Come abbiamo anticipato alcuni giorni fa, è stata inaugurata oggi la nuova sede dell'Associazione CRI di San Giuliano Terme in via Pasteur a Pontasserchio.La nuova struttura offrirà tutti i servizi istituzionali ( sociali, sanitari, di protezione civile) con in più una serie di attività innovative per la comunità.Una vera casa per la comunità: più prossimità, più integrazione tra sociale e sanitario, più supporto anche per chi vive patologie neurodegenerative e per le loro famiglie.

Tezer Özlü, conosciuta come la principessa malinconica o la figlia selvaggia della letteratura turca, è ancora poco conosciuta in Italia. Non ho mai letto i suoi libri, ma le notizie trovate sulla sua vita, così breve e tormentata, mi hanno attratta.
Nasce a Simav nel 1943, si trasferisce a Istanbul all’età di dieci anni. A diciotto tenta il suicidio e, tra il 1962 e il 1963, attraversa l’Europa in autostop. A Parigi incontra l’attore e scrittore Güner Sümer, con cui si sposa e si trasferisce ad Ankara, dove lavora come traduttrice. Dopo averlo lasciato, si sposta a Istanbul, dando inizio a un periodo segnato da frequenti ricoveri in cliniche psichiatriche. Nel ’68 sposa il regista Erden Kıral, ma anche questo matrimonio fallisce e Özlü si trasferisce a Berlino grazie a una borsa di studio. Nell’84, dopo aver sposato l’artista svizzero Hans Peter Marti, si stabilisce con lui a Zurigo, dove morirà a poco più di quarant’anni per un tumore al seno.
Tezer Özlü è stata una donna che ha tentato il suicidio, che ha provato a essere moglie e madre per poi fuggire e vivere in giro per il mondo, una donna perseguitata dalla follia e da un insaziabile desiderio di vita. Ha scritto due libri, entrambi autobiografici: Le fredde notti dell’infanzia – in cui narra episodi della sua infanzia e le esperienze legate ai suoi trattamenti psichiatrici – e Viaggio al termine della vita, il diario del viaggio che intraprese nell’estate del 1982 sulle tracce degli scrittori che più l’hanno influenzata, Kafka, Svevo e Pavese. Il libro fu pubblicato per la prima volta in tedesco nel 1983 con il titolo Auf den Spuren eines Selbstmords (Alla ricerca di un suicidio), per poi essere ampiamente riscritto in turco dall’autrice e ripubblicato nel 1984. Ancora inedito in Italia, è stato pubblicato da Crocetti nello scorso marzo.
Viaggio al termine della vita non è solo un diario del viaggio di Tezer Özlü, soprattutto un viaggio all’interno di sé stessa. Tezer Ozlu scrive con intransigente autoconsapevolezza intellettuale un autoritratto romanzato affascinante, familiare e liberatorio alternando le memorie del viaggio a riflessioni sul proprio passato e sul suo presente di donna e scrittrice. Nel raccontare le tappe del pellegrinaggio sulle tombe di Kafka, Svevo e Pavese, rievoca la difficile infanzia in Turchia, le città che ha abitato, gli amori presenti e passati, fa emergere il suo irrefrenabile bisogno di libertà dai vincoli sociali e la complessità del legame tra vita e scrittura che è sempre stata al centro della sua ricerca artistica.
Partita da Berlino, in pochissimi giorni attraversa Amburgo, Praga, Vienna, Zagabria, Belgrado, Niš, Trieste, Venezia, Torino e Santo Stefano Belbo. Si muove in treno, in autobus, a piedi, in macchina, alla scoperta dei luoghi legati ai suoi scrittori del cuore, trovando nelle loro parole la forza per proseguire nonostante un invincibile dolore esistenziale: “È dai morti che prendo il coraggio di vivere. Dai morti che ho vissuto nei loro racconti. Dai morti che sono riusciti a trasformare questo mondo in un mondo vivibile. Dai morti che hanno detto, scritto, offerto ciò di cui il mondo ha bisogno”.
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