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Dopo l'articolo incentrato sugli avvenimenti dell'inizio del 1800 e sugli adempimenti che Napoleone chiedeva al territorio della Comune di San Giuliano, in cui Vecchiano era stata inclusa da Pietro Leopoldo nel 1776, insieme con tutte le 31 Comunità della precedente Podesteria di Ripafratta, arriviamo ora alle vicende al tramonto dell'Impero napoleonico.Nel 1808 Vecchiano era stata separata, sempre dai francesi, dai Bagni di San Giuliano, dividendo le Comunità a destra e a sinistra del Serchio, ma la procedura fu molto ostacolata dall'amministrazione di San Giuliano. 

Ma il silenzio di un popolo …
A volte scrivere per .....
Stamattina per cause da stabilire c’è stato un incendio .....
. . . come tanti "noialtri autoctoni" a 4 (quattro) .....
Che bellezza il 2 giugno: 10. 000 auto a 10 euro/ cadauna .....
Di Mattia Feltrio
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di Roberto Sbragia - Capogruppo Vecchiano Civica
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Di U M (a cura di BB, red VdS)
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di Fabio Poli
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Di Umberto Mosso (a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Libri.
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di Bruno Pollacci
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di Bruno Pollacci
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Ar vernàolo, a questa lingua antìa,
io provo a fanni ‘na radiografia.
Per noi pisani, tanto pe’ chiarì,
è la parlata ‘he si parla ‘vi
inventata .....
A me, come a tanti altri hanno rubato il vaso portafiori in bronzo al cimitero di Pontasserchio, è troppo abbandonato. Anche i defunti meritano rispetto .....
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Dalla droga al dolore.

14/5/2022 - 7:54



Nel 1915,  durante la prima guerra mondiale, un medico canadese, il  tenente colonnello John McCrae, scrisse questa  famosa poesia: “In Flanders Fields”:

 

 Sui campi delle Fiandre sbocciano i papaveri

in mezzo a tante croci, che, in lunghe file uguali,

segnano il nostro posto, una per ciascuno.

Nel cielo ancora volano le allodole cantando,

ma il rombo dei cannoni confonde quella voce.

Noi siamo i morti uccisi dalla guerra.

Non molti giorni fa eravamo vivi:

ci sorrideva l’alba

ed il tramonto ci affascinava con i suoi colori,

noi amavamo ed eravamo amati.

Ed, ecco, riposiamo sui campi delle Fiandre.

Proseguite voi la nostra lotta contro il nemico per la libertà.

Le nostre mani cadono, ma a voi la torcia passano

degli ideali eterni d’ogni uomo.

Siano le vostre mani ormai a tenerla in alto.

Se non ricorderete perché noi siamo morti,

più non avremo pace ne’ riposo,

pur se nei campi aperti delle Fiandre

seguiteranno a crescere i papaveri.
 
Gabriele D’Annunzio aveva però anticipato l’abbinamento Papavero-sangue nel 1912 con il Terzo libro delle "Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi”;


Vidi campo di rossi

papaveri vasto al mio sguardo

come letto di strage,

come flutto ancor caldo

sgorgato da una ecatombe.

Non mai più fervente rossore

veduto avean gli occhi miei grandi,

e tutta la mia vita tremava

dalle radici

come s'io mi svenassi

sul sacro tuo suolo

con vene giganti.
 
Ma più attuale e conosciuto Fabrizio De André (1966)
 
[…]dormi sepolto in un campo di grano

non è la rosa non è il tulipano

che ti fan veglia dall'ombra dei fossi

ma sono mille papaveri rossi.
 
Una curiosità: Si narra che Gengis Khan, l'imperatore e condottiero mongolo che conquistò il più grande impero che la storia abbia mai visto, portasse sempre con sé dei semi di papavero che spargeva sui campi di battaglia dopo le sue vittorie, in ricordo e rispetto di coloro che vi erano caduti, ed anche per "segnare", con il colore dei fiori, che là si era svolta una battaglia.
Ora c’è uno (con il suffisso “ide”) che semina morte, non papaveri, ma il risultato è sempre  “sangue”.

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14/5/2022 - 17:58

AUTORE:
Rossella

Se imparassimo a non dimenticare
le persone che hanno dato un grande contributo
alla storia al progresso all'umanità
saremmo almeno capaci di rispettare
con un fiore una poesia una canzone una foto un saluto
il sacrificio di chi si è messo a disposizione
degli altri e dovremmo sempre, all'unanimità,
senza se e senza ma,
essere riconoscenti. E lo si deve anche per una piccola azione
a chi con altruismo e generosità
dona offre o si prodiga per la comunità.


"Nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta"