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Il precedente articolo di Franco Gabbani sul Castello di Vecchiano e la Chiesa di Santa Maria ha riscontrato un successo di lettura senza precedenti, con oltre 1400 letture sulla Voce e 1000 utenti singoli che lo hanno raggiunto su Facebook nella pagina dell'Associazione.

Ovviamente non conosciamo le letture su altre pagine su cui è stato condiviso, ma questi dati indicano con chiarezza il gradimento nei confronti dei temi storici del territorio.

Interesse dimostrato anche da Agostino Agostini, che ci ha proposto alcuni argomenti correlati.

Non vorrei essere cavilloso, però il simbolo di Soru .....
Ma come si fa a prendere in considerazione uno come .....
. . . a non volere nella lista Soru il simbolo di Italia .....
Il 17 gennaio scorso Renzi, con una nota ANSA, ha .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Associazione ambientalista - LA CITTÀ ECOLOGICA APS
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di Umberto Mosso
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Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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Primo Levi#Auschwitz #PrimoLevi #ebrei #campidiconcentramento #giornatadellamemoria
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Pisa, 29 febbraio
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Avane, 24 febbraio
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Attiesse Spettacolo
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L'amore è amore
senza se e senza ma
Raggiungerlo
è l'aspirazione
più ambita
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sentita
a cui tende
ogni creatura. . .
pur essendo .....
LA TARI è ARRIVATA E SALATA
MA IL KIT PER LA RACCOLTA NON ANCORA
SIAMO A MARZO.

COME MAI?
COSì NON VA BENE.
di Claudia Fusani
La premier flirta con i leader socialisti, mentre i ministri “giocano” con i treni e l’affettività

23/11/2023 - 18:15

La premier flirta con i leader socialisti, mentre i ministri “giocano” con i treni e l’affettività

L’importante - e riuscita - missione della premier Meloni a Berlino per la firma del Patto d’azione con il Cancelliere tedesco. “Buoni progressi” sul Patto di Stabilità. “Interessati” al modello Albania. Ma si allungano le ombre dei casi Lollobrigida, Amadori e Ronzulli


Certo, non deve essere facile.

Uno – in questo caso la premier – è in missione all’estero con mezzo governo e mezzo Pil nazionale per firmare un’importante Patto politico ed economico con un partner difficile come la Germania e dall’Italia arrivano schiaffi, sfottò e figuracce. Giorgia Meloni è a Berlino per tentare di chiudere in modo favorevole all’Italia le nuove regole fiscali (Patto di stabilità) e lo staff le recapita via whatsapp la genialata del ministro cognato Lollobrigida che chiede e ottiene una fermata straordinaria del Freccia rossa perchè il treno è in ritardo. Per non dire delle imprese letterarie del professor Amadori, consulente del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che almeno e per fortuna - per Meloni - è della Lega. Quello che ha scritto “Il diavolo è (anche) donna” e “La guerra dei sessi” e le cui teorie sulla “cattiveria femminile” che avrebbero in qualche modo a che fare con pratiche di sesso estremo  hanno – ahimè – oscurato il primo insufficiente tentativo di parlare di affettività e sesso a scuola.
Sessualità e affettività: i due tabù
Il protocollo è stato firmato (30 ore, facoltative, fuori dall’orario, 15 milioni in tutta Italia: decisamente troppo poco). Il problema è che Amadori non è uno di passaggio a cui il ministro – e la Lega – hanno voluto garantire uno stipendio al ministero relegandolo però nell’ombra delle scartoffie o degli eventi collaterali. Amadori è docente di Marketing politico all’Università Cattolica di Milano e, con Valditara., è coautore di “È l’Italia che vogliamo. Il manifesto della Lega per governare il Paese”. Cioè il programma politico del partito di Salvini. E’ soprattutto la Lega - e la parte dei cattolici radicali di Fratelli d’Italia - che finora ha impedito che a scuola, dalle primarie in sù, si parli di sessualità e affettività. “Parliamo di famiglia altro che di genere” la motivazione pelosa. Ancora una volta nonostante il protocollo e i proclami un po’ nervosi del ministro Valditara, ha vinto l’oscurantismo beghino e dannoso.

