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Il 2025 si chiude anche per la Pro Loco Ripafratta "Salviamo La Rocca", e come da tradizione l'associazione incontra i propri soci, sostenitori e amici dalle 18 alle 20 per un brindisi di auguri, per tirare le somme dell'anno appena concluso e per presentare le attività del 2026.
Il 5 gennaio pomeriggio aprirà la Casa della Befana, presso l’ex Asilo Villa Danielli Stefanini, con musica, luci, biscotti e bevande calde.

Alle 18 circa l’arrivo della Befana dal campanile 

Noi Europei e noi Italiani abbiamo storia e tradizioni .....
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La vera forza di deterrenza della Russia sta nello .....
Senza offesa, se lei non riesce a capire la differenza .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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ZAMBITO: "TAGLIATE NUOVE TRATTE CHE COLLEGANO LA COSTA A ROMA VIA FIRENZE"
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di Mark Pisoni
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Un protagonista della vita politica di Bientina e della provincia di Pisa
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O quanti spiritelli nei talk show
quotidiani e giornalieri
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insopportabilmente pettegoli e ciarlieri
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Nessun colpevole, per quel povero ragazzo che si e tolto la vita a causa del bullismo, chi sapeva ha taciuto e non vuole responsabilita; dico questo .....
Francesco Verderami per il "Corriere della Sera"
Una contro tutti.
O quasi. Elly Schlein sembra seguire la stessa sorte dei suoi predecessori alla guida del Pd.

8/11/2025 - 14:30

Francesco Verderami per il "Corriere della Sera" - Estratti
 
Una contro tutti.
O quasi. Elly Schlein sembra seguire la stessa sorte dei suoi predecessori alla guida del Pd. Sarà una coincidenza ma il rito di accerchiamento solitamente si consuma quando nel partito si muove Dario Franceschini.

 
L’ex ministro della Cultura, che aveva annunciato il tempo della «radicalità» e l’avvento di Schlein alla segreteria, immagina ora una nuova stagione per il centrosinistra. E non prevede un cambio in corsa al vertice dei democratici. Più democristianamente propone invece una separazione delle carriere: la leadership del partito divisa dalla premiership della coalizione.
 
Tradotto: non è su «Elly» che punterebbe nella sfida per palazzo Chigi. Specie se cambiasse la legge elettorale. Lo ha spiegato nei giorni scorsi in una riunione riservata: «Quando saremo a ridosso del voto, i due dovranno incontrarsi. E se non si metteranno d’accordo, troveremo una soluzione».

 
«I due» sono Schlein e Giuseppe Conte, senza il quale non ci sarebbe partita con il centrodestra. Per realizzare il disegno, secondo Franceschini, c’è tempo e serve tempo: intanto perché bisognerà capire se la riforma elettorale conterrà l’indicazione del premier, eppoi «perché Elly deve arrivare a capirlo da sola. E ancora non ci è arrivata».
 
Ma lei, dalla schiera di compagni che la accerchia, ha inteso la minaccia. D’altronde il suo isolamento è plastico: a parte i rapporti inesistenti con il Colle, c’è la rottura con Romano Prodi, insieme a una distanza siderale dagli altri fondatori dell’Ulivo. Un paio di settimane fa, alla presentazione del libro di Giuliano Poletti, Paolo Gentiloni ha citato la storia dei contadini della Bassa negli Anni Cinquanta per lanciare l’ennesimo segnale: «I partiti rischiano di fare la stessa fine dei mezzadri. Che sono scomparsi».
franceschini schlein
 
(...)
Il valzer è diventato vorticoso e la tesi di Franceschini fa proseliti: separare le carriere è l’unica possibilità per competere con il centrodestra.
Che poi, «chi è riuscita a realizzare un campo largo capace di vincere è stata Giorgia Meloni», ironizza un esponente riformista: «Sulla riforma della giustizia si sta portando appresso mezza sinistra. E chi vincerà il referendum, vincerà le elezioni».
 
Nel salone da ballo i più richiesti sono la sindaca di Genova Silvia Salis e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che vengono usati come banderillas contro Schlein. Ma sono solo manovre tattiche, perché è quasi unanimemente riconosciuto nel centrosinistra che «nessuno dei due potrebbe competere con Meloni».
 

È su Conte che intende spendersi un pezzo consistente del Pd. E non solo. Anche Matteo Renzi ha promesso all’antico rivale di «dare una mano», lasciando a Maria Elena Boschi il compito di fare da ufficiale di collegamento. E «Giuseppi» già prepara l’abito scuro. Ecumenicamente ieri ha giustificato l’accordo di Roberto Fico con i Mastella in Campania, perché «se avessimo potuto saremmo andati da soli. Ma non era possibile. L’alternativa era lasciare questa Campania alle forze di destra». Un sacrificio per il bene del Paese.
 
Sono due i motivi che portano (quasi) tutti a preferire l’ex premier come candidato della coalizione: è ritenuto più strutturato a fronteggiare in campagna elettorale «una vera politica come Meloni», ed è funzionale al disegno del sinedrio pd: perché se il leader del M5S andasse a palazzo Chigi, i dem potrebbero rivendicare il Quirinale. La loro vera ossessione. Se così stanno le cose, per rompere l’accerchiamento a «Elly» non resterebbe che la sponda della rivale «Giorgia». Hanno qualcosa in comune: entrambe sono appassionate di giochi di ruolo. E soprattutto sono «testardamente bipolariste».

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