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 La notizia è di pochi giorni fa e ha lasciato a bocca aperta il grande pubblico; ma non gli addetti ai lavori.  Uno studio del Centro tedesco Helmholtz per la ricerca oceanografica GEOMAR, di Kiel, pubblicato sulla rivista Science Advanced, fa sapere che il nostro Etna, il vulcano più grande d'Europa, sta scivolando lentamente nelle acque dello Ionio....

Vecchiano: Percorsi Partecipativi
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Invito
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Teatro del Popolo Migliarino 26 ott.
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I luoghi dell'eccellenza gastronomica
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Associazione La Voce del Serchio
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San Giuliano, 21 ottobre
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Palaia
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ASBUC Migliarino, 19 ottobre
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  • Teatro del Popolo 26 ottobre

      Sulla mia pelle film di A. Cremonini

    È prevista, via Skype, una rappresentanza della famiglia Cucchi.

     

  • ASSEMBLEA ASBUC

      giovedì 4 ottobre, ore 21


    Si avvicina il giorno dell’assemblea pubblica per far sì che venga rinnovato il Comitato di amministrazione dei beni di uso pubblico di Migliarino con votazione Domenica 28 ottobre, presso l’Auditorium ASBUC- Via S. D’Acquisto 1.


Pontasserchio
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Pappiana
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COMUNICATO MIGLIARINO VOLLEY 1984
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ASD PISA BOCCE
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Io che ho spiegato le vele tutte finché la riva scompare,
esplorato ogni terra invisibile,
ogni visibile mondo, sfidato correnti, mostri marini, .....
Il giorno sabato 22 ottobre, dalle ore 9 alle ore 12, a San Giuliano Terme, in Piazza Italia,
GAZEBO LEGA . . . per un'iniziativa veramente interessante .....
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A cura di Leonardo Debbia.
Scienza e Brexit. Cosa si aspetta il mondo della ricerca?

9/10/2018 - 8:30

   Scienza e Brexit. Cosa si aspetta il mondo della ricerca?
 
 
Nel 2016, quando la Brexit, ovvero l'uscita della Gran Bretagna dalla Unione Europea non era ancora decollata, gli scienziati britannici mostravano già segni di viva preoccupazione.
  Come sarebbe stato il dopo-Brexit? Quali conseguenze avrebbe portato per la Scienza in generale e, più particolarmente, per gli addetti ai lavori sulle due sponde della Manica?
 
 In un sondaggio promosso dalla rivista Nature, la scelta dei ricercatori non lasciava adito a  dubbi: dei 907 studiosi interpellati, operanti nel Regno Unito, l'83 per cento si schieravano per  una Gran Bretagna europea, mentre solo un 12 per cento era favorevole alla Brexit.
  Le percentuali dei 666 ricercatori britannici si discostavano di poco: 80 per cento contro, 14 per cento a favore.
  Per il mondo accademico britannico, l'uscita dalla UE avrebbe significato, come minimo, perdere rappresentanza nei processi decisionali globali, università che avrebbero perduto i loro ruoli e la loro immagine, con una conseguente fuga di talenti dalla UK.
  I favorevoli controbattevano: il lato positivo era che i fondi nazionali sarebbero rimasti in Gran Bretagna. Ma i conti erano in attivo: nel periodo 2006-2015 il Regno Unito aveva ricevuto dalla UE più di quanto avesse speso per la ricerca scientifica (12 per cento di spesa del budegt totale contro un ritorno del 15 per cento).
  I principali quotidiani, dal Financial Times, passando dal Times, al Telegraph, a Science, i giudizi sono tutti negativi.
  Di recente, tredici premi Nobel britannici hanno firmato un appello, finora inascoltato, in cui si paventano perdite di finanziamenti tra il 60 e l'80 per cento per le discipline economiche, la biologia evolutiva e le nanotecnologie.
  All'inizio dello scorso mese di settembre sono state prospettate le ultime, inevitabili conseguenze: esclusione dalla condivisione di leggi e regolamenti in atto, compresi quelli che regolano la circolazione di persone, beni e servizi all'interno della UE.
  La preoccupazione dilaga sempre più tra gli scienziati, con le previsioni negative sui finanziamenti alla ricerca, sull'accesso ai sistemi satellitari, sulla gestione della ricerca nucleare e sulla sorveglianza dei detriti spaziali pericolosi.
  Non manca una grossa fetta di studiosi che confida ancora in forme di ripensamenti in senso più 'soft'. Anche se molti saranno esclusi da gruppi consultivi e di lavoro, c'è chi ritiene che una maggiore libertà di manovra possa avere risultati benefici. E' il caso delle colture geneticamente modificate e la ricerca con cellule staminali embrionali, temi in cui la UE ha finora costituito un freno alle disinibite applicazioni pratiche britanniche.
  Resta il fatto che i 100 scienziati britannici che lavorano ora a Bruxelles in strutture come il Joint Research Centre, l'organo impegnato su tematiche politiche, ambientali e migratorie, con la Brexit dovranno fare le valigie, lasciando il resto d'Europa a gestire quel che rimane.
  L'Europa unita ha rappresentato fino ad oggi una garanzia, che dal 29 marzo 2019 sarà molto indebolita.
 
 
                                                                                                          

Fonte: Leonardo Debbia
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