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Qui si parla un po’ della app "Immuni". Scaricarla o non scaricarla? Questo è il problema. Comunque il mio amico Massimo, che è saggio e previdente, l’ha scaricata. Qui ci si diverte anche un po’ con Face App. Senza problemi.

Buona estate!

. . . . . . . . . . . . . . . non capisco i virologi .....
Per i cinguettii mi riferivo semplicemente ai tweet .....
Egr. Nicche sei passato dall'onestà intellettuale .....
Siamo perfettamente d'accordo che il governo deve "tagliare .....
Noi di Uniti per Calci non ci stiamo
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di GIUSEPPE TURANI-IL GUERRIERO MANCATO
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Causò dimissioni del sindaco Vignali di Parma, dopo 10 anni
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“Le critiche e le offese sono cose ben differenti”
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Incontrati per caso..
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le Eccellenze italiane dello spettacolo”
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Tirrenia, 7-10 luglio
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Tirrenia, 4 luglio
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Pontasserchio, 28 giugno
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  • Emergenza del Covid-19

      Misericordie della Toscana


     Cari fratelli e sorelle, adesso più di prima siamo chiamati tutti ad un impegno e ad uno sforzo ulteriore per sostenere le nostre comunità, le persone fragili, i nostri anziani, le persone sole e chi viene purtropp colpito da covid-19...


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FC FORNACETTE CASAROSA
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Dai monti al mare
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di Marlo Puccetti
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spoglio
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apre gli occhi
guardando curioso
quel volto
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fa freddo
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Segnalo il degrado/ pericolo del campanile della chiesa di Migliarino Pisano. Andrebbe, perlomeno, messo in sicurezza.
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Come si muovono i rifiuti di plastica nell'ambiente

10/12/2018 - 9:04

Come si muovono i rifiuti di plastica nell'ambiente
 
 Con una ricerca dell'Università di Washington, che può considerarsi la prima ad essere indirizzata sull'argomento, si è riusciti a riprodurre mediante un processo computerizzato, il movimento di fibre microplastiche nell'ambiente.
  Lo studio è stato pubblicato nel numero di novembre della rivista Advances in Water Resource e potrebbe aiutare a comprendere meglio le dinamiche dell'inquinamento plastico e a ridurne, nel tempo, gli effetti, che in questo momento sono un problema serio e in crescendo ovunque sul nostro pianeta.
  E' noto che milioni di tonnellate di rifiuti plastici, ridotti in piccolissimi pezzi, spesso microscopici, galleggiano dappertutto negli oceani della Terra, accanto a rifiuti di maggiori  dimensioni, dando luogo ad ammassi superficiali giganteschi, vere e proprie isole che si estendono per migliai di chilometri quadrati, quali il Great Pacific Garbage Patch.
  Non viene tuttavia sottolineato a sufficienza che purtroppo questi rifiuti stanno accumulandosi gradualmente anche nel suolo, nei sedimenti e nelle acque dolci.
 
  Le fonti di provenienza dei detriti di plastica sono svariate, dalle fibre sintetiche per abbigliamento ai cosmetici, dagli imballaggi di qualsiasi genere e dimensione alle scorie dei grandi processi industriali.
  Questi residui di plastica finiscono per la maggior parte negli oceani, procurando danni ingenti anche agli organismi marini che li ingurgitano e, di conseguenza, anche all'uomo.
  Sono continui gli appelli di ambientalisti e non, che si levano a tutela delle faune esposte a questi rischi, ma purtroppo, anche a fronte di episodi eclatanti, talora portati alla ribalta, in concreto poco o niente viene fatto dai vari Paesi per porre in atto politiche di sorveglianza e attenzione particolare a queste problematiche.
  Finora i ricercatori hanno studiato e misurato microplastiche in ambienti molto diversi, ma Nick Engdahl, un professore del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell'Università di Washington, è stato il primo ad effettuare una simulazione sul movimento effettivo di queste fibre sintetiche nei loro percorsi ambientali.
  “Volevo indagare se queste microplastiche si muovono realmente, diffondendosi, o se tendono a formare accumuli in luoghi preferenziali”, afferma Engdahl, che ha studiato il movimento nell'ambiente di una varietà di contaminanti.
  Per questa simulazione, il ricercatore ha usato un nuovo approccio rivolto alle fibre microplastiche in particolare.
  Queste fibre sintetiche sono presenti nell'abbigliameno e vengono prodotte durante il loro processo di fabbricazione.
  “Ogni volta che cammini o strofini i tuoi abiti su una qualsiasi superficie, i tuoi vestiti perdono fibre”, dice Engdahl.
  Le microfibre che vengono poi rilasciate quando gli indumenti vengono lavati, finiscono nelle acque reflue, dalle quali una percentuale significativa riesce comunque a passare attraverso i sistemi di filtraggio degli impianti.
  Le acque filtrate finiscono nei fanghi di depurazione che possono venire utilizzati su terreni agricoli come fertilizzanti oppure vengono gettati nelle discariche.
  Engdahl ha scoperto che il deposito delle fibre nel terreno o la loro diffusione nell'ambiente sono in stretta relazione con la loro lunghezza e con la velocità dell'acqua che le trasporta.
  E' stato anche osservato che il movimento delle microfibre più corte risulta più complesso e diviene più rapido nelle sostanze disciolte nell'acqua.
  Engdahl sta lavorando ora per verificare e perfezionare il suo modello con le osservazioni dirette del movimento delle fibre in laboratorio, progettando di misurare le fibre in funzione del trattamento delle acque reflue.
  “Più dati riesco ad ottenere dal mondo reale, più sarò in grado di distinguere se questi rifiuti si muovono o rimangono ammassati”, sostiene lo studioso. “I dati ottenuti ci aiuteranno a verificare con più accuratezza il loro impatto ambientale, che al momento è in gran parte sconosciuto”.
 
 
 
                                                                                                          

Fonte: Leonardo Debbia
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