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Un sì da sinistra |1, di Stefano Ceccanti
La separazione figlia del nuovo Codice

3/11/2025 - 10:26

Un sì da sinistra | 1, di Stefano Ceccanti

 Teresa Bartolomei    0 Commenti
02 Nov 2025

 La separazione figlia del nuovo Codice
 
di Stefano Ceccanti
 
Come ha già chiarito ieri Enrico Morando, richiamando le chiare parole di Giuliano Vassalli, la separazione delle carriere doveva essere la conseguenza scontata del nuovo codice di procedura penale di fine anni ’80 di cui Vassalli era il padre. La separazione non riguarda solo la impossibilità di passare da una carriera all’altra, ma anche tutta la gestione di carriere, sanzioni, ecc, in modo che non vi sia interferenza reciproca. Impostazione che comporta il superamento dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura e delle connesse correnti che sono unitarie tra accusatori e giudici perché si modellano su di esso.
 
Non fu possibile affrontare il tema nella parte finale della legislatura 1987-1992, né in quelle brevi 1992-1994 e 1994-1996, che vennero a sovrapporsi col clima di Tangentopoli. Il tema cominciò a maturare parzialmente in quella 1996-2001 anzitutto con la Bicamerale D’Alema. In quella sede fu il relatore Marco Boato (Verdi), a riaffermare la tesi. Si era però nel pieno dello scontro tra Berlusconi e una parte della magistratura, causa non ultima del fallimento della Bicamerale. Non potendo quindi affrontare di petto il tema, buona parte di quei lavori confluì poco dopo nel 1999 nella revisione consensuale dell’articolo 111 della Costituzione, che derivava dai testi Pera (centrodestra) e Salvi (centrosinistra), articolo che afferma che "ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale".
 
Esso voleva essere, in modo trasparente, un primo passo proprio verso la separazione che si sarebbe potuta varare una volta spento quel conflitto. Non lo dico per costruzioni complottistiche o giornalistiche, facevo allora il consulente di vari parlamentari del centrosinistra e posso testimoniare direttamente che il nuovo 111 era visto come tappa di avvicinamento largamente condiviso verso la separazione.
 
Il clima di Tangentopoli non aiutò non tanto per il potere di veto che una parte del potere giudiziario si auto-attribuiva, ma per una stortura culturale generale. La separazione suppone l’idea che il processo non sia un scontro tra il bene (identificato in un blocco accusa-giudice perché a priori l’accusatore, oltre che il giudice, incarna il bene) e il male (la difesa sarebbe un male, pur necessario, a favore di qualcuno che se sospettato deve aver fatto comunque qualcosa di male), ma una competizione tra verità parziali tra cui arbitra un giudice terzo. E’ la stessa ragione per cui molti, che partono dallo schema bene (la nostra parte) e male (gli altri) sono culturalmente ostili alla democrazia maggioritaria.
 
Anche a causa della revisione nel 1999 dell’articolo 111, nel 2000 e nel 2022 furono ritenuti ammissibili quesiti abrogativi su leggi ordinarie che si muovevano in quella direzione. Il dibattito non può quindi essere ricondotto alla divisione destra-sinistra o maggioranza-opposizione.
 
Molti sono i difetti e le forzature che la maggioranza ha accumulato. Nel merito la scelta sbagliata del sorteggio per la composizione dei Csm, quando credo che per i componenti non eletti dal Parlamento sarebbero stati sufficienti i collegi uninominali. Nel metodo la contrazione anomala dei tempi di discussione e di votazione e il rifiuto aprioristico di emendamenti sono stati i principali. Tuttavia, va detto, le forze prevalenti dell’opposizione sono sembrate in realtà contente di questa chiusura, non l’hanno sfidata con una posizione chiara quale sarebbe stata la disponibilità a votare la riforma se emendata dal sorteggio, perché per tutta la legislatura tali forze si sono mosse su una posizione di rifiuto del dialogo sulle istituzioni del tutto speculare a quella di Governo e maggioranza.
 
Ragion per cui l’elettore nel referendum non può che esprimere un giudizio di prevalenza sul merito e qui gli aspetti positivi, di coronamento del nuovo codice, prevalgono.

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3/11/2025 - 23:21

AUTORE:
Piero C.

Per quale motivo i ragionamenti di questi hanno più valore di chi la pensa diversamente ? Giovanni Falcone, come pure Borsellino, era per la separazione delle funzioni tra pm e giudici non delle carriere. Questa riforma, aldilà di quello che dice Cassese, è parola per parola la volontà di Licio Gelli, vedi il suo piano di rinascita nazionale, e della sua Loggia P2. Non a caso Berlusconi ne era un componente.

3/11/2025 - 21:33

AUTORE:
Maria De Cesaris

....domani vedi Barbera e Mancina sul Foglio e senti Ceccanti su Sky TG alle 10.00
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Ridacchio:
Ho letto stasera:
"Io voto NO alla riforma"
Risponde sotto "una"
"Allora voti contro Falcone"
e produce un post in cui Falcone dice e propone la riforma e la separazioni delle carriere.
"Ma questa Riforma-dice Marina Berlusconi, all'unisono con la Fascina- è quella di Papà, per l'una "Silvio" per l'altra.
Penso:
Ma allora chi vota No, non vota con Falcone...ma chi vota SI vota con Berlusconi?
Aldilà delle chiacchere da popolo libero, vi passo il pensiero di Cassase, di cui in generale, apprezzo tutto, a voi:
Riforma della giustizia, Sabino Cassese: «Questo è l’ultimo atto del modello voluto da Vassalli, errore politicizzarlo»

