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Una vicenda tutta personale viene descritta in questo nuovo articolo di Franco Gabbani, una storia che ci offre un preciso quadro sulla leva per l'esercito di Napoleone, in grado di "vincere al solo apparire", ma che descrive anche le situazioni sociali del tempo e le scorciatoie per evitare ai rampolli di famiglie facoltose il grandissimo rischio di partire per la guerra, una delle tante. 

La carriera politica personale dell’Onorevole Mazzeo .....
Bonaccini ha dato le dimissioni da presidente della .....
. . . c'è più religione ( si esce un'ora prima). .....
. . . uno sul web, ora, che vaneggia che la sua .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Incontrati per caso...
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Il mare
con le sue fluttuazioni e il suo andirivieni
è una parvenza della vita
Un'arte fatta di arrivi di partenze
di ritorni di assenze
di presenze
Uno .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
di Mario Lavia
L’alternativa di governo-La lezione francese sul fronte popolare e la subalternità alla destra

12/6/2024 - 9:01

L’alternativa di governo-La lezione francese sul fronte popolare e la subalternità alla destra

A Parigi è impossibile mettere insieme massimalisti e Glucksmann, ed è giusto così. Il solito riflesso frontista non paga, serve una prospettiva nuova. Vale anche per l’Italia

Sta accadendo in Francia quello che è accaduto tante volte in Italia: la sinistra (larga) si divide e apre la strada alla vittoria della destra, in questo caso estrema destra. La fine è nota. Nei sistemi uninominali, come è il doppio turno francese, prevale chi si unisce, soccombe chi si divide. Il disastro della democrazia francese si sta disegnando perché tra meno di un mese può vincere Marine Le Pen, non Charles De Gaulle o Jacques Chirac. Furono bravi nell’eroico 1936, la breve ma intensa stagione del Front populaire, si misero insieme e sconfissero l’odiosa destra della III Repubblica. Invece ora a Parigi va in scena il copione peggiore: i massimalisti odiano i riformisti (socialisti e macroniani) e viceversa.
Adoperiamo le vecchie categorie novecentesche perché sempre lì siamo: come nel 1921-22 quando i socialisti di Giacinto Menotti Serrati insieme ai neonati comunisti di Amedeo Bordiga si scagliavano contro Filippo Turati, e non parliamo dei giolittiani, non vedendo arrivare, si direbbe oggi, un tale che si chiamava Benito Mussolini.

Nell’estate del ’22, durante le trattative per un nuovo governo, Palmiro Togliatti scriveva che «il tiranno» contro cui si dovrà insorgere «ha un triplice nome: Turati, don Sturzo e Mussolini». Pochi mesi dopo ci sarebbe stata la marcia su Roma e quel che ne seguì.

Ma evidentemente ai massimalisti di un secolo dopo la storia non ha insegnato niente. Ed ecco Jean-Luc Mélenchon alzare il suo peraltro ammaccato ponte levatoio davanti a una possibile intesa con i nuovi socialisti di Raphäel Glucksmann, che per parte sua giustamente ha posto come prima condizione per un accordo il sostegno alla Resistenza ucraina. Figurarsi se gli ultimi comunisti possono accettarlo!

Il dramma francese sta anche nel fatto che il campo socialista in questi anni è stato bombardato dalla politica tecnocratica-liberale di Emmanuel Macron, due volte premiata dai francesi ma oggi indebolita da opposizioni popolari, appunto, di sinistra e di destra. Il risultato di tutto questo è che, a guardare le prime mosse della campagna elettorale più veloce della storia della V Repubblica, la destra cerca di unirsi – anche se ieri sembra sia saltata (per finta?) l’intesa tra Le Pen e il partito antisemita di Eric Zemmour – e i suoi oppositori si spaccano. Lo abbiamo visto alle elezioni italiane del 2022. La destra francese sente l’odore del sangue e il profumo del potere, due cose che attraggono i calabroni in cerca di miele, approfittando della logica settaria del massimalismo che sta per consegnare a madame Le Pen e al giovane Jordan Bardella le chiavi di Francia.
Da noi, dove pure circola un’aria “frontista” bella tosta alimentata da opinionisti, fumettisti, cantanti, estremisti vari, un’aria che penetra anche dalle finestre del Nazareno di lotta più che di governo, bisognerà evitare posture mélenchoniane e vacui estremismi perché in Italia serve un’alternativa di governo, non un Fronte popolare. E bisognerà recuperare, tra quei riformisti usciti malconci dalle Europee, un minimo di lucidità per fare i conti con la realtà più che regolare i conti tra di loro. Ieri Matteo Renzi ha fatto un passo che potrebbe preludere a ulteriori decisioni: «Non può essere nessuno di noi a gestire questo passaggio. Con uno slogan: terzo polo con un terzo nome alla guida». Per uno che ha preso duecentosettemila preferenze personali è un gesto importante e non da tutti, e vedremo se davvero servirà ad aprire una fase nuova in quell’area, magari sotto la guida di “un terzo nome”. Intanto, a giudicare da un tweet di ieri mattina, pare sia pronto a candidarsi il deputato ed economista Luigi Marattin, una mossa che non è piaciuta affatto alla cerchia renziana, subito mobilitata con i tweet della senatrice Lella Paita e della deputata Maria Chiara Gadda. In ogni caso, è il primo sasso nello stagno e non sarà certo l’ultimo.





