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La ricostruzione e il racconto con tanti ricordi, la rivolta dell'acqua questa volta non portatrice di vita ma di morte. Il pianto di una Nazione e..."al posto del campanile una scala a chiocciola", quella di Giovanni Michelucci.
 

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  • AD ACCOGLIERE GLI STUDENTI DELLE SCUOLE DI CALCI MOLTI SPAZI, AULE E GIARDINI RINNOVATI

      Suona la campanella

    Mancano tre giorni all’inizio della scuola e lunedì prossimo la campanella suonerà per i tanti alunni calcesani che potranno contare su aule, spazi comuni e giardini rinnovati e più sicuri...


Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce,
sdilenca un poco e gnagio s'archipatta.
È .....
Vendo FB FB johnson 5CV buone condizioni, bicilindrico, 2 tempi, gambo corto, elica 3 pale, anni 90, marcia avanti e indietro, serbatoio esterno .....
Lettera sulla liberalizzazione del commercio di: Venanzio Fonte
Presidente CCN di San Giuliano Terme
“Liberalizzazione" per il piccolo commercio.
A chi e a cosa è servita?

26/8/2014 - 13:10

 “Liberalizzazione”
 per il piccolo  commercio.
A chi  e a cosa è servita?
 
 Da quando è entrata in vigore la liberalizzazione del commercio a me sembra che siamo andati allo sbando, che la qualità dei prodotti sia modesta, che la professionalità dei commercianti  sia sempre più scarsa.
 Parlo, in particolare, delle conseguenze della liberalizzazione sul piccolo commercio: commercianti e imprenditori che si sono tolti la vita, chiusure continue di negozi, disoccupazione dovuta anche alle chiusure in continuo aumento, banchi dei mercati venduti in gran parte agli stranieri, negozi che si sono trasformati in magazzini.
 
I commercianti, a causa della vendita di materiale di scarsa qualità e a basso costo da parte di questi nuovi “commercianti”, sono stati costretti a scrivere forzatamente sulle loro vetrine, per tutto l’anno, “promozioni”, “fuori tutto”, “sbaracco”, “si liquida”, “sconti” e anche l’assurda scritta “saldi”, dopo tutto questo scontare.
 Il peggio è che nessuno ha il coraggio di dire che questa liberalizzazione, che doveva essere la panacea per il commercio e per le casse dei comuni, si è rivelata un vero fallimento.
 Questo commercio non serve più a nessuno, o almeno serve a pochi, a organizzazioni piu’ o meno sconosciute, molte straniere, che vogliono in qualche modo impossessarsi  del nostro mercato nazionale e prenderne le redini.
 

Se continuiamo di questo passo, fra i commercianti che contiuneranno a chiudere, gli stranieri che continueranno a comprare negozi, la totale assenza di regolamentazione in merito alle aperture dei locali, la mancanza di regole per l’allestimento dei negozi (sempre più negozi-magazzino), la completa assenza delle più semplici regole di professionalità, le possibili 24 ore di apertura, avremo un commercio molto simile a quello dei Paesi meno sviluppati. Noi piccoli commercianti certamente non lo vogliamo.
 
Il commercio, per tornare a rifiorire, ha bisogno di regole, di quelle regole che molti anni fa facevano del commerciante una persona di media levatura sociale che poteva pagare senza sofferenza le tasse e farsi le ferie programmate, che seguiva i giusti orari, che faceva i corsi di aggiornamento, che sosteneva un serio esame davanti a una commissione per capire se aveva i requisiti per iniziare la propria attività (conoscenza della merce, conoscenza fiscale per la conduzione del negozio, conoscenza commerciale e bancaria).

Insomma, un commerciante che entrava a far parte di una grande famiglia e che doveva inserirsi in questo mondo con le opportune credenziali per avere la stessa professionalità dei colleghi.
 
E non mi fermo qui. Abbiamo bisogno di regole per  l’apertura di negozi della stessa merceologia alle distanze giuste l’uno dall’altro, di ripristinare quella “buonauscita” per il commerciante che era il premio di anni di lavoro e che oggi è completamente annullata proprio dalla “liberalizzazione”, di regole per gli orari, di un giusto prezzo della merce, di un  commercio che ci dia voglia di produrre, di assumere, di lavorare nella certezza della resa del nostro lavoro.

Solo così potrà esserci crescita.
 Molti disoccupati in questi anni hanno provato a buttarsi nel commercio per trovare una soluzione alla mancanza di lavoro ma, proprio perché impreparati e allo sbando tra regole e regolamenti, hanno dovuto chiudere entro sei mesi o poco più le loro attività, aggiungendo danno al danno.
 Mi auguro che qualcuno sappia porre termine a questa giungla commerciale.

