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La gialloverde Il caso Schlein a Strasburgo, tra capitolazione morale e prove di riscatto dei riformisti

12/3/2025 - 8:44

La gialloverde Il caso Schlein a Strasburgo, tra capitolazione morale e prove di riscatto dei riformisti

La delegazione europea del Pd si dividerà sul voto al ReArm Europe, con i fedelissimi della segretaria sempre più lontani dai socialisti e democratici europei e sempre più vicini alle posizioni di Salvini e Conte. Per fortuna ci sono Picierno e gli altri responsabili, sostenuti da Prodi, Gentiloni, Veltroni e Letta

Dunque, ci siamo. Va in scena a Strasburgo la spaccatura più grave da quando Elly Schlein guida il Partito democratico. Sono ore di grande agitazione a Strasburgo (ma anche al Nazareno, la sede nazionale del partito) perché la delegazione europea del Pd oggi si dividerà come una mela su una questione di straordinaria rilevanza come il giudizio sul ReArm Europe varato dai Ventisette Paesi dell’Unione europea: sulla risoluzione della maggioranza Ursula (socialisti, popolari, liberali e conservatori) gli eurodeputati vicini a Schlein stanno ancora discutendo se astenersi o votare no, mentre i riformisti tengono fermo il loro sì, in sintonia con il Partito socialista europeo.

È un dato non scontato, questo della tenuta dei riformisti. Che per il momento stanno tenendo dentro Stefano Bonaccini, negli ultimi tempi dato in avvicinamento alla segretaria. E che stanno acquisendo grande visibilità grazie a Pina Picierno, che è stata animalescamente insultata dal propagandista russo Vladimir Solovyev dopo lo stop alla sua partecipazione al programma di Massimo Giletti su Rai3. Solidarietà a Picierno anche dall’aula di Strasburgo (bell’intervento di Raphaël Glucksmann, leader di Place Publique vicina ai socialisti francesi) e da tutto il mondo politico italiano. Non da Elly Schlein però: da lei un silenzio rumoroso. La leader sta drammatizzando molto. Vive il voto di Strasburgo come un voto di fiducia su di lei.

Ieri mattina, Schlein ha chiamato tutti i riformisti per dire sostanzialmente che chi voterà sì al Piano europeo si schiererà contro la segretaria, un aut aut che però non sembra aver ottenuto grandi risultati giacché si prevede che i riformisti resteranno sul sì. Quanti sono? Potrebbero arrivare quasi pari agli schleiniani oppure uno o due in meno. Siamo lì, dipende da tre o quattro indecisi. Il gruppo vicino a Schlein alla fine probabilmente si asterrà, cosa che è già una sconfitta per Schlein. Ieri mattina l’ordine di scuderia infatti era di votare no, poi Nicola Zingaretti, il capodelegazione, ha ottenuto che nella mozione di maggioranza venissero inseriti punti che rafforzano il ruolo dell’Europa e anche uno stanziamento di centocinquanta miliardi per progetti comuni.

Niente di rilevante, ma «il testo è migliorato» dicevano ieri esponenti vicini alla segretaria. Ma non al punto di passare dal no al sì, e fortuna che hanno inventato l’astensione, che però è sempre una posizione debole e che rischia di essere criticata sia dagli intransigenti sia dagli europeisti convinti del Piano. Malgrado il fatto che quasi mezzo gruppo voterà sì, la leader del Nazareno va avanti a testa bassa incurante delle opinioni di Romano Prodi, Paolo Gentiloni, Enrico Letta, Walter Veltroni, con una scelta intransigente che le sta costando l’isolamento nel Pse e del suo gruppo parlamentare che il Partito democratico vorrebbe andare a presiedere con uno Zingaretti preso in mezzo tra la fedeltà alla segretaria e le opportunità politiche non proprio collimanti.

Diciamo pure che con il no al Piano di Ursula von der Leyen, approvato anche da socialisti a quaranta carati come Pedro Sánchez, Schlein schiera il Partito democratico sulle posizioni dell’estrema sinistra e del Movimento 5 stelle (che ieri a Strasburgo ha inscenato una manifestazione di protesta abbastanza penosa, al di là dell’inglese di Conte che è peggio di quello di Francesco Rutelli preso in giro da Corrado Guzzanti, e non seguita da altri gruppi europei).
È intransigente, Elly, anche perché a pochi giorni dalla manifestazione romana convocata da Michele Serra, che nel frattempo è diventata una mobilitazione anche contro il ReArm Europe, vuole andare in quella piazza super-pacifista avendo sulla testa l’aureola della leader anti-riarmista: è da vedere se una triste astensione la agevolerà in questo senso. Soprattutto non ha la minima intenzione di regalare il pacifismo a Giuseppe Conte, l’altro pezzo dell’agognato “campo largo”.

D’altra parte è vero quello che dicono gli schleiniani: la base del partito è con la segretaria. È normale, se alle persone chiedi se è meglio spendere per gli ospedali o per le armi, lei ha gioco facile a intercettare i no al Piano europeo, è lo stesso gioco di Conte e, dall’altra parte, di Matteo Salvini.
Dopodiché si pongono un paio di questioni di non piccola rilevanza. La prima è che il Partito democratico, dicendo le stesse cose di Conte e Salvini, perde di credibilità come partito di sinistra e come partito di governo. La seconda è una domanda: quanto può reggere un partito ormai spaccato in due su questioni fondamentali come la politica internazionale e la sicurezza nazionale? Si tenga presente che la settimana prossima si voterà al Parlamento italiano sul Piano ReArmEu. Si spaccherà anche a Montecitorio, il Partito democratico? Eppure Elly Schlein tira dritto e forse mette in conto una rottura con la parte più riformista e europeista del suo partito.





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Minimo 5 - Massimo 10000 caratteri

13/3/2025 - 14:35

AUTORE:
nando

aridaje co' sta solfa : ma allora aridatece er Pci, tanto Pajetta, Ingrao, Napolitano, Colajanni e Amendola erano tutti comunisti.
Er Pd manco sanno che era...

12/3/2025 - 16:23

AUTORE:
Elettore del centrosinistra

....finito in mano Leily, a Furfaro detto il Furfi, a D'attore, Bonifei, Ruotolo&
Aridateci Pajetta, Ingrao, Napolitano, Colajanni, Amendola...

Parlare alla pancia come fanno Conte e Salvini sarebbe troppo scoperta la segretaria PD e quindi preferisce le supercazzole astenutengole per tenere tutti assiemati, ma intanto la partita è finita con un pareggio fra i SI ed i NI dei parlamentari europei PD ed il si in Europa a doppiato i no sulla difesa armata europea.

12/3/2025 - 15:58

AUTORE:
bagnaiolo, attivista Pd

Deve essere difficile per un grande giornalista ( con rispetto parlando ) come Lavìa, capire che Schlein è stata eletta segretario del Pd proprio per cambiare le cose. Le persone dovrebbero essere contente di veder spendere 800 miliardi in armamenti, comprati poi dagli Usa, invece che spendere per sanità e welfare ? Poi ci lamentiamo se in Europa partiti e movimenti di destra, anche estrema, avanzano alle elezioni. La Germania e la Francia fanno scuola. Tralasciando il nostro paese.