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La cassazione opera una rivoluzione epocale del costume sociale, sentenziando che in caso di divorzio la parte, cosiddetta debole abbia diritto ad alimenti che ne garantiscano la sola sussistenza, e non più lo stesso tenore di vita condotto fino a quel momento, insieme alla controparte.Pochi giorni dopo, aggiustando il tiro, un altro tribunale, dispone che la signora Veronica, abbia invece il diritto a 2 milioni al mese.....

Claudia Ferrazzi alla cultura
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Le Parole di Ieri
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La Foto
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RICORDO
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Scrivi molto il contenuto è misero e ripetitivo. .....
Ma un po' di vergnona no? Sei tu con i tuoi voti che .....
Qualcuno Sto arrivando! Quando tutto il territorio .....
Se ne hai tempo e voglia, fai ricerca e vedi quanto .....
di Carlo Delli, fotografo
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da nord a sud così lontani, ma nella lunga strada si prendono le mani, tra le vie torte a volte dritte si incontrano persone.
Persone bianche, gialle, .....
Si è concluso il 17° campionato nazionale di tennistavolo del Centro Sportivo Italiano.
Ospiti del comitato di Cava de’ Tirreni, presso il palasport .....
Il Gruppo di San Rossore
Il Titolo V partita non chiusa

9/4/2017 - 21:05

Il Titolo V partita non chiusa


Il fallimento del referendum del 4 dicembre non ha lasciato solo un pesante strascico,  i cui effetti stanno segnando fortemente le vicende  politiche, ma anche cruciali questioni istituzionali che non sembrano finora interessare però più di tanto.

Anche il dibattito congressuale del Pd –quando lo è stato effettivamente-lo ha perso praticamente per strada. Eppure fu presentato come una proposta che dopo decenni di rinvii e ritardi, avrebbe rivoluzionato il nostro assetto istituzionale mettendo finalmente al passo le rovinose regioni, quelle ordinarie perché quelle speciali venivano al contrario premiate perché politicamente non creassero problemi.

Lo stato si riprendeva tutti –o quasi- i suoi ciottolini, che il precedente titolo V aveva troppo generosamente consegnato alle regioni con le competenze concorrenti. Anche le autonomie, e non solo le province cancellate addirittura dalla Costituzione, ne sarebbero uscite male. Ma il tutto non fu solo presentato come indispensabile al funzionamento istituzionale, ma anche come prova e testimonianza di che panni vestiva finalmente la nuova direzione politica del paese.
Come non ricordare le ripetute e spocchiose dichiarazioni di Renzi e della Boschi in cui si rivendicava il coraggio di avere finalmente messo in riga quegli spendaccioni e spreconi delle regioni.

La debacle del 4 dicembre, attribuita se non del tutto in larghissima misura ad un voto antirenzi,  non ha registrato finora una riflessione su quanto il NO, anche a sinistra sia stato determinato dal merito di quelle scelte.

E’ vero –e questo va autocriticamente riconosciuto- che anche chi ha contestato il titolo V non ha accompagnato questa critica con  proposte alternative. Una ragione in più per farlo ora, che quei problemi irrisolti dal vecchio Titolo V restano in attesa di una risposta che (non) sarebbe potuta  venire da quello nuovo. E da qui deve ripartire una iniziativa e riflessione del  partito. Il vecchio Titolo V si era posto il giusto problema, allora divenuto irrinviabile, di garantire quella leale collaborazione istituzionale tra stato-regioni –autonomie, resa impossibile da una perdurante e penalizzante supremazia statale. Le risposte date -come ben sappiamo- non hanno funzionato ma la toppa del nuovo Titolo V si è rivelata peggio del buco che rimane.
Non è quindi di un ritorno ad una supremazia, addirittura provocatoria per più versi, di cui oggi c’è bisogno. C’è bisogno di quella leale collaborazione costituzionale di cui avvertiamo ogni giorno di più l’urgenza che si tratti delle trivelle, della legge Madia, del gassificatore, delle politiche ecosostenibili o dell’aereoporto di Peretola. Per restare in Toscana, i Gelli, Parrini, Marcucci che hanno decantato il nuovo titolo V non farebbero bene a pensare di cambiare registro? Perché non discuterne finalmente in qualche iniziativa di partito.

 
Renzo Moschini

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