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Con questo articolo termina, dopo un percorso durato più di un anno, l'analisi che Franco Gabbani ha fatto su un duplice piano, la storia della Famiglia Salviati, e di Scipione in particolare, e sinteticamente il contesto sociale e gli avvenimenti succedutesi nel corso del 1800 nel territorio di Vecchiano, come anche in Toscana, in Italia e in Europa.Anche in questa conclusione viene trattato un tema di primaria importanza, quello dell'istruzione nel 1800. 

Un amico mi ha fatto una domanda ed io voglio riportarla .....
. . . tempo fa ti esprimevi come uno di destra ed ora .....
Il PD a queste condizioni non può esistere Mazzeo .....
Per quanto mi riguarda per "sinistra" io intendo le .....


  Conversazione tra due amiche

Intervista di Paola Magli. 


Un nuovo trasloco. La poesia, l’autunno caldo


Ana Lins dos Guimarães Peixoto Bretas, poeta che fu conosciuta come Cora Coralina


A noi donne, per non essere più vittime.

di Silvia Cerretelli
VERSO IL CONGRESSO PD
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Galletti e Noferi (m5s)
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Vecchiano e le sue nuove mezze commissioni consiliari
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di Renzo Moschini
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Intervista di Giancarlo Bosetti (a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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Io, Medico
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di Ezio Di Nisitte
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Bruno Pollacci
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Quel suo viso
L'altra faccia della luna
La mia vita, la mia voce
Quella luce, a primavera
Come un vento caldo su di me
Sono creta, sotto le sue mani
Lei .....
Buongiorno,

queste mie parole sono per evidenziare il menefreghismo di un ente del Comune di San Giuliano Terme che ad oggi non mi ha risposto ad .....
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Dai ponti al mare: MARINA DI VECCHIANO O LIDO DI MIGLIARINO?