L’associazionismo, comunque, in questo momento credo sia la soluzione piu’ opportuna per risolvere o cercare di risolvere, almeno a livello locale, questa stasi che ci sta soffocando.
 Il CCN è sempre aperto a tutti e a tutte le proposte dei commercianti. Lunedi 29 settembre avremo dal sindaco e dal suo vice, nella nostra assemblea mensile di ogni ultimo lunedì  del mese, alcune risposte alle nostre richieste di programma fatte circa due mesi fa, prima della pausa estiva.
 Tutti i piccoli commercianti, soprattutto i non iscritti al CCN, sono invitati a intervenire alla riuniuone: lunedì 29 settembre, ore 21:15, stazione di San Giuliano Terme, per comprendere come vogliamo indirizzare con la nuova amministrazione le varie strategie di rilancio per il commercio e turismo nel nostro comune.
 Insieme possiamo. Da soli è molto piu’ difficle!
 
Venanzio Fonte Presidente CCN di San Giuliano Terme

Fonte: Venanzio Fonte Presidente CCN di San Giuliano Terme
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27/8/2014 - 23:11

AUTORE:
Ludmilla

La mancanza di soldi è sicuramente un fatto che condiziona lo sviluppo commerciale di una città, ma anche la mancanza di idee innovative che indichino nuove vie che portino ad intercettare quelli che i soldi da spendere ancora li hanno.
Chi è addetto allo sviluppo economico e turistico del nostro Comune non ha alcun precedente nè preparazione specifica, come può indicarci la via? E se a questo aggiungiamo la carenza delle risorse per investimenti, dove vogliamo andare? Finchè esisteranno balzelli medioevali, becera burocrazia ed impedimenti dovuti a qualche migliaio di leggi che governano il settore, le vostre imprese non potranno mai decollare, al massimo galleggeranno.
Ci sono uffici che si prendono mesi per deliberare un'autorizzazione richiesta da chi vuole fare impresa, chi sbaglia resta al suo posto, l'inetto non può essere allontanato, gli errori fatti difficilmente vengono ammessi e spesso gli abusi degli"amici" vengono taciuti. Ed in questo contesto voi volete crescere?
La crescita ci sarà quando ad un imprenditore a cui viene un'idea per lo sviluppo di un progetto sarà data la possibilità di svilupparlo con un Comune che lo valuterà immediatamente e, se ritenuto valido, gli spianerà la strada, senza invece mettergli le catene della burocrazia.
Vuoi asfaltare un pezzo di strada in monte? Fallo! Vuoi mettere pannelli solari nella tua casa dentro il Parco? Fallo! Vuoi costruire una piscina? Fallo! Vuoi allargare la capienza del tuo ristorante con stutture amovibili? Fallo! Vuoi portare turisti a raccogliere le olive? Fallo! Vuoi fare un corso di cucina in casa tua? Fallo!
Pensate che esistano le condizioni per poter relizzare le cose che, solo in piccola parte, ho sopra menzionato?
Già questo sarebbe un piccolo passo avanti; il Comune invece, da parte sua, dovrebbe essere fucina di progetti tesi ad individuare risorse finalizzate allo sviluppo turistico, termale e paesaggistico del suo territorio, mettendo finalmente a frutto tutto quel ben di Dio che la natura ha voluto facesse parte di San Giuliano, dai monti al mare, dal Parco alle Terme, dai laghi al...CCN!

27/8/2014 - 19:32

AUTORE:
Venanzio Fonte

Voglio ringraziare il signor Bertelli Leonardo per avere espresso il suo pensiero in merito a quanto da me sostenuto nell'articolo "cosa ha portato la liberalizzazione in particolare al piccolo commercio "
Sono perfettamente d'accordo con quanto lei dice e vorrei aggiungere che da quelle macerie cui lei fa cenno non ci si esce se non cercando di scavare tutti insieme.
Mi riferisco ovviamente ai piccoli commercianti del nostro comune.
Non ho voluto affrontare il discorso grande distribuzione, perchè non passasse il concetto che l'attuale situazione del piccolo commercio sia dovuta ancora alla grande distribuzione, perchè così non è.
Alla grande distribuzione il piccolo commerciante ha reagito ormai da tempo aumentando la propria professionalità, vendendo merce di buon livello a un prezzo onesto e soprattutto incentivando quella socializzazione con i clienti che la grande distribuzione non potrà mai dare.
Oggi il problema è : la mancanza di soldi.
Sembra che nessuno dei nostri dirigenti nazionali, regionali a volte, anche comunali, che di questa cosa non ne siano al corrente.
Purtroppo la disoccupazione di chi aveva un lavoro, la cronica mancanza di lavoro per i giovani, la continua chiusura di negozi e fabbriche, hanno fatto si che nelle famiglie, almeno nella maggior parte di esse, venisse a mancare la materia prima per la sopravvivenza .
Ed ecco che i nonni, i famosi pensionati dai quali i nostri governanti ogni tanto fanno qualche salasso...ecco... i nonni dicevo per molte famiglie stanno diventando le colonne portanti di questo momento economicamente parlando decisamente buio.
Sono loro, con le loro pensioni ad aiutare i figli, i nipoti, la famiglia a superare questo brutto momento.
Detto questo si può facilmente capire come fra le cause principali di questo recesso economicocommerciale ai primi posti ci sia la mancanza di denaro.

