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Una vicenda tutta personale viene descritta in questo nuovo articolo di Franco Gabbani, una storia che ci offre un preciso quadro sulla leva per l'esercito di Napoleone, in grado di "vincere al solo apparire", ma che descrive anche le situazioni sociali del tempo e le scorciatoie per evitare ai rampolli di famiglie facoltose il grandissimo rischio di partire per la guerra, una delle tante. 

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Il mare
con le sue fluttuazioni e il suo andirivieni
è una parvenza della vita
Un'arte fatta di arrivi di partenze
di ritorni di assenze
di presenze
Uno .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
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Armiamoci e partite:
La Leva napoleonica, obbligatoria o quasi..
di Franco Gabbani e Sandro Petri

20/6/2024 - 18:03

 
Una vicenda tutta personale viene descritta in questo nuovo articolo di Franco Gabbani, una storia che ci offre un preciso quadro sulla leva per l'esercito di Napoleone, in grado di "vincere al solo apparire", ma che descrive anche le situazioni sociali del tempo e le scorciatoie per evitare ai rampolli di famiglie facoltose il grandissimo rischio di partire per la guerra, una delle tante.
E purtroppo sempre più stiamo assistendo alla recrudescenza di quei sentimenti bellicosi e balordi che fanno ritenere che “La coscrizione è una legge europea sulla quale riposa la salvezza degli imperi."
Passano i secoli, ma non tramonta mai l'idea che la guerra possa risolvere gli innumerevoli problemi originati da egoismi e criminalità.
Sandro Petri


 
ARMIAMOCI E PARTITE: 
LA LEVA NAPOLEONICA, OBBLIGATORIA O QUASI…
 
di Franco Gabbani
 
Il servizio militare obbligatorio fu introdotto agli inizi dell’800 quando il Granducato di Toscana divenne Provincia dell’Impero Francese.
La legge del 19 Termidoro dell’anno VI (1798) prescriveva che tutti i giovani maschi, raggiunto il ventesimo anno di età, fossero “soldati e obbligati a difendere la patria”.
Il primo prefetto del Dipartimento del Mediterraneo, barone dell’impero Guillaume Antoine Benoit Capelle, annunciò la prima leva, nel 1808, con queste parole:  “La coscrizione è una legge europea sulla quale riposa la salvezza degli imperi. Ella determina il tributo che debbe ciascuno alla difesa della patria (…) Eguale per ogni cittadino, essa lo appella senza distinzione, lo chiama in quell’età avventurosa che ben puossi nomare l’età della vittoria. (…) Toscani, voi pure farete parte d’ora innanzi di quelle legioni trionfanti, la di cui mole copre di ogni parte la nostra Europa e non ha più che ad apparire per vincere; ite pure festosi, o Toscani, i soldati francesi vi daranno fra breve il titolo di Fratelli!”.
 
Solamente con il servizio militare obbligatorio la popolazione prese coscienza del cambiamento politico intervenuto: tutte le famiglie dovettero fare i conti con l’esperienza di un “servizio imprevisto”, spesso molto gravoso che le privava dell’apporto prezioso dei giovani.
E’ difficile accertare quanti giovani partirono per l’Armée dal 1808 al 1814, quello che è certo è che fu l’inizio, per molte migliaia di ragazzi toscani, di un periodo tragico che ebbe per molti di essi un finale senza ritorno.
Giovani che dovettero lasciare il paese dove erano nati, mai abbandonato prima di allora, e per un tempo lunghissimo, sbattuti in terre lontane, delle quali ignoravano l’esistenza, e per motivazioni sconosciute.
 
I giovani di ogni Comunità destinati a partire erano pochi ma, tutti i domiciliati di un determinato territorio che entravano nel ventesimo anno di età, dovevano iscriversi nelle liste e, successivamente, nel giorno stabilito dalle autorità governative, partecipare ad un sorteggio.
 
Fra i convocati alla leva venivano, preventivamente, depennati gli esentati per motivi  familiari e i riformati:  coscritti più bassi di cm. 154 di statura e quelli che avevano un’infermità fisica; dovevano, però, versare alle casse statali un’indennità proporzionata alle tasse dirette pagate dalle loro famiglie.
I restanti partecipavano al sorteggio, ma, al giovane sorteggiato era data la possibilità di trovare un “cambio”, un “rimpiazzo”.che lo avrebbe sostituito nel servizio militare.
 
Questa norma era chiaramente a vantaggio di giovani appartenenti a famiglie benestanti, considerando il costo che comportava ricompensare una persona che si accollava gli anni del militare.
Fra le due parti, infatti, veniva stipulato un contratto dove venivano fissati dei pagamenti a determinate scadenze, spesso con la presenza di un mallevadore (1) .
Va aggiunto, inoltre, che i giovani di queste famiglie. anche quando venivano arruolati, lo erano per i corpi speciali di stanza in Toscana, non parteciparono mai a fatti d’arme e tanto meno morirono lontani da casa, senza aver più dato notizie di sé, in campagne terribili come quella russa.
 
Dall’altra parte, quella dei rimpiazzanti, non mancarono, soprattutto nelle campagne, giovani indigenti pronti a sostituire nel servizio militare chi garantisse loro un soddisfacente compenso, accollandosi i disagi e i pericoli che questa scelta comportava.
Dopo la disastrosa ritirata di Russia, la prospettiva di militare sotto le bandiere napoeleoniche, non era particolarmente entusiasmante: per questo, come  consentito dal regolamento militare, molti giovani che potevano permetterselo, si avvalsero della facoltà di sottrarsi al servizio militare  presentando un cambio.
 
