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 “C’è qualcosa che devo dire alla mia gente, in questo nostro procedere verso la giusta meta: non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste. Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo dalla coppa dell’odio e del risentimento. Io ho un sogno. Che bambini neri e bambine nere, potranno prendere per mano bambini bianchi e bambine nere, come fratelli e sorelle. IO HO UN SOGNO OGGI.”..

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    Scadenza delle domande: 31 gennaio 2019.


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    Si avvertono i Soci che il Circolo trasmetterà in chiaro tutte le  partite dell'Associazione Calcio Pisa, sia in casa che in trasferta. Prossima partita Piacenza-Pisa domenica 30 settembre. 


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Ancora dormi accanto a me
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Porti la storia .....
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A ZONZO PER PISA
I teatri sconosciuti

29/10/2014 - 9:25

 

I TEATRI SCONOSCIUTI

a cura di Tarzia


Nell’antichità classica commedie e tragedie si rappresentavano in teatri all’aperto, ampie cavee naturali o edificate di cui rimangono vestigia imponenti. Nel medio evo l’azione teatrale coinvolgeva la cittadinanza tutta e si svolgeva spesso nelle piazze e sui sagrati delle chiese. Nel rinascimento fioriscono il teatro di corte e il teatro popolare, con i loro spazi organizzati nei palazzi dei potenti o in palcoscenici all’aperto.


Nel XVI secolo, con l’affermarsi della scena prospettica, si delinea a poco a poco l’edificio teatrale, i cui primi esempi sono il teatro di Sabbioneta dello Scamozzi e il teatro Olimpico di Vicenza del Palladio.
Nasce la distinzione tra lo spazio scenico e lo spazio ove stanno gli spettatori.


A Pisa nel ‘600 e nel ‘700 c’è lo “stanzone delle commedie” di Palazzo Gambacorti di cui non rimane alcuna traccia, si sa che conteneva pregevoli affreschi di Tempesti.


Nel 1765 abbiamo notizia di una lettera da parte di un amico non identificato a Giobatta Lanfranchi Lanfreducci, nobile pisano, che pone l’esigenza di un nuovo teatro per Pisa, ma la proposta non fu accettata dai Priori della Città che ritenevano lo “stanzone” più che sufficiente ai bisogni artistici di Pisa.


La questione fu accantonata ma poco dopo fu ripresa in considerazione dal Granduca Pietro Leopoldo che risiedeva in Palazzo Reale, che commissionò all’architetto granducale Zanobi Del Rosso un teatro da costruire nella vicina zona dell’orto della Dispensa Vecchia (verso l’estremità nord di Piazza Carrara) a due passi dalla residenza granducale. Abbiamo notizia che anche il capomastro muratore Orazio Cecconi fornì un progetto per il teatro molto simile a quello dello Zanobi Del Rosso.


I progetti prevedevano pianta a ferro di cavallo, quattro ordini di 20 palchi ciascuno, il palco granducale e un’originale e innovativa copertura del palcoscenico con due grandi archi di sostegno trasversali a sesto acuto, tutt’ora presenti. In entrambi i progetti l’attenzione era rivolta soprattutto all’interno riccamente decorato in contrasto con la sobrietà della facciata, in accordo con i canoni del tempo.


Il 18 maggio 1771 il teatro fu inaugurato con “Antigone” di Metastasio. All’epoca la proprietà era della famiglia Prini, proprietaria anche di vari immobili vicini. Nel 1788 Pietro Leopoldo decretò il teatro unico spazio adibito a rappresentazioni in Pisa, per favorire la politica culturale del Granducato e per fornire l’esclusiva all’amica famiglia Prini.


Nel 1798, sotto la temporanea influenza francese, il teatro passò di mano con la gestione dell’Accademia dei Costanti, fino al 1820 quando per due anni fu gestito dall’Università dei Palchisti (proprietari dei palchi) che due anni dopo lo vendettero per 84.000 lire all’Accademia dei Ravvivati.