22/7/2022 - 21:08

 
Per andare da Migliarino verso Lucca la via più breve era passando da Filettole. Si arrivava al monte a Legnaio dove c'era una piccola fontanella che sgorgava nel fosso che da Vecchiano portava nel lago di Massaciuccoli, usato dai costruttori del porto di Viareggio per portare al mare, attraverso una serie di canali, le grandi e belle pietre dei nostri monti.
Il viaggio di andata, con il carico lapideo, era aiutato da cavalli che tiravano i barconi dalla riva con l'alzaio e i barcaioli così avevano solo il compito di tenersi lontano dalla sponda con una lunga pertica e tenere il timone di traverso per contrastare il tiro che avrebbe fatto entrare la prua a terra. Tutto il lavoro era una fatica di timone, di “barra” e tale si chiamò quel fosso.
I viaggi di pietre si facevano al mattino per sfruttare, una volta arrivati in riva al lago, la brezza di terra che avrebbe gonfiato le vele fino ad entrare nel Burlamacca. La sera invece era il vento di terra che spingeva i navicelli fino a Vecchiano, carichi ora di falasco tagliato intorno ai calatini del lago e che sarebbe usato metà in paese per impagliare seggioline e metà spedito a Pisa nelle vetrerie per impagliare fiaschi.
A quella fontanella, dalla quale sgorgava un rivolino d'acqua ferruginosa che diventava buona solo d'estate quando si aveva sete davvero e che faceva fare delle scuregge puzzolenti da levarti, si fermava il viaggiatore che si accingeva a traversare quelle colline per andare in territorio straniero. Avevamo fatto solo pochi chilometri, ma era meglio dissetarci prima della dura salita che portava ad una osteria.
Il luogo, la salita, l'osteria, tutto si chiamava Radicata, quasi a voler dire che niente e nessuno avrebbero tirato via di lì quello che ormai vi aveva fatto radici.
L'osteria premiava quelli che ce l'avevano fatta ad arrivare fino lassù, anche se i più arrivavano con le biciclette in mano. Era sempre piena di pastori, barrocciai, viandanti e la domenica anche di gitanti cittadini. Chi arrivava aveva bisogno di rinforzo e chi partiva voleva una spintarella e la famiglia versava fiumi di vino in gole assettate e affettava quintali di prosciutto per stomachi affamati.
Dietro l'osteria passava una bella strada asfaltata che tutti cominciavano a chiamare "Firenze mare". I fiorentini sono amanti del mare che non hanno e che invece hanno invidiato fin dall'antichità ai pisani.
Sono accaniti pescatori di pesci che da decenni hanno ucciso nei loro fiumi e che ora vanno cercando nelle altre province. Si sentono oppressi in quella loro stretta valle, hanno i soldi, il potere e vogliono correre con le loro belle e potenti auto.
La strada del mare ora non bastava più, bisognava raddoppiarla e si fecero largo a destra.
Cadde l'osteria, metà salita, si seccò la fontanella, crebbero gli accidenti ai fiorentini che ora si misero in fila ai livornesi ed ai lucchesi per essere mandati in quel posto, tutti volevano andare al mare ad ogni costo e senza badare ai costi.
Anche il nostro comune ebbe la sua richiesta di turismo, per allora solo domenicale, ma numeroso. Non c'era ancora la volontà né l'idea di chiamare e segnalare con "Marina di Vecchiano" la spiaggia di Bocca di Serchio perché altrimenti gli operai del comune ne avrebbero avuti di più di cartelli da cambiare.
Negli anni successivi vi furono dimostrazioni di piazza da parte di migliarinesi imbestialiti che la nostra spiaggia non fosse chiamata "Lido di Migliarino", come del resto avevano fatto anche l'ACI e l'ANAS lungo le strade statali che portavano verso Pisa.
Prima vi fu una imbrattatura di merda di ogni cartello portasse tale scritta blasfema. Poi tale tecnica poco pulita fu abbandonata per quella del catrame e alla fine venne a noia a entrambe le parti tingere e cambiare, cambiare e tingere ogni cartello dove apparisse Vecchiano. L'ultimo segnale con un semileggibile "Marina di V." è rimasto molti anni sulla rotona di Mucchioni a riprova della lotta per la scelta dei nomi delle marine.
La nostra spiaggia era stata teatro di battaglie durante l'ultima guerra e addirittura alle "case di Marina", dove abitava il Coli, vi erano stati alloggiati i subacquei della marina militare che si allenavano alla foce del fiume sui famosi "maiali" per poter fregare gli inglesi facendo incedibili missioni di sabotaggio che hanno valso medaglie d'oro alla memoria e la posa di una lapide commemorativa sui muri della casa che aveva ospitato Durand De La Penne, Bianchi, Martellotta, Marino e Masceglio prima dell'eroica spedizione ad Alessandria. Ora vi viveva la guardia Mommi, famoso artefice di rincorse dietro bracconieri torredellaghesi, mai presi.
Vennero da Roma ministri, generali, vescovi ed autorità varie a rendere omaggio agli scomparsi eroi con alcune mamme e vedove di quei famosi e sfortunati giovani.
Quando il mare veniva sconvolto da quelle spaventose ondate che spostavano la sabbia alterando il fondale, si trovavano sott'acqua dei mucchi di reti di ferro, agglomerati di ruggine e sabbia a formare blocchi marroni da cui era prudente stare alla larga per non ferirsi con le punte che pericolosamente apparivano dalla sabbia. Erano le reti di ferro che i soldati si allenavano a tagliare in pace in mare per poi agire in guerra agli sbarramenti dei porti nemici.
Anche le due o tre torrette di avvistamento, le cui macerie si erano sparse sulla spiaggia di S.Rossore per un vasto raggio, testimoniavano la partecipazione alla seconda guerra mondiale della nostra Bocca di Serchio.
Dal mare sparavano le corvette nemiche, una è ancora affondata davanti a Marina di Pisa dove lasciano le reti i pescherecci che strascicano, dal cielo gettavano bombe gli aerei e tutto quel ferro, esploso e non, veniva sepolto sotto le nostre sabbie.
Arrivati al punto di offrire ai fiorentini la comodità del lido, dovevamo anche offrirne la sicurezza e allora scattò l'operazione "bonifica bellica". Vennero gli artificieri dell'esercito, della marina e dell'aeronautica con ogni tipo di rilevatori di metalli, e setacciarono tutta la zona dalla Bufalina alla Caserma vecchia di S. Rossore e vennero alla luce montagne di proiettili, bombe e perfino un pezzo di aeroplano.
Io a quei tempi stavo sempre sul mare e volli provare a mettermi le cuffie del rilevatore di un soldato che si era rotto le scatole a sentirmi fare cento domande su come, dove e perché. Ad ogni fischio o ronzio dicevo a quello che manovrava la ruspa che c'era qualcosa lì sotto ma riuscii a trovare soltanto sette o otto barattoli rugginosi.
Le munizioni dissepolte venivano accatastate in montagnole e fatte saltare da cariche di esplosivo oppure portate via con camion militari. Una piccola parte me la misi in tasca per souvenir e la portai a casa mostrandola orgoglioso a mio padre. Questi, una mattina che ero a scuola, fece sparire ogni cosa in un non meglio specificato e identificato punto dell'orto: cartucce cariche e bozzoli vuoti, bombe e pallottole, tutto sparito. Non avevo più niente che testimoniasse il mio lavoro e mi facesse far bella figura con gli amici che invece qualche cosa di ottone in casa avevano certamente. Brontolai, piansi anche, scavai cipolle e insalata, ma inutilmente.
Mia madre mi raccontò allora del perché mio padre non potesse vedere armi da guerra in casa. I miei forse pensavano che me lo ricordassi, ma forse ero troppo piccolo. Un giorno a Metato, lasciate da un soldato indiano militante nell'esercito inglese che aveva partecipato alla liberazione, trovai una gibernetta di cartucce da moschetto. Entrai in casa con quel mio bottino speciale e giocai ai birilli con quei cosini a punta. Misi tutte le cartucce in fila sul murettino davanti al focolare e, da lontano, cercavo di buttarle giù tirandovi contro altre cartucce, quando scoppiò la mia guerra.
Mia madre corse in casa dall'orto dove stava facendo il bucato e i vicini di casa corsero anch'essi impauriti e curiosi.
In cucina c'erano fuochi artificiali, c'era una prima linea di fuoco, le pallottole fischiavano dappertutto, i vetri cadevano in frantumi, i piatti nella piattaia erano tutti rotti, c'erano buchi nell'armadio, nei muri e nei panni attaccati ad un chiodo dietro la porta. Mia madre entrò da quell'uscio come pazza, prima urlando dalla paura, poi piangendo nel vedermi vivo, muto, a sedere nel mezzo alla stanza con le mani in testa, come se fossero state uno scudo.
Furono solo attimi, forse un mezzo minuto, ma per me fu la più lunga battaglia dell'ultima guerra mondiale.

