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Massimiliano Angori
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Massimiliano Angori
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che in sere con orli d'autunno
il ricordo sovvenga di quando
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Con grande dispiacere e soltanto casualmente in questi giorni sono venuta a conoscenza della morte del Dottor Assanta. Ritengo sia stato un esempio di .....
STORIE SENZA TEMPO
Sesso, amore e fedeltà 4
Ovidio Della Croce, Cristina Marinari

24/12/2020 - 10:01

Qui entra in scena Fiammetta, una ragazza bellissima che diventa oggetto di un esperimento nuovo, che poi così nuovo non è. La sorte vuole che un ragazzo chiamato il Greco, nottetempo, trova il modo di aggiornare il Kama Sutra. Si racconta la filosofica fine della novella. Si ammira l’ultimo acquerello di Daniela Sandoni.

 

 


QUATTRO
 
 
FIAMMETTA
 
La bellissima fanciulla, di nome Fiammetta, “era ancora sul fiorir di primavera / sua tenerella e quasi acerba etade.” Senza consultare la fanciulla i due la chiedono al povero oste, promettendogli che l’avrebbero trattata bene. Il padre, che aveva molti figli da mantenere, gliela cede volentieri.
 
“Pigliano la fanciulla, e piacer n’hanno
or l’uno or l’altro in caritade e in pace,
come a vicenda i mantici danno,
or l’uno or l’altro fiato alla fornace.”
 
Allora continuano il viaggio portando Fiammetta con loro e di notte dormono nello stesso letto tenendo la ragazza in mezzo e godendo a turno dei suoi favori. Qui messer Ludovico racconta la storia come se fosse un film. Ci viene il dubbio che Woody Allen abbia preso spunto da qui per il suo film ambientato a Barcellona, dove il triangolo allargato è fatto di due donne più un’altra con un solo uomo; cambiano i generi dei personaggi, ma la somma è la stessa. Infatti anche in questo canto, all’insaputa di Astolfo e di Giocondo, in un albergo vicino a Valencia dove erano arrivati, la sorte fa spuntare il quarto uomo. Entra in scena il Greco, un povero garzone che era stato a servizio dal padre di Fiammetta, di cui lei si era innamorata prima di essere venduta e lui aveva goduto del suo amore. Il Greco le confessa di essere ancora innamorato e il suo sogno era, dopo aver messo da parte un po’ di denaro, di tornare da suo padre e di chiederla in moglie. Fiammetta stringe le spalle e risponde che ormai è tardi. Il Greco piange, sospira, in parte finge: “Vuommi (dice) lasciar così morire?”  Non sta più nei panni e ci prova: “lasciami disfogar tanto desire: / ch’inanzi che tu parta, ogni momento / che teco io stia mi fa morir contento.”
Colpita al cuore anche Fiammetta risponde che il suo desiderio è forte come quello che gli esprime il suo amante, ma lì dove si trovano, in mezzo a tanti occhi, non è il caso. Allora il Greco va al sodo: va bene, però se tu mi ami almeno un terzo di quello che io t’amo, “in questa notte almen troverai loco / dove ci potren godere insieme un poco.”
Insomma, i due scoprono di essere innamorati più che mai e non vogliono perdere l’occasione di stare insieme almeno per una notte.
 
“Come potrò (diceagli la fanciulla),
che sempre in mezzo a duo la notte giaccio?
E meco or l’uno or l’altro si trastulla,
e sempre l’un di lor mi trovo in braccio?”
 
Il Greco, che è un po’ birbante, rilancia: pensaci tu a come toglierti da questo impaccio.
 
 
EPILOGO
 
Qui dobbiamo seguire diverse trame. Innanzitutto quello che accade nella stessa notte, poi cosa succede l’indomani e scoprire il finale della storia.
 
E che problema c’è? Risponde il Greco e invita la ragazza a pensare a una soluzione valida.
Fiammetta, che gioca a fare la parte della verginella sprovveduta, ma in realtà è sgamatissima, ha un’ideona.
Perché Renato il triangolo no, non l’aveva considerato, ma Fiammetta sì, è avanti lei, altro che triangolo! Ha pensato di meglio: non due, ma tre amanti… praticamente un rettangolo, per dirla con geometrica passione.
 
“Pensa ella alquanto, e poi dice che vegna
quando creder potrà ch’ognuno dorma;
e pianamente come far convegna,
e de l’andare e del tornar l’informa.”
 
Insomma, quando tutti dormono, suggerisce al suo amante di introdursi in camera, facendo attenzione a non svegliare gli altri due. Il Greco non se lo fa spiegare un’altra volta e, con cautela, come se camminasse sopra le uova, si infila nel letto.
 
“Fa lunghi i passi, e sempre in quel di dietro
Tutto si ferma, e l’altro par che muova
A guisa che di dar tema nel vetro,
non che ‘l terreno abbia a calcar, ma l’uova;
e tian la mano inanzi simil metro,
va brancolando infin che ‘l letto trova:
e di là dove gli altri avean le piante,
tacito si cacciò col capo inante.”
 