In questi anni il Teatro cresceva d’importanza per il turismo culturale che era fiorente a Pisa, si ricorda la presenza di Vittorio Alfieri alla rappresentazione di una sua tragedia, esibizioni di Niccolò Paganini e di tutti i più importanti artisti. Tra essi nel 1853 recitò nel teatro il famoso tenore livornese Ernesto Rossi da cui il teatro ha preso il nome odierno.
Verso la metà dell’800, come in altri teatri italiani, anche il nostro fu investito da moti e manifestazioni di patriottismo.


Negli anni intorno all’unità d’Italia cominciò il declino, sottolineato dalla nascita, favorita da una borghesia rampante, del teatro Politeama all’aperto in zona Piagge (1865) e soprattutto del Teatro Nuovo (ora Verdi) nel 1867. Il declino del teatro Rossi era ineluttabile, vivacchiò fino ai primi anni del ‘900 anche come cinema e arena di pugilato finchè negli anni ’20 fu acquisito dalla Cassa di Risparmio, fortunatamente dopo che era stato vincolato dalla Soprintendenza. Ceduto al PNF (partito nazionale fascista) passò automaticamente allo stato dopo la caduta di Mussolini e fu chiuso nel 1966, diventando in seguito deposito degli oggetti smarriti del Comune. Oggi grazie a una campagna di salvataggio del FAI è di nuovo a disposizione della comunità anche se il restauro è solo agli albori.


Nella seconda metà dell’800 Pisa vanta ben sette  teatri, di alcuni dei quali non resta traccia.


Oltre a quelli già citati c’era l’Arena Federighi (o Arena Garibaldi) nata nel 1807 come luogo per gare ippiche ma adibita in seguito anche a recite, c’erano il Teatro delle Belle Torri, il teatro Galileo Galilei, il teatro Alfieri. Si ha notizia anche del Politeama Nazionale, dietro Piazza dei Cavalieri dove ora c’è la casa dello studente.


Tutti questi teatri sono a Tramontana, a questo punto entra in scena Giuseppe Redini. E’ un artigiano di Caprona famoso perché specializzato in protesi ortopediche di legno (da lui nasce anche l’Istituto Redini).
Possiede diversi immobili in via San Giovannino, ora via Gori, all’epoca zona malsana, mal frequentata e buia, si prefigge di riqualificarla costruendovi personalmente e su suo progetto un nuovo piccolo teatro, l’unico a Mezzogiorno, a edificazione del popolo.


Nasce  nel 1901 il Teatro Redini, costruito secondo i canoni ancora in voga del teatro ottocentesco: piccola sala rettangolare sormontata da un loggione e da un ordine di palchetti finemente decorati con motivi floreali e angioletti intenti alla cura di bambini mutilati (chiara citazione del mestiere di Redini). Di notevole bellezza l’intaglio ligneo nella rostra del portone d’ingresso con due suonatrici di lira omaggio allo stile liberty e tutt’ora aprezzabile da chi passa in via Pietro Gori.


Solo all’inizio si rappresentarono nel teatrino importanti opere liriche, poi sempre più spesso tragicommedie in vernacolo pisano come la Pia de’ Tolomei del Giovannini (1906).     
Dopo la II guerra mondiale, quando fu adibito a dormitorio per riservisti, divenne cinematografo e sala da ballo fino alla chiusura. Adesso è ancora degli eredi. E’ in stato di abbandono.
I teatri scomparsi non ci sono più, ma una città come Pisa ha il dovere di far rinascere almeno il Teatro Rossi e il Teatro Redini, carichi di storia, architettonicamente importanti e capaci di partecipare alla vita culturale della comunità Pisana.                                                     

FOTO

1) Arena Federigi

2) Teatro Rossi

3) Politeama pisano

4) Politeama nazionale
5) Palchi Redini

6) Ex teatro Redini

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30/10/2014 - 14:48

AUTORE:
Osservatore 3

Oltre a ringraziare l'autrice di questi articoli non posso che fare gli elogi a questo giornale, unico nel suo genere, che riesce non solo a fornire notizie sul territorio e sulla comunità locale ma anche a fornire spunti e riflessioni su cose troppo spesso trascurate da altri giornali online.