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Guardati allo specchio! Il volto che vedi riflesso è il risultato di milioni di anni di evoluzione e riflette le caratteristiche più distintive, che utilizziamo per identificarci e riconoscerci.  E' il risultato che si è plasmato secondo i nostri bisogni, legati al mangiare, al respirare, alla vista, alla comunicazione.  Ma come si è evoluto nei millenni il volto che abbiamo, per arrivare a mostrarsi com' è oggi?

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Le squadre di Val di Serchio
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Nel germoglio di un'amore
C'e' il sorriso
della vita
Ed il tremito dei sensi
Che prelude a nuovi voli

E' la
danza di una fiamma
Che accarezza .....
. . . . . . . . . . . . . . un fatto accaduto quando andavo ancora alle elementari e che ricordo ancora molto bene. . . . . . Ebbene nell'ultimo banco .....
di Renzo Moschini
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Roma
Pg Cassazione, assolvere Ignazio Marino
Per vicenda scontrini, 'fatto non sussiste'

9/4/2019 - 18:47

Pg Cassazione, assolvere Ignazio Marino
Per vicenda scontrini, 'fatto non sussiste'

(ANSA) - ROMA, 9 APR - Il sostituto procuratore generale della Cassazione Mariella De Masellis ha chiesto di assolvere l'ex sindaco di Roma Ignazio Marino dall'accusa di peculato e falso per la vicenda 'scontrini' relativa a cene di rappresentanza pagate con la carta di credito del Campidoglio, rilevando che "il fatto non sussiste".

Marino in primo grado era stato assolto mentre in appello nel gennaio 2018 era stato condannato a due anni di reclusione. Il verdetto è atteso in serata.

Fonte: Redazione ANSAROMA 09 aprile 201913:41NEWS
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10/4/2019 - 16:06

AUTORE:
Matteo Orfini

In politica ogni scelta è contestabile, anche la più semplice. Figuriamoci se non è legittimo discutere quelle più difficili.

Quello che invece non si può fare è cercare sistematicamente di distorcere la verità dei fatti. Ma andiamo con ordine.

Ieri Marino è stato assolto per la vicenda degli scontrini.

Alcuni, compreso qualche dirigente del Pd, mi chiedono di scusarmi per la scelta di sfiduciarlo.

Ovviamente non credo di doverlo fare, perché quella scelta l'ho assunta spiegando fin dal primo momento che non era legata all'inchiesta. Marino non era adeguato a quel ruolo, stava amministrando male Roma, la città era un disastro. Provai per un anno ad aiutarlo, troverete decine di dichiarazioni dell'ex sindaco che lo riconosceva.

Difesi l'indifendibile, compresa la scelta di rimanere in vacanza in alcuni dei momenti più delicati della vita della città. Misi me stesso a sua protezione per più di un anno, rispondendo personalmente di ogni problema della città. Andai nei luoghi dove nessuno di quella giunta osava andare perché si prendevano fischi e insulti. Li presi io per lui e per loro. E presi anche le minacce dei mafiosi di Ostia, della cui esistenza prima del mio arrivo (e di quello di Sabella e Esposito) nessuno si era accorto. Non bastò perché errori e atteggiamento del sindaco non cambiarono.

E Roma ne pagava le conseguenze.

È semplice sfiduciare un tuo sindaco? No. Ma vi pongo io una domanda: per Roma, per i romani, sarebbe un bene o un male se oggi il M5s sfiduciasse la Raggi?

Io credo sarebbe un bene. Certo pagherebbero un prezzo altissimo, ma farlo significherebbe anteporre l'interesse generale a quello di parte. È quello che facemmo noi allora. Perché un partito serio fa così. Interrompe una agonia dannosa, paga il prezzo che deve pagare e comincia a ricostruire.

Molti obiettano che quella scelta ha portato alla vittoria della Raggi e al disastro attuale. Per carità, ognuno può interpretare a piacimento il nesso di causa-effetto. Dal mio punto di vista, la Raggi l'ha portata il disastro amministrativo prodotto da Marino e un'inchiesta – Mafia capitale – che sconvolse la città e il Pd.

