ciappi ritiene che l’apertura di nuovi ipermercati sia positiva e porti gente. Non a caso nella riunione in Provincia su Crespina non ha espresso parere negativo e addirittura ha chiesto l’apertura di Ikea a Pisa. Gli studi dicono l’opposto – rincara Balestri -. Ad esempio l’outlet di Crespina avrebbe un fatturato  di oltre 60 milioni di euro, euro che verrebbero drenati dalle attività di media e piccola distribuzione. Un negozio tradizionale perderebbe 3mila euro l’anno. Ed il bacino di riferimento arriva fino ad un massimo di 30 minuti di auto. Difficile quindi – conclude il presidente Confesercenti – pensare che la grande distribuzione sia un traino. E’ solo la morte del piccolo commercio”. (Pisa Confesercenti, -data?)