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 “C’è qualcosa che devo dire alla mia gente, in questo nostro procedere verso la giusta meta: non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste. Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo dalla coppa dell’odio e del risentimento. Io ho un sogno. Che bambini neri e bambine nere, potranno prendere per mano bambini bianchi e bambine nere, come fratelli e sorelle. IO HO UN SOGNO OGGI.”..

Con Borgo di Pratavecchie
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  • Circolo Arci Migliarino

      NUOVA GESTIONE LOCALE BAR

    Il Circolo ARCI Migliarino lancia una Manifestazione pubblica di Interesse finalizzata alla ricerca di un gestore del locale bar del Circolo in scadenza marzo 2019. Gli interessati possono rivolgersi direttamente ai consiglieri oppure inviare una mail alla posta del Circolo:  arcimigliarino@gmail.com.
    Scadenza delle domande: 31 gennaio 2019.


  • Circolo ARCI Migliarino

      Partite Pisa A.C.

    Si avvertono i Soci che il Circolo trasmetterà in chiaro tutte le  partite dell'Associazione Calcio Pisa, sia in casa che in trasferta. Prossima partita Piacenza-Pisa domenica 30 settembre. 


di Irene Tagliente
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Migliarino
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Promozione Sportiva CSI, ACSI, UISP, CSA
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CSI -Centro Sportivo Italiano-
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Ancora dormi accanto a me
ogni sera più di dieci lustri ormai,
stringi la mia mano nella tua
vuoi essere sicura amore mio,
che ti sono accanto .....
Il 24 gennaio alle ore 18 presso il Centro Salute di San Giuliano Terme in Largo Shelley, verrà presentato il libro Strumenti di counselling in Analisi .....
di Renzo Moschini
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Fai-Cisl
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di Renzo Moschini
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La pescaia e il callone di Castelfranco.

29/12/2018 - 11:12


 
Per regolamentare la navigazione sull’Arno nel 1574 il Granduca di Toscana aveva deciso di costruire proprio a Castelfranco una diga o sbarramento nel fiume e un sistema di chiuse, al fine di controllare meglio il movimento dei navicelli e delle merci e di riscuotere la relativa tassa. Si trattava dell’unico sbarramento esistente nel tratto tra Firenze e Pisa, una specie di casello autostradale “ante litteram” in cui si doveva versare il “pedaggio” alle casse granducali. Sulla riva destra dell’Arno furono anche costruiti un mulino e un’osteria, dove i barcaioli si ristoravano durante il viaggio, oltre all’abitazione del doganiere incaricato della riscossione.
 
Il Callone, come poi venne chiamato per la sua imponenza, risultò da allora in poi un punto di riferimento non solo per la navigazione, ma anche per i pescatori che vi confluivano per l’abbondanza del pesce. Reine, lasche, barbi, lucci e soprattutto cheppie, che risalivano la corrente per andare a deporre le uova, trovavano questo sbarramento e si facevano facilmente intrappolare dalle reti tese dai pescatori.

Durante la primavera si aspettava il passaggio delle cheppie e, mentre alcuni uomini si immergevano nell’acqua agitandola e sbattendola, altri sulle barche gettavano le loro bilance nelle quali i pesci rimanevano inesorabilmente prigionieri. Si usavano anche altri tipi di rete come i mulinelli o i giacchi, una rete grande e rotonda che, lanciata con maestria, calava sui pesci avvolgendoli e imprigionandoli. Erano così tanti i pesci che anche i ragazzi più svelti e abili nel nuoto sott’acqua li catturavano con le sole mani. Nel 1907 ci fu una grossa piena e la grande diga in mattoni rossi si ruppe in due formando un’apertura per la corrente del fiume. Lo “strappo” che aveva nel mezzo un grande masso che affiorava dall’acqua, come si può bene comprendere, diventò subito una postazione molto ambita per i pescatori di Castelfranco. Tommaso Di Brigida fu il più svelto ad appropriarsene e da li pescava facilmente le sue prede. Qualche giorno prima andava ad “appastare” i pesci con la polenta o il granturco e poi li aspettava in quella specie di “corridoio della morte” dal quale inesorabilmente dovevano passare. Ogni bravo pescatore aveva i suoi appostamenti, i suoi punti strategici, che si sceglieva all’inizio dell’anno e che non potevano essere presi dagli altri. In certi giorni, soprattutto quelli festivi, era quasi impossibile trovare un angolino libero sulla pescaia, tanta era la concentrazione dei pescatori in quel luogo.
 
Alcuni pescatori di professione passavano la giornata interamente sulla barca, almeno nella bella stagione; qualcuno addirittura vi dormiva coricandosi su stuoie di granturco sistemate sul fondo e coprendosi alla meglio con un vecchio e logoro incerato. Poi all’alba si ripartiva per una dura giornata di lavoro in direzione bocca d’Arno, per la pesca dei muggini. Non era certo una vita facile, ma la pesca rendeva abbastanza bene e con il ricavato della vendita del pesce si manteneva dignitosamente tutta la famiglia.

L’alluvione del 1966 ha definitivamente cancellato quel che restava della pescaia, da allora infatti è scomparsa ogni traccia della costruzione sull’acqua e dell’antico complesso restano che pochi ruderi.

 
 

 
 

    
Fonte: tratto da "Pesci d'Arno e zoccoli di legno" di Giancarlo Nanni, ed. Tagete 2008
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