Possiamo far finta che tutto questo non c'entri. Possiamo raccontarci che Marino fosse un sindaco fantastico. Possiamo convincerci che Roma possa essere amministrata con lo slogan protogrillino "non è politica, è Roma".

Ma appunto faremmo solo finta.

Chiunque giri la città sa che fuori dalle Mura aureliane sono pochi quelli che rimpiangono la nostra amministrazione. Abbiamo passato una settimana a parlare di quanto le periferie si siano sentite abbandonate dal Pd. Io sono l'unico parlamentare del Pd che nei giorni infernali in cui si rischiavano gli schiaffi a Torre Maura ci è andato.

Gli altri che magari ora se la prendono con me hanno fatto qualche tweet, come sempre. Qualcuno al massimo è venuto alla manifestazione quando tutto era già finito. Fossero usciti dal centro si sarebbero accorti che in quelle periferie ancora ci rinfacciano l'assenza di quegli anni. E di quelle amministrazioni.

Un uomo intellettualmente onesto come Sabella, assessore alla legalità di Marino, ha recentemente riconosciuto proprio questo limite: l'aver governato Roma come finisse con le Mura aureliane. Potrei raccontare vari aneddoti, gli assessori che alle mie sollecitazioni a fare interventi nelle periferie rispondevano rivendicando di fare molte cose a Garbatella, che periferia lo era decenni fa. O potremmo parlare di chi confondeva Tor Di Nona con Ponte Di Nona. O dell'uso spregiudicato e discutibile di alcuni strumenti amministrativi (e anche qui rimando al libro di Sabella).

La Roma disastrata di oggi è anche figlia di quella stagione, di quei limiti amministrativi, di quella visione antipolitica, di un partito che era davvero impresentabile.

E non sarà strillando bugie che cancelleremo la verità (ah, a proposito: non è nemmeno vero che i consiglieri si dimisero nello studio di un notaio. Lo fecero in Comune davanti al segretario generale del Campidoglio, come previsto dalla legge).

Ripeto: è perfettamente legittimo contestare quella complicatissima scelta. Ma non lo è farlo stravolgendone le motivazioni perché fa comodo. Mi fa sorridere lo facciano gli stessi opinionisti che appena una settimana fa ci facevano la lezione su quanto le nostre amministrazioni facessero schifo.

Mi dispiace lo facciano alcuni miei compagni di partito, che potrebbero invece contestare il merito di quella scelta.

Soprattutto mi fa venire un dubbio, ovvero che nel Pd romano ci sia una gran nostalgia di quello che c'era prima. Di quel modello di partito fatto di filiere e correnti. Di tanti circoli che aprivano solo per i congressi. Di regole sistematicamente calpestate. I più onesti intellettualmente tra quelli che mi hanno sempre contestato quella stagione lo dicono esplicitamente. E in parte quelle abitudini sono già tornate.

Abbiamo svolto da poco un congresso regionale in cui a Roma a 24 ore dalla apertura delle votazioni non si sapeva nemmeno dove fossero collocati i seggi. Anche la nostalgia è legittima, ognuno rimpiange quel che vuole.

Io resto della mia idea: quel partito era malato e quella amministrazione inadeguata.

Ovviamente è legittimo pensarla diversamente. E criticarmi anche aspramente. Ma dato che molti dei protagonisti di quella degenerazione oggi si trovano in maggioranza nel nuovo corso del Pd, se questa è la lettura possono riportare le lancette indietro. E possono ripartire da quello straordinario modello di partito pre-commissariamento e da quell'illuminata esperienza amministrativa.

Io da quando ho smesso di fare il commissario non ho più messo bocca sulle vicende romane, perché così mi ero impegnato a fare. Mi sono limitato a continuare un paziente lavoro nelle periferie estreme, lontano dai riflettori. Più tardi vi racconterò la giornata di ieri nel "parco del buco". E questo continuerò a fare. Sperando che qualcuno si aggiunga a questo, ahimé, solitario lavoro. Continuerò a fare questo e tornerò al riserbo promesso e mantenuto in questi anni.

La scelta sul da farsi oggi spetta ad altri. Ma almeno la si compia avendo il coraggio di dire la verità.