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Era nata per sosta di preghiera ai pellegrini che si recavano a Roma, poi per santificare la processione del Corpus Domini che dalla chiesa di San Ranieri vi si recava a messa e a festeggiare la giornata con bancarelle di dolciumi e  “coperte” per merenda sugli “aguglioli”. Poi, per la cattiva strada che aveva preso la bella strada, tutto si dissolse lentamente fino a che un gruppo di migliarinesi si diedero da fare per chiuderne il transito...

. . . . . . . . . . . . l'epidemia corona virus, .....
. . . si perchè di bullismo se ne parla solo se succedono .....
Quasi tutti conoscono il detto "chi rompe paga ed i .....
. . . o a Migliarino martedì?
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Se fossi nata albero sarei cresciuta molto, almeno spero,

invece sono corta e mingherlina e accrescere è un mistero.

Mi è stata tolta l'occasione .....
Buongiorno, abito in Via Paganini a Colignola, quotidianamente percorro le strade bianche nelle vicinanze fino ad arrivare ad Asciano, lungo i condotti. .....
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La Pagina di Michele
I giorni del riscatto

1/6/2018 - 17:18



I giorni del riscatto
 
 Il nipote non volle andarsene e pregò lo zio di continuare, lui obbedì. 
- Era il novembre del 1999 quando arrivò al nonno una ingiunzione di pagamento per una imposta ICI non pagata su tremila metri quadrati di terra edificabile dietro casa. Questa non era dovuta in quanto per quel terreno, se pur nella zona di ampliamento urbanistico, non c’era mai stata la delibera del Consiglio comunale che formalizzasse detto ampliamento nel piano regolatore.


Il nonno la vide come un ennesimo accanimento contro la sua persona.
Anche lui, come ben sai, era stato un amministratore di quel Comune fino agli anni ottanta. Un uomo di sinistra, un comunista che non riusciva, ormai, a riconoscersi nell’attuale Partito Democratico. Sosteneva che era stato messo insieme con un non meglio identificato compromesso storico fra peccatori pentiti della Democrazia Cristiana e rivoluzionari sognatori del Partito Comunista ed era stato determinante nell’ostacolare la strada ad una democrazia rimasta ancora incompiuta. Per queste sue idee era stato allontanato, possiamo dire epurato, dal partito; con garbo, senza rumore, ma con tanta cattiveria. -


- Lo tranquillizzai; chi meglio di me poteva risolvere la questione? Prima di istruire l’iter legale volli avere chiarimenti direttamente dal funzionario dell’ufficio imposte del Comune.


 Si trattava di Paoli Guido quello stesso individuo che, alla fine degli anni sessanta, si era presentato a casa nostra dicendo che era un amico di mio padre e che aveva bisogno di parlare con lui. In quel periodo tuo nonno era assessore all’urbanistica. Lo feci accomodare dicendo che sarebbe arrivato subito, qualche minuto. Non lo conoscevo ma mi colpì il suo aspetto; era molto magro, indossava un loden marrone consunto e sotto si intravedeva un abbigliamento altrettanto dimesso. Mi dette l’idea di una farsa, poi il nonno mi confermò che il padre di Paoli era molto malato e che avevano seri problemi economici.


            Passammo nello studio, dove ero intento a preparare l’esame di diritto tributario, si sedette sulla poltrona vicino alla porta; per rompere l’imbarazzo cominciò a parlare. Raccontò che si era diplomato in ragioneria ma ancora era alla ricerca di una occupazione. Voleva parlare con tuo nonno per capire quali possibilità ci fossero per  un impiego comunale.
             Di queste storie ne avevo sentite tante e tuo nonno le aveva accolte tutte. Paoli continuò dicendo che non avrebbe potuto proseguire negli studi. La sua famiglia non aveva mezzi sufficienti. A me sembrò scortese che lo avesse detto proprio in quel momento. Si sforzava di presentarsi con un linguaggio ricercato per dare la sensazione di essere colto ed assennato come fossi la controparte e con poche frasi finì per farmi sentire in colpa per il privilegio che avevo di studiare.
            Di lì a poco arrivò tuo nonno, lì lasciai soli.


            In seguito seppi che il Paoli aveva lavorato per circa tre mesi come precario poi con un concorso interno rimase effettivo all’ufficio ragioneria.
            Con il tempo era diventato funzionario dell'ufficio imposte. -
 
- Entrai nel suo ufficio dopo un'anticamera di circa un'ora. Si confermò in me il sospetto che mi volesse umiliare, forse a dimostrare che ormai le parti si erano invertite. Poi perché? Erano passati più di trenta anni da quando si presentò a casa nostra. Stentava nel riconoscermi. Mi presentai, evidenziando anche il titolo; eppure aveva lavorato con mio padre, una intera legislazione, la sua ultima! Pronunciò uno scostante: - Ah! Si, ricordo. Mi dica professore! Come può un docente universitario di diritto amministrativo avere bisogno di un povero impiegato comunale! -  si esprimeva con lo stesso tono di rabbia e invidia di quando cercava lavoro.
            - Cercando di frenare il mio risentimento e volendo anche capire quali fossero le ragioni di quel comportamento, spiegai con pazienza l'accaduto mettendo in evidenza le ragioni ed i limiti normativi che incontrava la richiesta della tassazione. Secondo quelle regole i cinque milioni, delle vecchie lire non erano dovuti, quindi si trattava certamente di un involontario errore da parte dell'ufficio e la richiesta si sarebbe potuta risolvere per via informale.


