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Una vicenda tutta personale viene descritta in questo nuovo articolo di Franco Gabbani, una storia che ci offre un preciso quadro sulla leva per l'esercito di Napoleone, in grado di "vincere al solo apparire", ma che descrive anche le situazioni sociali del tempo e le scorciatoie per evitare ai rampolli di famiglie facoltose il grandissimo rischio di partire per la guerra, una delle tante. 

La carriera politica personale dell’Onorevole Mazzeo .....
Bonaccini ha dato le dimissioni da presidente della .....
. . . c'è più religione ( si esce un'ora prima). .....
. . . uno sul web, ora, che vaneggia che la sua .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Mauro Pallini-Scuola Etica Leonardo: la cultura della sostenibilità
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Incontrati per caso
di Valdo Mori
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APOCALISSE NOKIA di Antonio Campo
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Il mare
con le sue fluttuazioni e il suo andirivieni
è una parvenza della vita
Un'arte fatta di arrivi di partenze
di ritorni di assenze
di presenze
Uno .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
Io, e un cancello con le ruote. La storia di un viaggio in bicicletta: (prima puntata)

13/4/2023 - 19:17


“Ce la puoi fare” mi dice Edoardo sottovoce un mercoledì sera, durante la riunione. “Se ti alleni, ce la puoi fare”. Edoardo è un ingegnere con la passione per la bicicletta. Un passato da allievo, poi il passaggio nei dilettanti, l’università, la laurea. La bicicletta rimane una passione.
Mariella e Fabio chiedono di fare una pausa ed escono dalla stanza, Mariella ha in mano un pacchetto di sigarette e l’accendino, Fabio un pacchetto di toscanelli. Mentre gli altri parlano di nodi delle guide, corde e imbrachi, Edoardo mi racconta uno dei suoi viaggi in bici. Mi descrive i paesaggi, i profumi degli alberi quando sale, l’odore dell’asfalto bagnato.
“Se decidi di andare in bici, prima o poi ti bagni” dice. Riesco a sentire l’odore del manto stradale durante un temporale estivo.
Rientra Mariella, dopo avere spento quello che resta della sigaretta nel contenitore con la sabbia fuori della porta. Alle sue spalle c’è Fabio, che si porta dietro l’aroma del sigaro appena spento, che ha lasciato fuori sul bordo del posacenere sulla mensola di marmo.
La riunione riprende. Mentre Giulio spiega il modo corretto di eseguire un nodo, io penso al rumore che fanno i tacchetti dei copertoni sulla strada.
La riunione finisce.
“Allora Franca, mi fai vedere come si fa il nodo delle guide?” mi dice Giulio.
“Mercoledì, te lo faccio vedere mercoledì Giulio, stasera è tardi, domani mi devo alzare presto”.
“Vai, vai me lo fai vedere mercoledì… vai”.
Saluto tutti, salgo a bordo della mia Fiat 126 bis rossa e ritorno a Camaiore. Da un anno e mezzo frequento un gruppo, “I Polpi delle Apuane”, con sede a Viareggio. La stanza dove ci ritroviamo è molto grande: questo ci permette di organizzare anche delle cene. L’attività prevalente del gruppo è la montagna, ma al suo interno ci sono uomini e donne con altri interessi, dalle immersioni al tango, dall’arrampicata allo scialpinismo. Con loro non mi annoio, il tango non l’ho ancora provato. L’idea di sprofondare negli abissi marini mi affascina.
 
