Il 2025 si chiude anche per la Pro Loco Ripafratta "Salviamo La Rocca", e come da tradizione l'associazione incontra i propri soci, sostenitori e amici dalle 18 alle 20 per un brindisi di auguri, per tirare le somme dell'anno appena concluso e per presentare le attività del 2026.
Il 5 gennaio pomeriggio aprirà la Casa della Befana, presso l’ex Asilo Villa Danielli Stefanini, con musica, luci, biscotti e bevande calde.
Alle 18 circa l’arrivo della Befana dal campanile

La sera del 31 ottobre, nelle case toscane di un tempo, si respirava un’aria diversa da quella di oggi. Non c’erano zucche illuminate o feste rumorose, ma regnava un silenzio rispettoso, una calma che sapeva di memoria. Le famiglie si riunivano, accendevano una candela posta sul davanzale o in cucina, in segno di attesa e di legame con chi non c’era più.
Era la vigilia di Ognissanti, il giorno in cui si onorano tutte le sante e i santi cristiani che precede il 2 novembre la commemorazione dei defunti, e tutto parlava di continuità e appartenenza.
Fino a pochi anni fa anche il 2 novembre era una festa nazionale.
Le donne preparavano i dolci dei morti, ricette che si tramandavano di generazione in generazione: il pan dei morti, le ossa di morto, i fruttini di marzapane. Si impastava con cura, si raccontavano storie, si ricordavano volti. Quei dolci avevano un profumo di affetto, di casa, di cose semplici e vere.
Oggi, la stessa serata si colora di arancio e nero. La festa di Halloween importata da altre culture per alcuni difficile anche da scrivere, con le sue maschere e i suoi fantasmi, ha preso il posto del raccoglimento. È una festa allegra, certo, ma anche rumorosa e commerciale, che rischia di cancellare la delicatezza dei nostri gesti antichi.
La globalizzazione ci fa viaggiare, conoscere, mescolare. Ma a volte, nel suo vortice, ci sciupa ciò che abbiamo di più prezioso: le nostre radici, i riferimenti che ci tengono ancorati a una storia comune.
Riscoprire le tradizioni per me non significa chiudersi al nuovo, ma riconoscere ciò che ci ha formato: la memoria dei nostri avi, la voce delle donne che hanno cucinato prima di noi, i riti che ci raccontano chi siamo, o siamo stati.
In un mondo che corre senza tregua, rallentare, darsi il tempo per ricordare può essere un atto rivoluzionario.
E forse, accendere una candela la sera del 31 ottobre, impastare un dolce dei morti, o anche solo fermarsi a pensare a chi ci ha preceduto, è può essere un modo per non perdere la strada di casa.
Paola Magli, della Redazione di Spazio Donna
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