Testa-piedi, come in tenda a campeggio, quando siamo in otto, ma la tenda è per sei. No, non perdiamo il filo, torniamo ai nostri, che arriva il bello.
La nottata è parecchio movimentata. I protagonisti assoluti sono Fiammetta e il Greco, che danno un grande spettacolo anche per i lettori:
 
“Fra l’una e l’altra gamba di Fiammetta,
che supina giacea, diritto venne;
e quando le fu a par, l’abbracciò stretta,
e sopra lei sin presso al dì si tenne.
Cavalcò forte, e non andò a staffetta;
che mai bestia mutar non gli convenne:
che questa pare a lui che sì ben trotte,
che scender non ne vuol per tutta notte.”
 
Al sorgere del sole, il Greco se ne va.
Ora, già in condizioni normali il letto era più affollato del solito, uno più uno meno non è che si sente tanto la differenza. Però qualcosa non torna, Astolfo e Giocondo sono lacerati dal dubbio. Ognuno pensa che l’altro si sia divertito con la ragazza e tra i due scoppia un litigio furibondo.
 
“Il re disse al compagno motteggiando:
Frate, molto camin fatto aver dèi;
e tempo è ben che ti riposi, quando
stato a cavallo tutta notte sei.
Iocondo a lui rispose di rimando,
e disse: Tu di’ quel ch’io a dire avrei.
A te tocca posare, e pro ti faccia,
che tutta notte hai cavalcato a caccia.”
 
Belli eh, per carità, ma diciamocelo francamente, non brillano per furbizia! Qualcosa non quadra. Potrebbero continuare così per ore, a infamarsi a turno, ma per fortuna hanno un’idea migliore e decidono di convocare Fiammetta, l’unica in grado di raccontare come sono andate veramente le cose. Astolfo, con sguardo fiero, le chiede di rivelare il nome del fortunato che ha passato con lei la notte, senza temere nessun tipo di vendetta, convinto che si tratti di Giocondo.
 
“Credendo l’un provar l’altro bugiardo,
 la risposta aspettavano ambedui.”
 
La ragazza, tremando, si inginocchia ai loro piedi e chiede perdono, confessando il tradimento senza mentire, certa di essere uccisa:
 
“Domandò lor perdono, che d’amore
Ch’a un giovinetto avea portato, spinta,
e da pietà d’un tormentato core
che molto avea per lei patito, vinta,
caduta era la notte in quell’errore;
e seguitò, senza dir cosa finta,
come tra lor con speme si condusse,
ch’ambi credesson che ’l compagno fusse.”
 
Insomma, alla fine è proprio vero, tra i due litiganti il terzo gode. Grande Greco!
Astolfo e Giocondo, udite le parole della ragazza, realizzano l’equivoco. Si guardano meravigliati e increduli. Si sentono proprio due co… compari sciocchi, inutile negarlo.
Ancora una volta però ci stupiscono, perché il finale è a sorpresa. La prendono bene, anzi benissimo
 
“Poi scoppiano ugualmente in tanto riso,
che con la bocca aperta e gli occhi chiusi,
potendo a pena il fiato aver del petto,
a dietro si lasciar cader sul letto”.
 
Confusi e felici, canterebbe Carmen Consoli.
La morale della favola, se ce n’è una, ce la raccontano direttamente loro: Fiammetta ci ha dato la prova che a una donna neppure due uomini bastano e qualsiasi marito, anche se avesse più occhi che capelli, non riuscirebbe a evitare i tradimenti. Le nostre mogli non sono peggiori, pensano Astolfo e Giocondo, quindi tanto vale mettersi l’animo in pace, tornare da loro e non fare tante storie.
Così, forti di questa nuova presa di coscienza, chiamano Fiammetta e la danno in sposa al Greco. Di più: le danno una dote adeguata e le fanno da testimoni di nozze.
E vissero tutti felici e contenti?... Chissà.
 
“Poi montaro a cavallo, e il lor sentiero
ch’era a ponente, volsero a levante;
ed alle mogli lor se ne tornaro,
di ch’affanno mai più si pigliaro.”
 
Noi siamo arrivati alla fine della nostra storia. Anzi, alla fine si ritorna all’oste:
 
“L’ostier qui alla fine della sua istoria pose,
che fu con molta attenzione udita.”
 
Ci sembra quasi di vederli Astolfo e Giocondo, in sella ai loro cavalli, che riprendono il cammino di casa per tornare dalle rispettive spose, che amano e piacciono loro tanto. Con il cuore più leggero, un sorriso beffardo e, forse, un pensiero un po’ rassegnato per il giovane Greco:
Vai vai sposala, tanto prima o poi anche lei… Auguri!
 
