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Una vicenda tutta personale viene descritta in questo nuovo articolo di Franco Gabbani, una storia che ci offre un preciso quadro sulla leva per l'esercito di Napoleone, in grado di "vincere al solo apparire", ma che descrive anche le situazioni sociali del tempo e le scorciatoie per evitare ai rampolli di famiglie facoltose il grandissimo rischio di partire per la guerra, una delle tante. 

La carriera politica personale dell’Onorevole Mazzeo .....
Bonaccini ha dato le dimissioni da presidente della .....
. . . c'è più religione ( si esce un'ora prima). .....
. . . uno sul web, ora, che vaneggia che la sua .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Mauro Pallini-Scuola Etica Leonardo: la cultura della sostenibilità
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Incontrati per caso
di Valdo Mori
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APOCALISSE NOKIA di Antonio Campo
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Il mare
con le sue fluttuazioni e il suo andirivieni
è una parvenza della vita
Un'arte fatta di arrivi di partenze
di ritorni di assenze
di presenze
Uno .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
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"Perchè tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi"
Le Madamadorè

21/2/2016 - 19:21

C’è una frase diventata proverbiale, viene da  Il Gattopardo,  e dice: «Perché tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». 
Mentre il proverbio popolare corrispondente è “chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quello che lascia ma non sa quello che trova”.
In ambedue i casi quello che colpisce è la resistenza al cambiamento.
Quella che a me colpisce non è la resistenza al cambiamento di chi in questo processo dovrebbe lasciare  privilegi o posizioni di comando, ma la resistenza, anzi  la passività, di chi è in posizione svantaggiata, di chi trarrebbe vantaggio dal cambiamento, di chi critica, lamentandosi che le cose dovrebbero cambiare.

Ogni giorno siamo immersi in un vocìo continuo di lamentele e di malcontento  che, a parole, parrebbero spingere  al cambiamento…in teoria…
So bene che cambiare  non è un processo facile, non è un pasto gratis, è qualcosa che costa molta fatica, che provoca incertezza e spaesamento, che ti tira dentro e ti mette in ballo, che chiede di esserci e di provarci, di scegliere, o meglio ancora di contribuire alla costruzione delle possibilità.
 
Ci sono in Italia molti luoghi in cui le persone  comuni, cittadini insomma, stanno provando con le loro forze, idee, mezzi, modi di vita, a cambiare molti aspetti della vita quotidiana, per renderla migliore, impegnando tempo e cuore in progetti che, anche se a lungo termine, portino del buono all'ambiente, alla scuola, alla vivibilità ed alla socialità, all'accoglienza, al futuro.

Certo si potrà anche parlare di “isole felici” , ma nel senso più positivo possibile del concetto: l'isola di solito evoca luoghi naturali bellissimi, come in quelle foto dei tropici che il solo osservarle dà senso di pace e libertà, felice, la parola lo dice da sé. 

Forse l'unica pregiudiziale potrebbe essere che un'isola è un luogo piccolo, ed è vero, ma è  tutto relativo, perché può essere piccola rispetto ad una parte continentale, ma immensa per chi ci vive e comunque riuscendo a cambiare prospettiva, tante isole felici, una vicino l'altra, perderebbero la loro “singolarità”, diventando mondi sempre più ampi.
Quando può accadere questo? “Ma quante persone servono per innescare un vero cambiamento di massa? Esiste un punto critico pari all’uno per cento della popolazione, oltre il quale un cambiamento di massa si espande esponenzialmente, fino ad arrivare al 10% della popolazione, per trasformarlo in un cambiamento sociale duraturo. Un percento in Italia sono 600.000 persone.”
Quando può accadere questo? Quando la politica saprà essere l’energia che serve per far scattare e alimentare quella “scintilla virtuosa tra amministratori illuminati e comunità aperte al cambiamento”.
 
 
Seconda stella a destra, questo è il cammino
e poi dritti fino al mattino,
poi la strada la trovi da te 
porta all'isola che non c'è ... e ti prendono in giro se continui a cercarla, ma non darti per vinto perché, chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle forse è molto più pazzo di te ...(E.Bennato)

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Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
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Minimo 5 - Massimo 10000 caratteri

24/2/2016 - 16:25

AUTORE:
Gio'

Antropologicamente l'uomo è l'animale sociale per eccellenza e fa tesoro di esperienza e sapere comune da gregario imitatore, per opportunismo, ignavia e comodità, ma anche per esorcizzare le sue paure tende reiterare all'infinito, gesti e costumanze perché ciò da sicurezza e toglie ansia,,,,,, del resto questo è anche il senso del rifugiarsi nell'atto cerimoniale, che ripete e conferma sicurezze, rassicurando-
Si ha paura del nuovo, del diverso, del sentiero non ancora battuto ed esplorato, perché costringe ad inventare soluzioni inedite, non sperimentate ed indeterminate negli effetti perché ciò implica un ruolo di apripista e comporta una rivisitazione della gerarchia di gruppo, con assunzione degli oneri di leadership e relativi conflitti e dinamiche sociali.......non è un caso che il progresso + considerato rottura col passato, un sasso lanciato in uno stagno quieto e putrido, ma calmo, caldo e rassicurante,,,,,,,,l'uomo progredisce con veri e propri strappi, negazioni del suo passato ed esperienza..... le rivoluzioni.........