none_o

L’impoverimento del linguaggio e l’incapacità di descrivere le proprie emozioni è una delle principali cause dell’aumento di violenza nella sfera pubblica e privata ma anche responsabile di una accertata riduzione della nostra intelligenza.

. . . . . . . . . . . . . . . . è il mio suggerimento .....
. . . ancor di più se avessi il tuo indirizzo mail, .....
. . . t' accontento. Una cosa giusta l'hai detta : .....
Un vecchianese; un pole di la sua ricalcando un pensiero .....
Vecchiano è Voilontariato
#tantifiliunasolamaglia


“Il gioco serio del teatro”

Vecchiano è volontariato
#tantifiliunasolamaglia

L'associazione culturale La Voce del Serchio ospite del giornale online da cui è nata

....Ci siete? Proviamo ad aprire quella porta e ad incontrarci?
Mandateci un messaggio e noi organizzeremo un incontro.

C’è un’idea strana che aleggia su Migliarino, una sorta di profezia, a Migliarino non c’è niente e non succede niente.Siamo sicuri che a Migliarino non ci sia nulla? Proviamo a fare un inventario...

Spazio Donna.
Perché la memoria non sia persa.
none_a
Dal web
none_a
Franca
none_a
La bellezza è negli occhi di chi guarda
di Luigi Polito e Sandro Petri
none_a
San Giuliano Terme, 20 febbraio
none_a
San Giuliano Terme
none_a
Elezioni del PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
none_a
Alberto Zangrillo - covid
none_a
Circolo Arci Vasca Azzurra Nodica
none_a
di Marlo Puccetti
none_a
Squadre di calcio Valdiserchio
di Marlo Puccetti
none_a
Squadre di calcio Valdiserchio
di Marlo Puccetti
none_a
Squadre calcio Valdiserchio
di Marlo Puccetti
none_a
Accade a volte
che in sere con orli d'autunno
il ricordo sovvenga di quando
sul finire di scale e cortili
cosparsi nel vento
folle divenni,
senz'altro .....
Con grande dispiacere e soltanto casualmente in questi giorni sono venuta a conoscenza della morte del Dottor Assanta. Ritengo sia stato un esempio di .....
none_o
Quello del pesce

15/6/2018 - 17:22

Ancora da “C’erano una volta i cibi di strada” di Carlo G. Valli 

 

(scusate il ritardo ma in strada c'era traffico = computer fuori uso!)

 
 Di pesce non si faceva gran uso nei tempi andati nelle cucine delle città e dei borghi non prossimi al mare. Il pesce faticava a giungere nei luoghi di consumo per la lontananza, per il trasporto difficoltoso e lento, per la mancanza di catene frigorifere e distributive, per il prezzo non proprio conveniente. C’era sì l’omino che girava, generalmente il venerdì, con il canestro, le cassette o il carrettino del pesce:
 

 

In sti canestri gho del pesse aposta
da poco prezzo per la povertae,
che in pescaria se vende quel che costa…

Ma lo smercio si limitava a quel poco che potevano contenere le ceste. Si surrogava con il pesce in conserva, sotto sale, infarinato e fritto, messo in salamoia in aceto, olio, cipolla, in saor appunto, che fin dal nome rivelava una promessa di sapore, oppure seccato al sole e mantenuto in barili; affumicato e aromatizzato seguendo ancestrali, rudimentali, sagge pratiche di conservazione. Andavano a costituire una piccola riserva alimentare per le famiglie da impiegarsi principalmente nei periodi invernali e capaci comunque di donare intensità e piacevolezza all’umile pesce e al companatico.
Come era lo stoccafisso, seccato al vento del Nord, che trovava da noi gran mercato per la facile, capillare disponibilità, per il suo basso costo, la flessibilità in cucina, divenuto vivanda di rigore quando si doveva mangiare di magro, il che capitava anche più volte la settimana. O la diffusissima ed umilissima aringa, uno dei “companatici della povera gente”, come aveva detto Bertolt Brecht. E oggi caduta nel dimenticatoio, forse per rigetto visto che ”polenta e renga” è stata per lungo tempo  compagna di troppo poveri deschi.
 
Nei posti di mare più che gli ambulanti erano i pescatori a stendere i loro banchetti, le cassette e i cesti con il pescato disponibile ad essere mangiato lì, sulla riva o sulle strade. I polpi appena arricciati, adagiati sul cestino piatto (spase) e le seppiette (allieve) spellate e battute accanto al secchio dell’acqua per il risciacquo, come accadeva ed accade nella terra di Bari. Pesci da mangiarsi crudi. Luigi Sada ce ne dà una esemplare, succinta descrizione e a lui continuiamo a riferirci: oltre ai polpi, una categoria a sé del crudo, si offriva e si offrono alcuni molluschi cefalopodi giovanissimi: i piccoli della seppia, i calamaretti, moscardini... tutti... ridotti a tenerezza. Dei primi sono sufficienti l’asportazione dell’osso, della tasca del nero e lo sbattimento in acqua e ghiaccio perché diventino teneri e candidi.

 Per arricciare i polpi c’è una tecnica unica al mondo che si perpetua da secoli, che abbisogna di ben sei fasi.
Nel repertorio del crudo trovavano (e trovano) rilievo e consumo le umili cozze, le vongole crude (vi si sente -il mare dentro) e i ricci di mare (i preferiti sono quelli di scogliera), i quali  (ricorriamo ancora una volta alla prosa di Luigi Sada):

“per essere gustati, vanno aperti in silenzio. Il frutto va odorato coi denti, attratto con le labbra, succiato, ingoiato”.
Fra i mattutini compratori (generalmente dal primo mattino a mezzogiorno) si incontra chi li sa aprire da sé e chi li acquista già belli e aperti, tagliati a metà: a pensare che dentro quella scorza irta di aculei pungenti possa esservi un cibo, davvero uno si sente come "Attilio Regolo nella botte”. Le carni, di un colore fra il rosa e l’arancio invece sono apprezzate e si bagnano nient’altro che con il limone.

 
 

 
 

    
+  INSERISCI IL TUO COMMENTO
Nome:

Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
EMail:

Minimo 0 - Massimo 50 caratteri
Titolo:

Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
Testo:

Minimo 5 - Massimo 10000 caratteri