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Massimiliano Angori Sindaco
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Mascherine, le prime dieci in edicola fino al 15 giugno
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Massimiliano Angori Sindaco
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Nel Mar Nero scoperta una nave greca di 2400 anni

5/5/2019 - 18:58

Nel Mar Nero scoperta una nave greca di 2400 anni
 
 La notizia non è delle più recenti e neppure delle più eccitanti, ma rimane pur sempre un'altra tessera di un mosaico che si ricompone, schiudendo sempre nuove conoscenze su un mondo ormai perduto, ma che ha segnato il nostro passato in maniera indelebile.
  E questo - è bene ricordarlo – grazie alla tenacia di infaticabili studiosi e ai migliori mezzi tecnologici all'avanguardia oggi disponibili.
  E' stata infatti scoperta sul fondo del Mar Nero, al largo della costa bulgara, una nave greca, la cui datazione la colloca attorno ai 2400 anni fa, un periodo non estremamente lontano, ma comunque sempre affascinante da ricostruire.
 
 Il relitto giace a 2000 metri di profondità, coricato su un fianco, e si presenta apparentemente quasi intatto. Si tratta di una nave mercantile, lunga circa 25 metri e il suo aspetto la fa apparire incredibilmente ben conservata, con i banchi dei rematori ancora integri, sopravvissuti per millenni al logorio del tempo e degli agenti fisici. 

  L'annuncio della scoperta, fatta nell'ambito del Progetto Archeologico Marittimo (Maritime Archaeological Project o MAP) del Mar Nero, è stato pubblicato per primo dal giornale The Guardian.
  Per il professor Jon Adams, archeologo dell'Università di Southampton e leader incaricato del MAP, non si tratta di un ritrovamento occasionale o fortuito.  
  Sono oltre 60 i naufragi storici che il team di Adams ha scoperto durante un sondaggio durato  tre anni nelle acque del mar Nero. Un'attività divenuta quasi 'routine', se non fosse che ogni volta non è mai come le precedenti; c'è sempre qualcosa di 'nuovo', che non può non provocare una scarica di adrenalina nei ricercatori impegnati a riportare alla luce un pezzo di passato, qualcosa avvolto nel mistero, rimasto a lungo ignorato.
  Naturalmente, i mezzi tecnici oggi a disposizione consentono di operare in modi impensabili fino a qualche decennio fa.
  La nave è stata infatti individuata da un ROV (Remote Operated Vehicle) - un sofisticato mezzo subacqueo, dotato di telecamere, che può essere guidato in luoghi difficilmente raggiungibili dall'occhio umano - e appare simile a tante altre navi mercantili raffigurate sui vasi greci.
 
 
  Un piccolo frammento del relitto è stato prelevato e, all'esame con il radiocarbonio, è stato datato intorno al V secolo a.C., epoca in cui le città-stato greche commerciavano frequentemente con città e genti lungo le coste del Mar Nero.
  Secondo Adams la nave sarebbe affondata durante una tempesta. Il punto del ritrovamento indica che era sicuramente in grado di viaggiare lontana dalla costa e che poteva imbarcare dai 15 ai 25 uomini.
  Il suo ruolo doveva essere principalmente dedito agli “scambi commerciali”, ma lo studioso non esclude che possa esser stata utilizzata anche per “qualche incursione”.
  Il vario scopo dell'uso, per quei tempi, non deve destare meraviglia.
  Mentre i vascelli a vela intatti sono stati recuperati dai siti di sepoltura egiziani soltanto a terra, è raro che antichi relitti sommersi risultino così ben preservati.
  C'è, comunque, una spiegazione.
  La conservazione, praticamente unica, della nave di 2400 anni fa è dovuta all'insolita chimica dell'acqua del Mar Nero e alla mancanza di ossigeno al di sotto dei 600 piedi di profondità.
  E' solo grazie a questo stato anossico - che costituisce il 90 per cento del volume di questo mare e che impedisce i processi chimici e fisici, causa del deterioramento organico - che oggi abbiamo la possibilità di ammirare questo relitto in maniera così nitida.
  “Le acque del Mar Nero sono un museo incredibilmente ricco di storia umana”, osserva Fredrick Hiebert, archeologo naturalista del National Geographic, che ha eseguito le ricerche su altri naufragi nel Mar Nero in precedenti spedizioni.
 
 
 
                                                                                                    
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Fonte: Leonardo Debbia
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