Il caso di cambio qui riportato interessò il bracciante, Gaetano Zanobini, di Nozzano, ma riguarda anche il nostro territorio.
Il rimpiazzato fu il patrizio pisano Ulisse Bardi e dal Registro delle Deliberazioni della Comune di Vecchiano, nella riunione del 13 Marzo 1829, risulta che “Gonfaloniere è il Nobile Sig.e Ulisse Bardi nominato con Veneratissimo Dispaccio Sovrano del 12 Dicembre 1828 per il triennio dal primo Gennaio 1829 al 31 Dicembre 1831”.
 
Alla leva del 1793, bandita nell’ottobre 1812, il Bardi era stato “chiamato a far parte dell’Armata attiva”, e, con lo Zanobini, aveva stipulato, davanti al notaro imperiale, un contratto che prevedeva di versare a quest’ultimo la somma di scudi 500 toscani (pari a 2940 franchi francesi), da versare  in parte alla famiglia, parte da consegnare al rimpiazzante al momento del suo arruolamento, parte mediante pagamenti rateali da inviare allo stesso Gaetano.
Il rimpiazzo comportava chiaramente dei grossi rischi, ma era anche una sistemazione economica che nessun bracciante dell’epoca si sarebbe mai sognato di poter realizzare.
 
Il coscritto partì da Viareggio alla fine di Dicembre 1812, poi raggiunse Genova, Torino, Orléans e Parigi dove venne assegnato alla guarnigione.
Inviò una ventina di lettere al suo “Padrone” Ulisse Bardi, che non scrisse di suo pugno perché analfabeta, nelle quali descriveva le varie tappe di trasferimento verso il fronte di guerra.
In tutte predomina la preoccupazione che gli siano puntualmente rimesse da Pisa le quote trimestrali convenute.
Più volte minaccia il Bardi, qualora venga meno all’impegno, di abbandonare il suo posto di coscritto, prospettandogli il pericolo, come contemplava in simili casi il regolamento militare, di dover “marciare” lui, in sua vece, “dunque la prego a non mancare a quanto gli dico per suo bene se a piacere di restare a Pisa…"
Pronto però a ritornare ad un tono ossequioso, quando l’arrivo dei franchi gli restituisce la fiducia sulla buona fede di Ulisse Bardi.
 
In altre lettere, per i ritardi del pagamento, l’irritazione dello Zanobini cresce “dopo averli scritto sei fottutissime lettere no o avuto alcuna risposta in fin a questo suddetto giorno e non so da che cosa divenga se credette di avermi preso a collionare la sballia ansi sarà allincontrario se no riga diritto (…)  questo no sono le promissioni che mi fece (…) ma se io nel termine di un mese non o risposta si prepari a venire a farmi visita, ma no colliono lo dico di core che se in senza quattrini il soldato lo farò, lo farò, ma almeno mi voglio vantare di vederci ancora lei (…) stia pure sicuro che se nel termine di un mese no mi a mandato la somma di franci 250 si prepari a quello che li o promesso”.
 
A Parigi, mentre aspettava che le compagnie fossero completate per andare in guerra, faceva una vita tranquilla, trovandosi anche un’amante. 
Con una lettera successiva informa il  “Padrone”  che “la bona amica mia attaccato due tinconi (2) , e la  mattina che ricevetti la sua lettera me li tarliorno: chiederò che di queste cose non se ne darà nova, perché siamo tutti uomini e…”.
Per questa malattia venerea venne ricoverato in ospedale dalla metà di giugno fino a settembre 1813,
 
I primi di ottobre fu inviato a Orleans e all’inizio di gennaio 1814 aveva raggiunto Troyes da dove scrisse la sua ultima lettera : “Perdoni se prima d’ora non gli ò dato le mie novità le quali sono che siamo partiti tutti alla grande Armata dove non si sa quale sarà il nostro Destino. (…) ricevei una delle Sue lettere la quale mi minacciava che io avevo scritto impertinentemente ma se Lei si fosse trovato nei miei piedi avrebbe fatto peggio.
Se non mi à spedito i denari non spedisca niente perché è sicuro che si va a morire.
La prego di ricordarsi di me, e che l’ultima che gli scrivo e con questo sono
 
                                                           Suo Servo  Gaetano Zanobini”
 
Nelle ultime due righe della lettera c’è un Gaetano che non è più interessato ai quattrini, argomento principale delle sue precedenti missive.
Sono poche parole ma sufficienti a farci capire il dramma della sua situazione.
E’ un Gaetano  rassegnato, consapevole di andare incontro ad un finale doloroso, molto diverso da quello immaginato a Parigi, quando al suo “Padrone” scriveva: “mi sono trovato qua la buona amì molto bella giacchè in queste parti abbondano, e spero di portarla quanto prima in Toscana”. 
 
Della restante vicenda militare non si sa nulla, ma nel 1817, in seguito ad un’azione promossa dalla sorella e dalla madre dello Zanobini contro il Bardi, per il mancato pagamento degli ultimi 100 scudi della somma stabilita nel contratto di Cambio, Gaetano Zanobini viene registrato “di condizione militare ed attualmente assente da questi felicissimi Stati”.
 
Fonti:
Archivio Storico Comune di Vecchiano, Documenti da catalogare.
 
Barsanti D., Pisa in età  napoleonica, Edizioni ETS, Pisa 1999.
 
Doni G., “Le palle piovevano come la grana”. Storie di mugellani al servizio di Napoleone,  Edizioni dell’Assemblea, Regione Toscana, EdA n. 134, anno 2017.
 
Rossi N., Lettere di un contadino pisano coscritto mercenario sotto le bandiere napoleoniche, in “Rivista di studi livornesi”, Belforte Editore, 1971, pag.117 – 13
 
 
1) Era la persona che assicurava l’adempimento degli obblighi assunti nel contratto.
 
2) Ascessi all’inguine.

 
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