 
NOTA
 
“Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori”.
Vogliamo chiudere questo nostro racconto col primo verso dell’Orlando Furioso, perché ci sembra un gran bell’inizio, ma soprattutto un ottimo finale, capace di riassumere nel migliore dei modi il senso di questa nostra storia.
I personaggi che la animano ci sono tutti. Le donne, per prime. Belle, furbe, scaltre, libere; sì, è vero, forse a volte anche un po’ bugiarde e incoerenti. Ma chi non lo è?
Poi ci sono i cavalieri, i nostri baldi giovani, belli e disinvolti, spavaldi e un po’ insicuri. E i nostri Astolfo e Giocondo, così tolleranti, bell’esempio per tutti.
C’è un’umanità variegata insomma, alle prese con le prove che prima o poi tutti ci troviamo ad affrontare. E con le scelte, mai scontate, che spesso aprono nuove strade, segnano confini o alzano muri.
Sicurezze infrante, sconfitte sofferte, ripicche velenose, lacrime e sorrisi. Sorrisi, sì, il binomio che di solito siamo abituati a sentire è “lacrime e sangue”. Invece no, in questo canto “l’arme” non ci sono e non vengono mai usate, non c’è spargimento di sangue.
Anche le situazioni più drammatiche alla fine si risolvono in modo pacifico, senza violenza. L’amore, anche quello tradito, non la giustifica.
Questo aspetto ci ha colpito, lo abbiamo trovato estremamente significativo e attuale.
Ecco allora la potenza dei classici e di questo in particolare, scritto nel 1516, che oggi più che mai, nell’età dell’indiscrezione (per citare il bel libro di Maurizio Bettini), ci offre spunti di riflessione preziosi.
Abbiamo cercato di essere leggeri, di non appesantire un testo affascinate, ma al tempo stesso complesso e non sempre di facile lettura. E speriamo di avervi divertito un po’, almeno un terzo di quanto ci siamo divertiti noi a scriverlo e Daniela Sandoni, che ringraziamo molto, a illustrarlo.

 

 

 

Finisce così questa “istoria” che, nonostante i numerosi personaggi, vede ancora al centro la saggezza di messer Ludovico Ariosto. Che almeno un terzo ne arrivi a tutti noi. Auguri.

 

Fonte: Immagine: Daniela Sandoni, Fiammetta passa la notte con Greco, mentre Astolfo e Giocondo credono che con lei giaccia uno di loro due.
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29/12/2020 - 19:39

AUTORE:
Antonietta Timpano

Sono colpita dalla scelta dell'argomento di questa storia , uscita in quattro puntate e illustrata da Daniela Sandoni, in quanto di questi tempi in cui imperversano fatti di cronaca agghiaccianti e inaccettabili, questa storia rappresenta una delle possibili vie verso il riscatto di un femminile vituperato e massacrato per troppo tempo. Innanzitutto perché Ludovico Ariosto aveva della Donna un'idea reale e rispettosa. La Donna nel suo Furioso non è metafora o mezzo per raggiungere dimensioni ultraterrene come nello Stilnovo. Le eroine del Furioso, Angelica e Bradamante sono Donne fiere, una fa perdere il senno , l'altra si innamora fieramente, ma rimangono figure reali .
Ho letto un documento che parla dell'amore di Ludovico Ariosto per Alessandra Benucci, donna di origini pugliesi che conobbe a Firenze perché maritata con un fiorentino. E' stata l'ispiratrice delle figure femminili presenti nei suoi versi , dai quali traspare l'amore che il poeta nutriva per la sua Donna ma anche il rispetto e la stima.
Alessandra era sposata; rimasta vedova visse l'amore con l'Ariosto da donna indipendente ed emancipata. Si sposarono in segreto ma ognuno rimase a vivere nella propria casa. Mi sono fatta l'idea che Alessandra dovesse essere una donna libera, fiera, in grado di gestire le proprie finanze. Infatti i due amanti si sposarono solo dopo che lei ebbe messo in sicurezza i beni ereditati dal marito e garantito la sussistenza ai suoi cinque figli.
Erano gli uomini quindi a perdere il senno per amore, non le donne.
Tornando a "Sesso, Amore e Fedeltà " apprezzo enormemente tutto il progetto, per la scelta dei versi che , come dice Vannucci nella prefazione , rischiano la dimenticanza, poiché non fanno parte della trama narrativa del Furioso e perché non compaiono nei programmi scolastici, né nelle antologie per la scuola secondaria. Apprezzo il messaggio implicito nei versi che delineano Donne libere di vivere i loro appetiti sessuali con coraggio, nella piena padronanza dei loro corpi e delle loro voluttà. Irriverenti, maliziose ma mai succubi. Semmai oggetto di osservazione da parte di re e cavalieri, che attraverso di loro imparano a concepire le loro Donne come creature indomite, ai cui costumi meglio adeguarsi. Apprezzo la prosa lieve e sottilmente allusiva, che invoglia la lettrice a volerne sapere di più, ad attendere la puntata successiva. Apprezzo inoltre il corredo degli acquerelli di Daniela, che mi sembrano la perfetta raffigurazione della prosa. Immagini di forte impatto nella loro levità. Visto tutto insieme il lavoro è proprio bello. I miei complimenti a tutti: Autrici e Autore.