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 «Terremoti di intensità analoga a quella registrata nel Mugello, tra i 4 e 5 gradi della scala Richter, sono abbastanza frequenti nel nostro territorio e se ne contano una ventina nell’arco di un anno lungo tutta la Penisola. Sono definiti leggeri. Se, purtroppo, si verificano dei danni è perché gli edifici non sono stati costruiti in modo adeguato»...

P.A. (sezione di Migliarino).
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La forza della storia, la visione del futuro
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Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce,
sdilenca un poco e gnagio s'archipatta.
È .....
Alla cassa di un supermercato una signora anziana sceglie un sacchetto di plastica per metterci i suoi acquisti.
La cassiera le rimprovera di non adeguarsi .....
Cinque morti, 11 sopravvissuti e 23 dispersi
Rigopiano: c’è silenzio, ma non si fermano i soccorsi.

22/1/2017 - 9:06

Rigopiano: c’è silenzio, ma non si fermano i soccorsi. Cinque morti, 11 sopravvissuti e 23 dispersi


“Procediamo a zone, non andiamo avanti a caso – spiegano gli uomini del soccorso alpino – Ma non sempre è semplice capire dove erano le cose e le persone”

Lo continuano a ripetere tutti, come un mantra: “c’è ancora speranza”. Ma la verità è che dopo il miracolo dell’altro ieri sull’albergo sommerso di neve è sceso di nuovo il silenzio.

Gli ultimi quattro sopravvissuti, Francesca Bronzi, Giorgia Galassi, Vincenzo Forti e Giampaolo Matrone, sono stati estratti a notte fonda: ora sono 11 in totale gli scampati alla valanga. Poi l’hotel Rigopiano ha restituito solo morti: all’alba i vigili del fuoco hanno tirato fuori il corpo di una donna e un paio d’ore dopo ne hanno recuperata un’altra.

Una è Nadia Acconciamessa, la madre del piccolo Edoardo. L’altra, identificata in serata, è Barbara Nobilio, 51 anni, di Loreto Apritino (Pescara), in vacanza con il marito, tuttora disperso. Erano anche loro al piano terra, in alcune stanze a meno di una decina di metri da dove sono stati salvati Edoardo, Ludovica e Samuel. Il tempo di caricare i loro corpi sull’elicottero e dall’ammasso di macerie e neve è uscito il corpo di un uomo: Sebastiano Di Carlo, 49 anni, il papà di Edoardo, orfano dunque di entrambi i genitori. Ora sono cinque le vittime accertate, ma tutti sanno che è un numero parecchio a ribasso, considerando che mancano all’appello ancora 23 persone, quelle che il burocratese chiama “dispersi segnalati”, vale a dire coloro che erano nella lista ufficiale degli ospiti, i dipendenti e persone che non soggiornavano in hotel ma la cui presenza è stata segnalata da amici o parenti.
“Continuiamo a lavorare con grande determinazione, grande forza, grande professionalità e con ogni mezzo per trovare le persone che sono lì sotto”, ha detto anche oggi il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, sottolineando che tutti i soccorritori “continuano a coltivare la speranza, così come abbiamo fatto quando c’era chi pensava che non ci fosse nessuna speranza. Ieri, pur in assenza di segnali, sono state trovate persone. E il fatto che non ci siano rumori non significa alcunché, perché le squadre di soccorso hanno raccontato di aver rotto delle murature che impedivano l’accesso.

