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Il 2025 si chiude anche per la Pro Loco Ripafratta "Salviamo La Rocca", e come da tradizione l'associazione incontra i propri soci, sostenitori e amici dalle 18 alle 20 per un brindisi di auguri, per tirare le somme dell'anno appena concluso e per presentare le attività del 2026.
Il 5 gennaio pomeriggio aprirà la Casa della Befana, presso l’ex Asilo Villa Danielli Stefanini, con musica, luci, biscotti e bevande calde.

Alle 18 circa l’arrivo della Befana dal campanile 

Noi Europei e noi Italiani abbiamo storia e tradizioni .....
Più che nostre, sono debolezze di chi ci governa, .....
La vera forza di deterrenza della Russia sta nello .....
Senza offesa, se lei non riesce a capire la differenza .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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ZAMBITO: "TAGLIATE NUOVE TRATTE CHE COLLEGANO LA COSTA A ROMA VIA FIRENZE"
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di Mark Pisoni
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di Massimo Viegi
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ANGELO MIGNOSA Presidente del Consiglio Comunale di CALCI
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COMUNICATO UNITI PER CALCI
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Pensiero Prismatico di Quintus Poppaedius Silo
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Un protagonista della vita politica di Bientina e della provincia di Pisa
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O quanti spiritelli nei talk show
quotidiani e giornalieri
radiofonici e televisivi
insopportabilmente pettegoli e ciarlieri
volutamente provocatori .....
Nessun colpevole, per quel povero ragazzo che si e tolto la vita a causa del bullismo, chi sapeva ha taciuto e non vuole responsabilita; dico questo .....
dal blog di Andrea Paganelli
NESSUNA AUSTERLITZ E NESSUNA WATERLOO...
SOLO POKROVSK E "GUERRA DI ATTRITO" ...

16/11/2025 - 18:11

NESSUNA AUSTERLITZ E NESSUNA WATERLOO...
SOLO POKROVSK E "GUERRA DI ATTRITO" ...

Rieccoci all'approfondimento settimanale.
La vicenda che vorrei analizzare oggi è quella di Pokrovsk, una cittadina di 30.000 abitanti, più piccola di Cascina, e grande più o meno come Pontedera. A differenza delle due cittadine in provincia di Pisa, Pokrovsk è in mezzo alle immense pianure ucraine, e nessuno, prima della guerra, neppure la conosceva.
Si è fatto un gran parlare, proprio in questi ultimi giorni, del fatto che i russi si sono infiltrati in città (che è sotto attacco diretto da circa un anno e mezzo), pare circa in 300 (confermato anche dagli stessi ucraini) approfittando di una fitta nebbia, e con mezzi assai improbabili per quello che è considerato il secondo esercito più potente al mondo (motorini e auto scassate - vedi foto).

La potenza, invece (quella si, reale), della propaganda russa, e dei suoi collaboratori (pagati e non, lo preciso sempre) in Europa, si è subito messa in moto, e ha reso, in questo caso l'immagine di una grande vittoria militare, neppure si fosse trattato del generale Patton, quando, sfondate le linee tedesche in Francia, riuscì, con manovre veloci, ad arrivare in poco tempo fino in Germania, e dovettero così fermarlo, in direzione Berlino, per coordinare meglio il fronte.
Anche in questo caso le cose non stanno così, e si rende necessario un approfondimento come mio solito. Proviamo a ripristinare la realtà, e capire che cosa sta realmente accadendo.

Tralascio di spiegare (come sempre faccio) le ragioni per le quali mi interesso, e, senza falsa modestia, sono abbastanza "preparato" sulle questioni militari, chi mi conosce bene sa il perché, come sa che non sono affatto né un militarista, né un guerrafondaio, tutt'altro, quindi passo oltre e vado al dunque.

Mi avvarrò, per questa riflessione, di alcune valutazioni tecniche di due esperti militari, che seguo da tempo, il Colonnello Stirpe e il suo "pari grado" Casalone.

Prima di entrare nel merito della questione è necessario però che chiarisca, per i neofiti, alcuni aspetti:
1) Cosa è la "guerra di attrito" e come funziona;
2) Cosa è la guerra (o guerriglia) nei contesti urbani;
3) come incide il fattore tempo.

Cercherò di farlo con parole meno "tecniche" possibile.
Secondo la definizione classica, la GUERRA DI ATTRITO non è altro che una particolare strategia militare, attuata per fiaccare un nemico infliggendogli continue perdite in termini di personale e materiali, prolungate nel tempo. Piccoli avanzamenti, retrocessioni e riposizionamenti, acquisiscono in questa dimensione una rilevanza tattica. Si tratta di una sorta di logoramento, l'esatto opposto della "guerra lampo", quest'ultima non lascia infatti al nemico il tempo di organizzarsi, mentre gli ucraini (non è una battuta) si organizzano ormai dal 2014...

Ora, nonostante tutte le dichiarazioni roboanti è evidente che l'obiettivo originario del Cremlino era quello di fare una sorta di blitz di breve durata, per rovesciare il governo ucraino e sostituirlo con uno più "compiacente", sul modello della Bielorussia.
Fallito questo, ha dovuto ripiegare su obiettivi secondari, e si è ritrovata infilata in un conflitto molto più lungo (anche per aver sottovalutato la resistenza ucraina), nel quale sta consumando risorse sproporzionate, umane, economiche ed altro, rispetto ai risultati ottenuti.

La propaganda serve anche a compensare questo fallimento.

