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E’ una frase tratta da “Una storia come questa”, canzone del 1971 interpretata da Adriano Celentano su testo e musica di Goffredo Canarini e Miki Del Prete. Una realtà che molti di noi hanno vissuto e che sembra appartenere ad un passato così lontano da essere quasi dimenticato. Ma forse….

Ma il silenzio di un popolo …
A volte scrivere per .....
Stamattina per cause da stabilire c’è stato un incendio .....
. . . come tanti "noialtri autoctoni" a 4 (quattro) .....
Che bellezza il 2 giugno: 10. 000 auto a 10 euro/ cadauna .....
San Giuliano Terme
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di Umberto Mosso (a cura di BB, red VdS)
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Di Umberto Mosso ( a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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Incontrati per caso...
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Libri.
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di Bruno Pollacci
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di Bruno Pollacci
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Ar vernàolo, a questa lingua antìa,
io provo a fanni ‘na radiografia.
Per noi pisani, tanto pe’ chiarì,
è la parlata ‘he si parla ‘vi
inventata .....
A me, come a tanti altri hanno rubato il vaso portafiori in bronzo al cimitero di Pontasserchio, è troppo abbandonato. Anche i defunti meritano rispetto .....
di Bruno Pollacci
Silvano ed il progetto di solidarietà imprevisto

26/4/2022 - 13:54


Silvano ed il progetto di solidarietà imprevisto


Questa mia opera a carboncino acquerellato è dedicata e Silvano, che lavorava in un “EPC” (Earth Pressure Center” - Centro di Pressione Terrestre), miriade di laboratori sotterranei internazionali segreti con strumentazioni molto complesse, tecnologicamente sofisticate e strategiche che monitorano e controllano la pressione terrestre.

Gli “EPC” sono situati in tutti gli stati del mondo, in numero proporzionato alla grandezza del territorio, e la particolarità della strumentazione è quella di mantenere costante la pressione sotterranea del Pianeta, bilanciando e compensando eventuali “sfiatamenti” o perdite di materia e/o vapore causate da eruzioni o smottamenti dovuti ai movimenti terrestri.

Il mancato controllo umano, anche solo temporaneo e parziale, può determinare improvvise voragini e/o frane in aree cosiddette critiche, caratterizzate da fragilità strutturali terrestri già a conoscenza del personale, che prima di essere assunto viene specificamente addestrato. Un'improvvisa perdita di pressione non compensata dai controllori può procurare voragini, smottamenti e frane, ed un'evidente aumento di pressione non compensato può creare improvvisi rigonfiamenti dello strato superficiale terrestre. Il personale deve essere sempre attivo 24 ore su 24, per cui i turni permettono sorveglianza costante con personale fresco e riposato.

In ogni “EPC” ruotano tre sorveglianti che si danno il cambio ogni 8 ore, ma un giorno il sorvegliante che doveva sostituire Silvano ebbe un incidente in auto proprio mentre si dirigeva al lavoro, e Silvano, che era molto stanco, ebbe un improvviso colpo di sonno. In caso di superamento dei limiti di sicurezza le strumentazioni attivano un allarme acustico, ma quel giorno, la sirena s'inceppò, facendo uscire solo un rumore paragonabile ad un rantolo, non sufficiente a svegliare Silvano, che era caduto in un sonno profondo.

