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 “C’è qualcosa che devo dire alla mia gente, in questo nostro procedere verso la giusta meta: non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste. Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo dalla coppa dell’odio e del risentimento. Io ho un sogno. Che bambini neri e bambine nere, potranno prendere per mano bambini bianchi e bambine nere, come fratelli e sorelle. IO HO UN SOGNO OGGI.”..

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. . . . . . . . . . . . . . i nostri governanti . .....
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Ancora dormi accanto a me
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vuoi essere sicura amore mio,
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Il 24 gennaio alle ore 18 presso il Centro Salute di San Giuliano Terme in Largo Shelley, verrà presentato il libro Strumenti di counselling in Analisi .....
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di Lorenzo Del Zoppo: Vicesindaco Assessore Istruzione, Cultura, Politiche Sociali presso il Comune di Vecchiano.
IL RICORDO E L’OMAGGIO PER SILVANO AMBROGI

15/5/2018 - 12:48

IL RICORDO E L’OMAGGIO PER SILVANO AMBROGI

Sabato scorso, 12 maggio, il Comune di Vecchiano ha ricordato il migliarinese (d’adozione) Silvano Ambrogi, scrittore, sceneggiatore, giornalista, personalità assai importante nel teatro anche se poco conosciuta alla giovani generazioni.

L’iniziativa è stata possibile grazie alla collaborazione della famiglia dello scrittore e dell’associazione di teatro Attiesse che ha rappresentato “I burosauri” (con la regia di Paolo Giommarelli), una delle commedie satiriche più importanti di Ambrogi.

Prima dello spettacolo si è svolta una discussione sulla figura di Ambrogi alla quale hanno partecipato: Eva Marinai, ricercatrice di storia del teatro e vice presidente del Corso di studi in Discipline della Comunicazione e dello Spettacolo Università di Pisa, che ha parlato dell’opera di Ambrogi, delle influenze e dell’importanza che questa ha avuto; Antonio Salines, attore e regista teatrale, che ha parlato del suo rapporto anche di amicizia oltre che di collega con Ambrogi; Fabio Ivan Pigola, editore, che ha ristampato “Le svedesi” qui il link alla nuova edizione, romanzo di Ambrogi ambientato a Bocca di Serchio; Iacopo Bertoni, presidente dell’Attiesse Associazione Teatro Spettacolo, che ha parlato dell’importanza di rappresentare e riscoprire classici proprio come “I burosauri”.

Io, dopo i saluti del Sindaco, ho avuto il piacere di leggere un messaggio – emozionato ed emozionante – della giornalista Francesca Franceschi, assente giustificata, e poi ho introdotto la discussione con la riflessione che vi trascrivo qua sotto. Ancora più sotto, alcune foto de “I burosauri” durante la rappresentazione dei bravissimi attori dell’Attiesse e la rassegna stampa de Il Tirreno e La Nazione.
Con l’assenza di Francesca, in modo molto più modesto, cercherò di introdurre questa discussione con una riflessione, o meglio, con una impressione. L’impressione di chi, come me, non conoscendo l’opera di Ambrogi e non essendo un esperto della materia, ha avuto la possibilità di leggere alcune commedie e alcuni commenti.
L’impressione che ho avuto, quindi, è quella di un’autore e un’opera che si inserisce pienamente nel contesto letterario della seconda metà del ‘900 italiano.

Ambrogi rappresenta la società che vive, quella italiana, ma non si limita a registrarne i comportamenti, i vizi e le virtù, ma riesce – come i grandi artisti – ad anticipare i temi e i tempi, a mettere in luce aspetti che solo l’occhio attento dell’acuto osservatore intellettuale riesce a fare. E lo fa al pari di un’ottima compagnia di altri autori: ne “Le svedesi” del 1959 si leggono le influenze de “I vitelloni” di Fellini che aveva soggetto e sceneggiatura scritti da Flaiano; ne “I burosauri” ci sono discendenze di Gadda; “Neurotandem” del ’67 è già proiettato in un’epoca diversa e anticipa i temi della “coppia in crisi” cari a Woody Allen. Così fino alle opere degli anni ’90: “I sessantottonni” è una riflessione ancora attualissima sulla crisi dei valori e della politica; “I malmangianti” una satira del consumismo e delle mode delle diete in ambito alimentare.
Con l’arma appuntita dell’ironia, con un linguaggio affilato, attraverso tutti i mezzi espressivi a disposizione, la sua è una satira feroce di quello che noi siamo, se è vero che secondo alcuni burocrati, non necessariamente “burosauri”, la satira “è quella manifestazione di pensiero, talora di altissimo livello, che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili, al fine di ottenere un esito finale di carattere etico”.
Allora, io penso che le opere di Ambrogi possano essere lette così: pienamente dentro la nobile tradizione della satira più alta, avendola innovata nei temi e nei linguaggi, anticipando i tempi, e sempre con un fine etico, Ambrogi ha consegnato ai posteri lavori sempre attuali; è per noi un piacere oggi rendere omaggio ad un’opera di così grande valore.

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