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Orazio Riminaldi non è il mio pittore preferito. Dunque, credetemi: la decorazione della cupola della Cattedrale di Santa Maria Assunta di Pisa è davvero una “figata pazzesca”. La cominciò nel 1627, a trentaquattro anni, morì a soli trentasette anni di peste bubbonica. Aveva investito molto nella sua formazione di artista. Quando capiremo che investire nella formazione è un punto strategico?

Il PD del vescovo Letta ha tolto la tari alla chiesa, .....
Con le nuove aliquote irpef come al solito ci rimettono .....
. . . tutti noi bravi soldatini bersaniani-cuperliani .....
La confessione me la sono vista e devo dire che Facchinetti .....
....Ci siete? Proviamo ad aprire quella porta e ad incontrarci?
Mandateci un messaggio e noi organizzeremo un incontro.

C’è un’idea strana che aleggia su Migliarino, una sorta di profezia, a Migliarino non c’è niente e non succede niente.Siamo sicuri che a Migliarino non ci sia nulla? Proviamo a fare un inventario...

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L'associazione culturale La Voce del Serchio ospite del giornale online da cui è nata

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Seduto al freddo e piove neve
Ma non ti nota quella gente
Con quello sguardo cerchi aiuto
Tu sei per loro inesistente
Mentre tu geli fra il cartone
Passan .....
Buongiorno, stamattina anche complice il forte vento e' caduto un palo della luce stradale in via d'ombra zona largo tazio Nuvolari, solo il "caso" a fatto .....
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PORTO CRISTINA
Il bulldozer divora la foresta (1966)

27/12/2013 - 23:12

Questo è un articolo che Aldo Patellani scrisse nel marzo 1966 apparso sul mensile  Successo.

 

La macchia di Migliarino, pochi chilometri a sud Viareggio, era uno dei pochi “paradisi terrestri” rimasti lungo la costa toscana. Ora alcune grandi società immobiliari la stanno trasformando in un complesso residenziale che ospiterà 7000 persone.

La civiltà moderna uccide la natura; l’insediamento umano, con le sue esigenze, elimina in ogni parte del globo le zone selvagge, distruggendo ambienti tipici dal punto di vista della flora e della fauna. I più pessimisti arrivano ad immaginare il mondo abitato dal solo uomo; gli animali e le piante saranno divorati dalla moderna ansia di vivere del genere umano. Poco si è fatto e si fa per impedire, o almeno ritardare, la scomparsa di quelli che potremmo chiamare gli ’’ultimi paradisi”.

La natura è in crisi non solo in Europa, ma persino in terre fino ad un secolo fa assolutamente selvagge: in Africa è prevista, se non interverranno leggi protettive, la estinzione dell’elefante; in India le tigri, sempre più disturbate dall’uomo, sono ormai diventate una rarità, una selvaggina per nababbi americani o per illustri ospiti dei Maharaja.

La ’’mangiatrice d’uomini” sarà mangiata dalla nostra civiltà. In Europa, in pochi anni, molte specie si sono estinte, altre si sono ridotte a pochi esemplari e presto dovranno sparire per far posto all’espansione delle città e delle zone residenziali. Di fronte alle esigenze economiche, alle prospettive di una speculazione edilizia, tutte le ragioni di carattere estetico e paesistico sono lasciate da parte.

L’ultimo crimine di ’’lesa natura” sta avvenendo in Toscana, nella zona di Migliarino, a pochi chilometri da Viareggio. Nel retroterra della zona di mare fra Forte dei Marmi e San Rossore esisteva una pineta considerata fra le cose più belle e più tipiche che offra, dal punto di vista naturale, il nostro Paese.

Il boom del cemento, nell’Italia del dopoguerra, non si fermava di fronte a niente. Soltanto alcune voci isolate si erano levate per invocare un maggior rispetto per l’ambiente. Da questa contaminazione edilizia si era salvata la macchia di Migliarino perché i proprietari, Duchi Salviati, avevano, fino ad alcuni anni fa, resistito alle offerte allettanti loro rivolte da gruppi finanziari che intravedevano nella lottizzazione di quell’area un grosso affare.

Ma alla fine, nel 1958, una parte della pineta, fra Torre del Lago e il fiume Serchio, è stata ceduta con regolare convenzione dai Salviati a otto società immobiliari; per due miliardi e mezzo erano stati ceduti 276 ettari.Dopo questa vendita da parte dei Salviati della vasta area di bosco attorno a Migliarino, come ultimo baluardo per la protezione della macchia mediterranea in Italia, non resta che San Rossore.

La tenuta, acquistata da Vittorio Emanuele II e appartenente in precedenza a nobile famiglia toscana, venne destinata dal sovrano a riserva di caccia, nel tentativo di ambientarvi, oltre a daini e cinghiali, anche i cervi. La convivenza tra daini e cervi si rivelò quasi impossibile e negativa per le due specie e per la flora locale. Si parlava, allora, di più di mille cervi e di oltre seimila daini. I cinghiali, selvaggina meno nobile, non avevano l’onore della statistica. San Rossore ospitò anche cammelli. Gli ultimi scomparvero nel periodo della seconda guerra mondiale, distrutti dai bombardamenti e dalla fame. Non la loro, quella degli abitanti della zona. 