Preparazione al viaggio
Il giorno dopo, durante la pausa per il pranzo, mi faccio un giro in bicicletta sulle colline di Camaiore.
“Quanto mi devo allenare, Edoardo?”
“Tanto, devi allenarti tanto. Quando pensi di essere pronta, allenati ancora” ripenso alle parole di Edoardo. Mi alleno durante la settimana, due, tre, quattro ore.
La domenica inizio a disertare le uscite in montagna con il gruppo e vado in bici. È bella la mia bici nuova, una Speed azzurra rigida, il telaio è in acciaio. Pedalo, pedalo, pedalo. Il giro del Passo del Vestito, le Fabbriche di Vallico da Pescaglia. La partenza di tutti gli itinerari è sempre da Camaiore.
“Il dislivello, devi fare tanto dislivello, chilometri e dislivello” mi dice Edoardo. Mi indica alcune salite, mi informa sui chilometri e la pendenza media di ogni salita.
“Trovi un tratto al 13% poi spiana, respiri, per cinquanta, sessanta metri spiana leggermente poi inizia a salire di nuovo”. È preciso Edoardo, mi fido come si fida un pilota del suo navigatore. Dislivello, chilometri, dislivello.
“Sono pronta, Edoardo” gli dico un mercoledì sera.
“Allenati ancora un po’, più ti alleni più di godi il viaggio”.
Ancora chilometri e salite. Domenica mattina: salita per la galleria del Cipollaio. Alcuni ciclisti sono dietro di me, li sento parlare, tre mi salutano e mi superano, uno mi affianca.
“Dove vai?”
“Alla galleria del Cipollaio, poi salgo a sinistra e seguo la strada marmifera fino al passo del Vestito…”  un clacson, rallento. Il ciclista mi supera per agevolare il sorpasso dell’auto. L’uomo in bici rallenta e mi affianca, continuo “… poi scendo verso Massa”
“Sì, con quella lo puoi fare” indica la mia mountain bike. “Noi andiamo a Castelnuovo, facciamo il giro della Garfagnana”.
“Io sono andata la settimana scorsa”. Gli amici lo chiamano.
“Arrivo, andate avanti, ci vediamo alla fontana” Le gambe dell’uomo si muovono agili e la sua respirazione è regolare. Mi sorpassa. Tre, quattro minuti, rallenta e mi affianca.
“Un giro impegnativo, il tuo”.
Non rispondo subito. “Mi alleno per farne uno più impegnativo”.
“Dove vuoi di andare?”
La risposta è istantanea: “Voglio fare il giro dell’Abetone”. L’uomo continua a pedalare al mio fianco.
“Con quella lì?” dice guardando la mia bicicletta.
“Sì!”
“Ma quella non è adatta, non è una bicicletta, è un cancello con le ruote”. Respiro e conto fino a dieci.
“Io, questa ho!”
“Hai coraggio, buona fortuna”.
Coraggio: forza d’animo connaturata o confortata dall’altrui esempio, che permette di affrontare, dominare, subire situazioni scabrose, difficili, avvilenti, anche la morte… Non ho tutto quel fiato da sprecare, mi giro verso di lui, lo guardo: “Il coraggio è un’altra cosa” gli dico.
“Ciao… gli amici mi aspettano”.
“Ciao… sì, ciao”.
La strada continua a salire tra alberi di castagno. Guardo in alto, un rapace si riposa sopra un ramo che ha ormai finito il suo ciclo vitale. L’animale, muove la testa a destra, poi a sinistra, mi fa vedere il suo profilo, immagino il suo occhio giallo bordato di nero, apre leggermente le ali e abbassa il capo come a cercare qualcosa. Gli artigli lasciano la presa, appiattisce le ali e plana, quattro, cinque secondi, le appendici piumate si dispongono a V e sfruttando una corrente ascensionale volteggia nel cielo: è una Poiana. Ancora un giro, questa volta in basso, tanto da vedere le piume delle sue ali che si muovono nel vento come le dita di una mano. Scende ancora più giù come a volermi dire: “Ce la puoi fare”.
 
Mercoledì. Stasera la lezione è sull’otto ripassato, detto anche “nodo delle guide”.
“È un nodo bloccante che viene usato in arrampicata e alpinismo per la legatura in corda ma…”
La voce di Giulio si perde mentre Edoardo mi chiede: “Quanti chilometri hai fatto questa settimana?” la sua voce è bassa come un soffio di vento d’aprile.
“Duecentocinquanta”.
“Bene! Ci sei quasi”.
La voce di Giulio è forte come il rombo di una Custon.
“Allora Franca, mi fai vedere come si fa l’otto?”
Si avvicina con un pezzo di corda colorata in mano e me la passa. Indosso l’imbraco, faccio un otto senza stringerlo, passo la corda nelle asole dell’imbraco, nella prima asola dall’alto verso il basso e nella seconda dal basso verso l’alto. Diversamente, la corda in tensione mi farebbe capovolgere. Ripasso l’otto fatto prima e stringo.
“Così, si fa così, Giulio”.
“Bene!”
È di nuovo mercoledì e la riunione non è ancora cominciata.
“Ma se buchi come fai a tornare a casa?”
“Non ho mai bucato, Edoardo”.
Edoardo mi spiega come si sostituisce una camera d’aria.
“Dai, dimmi come si fa” mi dice alla fine. Ripeto quello che mi ha detto: “Levo la ruota. Con l’apposito attrezzo allento il copertone dal cerchio e sfilo la camera d’aria bucata. Prima di mettere la camera d’aria mi assicuro che nel copertone non ci sia niente, la spina di un rovo o qualsiasi altra cosa che possa lesionare quella nuova. La infilo, la sistemo tra il cerchio e il copertone, la gonfio un po’ e con l’attrezzo e con le mani faccio rientrare il copertone nel cerchio, rimetto la ruota e finisco di gonfiarla”.
Mi fa ripetere un paio di volte i passaggi. Il giorno dopo vado a comprarmi le camere d’aria nuove e l’attrezzatura per togliere il copertone dal cerchio. Passo la serata con il cerchio della bici in mano a esercitarmi nel salotto di casa mia.
Mercoledì sera Edoardo mi dice: “Sei pronta”. (continua…)
Franca Giannecchini

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