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Era nata per sosta di preghiera ai pellegrini che si recavano a Roma, poi per santificare la processione del Corpus Domini che dalla chiesa di San Ranieri vi si recava a messa e a festeggiare la giornata con bancarelle di dolciumi e  “coperte” per merenda sugli “aguglioli”. Poi, per la cattiva strada che aveva preso la bella strada, tutto si dissolse lentamente fino a che un gruppo di migliarinesi si diedero da fare per chiuderne il transito...

. . . . . . . . . . . . l'epidemia corona virus, .....
. . . si perchè di bullismo se ne parla solo se succedono .....
Quasi tutti conoscono il detto "chi rompe paga ed i .....
. . . o a Migliarino martedì?
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Se fossi nata albero sarei cresciuta molto, almeno spero,

invece sono corta e mingherlina e accrescere è un mistero.

Mi è stata tolta l'occasione .....
Buongiorno, abito in Via Paganini a Colignola, quotidianamente percorro le strade bianche nelle vicinanze fino ad arrivare ad Asciano, lungo i condotti. .....
Intervista di Giulia Baglini
Tofanelli ricorda Silvano Ambrogi

12/5/2018 - 0:42

Bella iniziativa su Silvano Ambrogi, scrittore e sceneggiatore romano ma che a Migliarino ha vissuto tutta l'infanzia e la giovinezza... da rileggere e riscoprire.

Ritrovo e ripropongo le parole che su di lui raccolsi quando qualche anno fa intervistai Alessandro Tofanelli, regista e pittore che lo conobbe molto da vicino:


Silvano Ambrogi: uno scrittore nato a Roma e cresciuto a Migliarino e che ha saputo comunicare l’amore per questo paese attraverso il suo romanzo “Le Svedesi “. Quale ricordo conserva di questa importante figura della cultura italiana contemporanea?


Io ho un ricordo vivo di Silvano perché abbiamo fatto diverse cose insieme e insieme abbiamo scritto la sceneggiatura de “Le Svedesi” per tirarci fuori un film.
Quando sono venuto ad abitare a Migliarino non conoscevo ancora questo romanzo, me lo avevano sempre rammentato ma non lo avevo mai letto.
Alla fine riuscii a trovare una copia fotocopiata … lo lessi in una notte ed ebbi questa illuminazione: “Ma questo è un film, ma questo è fantastico!” Contattai subito Silvano e andai da lui a Roma, gli parlai e venne fuori questa collaborazione.
E’ stato un lavoro travagliato perché se io vado a parlare con una persona che non è pronta o che non si vuol sentir raccontare certe cose, è finita.
Parlando del progetto con un dirigente Rai questi mi disse che c’erano già due illustri precedenti : “Sapore di Mare 1" e “Sapore di Mare 2”.

A quel punto capii che sarebbe stato difficile andare avanti, perché si trattava di film che non avevano niente a che fare con “Le Svedesi”.
Questo romanzo era un vero e proprio esperimento culturale: è vero che si parla di un paese, di un gruppo di vitelloni toscani che aspettano queste mitiche svedesi che non arrivano mai, ma è anche uno spaccato di uno spazio senza tempo. Io lo avevo ribattezzato Il deserto del Tartari a Migliarino Pisano.

Insieme abbiamo fatto tante altre cose, per esempio ho curato la regia di una bellissima edizione dell'Histoire du Soldat di Stravinskij, con l'orchestra dei solisti del Bolshoi e Giancarlo Giannini come narratore.

Silvano ne fece la traduzione in un dialetto nostro della costa, una via di mezzo tra un versiliese e un vecchianese-migliarinese.

Fu un’esperienza fantastica, le riviste specializzate ne parlarono benissimo, fu considerato uno dei migliori lavori del periodo.

Riusciva a passare da tutta una serie di situazioni in modo geniale, era una fucina continua di idee.

Era un grande personaggio e ha avuto il merito di avere scoperto Benigni, facendolo debuttare in teatro con “I Burosauri”, la commedia scritta da Silvano e portata al successo da Ernesto Calindri.


Grandi personaggi dello spettacolo con la s maiuscola come Poli, Gassman e Salines hanno lavorato con lui.

 

Era una persona molto umile, non era entrante, non era furbo: Silvano era Silvano.

In un mondo dove tutto è gestito da gente che spesso vende quello che non è e quello che non ha, Silvano era una figura fuori dal tempo ma fantastico per quello. Soprattutto in un mondo come il nostro dove le capacità, la bravura, la genialità arrivano sempre dopo una serie di furbizie, ammanicamenti, appartenenze, tessere.

 

Io ho letto diversi testi suoi. Flaiano diceva che per imparare a scrivere bisognava leggere anche Ambrogi. Aveva tutta una serie di elementi che facevano di lui una figura importante. Io lo ricordo ancora molto bene, non è una di quelle persone che si dimenticano nel giro di poco tempo.

 

Silvano è una di quelle figure che quando chiudo gli occhi lo vedo ancora, vedo il sorriso, risento anche la tonalità della voce. E’ una di quelle persone di cui sento ancora la mancanza e di cui avverto sempre la presenza.

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