Il costituzionalista: «Le norme approvate sono conformi alla Carta, i pm avranno le stesse garanzie dei giudici. La consultazione non deve essere pro o contro il governo»
di Mario Ajello

Professor Cassese, la legge Nordio come si inserisce nel percorso di riforma della giustizia di cui si sente il bisogno da tempo e non è stato solo Berlusconi a insistervi?
«La legge approvata dal Parlamento, che sarà verosimilmente sottoposta al referendum confermativo in base all'articolo 138 della Costituzione, è la conclusione di uno sviluppo avviato nel 1988, proseguito nel 1999 e nel 2020. Infatti, nel 1988, sulla base dei lavori di una commissione di studi presieduta dal professor Pisapia, uno dei maggiori studiosi di diritto penale italiani, Giuliano Vassalli, studioso di procedura penale e ministro della Giustizia, socialista, propose e fece approvare dal Parlamento una modificazione radicale della struttura del processo penale, che da inquisitorio divenne accusatorio. Questo vuol dire che da allora il processo penale vede tre protagonisti, l'accusa sostenuta dai pubblici ministeri, la difesa dall'avvocato dell'accusato e, in una posizione imparziale tra le due parti, il giudice. Si può leggere on line l'intervista che Vassalli dette a un giornalista inglese, in cui affermava che la separazione delle carriere era la necessaria conseguenza della distinzione delle funzioni».
E nel 1999 che cosa accade?
«In quell'anno fu modificato l'articolo 111 della Costituzione nel quale ora è scritto che "ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale". Infine, nel 2022 la ministra della giustizia Marta Cartabia, ex presidente della Corte costituzionale, ha proposto al Parlamento, che l'ha approvato, un inizio della separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, limitando i passaggi tra le due carriere. Questo cambiamento, avviato ormai quarant'anni fa, giunge a conclusione con il disegno di legge costituzionale approvato dal Parlamento con due successive deliberazioni ad intervallo non minore a tre mesi, a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione, come richiesto dalla Costituzione, per il riconoscimento che esistono due funzioni diverse radicalmente, che richiedono due specializzazioni interamente diverse, quella investigativa e quella giudicante. Dunque, quella che verosimilmente saremo chiamati ad approvare con il referendum confermativo è una decisione quasi obbligata, quasi un atto dovuto, maturata a lungo nella cultura giuridica italiana per assicurare ai cittadini la massima garanzia di imparzialità del giudice, nel rapporto trilaterale accusa- difesa- giudizio».
Chi si oppone alla riforma in nome della fedeltà alla Costituzione fa bene o male?
«La legge approvata dal Parlamento, che sarà verosimilmente sottoposta al referendum confermativo, rappresenta l'attuazione di un principio fissato dalla Costituzione e attribuisce al corpo dei pubblici ministeri, che verrebbe separato da quello dei magistrati giudicanti, le stesse garanzie che ha oggi l'intero corpo della magistratura. Quindi le norme sono conformi alla Costituzione».
Lo Spirito delle leggi di Montesquieu è danneggiato da questa legge?
«Se vengono individuate due funzioni diverse, quella di accusatori e quelle di giudici, occorre necessariamente attribuire queste funzioni diverse ad organi diversi, tra di loro separati, i magistrati dell'accusa e i magistrati che giudicano, così come le gambe servono per camminare e le braccia per scrivere o per mangiare e sarebbe illogico utilizzare per ambedue queste funzioni una sola parte del corpo umano. A funzione diversa deve corrispondere organo diverso».
Sembra che la bandiera del garantismo sia ormai nelle mani del centrodestra. E gli altri?
«Io penso il contrario perché il garantismo richiede che si dia attuazione alla Costituzione, per cui le parti sono in condizioni di parità davanti al giudice terzo e imparziale, mentre oggi non si può dire che chi si difende davanti a un giudice sia in condizione di parità nei confronti del procuratore, che fa parte dello stesso corpo a cui appartiene il magistrato giudicante. Il garantismo vuole che vi sia un rapporto a tre ed una chiara differenziazione dei ruoli e degli organici».
Che tipo di propaganda elettorale prevede per il referendum?
«Si preannuncia una campagna dai toni sbagliati perché politicizzata. La politicizzazione comporta una modificazione costituzionale. Mi spiego: nel nostro ordinamento c'è una democrazia rappresentativa, quella che si realizza quando si eleggono i parlamentari, e una democrazia deliberativa, che si realizza con il referendum. Se al referendum si dà un sovrappiù di significato, come un voto a favore o contro il governo, si dà al risultato un significato diverso, quello proprio della elezione, una legittimazione, tradendo la democrazia diretta. Se i partiti di maggioranza si schierano per l'approvazione, una vittoria referendaria sarà considerata un appoggio popolare all'attuale governo. All'opposto, uno schieramento dell'Associazione magistrati a favore del no, sarà inteso, in caso di una vittoria referendaria, come una delegittimazione popolare della intera magistratura».
Conseguenze?
«Innanzitutto, in questo modo la democrazia diretta finisce per diventare una nuova forma di democrazia rappresentativa. In secondo luogo, il referendum inteso come voto rivolto al governo tradisce la domanda che viene posta ("approvate voi il testo della legge costituzionale già approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale"?) perché quello che è sottoposto al referendum non è un atto del governo, ma un atto del Parlamento».

3/11/2025 - 20:14

AUTORE:
Piero C.

Ma il buon Ceccanti saprà si che negli ultimi 10 anni, i magistrati che hanno cambiato carriera sono stati 352. Lo 0,5% delle toghe italiane che sono più di 9000. Saprà che durante la carriera lavorativa un magistrato può, al massimo, fare 4 cambi. E che fino ad ora lo hanno fatto solo un paio di volte. Tanto rumore per nulla.