A questo punto allora ci sarebbe da parlare di che senso ha stare aperti 24 ore se poi non c'è la possibilità di vendere!!!
Ma questo argomento ne aprirebbe altri che per il momento è bene lasciare stare.
Lo scopo principale di questo mio intervento infatti è direzionato in altro senso.
Ho ringraziato lei per avere ampliato il discorso, ma vorrei capire sinceramente perchè a un articolo su una situazione che riguarda purtroppo tutto il piccolo commercio, nessun commerciante abbia voluto esprimere, come lei ha fatto, la propria opinione.
Credo che due possano essere le ragioni:
1) pochi piccoli commercianti leggono giornalmente "la Voce"
2) pur leggendo non c'è da parte del commerciante la volontà di reagire.
Spero proprio che la prima ipotesi sia quella piu' giusta, perchè se fosse la seconda sarebbe veramente preoccupante.
Noi del centro commerciale naturale di San Giuliano, cerchiamo di invogliare i commercianti a unirsi a noi per dettare, almeno alla nostra amministrazione, quello che potrebbero essere il giusto cammino per una ripresa economoco commerciale del nostro comune (di piu' non è possibile allargarsi perchè tanto non ci sentirebbero), ma se tanti non vogliono unirsi a noi in questa
scalata, allora dico a questi signori che è inutile lamentarsi sempre perchè non va bene niente.......come ho detto fin dall'inizio, le macerie che ci hanno in qualche modo colpiti devono essere rimosse con l'aiuto di tutti, ognuno deve fare la sua parte.
Se poi si pensa che alcuni lavorino e altri stiano solo a guardare, per criticare magari chi lavora, è bene dire a queste persone forte e chiaro che così non va.
Come avrà capito sig. Leonardo buona parte di quanto ho detto è stato frutto in parte di uno sfogo personale di piccolo commerciante che sta vivendo come tutti questo infausto momento e in parte quale presidente del CCN al quale sta molto a cuore questa situazione e cerca in ogni modo di sollecitare l'interesse dei colleghi affinché capiscano che oggi l'unico vero modo di procedere è:"insieme..." Insieme come dico sempre si possono fare veramente cose buone.
Comunque, ancora grazie per avermi dato l'opportunità di ritornare sull'argomento.
Venanzio fonte
Presidente
CCN di San Giuliano Terme

26/8/2014 - 17:51

AUTORE:
leonardo bertelli Migliarino

E' servita poco e niente, se non a qualche grande azienda della GDO.Chi le scrive è dipendente di una di esse e posso assicurarle, senza paura di smentite, che i propositi che il gov. Monti si proponeva sono rimasti lettera morta.Lei lo saprà meglio di me,d'altra parte tutti gli indicatori economici parlano chiaro, purtroppo. E in questa crisi il pesce grande mangia quello piccolo : i piccoli negozi non possono competere con le grandi catene di vendita, che pur avendo il segno meno davanti agli indicatori delle vendite tengono ancora, seppur con fatica. Ma il piccolo negozio no, non ce la fa e deve chiudere bottega. A Pisa non si vede molto , ma nelle grandi città è quasi una strage di negozi chiusi. Si diceva che sarebbe aumentata l'occupazione, altra pessima bugia, che invece cala ancora e alla fine che rimane ?
Per ora tante macerie...
Pochi mesi fa sentivo il sig. Cobolli-Gigli, presidente di federdistribuzione, intervistato in radio, dire che auspicava ad un ulteriore aumento della liberalizzazione degli orari di vendita, perchè a suo dire.." un turista che arriva da Tokio deve trovare negozi aperti a qualsiasi ora del giorno"...ma ammesso che sia così dico io, visto che siamo l'Italia, il paese con l'80% di attrattive culturali del mondo, non sarebbe meglio che quel turista, che sicuramente è venuto per questo, trovasse aperti musei e gallerie nazionali, che invece spesso nei festivi sono chiusi al pubblico ?
Chiudo con questo ricordo; a Pasqua di quest'anno Piazza dei Miracoli era piena di gente e tanti andavano a visitare l'orto botanico, che per inciso è uno dei più belli d'Europa, purtroppo era chiuso....fa orario dal lunedì al sabato mattina....mi stia bene sig. Fonte.
P.S. A suo tempo la Toscana è stata una della poche regioni a non applicare la direttiva Monti, ma ci fu un azienda che fece ricorso al Tar del Lazio, che decretò che una legge del governo vale di più di una direttiva regionale e così oggi siamo a questo...