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28/7/2022 - 12:13

AUTORE:
beppecalesse

............ fa schiantà da ride se luilì contasse varcosa sarebbe un bel guaio per tutto il comune. Per fortuna luilì un conta niente. .......... beppecalesse

26/7/2022 - 16:59

AUTORE:
Mino

Ogni tanto possiamo essere anche seri.
Mardive??!, poi scrivetelo come vi pare maiuscolo, minuscolo ditelo in corsivo, non si può nè leggere nè dire, nè scrivere.
I posteri di faranno delle grasse e grosse risate.
Piuttosto quella spiaggia è dei migliarinesi in quanto fa parte del territorio della frazione e andrebbe chiamata Lido di Migliarino per non rinnegare le sue origini.

25/7/2022 - 14:59

AUTORE:
di Migliarino mare

...i due litiganti, il terzo gode : siamo alle MarDive...

23/7/2022 - 21:32

AUTORE:
u.m.

Commento Matilde.
Ma guarda te che stavo felice e contento con i miei lettori quando ti arriva il "Ciclone Matilde", che ti fa rivenire in mente la Matilda del bel film ma nella veste opposta della preside Agatha Trinciabue!
A parte le battute e l’intromissione dell’amico P.G, non vedevo nulla di strano se quel discusso mio libro, ”Dai ponti al mare”, lo avessi pubblicato a capitoli sulla Voce del Serchio per favorire degli amici che non erano riusciti ad avere l’originale (forse già dalla sua pubblicazione si poteva catalogare fra i libri antichi visti la carta e i caratteri. Scarsa la veste, che sembrava già antico al momento della prima uscita, cit. P.G.). Loro sapevano chi io fossi, sapevano già delle storie di Bocca di Serchio di oltre ben oltre 50 anni fa e se ora si sono aggiunti altri nuovi lettori/estimatori, ben vengano senza che ci sia questa “voglia” di pubblicità che non mi tocca. Ho avuto la non quantificabile soddisfazione di essere stato chiamato a presentarlo in una quinta del Liceo Dini di Pisa e poi in un incontro con il prof. Fabrizio Franceschini, professore associato presso la facoltà di Lettere e Filosofia di Pisa, nella Biblioteca di Vecchiano quando non era ancora comunale.
Tutto qui e. come scrisse “Guglielmo”: Molto rumore per nulla!
p.s. e in aggiunta alle aggiunte ecco una cartolina del ferragosto di 50 anni fa…e dove?

23/7/2022 - 16:02

AUTORE:
P.G_

Cara Matilde,
ho inserito alcune foto da cui lei può capire l'origine e l'Autore dei piccoli racconti di Gente e Paesi.

Perchè di piccoli racconti si tratta, testimonianze di una vita molto diversa dal quella attuale e che fa sempre piacere rileggere per tornare con la mente alla nostra gioventù ( per chi ha superato,anche di molto, i primi anta).

Il libro non ha data di pubblicazione, è in formato molto spartano, forse già dalla sua pubblicazione si poteva catalogare fra i libri antichi visti la carta e i caratteri.

Scarsa la veste, molto importnate il contenuto perchè è la testimonianza diretta di come si viveva a Migliarino 50 anni fa, anche più.

C'e anche una foto (inedita) di giovani ragazza a Mari....LIdo di Migliarino e una foto di Casa Coli, quella che ospitò gli Incursori di Marina,forse appena prima perchè è del 1936.

23/7/2022 - 12:46

AUTORE:
Matilde Baroni

alla Redazione. Ho bisogno di sapere chi scrive gli articoli che io leggo, e anche di chi è una foto che io vedo. Non posso fare la caccia al tesoro e cercare di risalire dallo stile a chi lo ha scritto. Per favore....
Ho bisogno inoltre di sapere se quello scritto è contenuto in un libro, da chi è stato edito e se è in una delle Biblioteche Comunali della zona. Vedo dal contatore che ogni giorno registra tanti accessi forse di gente nuova che ha bisogno di essere informata. Grazie grazie.