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All'interno di questa rubrica abbiamo sempre ospitato temi non di attualità, bensì legati alla storia, storia sociale, politica, ambientale e storia di ricordi del nostro territorio. Ora vorremmo estendere la visuale storica, impegnandoci in un obiettivo ambizioso: fornire un quadro generale della vita delle comunità rurali dell'800 nel comune di Vecchiano.

Massimiliano Angori
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Massimiliano Angori
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Massimiliano Angori
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. . . . . se si parte dalle crociate medievali (1096-1270) .....
La storia è una perfetta sconosciuta su questo forum, .....
. . . . . . . . . . . . condotta da Jader Jacobelli .....
. . . minacce e offese al di fuori degli anni "70, .....
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“Il Parlamento farà ciò che ritiene”: nello scontro con Franceschini tutta l’indipendenza di Draghi
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Misericordia del CEP, Gabella (Calci)
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Metato
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Il Bargellona si accontenta della Coppa Limiti
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È con te
Facciamo oggi quella scelta
Oggi in due ma restiamo sempre noi
È con te
Che la vita è come foglia
Noi leggeri saggi dentro vuoti mai
Sei .....
caro baffuto baffino ricorda che la fantasia se sfocia in diffamazione e calunnia quello e reato e non pregare la Santa Vergine a Roma davanti alla porta .....
Il Gruppo di San Rossore
Le elezioni regionali e le riforme istituzionali
di Renzo Moschini

30/3/2015 - 19:24

Le elezioni regionali e le riforme istituzionali
Della prossima scadenza elettorale per il rinnovo di una serie importante di consigli regionali al momento sembrano occuparsi soltanto o quasi le cronache politiche. Si discute e si polemizza aspramente di alleanze, candidature, di felpe. Colpisce rispetto ad altre scadenze elettorali locali, regionali e  nazionali del passato anche recente l’assenza o quasi di riferimenti ai ruoli istituzionali. Eppure il panorama nazionale è contrassegnato da un serrato confronto parlamentare e politico sul ruolo dello stato, delle regioni e delle autonomie destinato a incidere profondamente sui ruoli istituzionali e il governo del paese. E le regioni sono quelle per le quali si profila il più serio ridimensionamento di competenze con il nuovo titolo V. Idem per le autonomie locali che con l’abrogazione delle province hanno già subito un evidente e penalizzante ridimensionamento giustificato assurdamente come ‘risparmio’ di bilancio. Quando mai nella storia pur complicata e tormentata delle nostre vicende istituzionali prima e dopo la istituzione delle regioni il ruolo dei comuni e dell’ente intermedio è stato trattato alla stregua di un ente inutile e non di un ente elettivo e costituzionale.
Che il ministro Delrio veda in questa operazione addirittura un passaggio chiave per una più efficace gestione dell’area vasta ossia di una raccordo tra dimensione locale e dimensione regionale resta un mistero visto che gran parte delle competenze personale compreso delle province stanno passando alle regioni che così vedranno crescere non il ruolo di programmazione ma proprio quello di gestione che le ha spinte su una china in più casi rovinosa. Intanto c’è chi ritiene che le regioni debbano ridursi a 12 anche se al momento l’idea è stata accantonata; per quanto?
Sulle province si sono dette e si continuano a dire infatti cose senza capo ne coda a partire dalla loro abrogazione a cui si sarebbe rinunciato per mancanza di coraggio in passato che invece avrebbero finalmente trovato gli ultimi governi anche precedenti a quello in carica.
Vorrei ricordare ai troppi immemori che nel gennaio del 1982 l’Unione delle Province ne discusse dopo che qualcuno era tornato a proporne l’abrogazione ma soprattutto una ridefinizione dei ruoli dopo la istituzione tardiva delle regioni. Enrico Berlinguer dopo le proposte di La Malfa a nome del PRI inviò alla assemblea delle Province una lettera in cui apprezzava l’impegno volto a dare ‘particolare rilievo al ruolo che compete alle regioni e agli enti locali’, perché ‘è proprio questo ruolo delle regioni e degli enti locali e più in generale del sistema delle assemblee elettive, di cui le autonomie sono parte essenziale, che oggi deve potersi dispiegare in tutte le sue potenzialità di intervento e di partecipazione democratica’.
Certo che il tiolo V rispetto a questa prospettiva ha fatto fiasco ma dovrebbe essere chiaro che per superare quella ‘sovrapposizione di competenze , responsabilità, centri di spesa e quindi la loro fettina di potere ..la politica perdeva ogni possibilità di incidere  sulle scelte strategiche  e ai cittadini veniva strappato           il diritto di scegliersi  i propri rappresentanti’. Il governo ora ci mette un carico da 12. E lo fa sparando nel mucchio ora dovrebbero sparire infatti le Sopraintendenze ora le Camere di Commercio intanto dopo i tanti disastri non solo alluvionali  crescono le gestioni commissariali che tagliano fuori e mortificano i ruoli istituzionali e non solo per la protezione civile. Ignorando, ad esempio,  che ad alimentare a suo tempo la richiesta di nuove province  di cui tutto sommato si è avvalsa abusandone soprattutto la Sardegna considerato  un segno evidente del fallimento del ruolo di programmazione l’ente intermedio era dettata dal fatto che provincia significava anche prefetture, tribunale ed altre strutture e uffici dello stato che con la programmazione non avevano nulla a che fare ma potevano creare posti di lavoro. Se come è stato deciso in questi giorni in Toscana le Agenzie del lavoro passano con il loro personale dalla provincia alla regione ne verrà un vantaggio per la gestione della tanto evocata area vasta o più semplicemente  avremo il trasloco dalla una dimensione locale provincia-comune ad una pasticciata e confusa gestione regionale? Cosa resterà dei piani territoriali di coordinamento attraverso i quali l’ente intermedio operava anche negli ambiti più delicati dell’ambiente aree protette comprese che ora –almeno quelle locali- devono trovar casa.
E non si scomodino le aree metropolitane che a quella dimensione intermedia hanno più da togliere che da dare.
Non sarebbe il caso di discuterne di più e meglio non scomodando gufi e civette.

 
Renzo Moschini

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