Il caso Ronzulli
E se non bastasse, c’è anche la rogna - sempre interna alla maggioranza - della rimozione di Licia Ronzulli da capogruppo di Forza Italia al Senato per fare posto a un evergreen che non ti aspetti: Maurizio Gasparri. Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, dice che i “ronzulliani sono una specie in via di estinzione, un po’ come i rettiliani” che come è noto non esistono. E però la decisione, improvvisa, qualche contraccolpo lo ha, ora e in futuro nel popolo di Forza Italia visto che le liste nel 2022 le fece soprattutto la rimossa presidente Ronzulli diventata vicepresidente di palazzo Madama. Meloni fece di tutto per non avere Ronzulli nella squadra di governo. E’ stata l’ultima clamorosa litigata con Silvio Berlusconi, erano i tempi in cui prendeva forma la squadra di governo e il Cavaliere scriveva biglietti così: “Meloni è supponente, prepotente, arrogante e ridicola”. C’è anche la longa manus della premier dietro la rimozione? Inevitabile pensarlo. Tant’è: dite voi come sia possibile lavorare bene e restare concentrati mentre dall’Italia arrivano una dietro  l’altro queste notizie.

La missione di Meloni
E’ una mission molto interessante quella della premier Meloni ieri a Berlino per la firma del Patto d’azione tra Italia-Germania. Si tratta dell’accordo gemello e ugualmente multidisciplinare a quello firmato nel novembre 2021 tra Italia e Francia (Trattato del Quirinale). La cornice è la stessa che allora vollero dare il presidente Mattarella e l’ex premier Draghi. I rapporti bilaterali “rafforzati” servono a blindare il nucleo fondatore dell’Europa che a questo punto vedono stabilizzato il triangolo Italia-Francia-Germania , una sorta di “Piano B” se e quando il “Piano A” – l’Unione appunto – dovesse mostrare qualche flessione o rallentamento di troppo. Il viaggio ha - possiamo dire - quattro obiettivi. Il primo è rafforzare la partnership economica.


I benefici del nuovo accordo
La firma del Patto d’azione ha avuto una cornice – il Business forum – che ha visto protagonisti nelle rispettive delegazioni presso la Haus der Deutschen Wirtschaft mezzo governo italiano - il Ministro degli Esteri, il Ministro per le Imprese e il Made in Italy, il ministro della Difesa Guido Crosetto e dell’Interno Matteo Piantedosi. E mezzo Pil nazionale: Leonardo, Fincantieri, Snam, Cassa Depositi e Prestiti, Marcegaglia, SEDA Group, UniCredit, Beltrame Group, ITA Airways, Generali, Gruppo Ferrovie dello Stato italiane, Brembo e Menarini. Idem per i tedeschi. Sia a livello politico che imprenditoriale. Roba seria. Fra i temi al centro del Forum: competitività, industria, infrastrutture, clima, difesa, energia e immigrazione. La stampa tedesca ha fatto filtrare che il “Patto d’azione” Italia-Germania possa essere anche più strategico del Trattato del Quirinale. I settori che ne potrebbero maggiormente beneficiare sono energia (una condotta per l’idrogeno dagli impianti in Africa in Germania attraverso l’Italia ma su questo dossier ci sono molte tensioni per gli aiuti di stato che il governo tedesco sta assicurando sulle bollette con prezzi calmierati), difesa (la Germania ha sottoscritto gli accordi Nato e deve organizzare dal nulla un proprio sistema di Difesa) ed economia.
“Buoni progressi”
Dall’economia alla politica economica, la seconda mission del viaggio. Ovverosia limare le differenze – che ci sono – su nuove regole del Patto di stabilità e Mes (Fondo salva stati). Su questo punto il Cancelliere è stato più ottimista di Meloni. E questo, visto che i più severi con l’Italia sono proprio i tedeschi, è di buon auspicio. “Ci sono buone discussioni e progressi – ha detto Scholtz nella conferenza stampa finale – è chiaro che dobbiamo trovare insieme una sintesi sapendo che i criteri fiscali sono importanti ma non tali da costringere un paese membro all’austerità”. Parole che hanno il sapore del miele per Giorgia Meloni che a sua volta ha chiarito i “passi in avanti giorno dopo giorno sul Patto di stabilità”, Nessuno dei due  entrato nel dettaglio su debito, deficit e pil.


Le distanze da colmare
L’Italia tiene ancora il veto sul tavolo che vorrebbe dire tornare alle vecchie regole. E ieri il ministro Giorgetti ha postato una foto sorridente con il suo omologo tedesco e noto falco il ministro Lindner. La premier ha ribadito quali sono gli obiettivi di Roma: scomputare dal debito la spesa su armamenti, transizione green e digitale “visto che sono obiettivi richiesti da Bruxelles”. Poiché “noi siamo un paese (sic, e non Nazione, ndr) serio che rispetta gli accordi fatti, chiediamo un Patto di Stabilità possibile da rispettare”. Il Cancelliere ha glissato sul “dettaglio” del Mes, il punto è “farcela insieme”. La stampa tedesca ha anche notato come la premier non abbia voluto infierire, a domanda diretta sul punto, sul fatto che la Commissione ha bocciato la legge di bilancio tedesca. Troppi aiuti di stato. “Avrebbe potuto farlo, noi a suo tempo lo abbiano fatto” hanno scritto. Piace la serietà dell’approccio. Qua “siamo un paese serio” suona rassicurante. Si fidano. Sono dettagli che parlano di un buon clima ritrovato. Necessario per trovare soluzioni.


