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Con una ricerca dell'Università di Washington, che può considerarsi la prima ad essere indirizzata sull'argomento, si è riusciti a riprodurre mediante un processo computerizzato, il movimento di fibre microplastiche nell'ambiente.  Lo studio è stato pubblicato nel numero di novembre della rivista Advances in Water Resource...

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    Si avvertono i Soci che il Circolo trasmetterà in chiaro tutte le  partite dell'Associazione Calcio Pisa, sia in casa che in trasferta. Prossima partita Piacenza-Pisa domenica 30 settembre. 


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    Il  Circolo ARCI Migliarino che gestisce la Ludoteca Comunale in versione estiva presso l'Oasi Dunadonda cerca personale qualificato per il perido di luglio e di agosto. Gli interessati possono inviare una mail alla posta del Circolo   arcimigliarino@gmail.com. Vedi sotto.


Pappiana
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Pappiana
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Campionato provinciale di seconda categoria
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Giovanissimi B girone A
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Io che ho spiegato le vele tutte finché la riva scompare,
esplorato ogni terra invisibile,
ogni visibile mondo, sfidato correnti, mostri marini, .....
RISOLVE :
- UMIDITA’ NELLE MURATURE
- RISANAMENTO DEL CALCESTRUZZO DEGRADATO
- IMPERMEABILIZZAZIONE DI :
. TERRAZZE E TETTI
. VASCHE IN C. A. .....
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A cura di Leonardo Debbia.
Scienza e Brexit. Cosa si aspetta il mondo della ricerca?

9/10/2018 - 8:30

   Scienza e Brexit. Cosa si aspetta il mondo della ricerca?
 
 
Nel 2016, quando la Brexit, ovvero l'uscita della Gran Bretagna dalla Unione Europea non era ancora decollata, gli scienziati britannici mostravano già segni di viva preoccupazione.
  Come sarebbe stato il dopo-Brexit? Quali conseguenze avrebbe portato per la Scienza in generale e, più particolarmente, per gli addetti ai lavori sulle due sponde della Manica?
 
 In un sondaggio promosso dalla rivista Nature, la scelta dei ricercatori non lasciava adito a  dubbi: dei 907 studiosi interpellati, operanti nel Regno Unito, l'83 per cento si schieravano per  una Gran Bretagna europea, mentre solo un 12 per cento era favorevole alla Brexit.
  Le percentuali dei 666 ricercatori britannici si discostavano di poco: 80 per cento contro, 14 per cento a favore.
  Per il mondo accademico britannico, l'uscita dalla UE avrebbe significato, come minimo, perdere rappresentanza nei processi decisionali globali, università che avrebbero perduto i loro ruoli e la loro immagine, con una conseguente fuga di talenti dalla UK.
  I favorevoli controbattevano: il lato positivo era che i fondi nazionali sarebbero rimasti in Gran Bretagna. Ma i conti erano in attivo: nel periodo 2006-2015 il Regno Unito aveva ricevuto dalla UE più di quanto avesse speso per la ricerca scientifica (12 per cento di spesa del budegt totale contro un ritorno del 15 per cento).
  I principali quotidiani, dal Financial Times, passando dal Times, al Telegraph, a Science, i giudizi sono tutti negativi.
  Di recente, tredici premi Nobel britannici hanno firmato un appello, finora inascoltato, in cui si paventano perdite di finanziamenti tra il 60 e l'80 per cento per le discipline economiche, la biologia evolutiva e le nanotecnologie.
  All'inizio dello scorso mese di settembre sono state prospettate le ultime, inevitabili conseguenze: esclusione dalla condivisione di leggi e regolamenti in atto, compresi quelli che regolano la circolazione di persone, beni e servizi all'interno della UE.
  La preoccupazione dilaga sempre più tra gli scienziati, con le previsioni negative sui finanziamenti alla ricerca, sull'accesso ai sistemi satellitari, sulla gestione della ricerca nucleare e sulla sorveglianza dei detriti spaziali pericolosi.
  Non manca una grossa fetta di studiosi che confida ancora in forme di ripensamenti in senso più 'soft'. Anche se molti saranno esclusi da gruppi consultivi e di lavoro, c'è chi ritiene che una maggiore libertà di manovra possa avere risultati benefici. E' il caso delle colture geneticamente modificate e la ricerca con cellule staminali embrionali, temi in cui la UE ha finora costituito un freno alle disinibite applicazioni pratiche britanniche.
  Resta il fatto che i 100 scienziati britannici che lavorano ora a Bruxelles in strutture come il Joint Research Centre, l'organo impegnato su tematiche politiche, ambientali e migratorie, con la Brexit dovranno fare le valigie, lasciando il resto d'Europa a gestire quel che rimane.
  L'Europa unita ha rappresentato fino ad oggi una garanzia, che dal 29 marzo 2019 sarà molto indebolita.
 
 
                                                                                                          

Fonte: Leonardo Debbia
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