La cosa fondamentale è continuare a scavare”.
In realtà qualche rumore i Vigili del Fuoco e gli uomini del Soccorso Alpino e della Guardia di Finanza lo hanno sentito. “Abbiamo altri segnali da sotto la neve e le macerie – ha spiegato il funzionario dei pompieri Alberto Maiolo – e stiamo verificando. Potrebbero essere persone vive ma, anche, le strutture dell’albergo che si muovono sotto il peso della neve”. E purtroppo, dicono molti di quelli che scendono dalla montagna, l’ipotesi più probabile è proprio questa. Senza contare che in tutta la zona in cui una volta c’era il Rigopiano bisogna “muoversi con molta cautela, perché lo stato dei luoghi è pericoloso anche per noi”.
Tradotto significa che i soccorritori, lassù a 1.200 metri d’altezza, stanno lavorando in condizioni estreme: da ieri la neve si alterna alla pioggia, rendendo ancora più pesante quell’enorme blob di neve, detriti e alberi sradicati che ha sommerso l’hotel. Il rischio valanghe è salito a 4 su una scala di cinque, rischio forte, e non è affatto escluso che l’intera slavina possa rimettersi in movimento.
Per questo, chiunque arrivi lassù per lavorare deve indossare l’Arva – lo strumento che consente di essere localizzati sotto le valanghe – e deve registrarsi prima di entrare nell’area di ricerca. In caso di problemi, almeno si sa chi è dentro e chi è fuori. “Procediamo a zone, non andiamo avanti a caso – spiegano gli uomini del soccorso alpino – Ma non sempre è semplice capire dove erano le cose e le persone, perché c’è stata una rotazione dell’intera struttura”.

Non è facile, già. Ma nessuno molla, perché fin quando non si avrà la certezza assoluta che non ci sia più niente da fare, ognuno di quelli che imbocca la strada che porta all’hotel spera più di ogni altra cosa di sentirle ancora, quelle voci.

Fonte: Unità.tv @unitaonline · 22 gennaio 2017
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22/1/2017 - 9:19

AUTORE:
Lettore

Rigopiano, si cercano i dispersi con la stessa tecnica usata per i latitanti

Si tratta del sistema Imsi Catcher che permette la localizzazione di terminali radiomobili in tecnologia 2G, 3G e LTE-4G


Nella corsa contro il tempo per salvare le persone intrappolate dalla slavina nell’hotel Rigopiano a Farindola hanno giocato un ruolo chiave anche le sofisticate tecnologie in uso alla Polizia Scientifica e alla Guardia di Finanza. Le apparecchiature utilizzate per localizzare i cellulari sono le stesse che vengono impiegate per dare la caccia ai latitanti mafiosi. “Si tratta del sistema Imsi Catcher che permette la localizzazione di terminali radiomobili in tecnologia 2G, 3G e LTE-4G – spiega all’Ansa Fabio Di Venosa, operatore del settore -.

Si frappone fra il segnale che emette un ripetitore e il cellulare stesso, determina dove si trova il telefono e segue il suo movimento. Lo strumento è un sistema integrato trasportabile ed alimentabile anche autonomamente che serve per monitorare e localizzare i terminali radiomobili, quindi non solo smartphone”.

L’apparecchio può essere di varie dimensioni, avere il formato di una valigetta o essere posizionato all’interno di un furgone, tecnica in particolare usata con i latitanti mafiosi.

“Ci si avvicina sotto la stessa cella, si aggancia una persona e quando si muove si può seguire”, aggiunge l’esperto. Nel caso specifico la strumentazione utilizzata dalla Polizia scientifica è stata posizionata nella mansarda dell’albergo per catturare i segnali provenienti da una lista di undici cellulari forniti dalla squadra mobile di Pescara e appartenenti ai dispersi. Analogo intervento è stato compiuto dalle Fiamme gialle.

“Questo è uno strumento di bonifica che si usa per rilevare cellulari, solitamente viene usato da chi fa indagini pesanti di mafia – ribadisce l’esperto -. È stato bravo chi ha pensato di usarlo in questa situazione, posizionandolo nel punto più alto, per coprire tutto quello che poteva essere tracciato. Dipende molto dalla potenza dello strumento, ma la percentuale di precisione può andare dai due ai quattro metri”, conclude Di Venosa. Le strumentazioni, nonostante il buio, il freddo e la neve, hanno consentito di individuare il punto preciso in cui scavare, dando così una traccia preziosa ai soccorsi.