            In meno di cinque minuti fui messo alla porta. Il Paoli disse che non poteva risolvere in via amichevole una situazione che si era complicata nel tempo per la trascuratezza di mio padre. Sottolineò con autorità che l'ufficio è gestito attraverso precise  norme e non con le amicizie. Il fatto che conoscesse tuo nonno, non gli dava il diritto di comportarsi in maniera diversa da qualsiasi altro contribuente e che quindi l'imposta doveva essere pagata in ogni modo.


            Fu proprio l’allusione ad un favore che non avevo richiesto a farmi traboccare di rabbia. Dopo aver puntualizzato che non ero andato con l'intento di avere favori ma per chiarire una situazione in cui l'ufficio si stava comportando in modo illegale, uscii da quel luogo di potere con l'intento di vendicarmi e di togliere a quella persona l'arroganza che aveva sempre avuto nei miei confronti, senza una ragione e pur avendo avuto un grande aiuto da mio padre.


            Non mi mancavano certo gli strumenti, le armi e le usai tutte!
Cominciai con un ricorso amministrativo che vinsi in modo schiacciante. Con me vinsero anche tutti quelli, cinque, che avevano avuto la stessa ingiunzione. Intentai, poi, causa al Paoli per negligenza in atti di ufficio e per lesione di dignità in quanto nella richiesta di imposta, non del tutto formale, il contribuente era evidenziato come evasore fiscale, senza prove certe - .


             Tutte le azioni erano partite dallo studio di un caro amico, uno dei più famosi del foro pisano, ed è a quello studio di via della Faggiola che il Paoli si recò nel tardo pomeriggio di un giorno di aprile. Lo zio aveva concordato il colloquio con il suo collega.
Fu una esilarante commedia di amara comicità.
 
- Si accomodi dottore, ho apprezzato la su telefonata. Un chiarimento è sempre necessario prima di intraprendere qualsiasi strada – lo accolse Tiziano, con apparente familiarità.
- Grazie! Tengo a precisare che non ho il titolo di dottore ma solo di ragioniere – rispose il Paoli non scevro di apprensione e poi continuò.
– Ho ritenuto opportuno parlare con lei per capire se fosse possibile trattare la questione privatamente senza intraprendere un contenzioso legale che non gioverebbe a nessuno. – Si notava l’abitudine a trattare con il pubblico ma in quel momento non aveva le certezze che gli dava la sua carica e si notava che l’ansia gli aveva scomposto i lineamenti del viso.
- Mio caro ragioniere ricucire lo sbaglio fatto nei confronti di persone innocenti, direi quasi aggredite mortalmente, dal punto di vista amministrativo si intende, non è stata un'azione che  possa avere risoluzioni immediate; quello che chiede comporterebbe il ritiro delle denunce nei suoi confronti. –  Tiziano si esprimeva con impeto.
- Si! Intendevo proprio quello. – Lo disse con sicurezza quasi fosse lui a guidare il gioco.
- E intendo pagare per mettere fine alla questione in modo definitivo. Offro trenta milioni di lire.- L'idea che con quell'offerta fosse risolta la questione lo fece sentire ancora più sicuro tanto da ripetere l'offerta scandendo ad alta voce.


            Certo ne doveva aver fatte di bigie approfittando della sua carica ormai trasformata in un potentato se un impiegato comunale, non era altro che quello, aveva quell'ardire e quella disponibilità monetaria. Tiziano sapeva che Alceste lo voleva alle corde; quindi replicò e non poté nascondere una punta di rabbia:
- Credo che abbia scelto la strada sbagliata, la sua prepotenza è proverbiale negli ambienti dove lavora e non gli ha lasciato neppure la lucidità di capire come andava condotta la trattativa. Inoltre l'offerta evidenzia la sua colpa. Lei ormai non distingue più neppure con chi a che fare. Ci sentiamo profondamente offesi. Il mio cliente avrebbe solo preteso delle scuse a questo punto però andremo avanti con le nostre accuse e cercheremo di rimuoverlo anche dal suo incarico, ci sono altre testimonianze che sosterranno la causa . -
 
            Poi l'avvocato citò articoli e regolamenti con cui lo avrebbe operato. Il Paoli non si aspettava quanto seguì. Sbiancò e non seppe replicare. Riuscì solo a borbottare parole incomprensibili, si alzò e appoggiandosi dove capitava si diresse verso la porta che sbatté violentemente, dopo che fu uscito.  


            I giorni che seguirono furono quelli del riscatto. 


            In quel momento lo zio sentì l’attimo impagabile del calore della passione, ma non ne era stato comunque orgoglioso, anzi forse era aumentato il suo vuoto interiore proprio perché non c’era stata risposta al motivo di quella gratuita cattiveria e dunque non aveva avuto scelta! 

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