Ok al piano Albania
La terza missione del viaggio  è la condivisione del principio che guida le politiche sull’immigrazione. “Dobbiamo ridurre il flusso dei migranti irregolari” ha chiarito Scholtz. La ricetta generale è quella del sistema dei partnerariati “sullo stesso piano, paese-paese”. Per questo, ha precisato il Cancelliere, “guardiamo con grande interesse al patto Italia-Albania”. Meloni, che ha parlato fianco a fianco a Scholtz, lo ha guardato con occhi ridenti, di chi sa di poter accettare la sfida: “Io penso che l’accordo con l’Albania sia innovativo. Ora gli uffici stanno scrivendo il dettaglio delle regole del gioco. Se sapremo scriverle bene e nel rispetto di leggi e direttive, sarà pionieristico e potrà essere duplicato”.


Verso le urne
La quarta e ultima mission del viaggio a Berlino si chiama elezioni europee. La firma del Patto è stata facilitata dai buoni uffici tra Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen che Fratelli d’Italia non aveva votato cinque anni fa e che non rientra nel recinto delle alleanze possibili dei Fratelli a livello europei. Anzi, i Conservatori, di cui Meloni è presidente, sono – almeno sulla carta – fuori da quella maggioranza. Ma in questo anno e mezzo la premier italiana ha dimostrato e confermato la fede euroatlantica e, tutto sommato, anche la fedeltà a determinati principi. L’appoggio incondizionato, mai tentennante, all’Ucraina e a Israele - ribaditi in modo così forte e chiaro ieri nel videocollegamento da Berlino con il G20 a cui ha partecipato per la prima volta anche Putin - ha messo Meloni tra i paesi affidabili. Cosa tutto questo comporti in vista delle prossime europee è al momento una suggestione. Meloni e i suoi Fratelli in appoggio ad una maggioranza Ppe, liberali e Socialisti? Non sfugge che sia Edi Rama, premier albanese, e il cancelliere Sholtz siano entrambi del Pse.


Gli effetti collaterali
Il viaggio a Berlino ha prodotto anche un paio di effetti collaterali. Ad esempio, nel medio periodo, nuovi ed ulteriori mal di pancia di Matteo Salvini sempre più laterale e, anzi, schiacciato nell’angolo delle estremità. Cioè, Meloni tratta con pragmatismo con i leader socialisti europei mentre Salvini organizza il vertice (Firenze, 3 dicembre) con le destre estreme europee, dalla francese Le Pen alla tedesca Afd. Chissà se allargheranno l’invito al neo vincitore delle elezioni olandesi, il leader del Partito della libertà e ultra destra Geert Wilders. Il secondo effetto collaterale coinvolge la base dei Fratelli che comincia a non essere più convinta di tante cose, dell’attivismo filo atlantico e filoeuropeista di Giorgia Meloni al centralismo del governo che ha svuotato il Parlamento.


Il caso Lollobrigida
In tutto questo non ci voleva proprio la genialata del ministro dell’Agricoltura. Lui si è difeso: nessun “privilegio” se non quello di avere passato alcune ore con i cittadini di Caivano. La Freccia rossa con cui martedì stava andando a Napoli per prendere parte all’inaugurazione dell’istituto agrario a Caivano ha fatto una fermata straordinaria, a Ciampino consentendogli di scendere dal treno e salire sull'auto blu e presentarsi in orario all'inaugurazione del nuovo Parco urbano. Ma quella “fermata” era disponibile per tutti “dato che è stata annunciata nelle carrozze”. Sono in corso le verifiche. Di sicuro la richiesta è stata del ministro -  che nel frattempo si era organizzato con l’auto blu - il treno ha deviato dalla linea dell’alta velocità andando su quella ordinaria e si è fermato. Era comunque in ritardo di un’ora e dieci minuti e questa parentesi non ha comportato ulteriori danno per i viaggiatori. Se i Fratelli d’Italia, come è ovvio, hanno difeso in batteria il cognato della premier, le opposizioni parlano di gesto “arrogante” (Elly Schlein) e chiedono un’ informativa urgente e le dimissioni (Italia viva e Matteo Renzi). Raffaella Paita (Iv) vuole sentire Salvini, il ministro delle Infrastrutture sul punto. Pregustando, forse, l’occasione in cui Salvini potrebbe togliersi qualche sassolino rispetto a Meloni.
Ecco come una giornata speciale è diventata un mezzo incubo. 




 

 

 

 

 

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