Solo l'improvviso squillo del telefono svegliò di soprassalto Silvano, il quale, rispondendo concitatamente, venne avvertito dell'incidente del collega e che la sostituzione avrebbe avuto ritardi. Silvano dette l'OK alla telefonata, ma scoprendo dalla luce rossa intermittente che era in atto un allarme, si precipitò a controllare l'accaduto e riprendere il controllo, accorgendosi però che ormai un forte aumento di pressione non compensato aveva causato un ampio rigonfiamento terrestre in un'area marina della sua regione. Silvano dopo vari complicati e pericolosi tentativi di compensazione, riuscì a bilanciare l'aumento di pressione, stabilizzando la superficie dell'area, e poi identificò l'area interessata dallo stravolgimento, calcolando l'emersione terrestre ad alcuni chilometri dalla costa. Fece quindi decollare un drone a disposizione del Centro per le ispezioni aeree, inviandolo sull'area interessata dall'evento e tramite la sua telecamera fu rivelata la presenza di un nuovo grande isolotto con vari dislivelli ed esteso per quasi un chilometro quadrato. Silvano era in un forte stato di agitazione, tra preoccupazione per ciò che il suo tardivo intervento aveva creato e l'emozione alla vista di quella sorta di miracolo della natura. Solo lui era a conoscenza dell'accaduto e preso dall'eccitazione, decise di tenere per se l'accaduto, prendendo le coordinate precise dell'isolotto e cancellando tutti i dati relativi all'allarme ed all'avvenuta emersione terrestre prima dell'arrivo del suo sostituto.

Al collega appena arrivato non disse nulla e lasciando il Centro, telefonò immediatamente al fratello, proprietario di un peschereccio d'alto mare, raccontandogli concitatamente dell'accaduto e chiedendogli di accompagnarlo subito alla scoperta dell'isolotto.

Il fratello, seppur incredulo per l'estrema stranezza della cosa, ma fortemente incuriosito, lo accontentò, ed arrivati entrambi al porticciolo, partirono per l'area delle coordinate. Dopo poco avvistarono l'isola e quasi svennero dall'emozione. Per curiosità fecero tutto il giro intorno all'isolotto per scoprirne la struttura, scoprendo anche un arenile, dove approdarono. Una volta scesi a terra provarono una forte emozione e si sentirono come astronauti su un nuovo pianeta. Increduli e felici di poter vivere un'avventura così coinvolgente, si abbracciarono e ballarono come matti scatenati sulla sabbia. Prima che arrivasse il buio ritornarono al porto e durante il viaggio decisero di prendere possesso dell'isolotto e di tentare la realizzazione di un sogno, da tempo pensato: costruirci una casa di legno per dare rifugio ad un gruppetto di quattro senzatetto che da anni sopravvivevano sotto un ponte del paese. La sera stessa ne parlarono ad uno dei quattro senzatetto, il quale, dicendo di aver lavorato in passato come falegname, incredulo ma entusiasta, si offrì subito come lavorante.

Nei mesi successivi passarono ogni momento del loro tempo libero a trasportare legname ed attrezzi sull'isolotto, e con grande passione, capacità tecniche e volontà, riuscirono a costruire una casa di legno che poi suddivisero in quattro piccolissime camerette, ma capaci di ospitare un letto, un comodino e qualche ripiano per un minimo di ricambio vestiario, una zona comune con fornello ed un primitivo gabinetto. Costruirono un deposito per l'acqua piovana da rifornire anche portando ciclicamente grosse taniche d'acqua da terra e con varie bombole di gas garantirono il fuoco per cucinare e la luce per le lampade. Il fratello di Silvano, che al porto conosceva tutti, raccontando del loro progetto di ricovero senzatetto sull'isolotto, ricevette una vecchia barchetta ristrutturata, a 4 posti, con un piccolo motore fuoribordo, come dono collettivo dei pescatori, in modo da rendere i quattro senzacasa autonomi nei contatti con la terra, essendo l'isolotto poco lontano dalla costa. I quattro senzatetto si trasferirono increduli e felici nella casetta di legno ed attraverso la pesca e piccoli e semplici lavoretti di manovalanza al porticciolo e di scartavetratura e ritinteggiatura di barche, si resero autonomi per assicurarsi il cibo comune quotidiano, il ricambio delle bombole del gas e la benzina del motore della loro barca. Quello che solo un mese prima era solo un sogno per Silvano e per i quattro senzatetto, diventò quindi una straordinaria ed imprevista realtà, confermando in tutti i protagonisti dell'incredibile storia (Silvano, il fratello, i quattro senzatetto ed i pescatori del porticciolo) la meravigliosa potenza dell'essere e del fare quando questa si manifesta attraverso comune spirito di solidarietà, di umanità e di buona volontà.


Bruno PollacciDirettore dell'Accademia d'Arte di Pisa 









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