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E’ una frase tratta da “Una storia come questa”, canzone del 1971 interpretata da Adriano Celentano su testo e musica di Goffredo Canarini e Miki Del Prete. Una realtà che molti di noi hanno vissuto e che sembra appartenere ad un passato così lontano da essere quasi dimenticato. Ma forse….

Ma il silenzio di un popolo …
A volte scrivere per .....
Stamattina per cause da stabilire c’è stato un incendio .....
. . . come tanti "noialtri autoctoni" a 4 (quattro) .....
Che bellezza il 2 giugno: 10. 000 auto a 10 euro/ cadauna .....
Di Claudia Fusani
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Di Umberto Mosso ( a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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di Lorenzo Gaiani (a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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San Giuliano Terme, 3 luglio
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Di Umberto Mosso(a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Libri.
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di Bruno Pollacci
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di Bruno Pollacci
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Ar vernàolo, a questa lingua antìa,
io provo a fanni ‘na radiografia.
Per noi pisani, tanto pe’ chiarì,
è la parlata ‘he si parla ‘vi
inventata .....
A me, come a tanti altri hanno rubato il vaso portafiori in bronzo al cimitero di Pontasserchio, è troppo abbandonato. Anche i defunti meritano rispetto .....
Corti si dimette in vista della candidatura nella lista "Sì-Toscana a sinistra"

22/4/2015 - 17:27

Andrea Corti rimette il mandato di Segretario provinciale del partito in vista della candidatura alle elezioni regionali.

Rifondazione Comunista ha sostenuto convintamente la lista dell’Altra Europa per Tsipras alle scorse elezioni europee e conseguentemente la costruzione di una lista unitaria alternativa al PD, al centro-sinistra e alle larghe intese alle prossime elezioni regionali. Lo ha fatto nella consapevolezza della necessità di opporsi alle politiche internazionali, nazionali e locali che hanno assecondato gli interessi privati, facendo sì che oggi anche la nostra Regione soffra delle ingiustizie classiche prodotte dal neoliberismo: perdita della dignità del lavoro e dei diritti conquistati con dure lotte, distruzione del tessuto produttivo locale, cementificazione e sfruttamento dell’ambiente come una delle principali attività economiche, smantellamento del welfare a partire al sistema sanitario, cessione di ogni servizio e bene pubblico ai privati.
 
Le ragioni per cui occorre costruire una chiara alternatività per noi discendono dal fatto che vi sono due impostazioni socio-economiche chiaramente antitetiche: da un lato il modello solidaristico basato sulla redistribuzione sociale della ricchezza e sulla universale fruibilità dei diritti; dall’altro quello individualistico-competitivo fondato sull’egoistico arricchimento che ha provocato la crisi e l’allargamento della forbice della ricchezza tra le classi dominanti, quelle popolari e perfino di quelle medie. Quest’ultimo, ritenuto come unico e possibile motore di sviluppo, è per noi invece motore e determinante principale della crisi attuale. Un modello che, come ben sappiamo, si nutre amplificando drammaticamente e universalmente le disuguaglianze fino a strutturare le società in vere e proprie caste (non più classi) e che ha consegnato alla storia la praticabilità dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. L’adesione politica del PD al modello competitivo imperniato sul capitalismo del terzo millennio trova nel nostro paese una delle sue massime espressioni nel Jobs Act che mira a scardinare definitivamente le ultime difese della contrapposizione solidaristica introdotte dallo Statuto dei diritti dei lavoratori promulgato in assoluta coerenza con il dettato della Carta Costituzionale.
 
E non a caso proprio la nostra Costituzione, in ragione dei connotati solidaristici, è stata fatta oggetto di distorsioni, denominate fraudolentemente “riforme”, aggressioni di cui l’epifenomeno più eclatante è costituito dalle leggi elettorali maggioritarie. Leggi che mirano alla soppressione delle rappresentanze contrarie al modello dominante.
 
L’opposizione al modello individualistico-competitivo per noi impone anche l’adozione di pratiche collettive, fondate sulla partecipazione, sull’ascolto, sulla discussione e sulla condivisione di percorsi e scelte. L’opposizione al modello individualistico-competitivo crediamo vada praticata anche senza l’accentramento di cariche e funzioni in un unico soggetto, come avviene invece nel caso dell’attuale presidente del consiglio.
 
Per tutte queste ragioni ho ritenuto non solo opportuno ma necessario rimettere il mio mandato di segretario provinciale del mio partito una volta venga candidato alle elezioni regionali, nella consapevolezza che la pratica collettiva e democratica possa e debba dispiegarsi anche nella vita organizzativa dei partiti.
 
Andrea Corti

Fonte: Comunicato Rifondazione comunista
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