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Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
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Minimo 5 - Massimo 10000 caratteri

12/6/2024 - 18:38

AUTORE:
Europeo

...non e'stato un voto per l'Europa e per le politiche sugli interessi e sui bisogni degli europei, ci siamo divisi tra sovranisti, pacifisti, occidentalisti, pro arabi e pro israeliani...

Macron, paga il prezzo della sovraesposizione in coerenza con l' alleanza europeista e atlantica.
La situazione caotica internazionale ha favorito chi non vorrebbe cedere sovranità ne all'Europa ne all' alleanza atlantica, o chi, a fronte dei massacri umani invoca la pace senza se e senza ma.

Macron ha compreso gli stati d'animo che hanno penalizzato il senso europeista riformatore.

A fine mese di giugno si voterà per la Francia e per i francesi.
Ha chiesto ai suoi oppositori di mostrare "le carte" senza i jolly pro pacifismo o per l'Ucraina, pro Israele, per i palestinesi.

In Italia, ha vinto come al solito il "cechiabottismo"
Qui siamo i più bravi.
Un saluto.

12/6/2024 - 16:17

AUTORE:
E-Lettore

Eh si, con le preferenze dell'unico partito che faceva le primarie si visto un sovvertimento non da poco e purtroppo fu presa come cosa vera.
La sig.ra Cassamatis vinse le " parlamentarie" ma al padrone di quel movimento a 5* la cosa non piaceva e fu tutto azzerato.
Silvio Berlusconi una mattina si alzò più democratico del Partito Democratico e disse: voglio anch'io far le primarie come il PD.
Il giorno seguente si presentarono 19 candidati e non ne fece di niente.
Da un informativa via mail di un dirigente PD arrivava l'invito a dare il voto di preferenza alla segretaria PD sostenendo che la prima occhiata veniva data al conteggio delle preferenze delle due maggiori sfidanti; che poi vincenti o perdenti la sfida avevano già detto che era un giochino e basta e comunque rimanevano a casa.
...per la cronaca la sfida è finita 12 a 1.
Provaci ancora Sam.

Fortuna nostra facciamo parte del mondo libero e possiamo parlare/criticare Francia e Spagna; in Russia, caro Mario disse Gaspare Cioni dove son tutti boni, ma boni-boni per davvero, li non perdono tempo in chiacchiere come noi, li fan così o pomi; terzo mandato, quarto mandato? Come in Cina?
Poi c'è la Corea del Nord e Cuba dove il cugino d'oltralpe non guarda menomale ed al massimo alla Bastiglia i francesi poi andranno a prendere un caffè dopo una pizza e elezioni nuove.

Nb: noi in Italia ormai li abbiamo provati tutti e son partiti avvantaggiati chi la volta precedente non raggiungeva il quorum o veniva da un fallimento di governo, vedi Gioggia ora capa di di dugni'osa.

12/6/2024 - 15:19

AUTORE:
Bertelli

Quello che sta accadendo in Francia è tutto frutto delle politiche di Macron. Cercare adesso di dare la responsabilità,di mancate alleanze a sinistra, a Melenchon o a quel che resta dei socialisti, bombardati in questi anni proprio da Macron, è tipico di chi genera disastri politici. Macron cerca alleati ma vuol rimanere al centro del progetto. Comodo. Faccia un bel passo di lato, magari anche indietro, e lasci il campo ad altre figure. Se questo è quello che ha generato il tanto osannato riformismo, si capisce perché destra e forze contigue avanzano in Europa.
Per quanto riguarda l'italia se le preferenze prese, caro Lavia, danno titoli allora parliamone. Per dire un Vannacci qualsiasi ne ha prese 500 mila. Cecilia Strada, alla prima esperienza politica vera, è arrivata a 250 mila e solo nel Nord/Ovest. Lucia Annunziata 240 mila nel Sud davanti pure a Meloni, Decaro oltre 400 mila, la Schlein, al centro e isole, oltre 200 mila per non parlare di Bonaccini 370 mila, Gori e altri. Le preferenze è meglio lasciare da parte altrimenti anche Lello Topo, 110 mila preferenze solo in Campania, si farà avanti.
Un saluto