none_o


Il 2025 si chiude anche per la Pro Loco Ripafratta "Salviamo La Rocca", e come da tradizione l'associazione incontra i propri soci, sostenitori e amici dalle 18 alle 20 per un brindisi di auguri, per tirare le somme dell'anno appena concluso e per presentare le attività del 2026.
Il 5 gennaio pomeriggio aprirà la Casa della Befana, presso l’ex Asilo Villa Danielli Stefanini, con musica, luci, biscotti e bevande calde.

Alle 18 circa l’arrivo della Befana dal campanile 

Noi Europei e noi Italiani abbiamo storia e tradizioni .....
Più che nostre, sono debolezze di chi ci governa, .....
La vera forza di deterrenza della Russia sta nello .....
Senza offesa, se lei non riesce a capire la differenza .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
ZAMBITO: "TAGLIATE NUOVE TRATTE CHE COLLEGANO LA COSTA A ROMA VIA FIRENZE"
none_a
di Mark Pisoni
none_a
di Massimo Viegi
none_a
ANGELO MIGNOSA Presidente del Consiglio Comunale di CALCI
none_a
COMUNICATO UNITI PER CALCI
none_a
Pensiero Prismatico di Quintus Poppaedius Silo
none_a
Un protagonista della vita politica di Bientina e della provincia di Pisa
none_a
O quanti spiritelli nei talk show
quotidiani e giornalieri
radiofonici e televisivi
insopportabilmente pettegoli e ciarlieri
volutamente provocatori .....
Nessun colpevole, per quel povero ragazzo che si e tolto la vita a causa del bullismo, chi sapeva ha taciuto e non vuole responsabilita; dico questo .....
di Mario Lavia
L’ora della verità - Il referendum sulla giustizia mette alla prova la leadership di Schlein

12/11/2025 - 9:06

L’ora della verità - Il referendum sulla giustizia mette alla prova la leadership di Schlein

Il voto sulla separazione delle carriere va ben oltre i tecnicismi di settore. Se vincesse il Sì, per Giorgia Meloni sarebbe una vittoria politica, ma per la leader del Pd sarebbe l’ennesima prova dell’incapacità di costruire una maggioranza nel Paese reale

Se a primavera dovesse prevalere il Sì al referendum sulla separazione delle carriere, il risultato andrebbe ben oltre il tema tecnico della giustizia. Politicamente sarebbe soprattutto una vittoria per Giorgia Meloni. E per tutti quelli che anche a sinistra – o comunque fuori dal centrodestra – ritengono che si tratti di un passaggio importante per riequilibrare i pesi nel mondo della magistratura e, in generale, per dare un segnale che per brevità definiremo antigiustizialista.

E per Elly Schlein? La segretaria del Partito democratico si è schierata apertamente per il No, cioè contro la separazione delle carriere, come passaggio decisivo per garantire l’indipendenza della magistratura dall’esecutivo e fattore di presidio di equilibrio tra i poteri dello Stato.

Una chiara posizione politica, non una scelta culturale o tantomeno dottrinaria. Pertanto l’affermazione del Sì segnerebbe non solo la sconfitta di una principio identitario, ma di una linea politica. Potrebbe, Schlein, reggere una seconda sconfitta referendaria dopo quella sul Jobs Act, che era poi politicamente molto più innocuo? L’accusa che le verrebbe rivolta sarebbe quella, quantomeno, di non saper fare maggioranza nel Paese reale e di essere testardamente minoritaria. Di non saper stabilire con l’Italia quella connessione indispensabile per poter ambire a vincere le elezioni.

Ma, certo, il referendum riguarda una questione particolare, che come tale avrebbe conseguenze limitate. E infatti è sicuro che la sconfitta del No non la porterebbe a rassegnare le dimissioni, e probabilmente nessuno, apertis verbis, gliele chiederebbe. Tuttavia, una sconfitta la obbligherebbe a ridefinire il suo ruolo in senso meno testimoniale, più strategico, per dimostrare che il suo progetto di una sinistra moderna e europea non si esaurisce nella difesa di cause perdute, ma si manifesta con ricette più persuasive, di massa, si diceva una volta, e di governo. Il che pare difficile. E qui si torna alla casella di partenza che in queste settimane sta venendo fuori chiaramente: è in grado, la leader del Pd, di darsi questo colpo d’ala?

Viene avanti l’interrogativo che ci si pone in tutte le aree del partito, circa la capacità di Elly Schlein e della sua squadra nel proporsi come seria alternativa alla destra, sulla sua concreta vocazione di governo.
Se persino all’interno del Partito democratico alcuni dirigenti come Goffredo Bettini ritengono che sia preferibile Giuseppe Conte – magari, secondo una consolidata tradizione egemonica di scuola Pci, portandolo a Palazzo Chigi per poi dirigerlo dal Nazareno – vuol dire che il problema della credibilità di Schlein esiste.

In questa situazione in movimento, nel Pd «per cambiare scenario occorrerebbe un evento nuovo», come ha scritto Stefano Folli. Potrebbe essere appunto la sconfitta del No. Un accidente che potrebbe ingrippare la gioiosa macchina schleiniana.
Non diciamo un congresso nelle urne referendarie, che sarebbe improprio, ma uno spartiacque questo sì. Quanto al congresso vero, con questi eventuali chiari di luna, sarebbe un tutti contro tutti, o forse un tutti contro lei, in ogni caso un oggetto misterioso.

Per cui il referendum, qualunque ne sia l’esito, segnerà un passaggio di fase. Se vincerà il Sì, sarà una buona ciambella di salvataggio per un governo in difficoltà sul piano economico-sociale. Per Schlein sarà il momento di mostrare se può in qualche modo sterzare e cambiare linea o se rimarrà prigioniera del ruolo di testimone del disagio, custode di una minoranza orgogliosa ma perdente. In ogni caso, nulla sarà come prima.





+  INSERISCI IL TUO COMMENTO
Nome:

Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
EMail:

Minimo 0 - Massimo 50 caratteri
Titolo:

Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
Testo:

Minimo 5 - Massimo 10000 caratteri