Luogo di riposo dei Savoia, e ora dei Presidenti della Repubblica, San Rossore conta attualmente circa cinquecento cinghiali e più di seicento daini. Questi, molto meno numerosi di un tempo, servono a popolare tutti i parchi italiani di daini, e giustificano nell’attuale situazione faunistica italiana la insopprimibilità della tenuta. Pisa non rinunzierà mai, costi quello che costi, a questa zona meravigliosa. I pisani ci si sentono di casa, e non perdono l’occasione di entrare nella loro macchia nei due giorni settimanali durante i quali ne è consentita la visita.

Gli abitanti della zona di fronte al contratto per la lottizzazione di Migliarino si divisero in due fazioni: alcuni, più interessati all’aspetto economico, erano incondizionatamente favorevoli a quest’operazione. Essi sognavano già un nuovo Eldorado.

Il centro residenziale di circa 7.000 persone che doveva sorgere nella pineta avrebbe, a loro modo di vedere, portato un grande beneficio a tutti i paesi circostanti. La vicinanza della macchia lucchese, sacrificata dall’organizzazione turistica della fascia costiera che va da Forte dei Marmi a Viareggio, e le sue fortune, rendeva più evidente la scarsa attrezzatura turistica della macchia di Migliarino alla gente della zona. Gli abitanti delle mille e più villette avrebbero certamente contribuito a modificare l’aspetto della spiaggia, attualmente tanto selvaggia, e tanto simile al deserto, da prestarsi come ambiente ideale per un film di guerriglia beduina.

Uscendo dalla pineta e percorrendo i duecento metri che la dividono dal mare, ci si meraviglia di non vedere spuntare tra le dune un guerriero cammellato. Le poche baracchette di legno esistenti sulla spiaggia, non riescono a modificare l’impressione che si tratti di un vero deserto.

Ma le prospettive per un favorevole futuro turistico della macchia di Migliarino non avevano convinto tutti. Ad alcuni che vedevano tutto attraverso occhiali rosa, si opponevano altri che invece pensando al danno che sarebbe stato arrecato a tutto l’ambiente si opponevano decisamente. La convenzione era però ineccepibile dal lato giuridico e tutti i tentativi per bloccare la lottizzazione furono vani.

La polemica si è protratta per alcuni anni; mentre la battaglia delle carte da bollo era in pieno sviluppo, fra gli alberi, che avevano fino allora veduto soltanto cacciatori e cercatori di pinoli, cominciavano a nascere strade asfaltate. Il bulldozer, che abbatteva i pini per creare gli spazi in cui sarebbero poi sorte le villette, disturbava la quiete degli animali che per secoli erano stati padroni incontrastati della macchia.

Anche ’’Italia nostra” ha cercato di opporsi prima che fosse troppo tardi. In una sua relazione si legge che il complesso edilizio, i cui lavori stavano allora per cominciare, costituiva l’inizio irreparabile di un’offensiva urbanistica e di una disgregazione progressiva dell’ambiente forestale finora conservato: praticamente questa prima mossa poteva pregiudicare, in maniera definitiva, l’intera macchia di Migliarino. La polemica si allargava come una macchia d’olio; ben presto furono tirati in ballo influenti personaggi politici, uomini di vari partiti. Mentre continuavano le diatribe, l’opera distruttrice del bulldozer proseguiva inesorabile. Ma anche i più tenaci oppositori sapevano di battersi inutilmente. La Sovrintendenza alle Belle Arti di Pisa aveva già approvato i primi progetti e la macchia pullulava di operai. Il suo aspetto stava rapidamente cambiando. D’altra parte, come già si è accennato, esisteva una convenzione che non si prestava ad alcuna critica; era veramente un bel documento legale, che metteva a tacere tutte le proteste.

Se questo ci può consolare possiamo quindi pensare che questa opera di distruzione di un ambiente così tipico, è fatta con tutti i crismi della legalità. 

Fonte: elaborazione u.m. Foto tratte dall'articolo, l'ultima dagli incartamenti progettuali (col.ne privata)
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28/12/2013 - 19:14

AUTORE:
Cittadino 2

Ma quando sembrava tutto perduto, quando grandi capitali e personaggi influenti sembravano imbattibili, un manipolo di persone di ogni estrazione sociale, guidato da una parte di quel partito che pure aveva approvato il documento,
riuscì nella impresa che sembrava impossibile di bloccare la lottizzazione.
Raccolta di firme, pressioni politiche, movimenti di opinione e prese di posizione da parte di personaggi illustri impedirono, sia pure con grande fatica, la realizzazione del progetto.
Ora ne godiamo i frutti, possiamo andare al mare o nella pineta liberamente, ma manca ancora qualcosa: la consapevolezza che questo patrimonio può dare molto di più, e questa volta senza bisogno di distruggere niente.