Nel caso di Pokrovsk, va precisato che per i russi (che non lo dicono, essendo impantanati lì da ormai quasi quattro anni) non è neppure l'obiettivo principale, bensì solo un obiettivo di passaggio, il vero obiettivo, quello più immediato, è Kramatorsk, quello di più lunga gittata (avendo fatto la scelta militare) sarebbe la cosiddetta "Novorossija" (Nuova Russia), che riprende una terminologia "Zarista", e che vorrebbe ricongiungere la Russia fino alla Transnistria (Moldavia), passando per Odessa e privando all'Ucraina l'accesso al mare (vedi cartina).

Kramatorsk è importante per ragioni strategiche, militari ed economiche: è l'ultima grande città del Donbass, ancora controllata dall'Ucraina, un importante nodo ferroviario e sede di siti industriali. Per questo motivo, è un obiettivo chiave nella guerra russo-ucraina, perché consentirebbe alla Russia di completare l'occupazione "manu militari" del Donbass, annesso prima ancora di averlo occupato, senza essere costretta a dover richiedere il ritiro degli ucrainiun presentâ di negoziati (si sta parlando comunque di territorio ucraino, non russo).

 

Ma se i russi, in quattro anni sono avanzati di una cinquantina di chilometri (vedi anche in questo caso la cartina), a Kramatorsk ne mancano ancora 80, e a Sloviansk quasi 100 (e siamo sempre nel Donbass), Dnipro dista 260 km, Karkiv più di 300, e Kiev quasi 800 (questo solo per rendersi conto delle dimensioni). Procedendo di questo passo l'occupazione dell'intero Donbass non si realizzerà prima del 2030, chissà a quale prezzo, e se l'economia russa reggerà fino ad allora.
C'è un intero reticolo di piccoli centri, sia sulla direttrice di Dnipro, che su quella di Karkiv.

I russi si erano organizzati per stringere "a tenaglia" su Kramatorsk, dai due terminali ferroviari di Izyum e di Donetsk (che avrebbero garantito il sostegno logistico dell’offensiva), però la controffensiva ucraina glie lo ha impedito. Così devono avanzare nelle condizioni peggiori, ovvero frontalmente, mentre gli ucraini si sono concentrati sulla fortificazione degli agglomerati urbani e delle loro "cinture" difensive esterne.

È ovvio che i falchi americani (non gli europei), più che per una rapida conclusione del conflitto, si sono orientati per una guerra di logoramento, tesa a sfiancare la Russia, i cinici motivi (tra i quali anche quelli di sperimentare nuove armi sul campo) sono intuibili. Mi permetto una battuta: da molto tempo mancava una guerra "come si deve", ora c'è, facciamocela durare...
L’offensiva russa è costretta quindi a misurarsi contro le fortificazioni e la resistenza ucraine, con una fanteria praticamente appiedata, per scarsità di mezzi corazzati, che sono ormai facilmente individuabili da nuove armi come i droni.

Gli ucraini, a loro volta, devono contenere l’offensiva frontale, di un nemico numericamente superiore, su un terreno prevalentemente pianeggiante, e quindi devono sfruttare al massimo le caratteristiche del terreno stesso (che conoscono meglio dei russi) e le fortificazioni esistenti, scavarne e costruirne di nuove (e per questo, stante la lentezza dei russi, hanno avuto tutto il tempo utile), continuando peraltro ad usare il vantaggio tecnologico, che gli deriva dal sostegno occidentale.
In questa logica si parla e si calcola, cinicamente, il costo delle perdite "a chilometro", come se fosse il consumo di carburante di un'auto: un tot di km a litro = un tot di perdite e morti a chilometro. Le perdite russe sono enormi, ma non apro questo argomento, è riscontrabile, anche logicamente.

Una battaglia combattuta frontalmente, in assenza di "manovra", e dominata dal fuoco di artjglieria prima, e ora dei droni, comporta scelte dolorose in termini di perdite da sostenere e di rincalzi da far ruotare (molto più onerose per chi attacca), ma soprattutto determina spostamenti estremamente lenti, e comunque limitati, del fronte (anche in questo caso - vedi cartina - il territorio evidenziato in nero, è quello occupato dai russi in un anno mezzo), da una linea difensiva si passa a quella successiva, con distanze assai ravvicinate, e così via.
Se, dal punto di vista operativo, lo scopo dell’attaccante è progredire in direzione dell’obiettivo fissato, questo si ottiene con una serie continua ed estenuante di combattimenti volti ad acquisire obiettivi parziali, che concorrono nel loro insieme a rendere possibile la progressione, le perdite subite in questi combattimenti rappresentano il costo da pagare.

Lo scopo del difensore è, al contrario, fermare, o
rallentare gradualmente, la progressione avversaria, e questo si ottiene non tanto impedendo al nemico l’acquisizione dei singoli obiettivi tattici (inutile incaponirsi), quanto massimizzando il costo per il nemico per raggiungerli, e minimizzando il proprio.

In sostanza, non funziona come nel medioevo, quando crollate le mura di cinta arrivava la disfatta e la resa. Nella guerra di attrito, si abbandona una linea difensiva quando si è inflitto più perdite possibili al nemico, per attestarsi su quella immediatamente retrostante, nel frattempo predisposta, per minimizzare le proprie perdite.

Penso di aver chiarito abbastanza come funziona la guerra di attrito, ora vediamo come funziona la GUERRA DENTRO LE CITTÀ, e in questo caso anche dentro la città di Pokrovsk, che i russi sostengono di aver conquistato. In sintesi si potrebbe dire "ancora peggio".

Gli aggressori, che in generale, nel resto del territorio del Donbass, sono più numerosi in rapporto almeno di 3 a 1, sono penetrati nella periferia di Pokrovsk con circa 300 soldati, suddivisi e dispersi in piccoli gruppi (per non essere attaccati tutti insieme e subire perdite da subito), la tattica è appunto di creare alcuni punti di infiltrazione localizzata, sebbene questa sia spacciata come "sfondamento" dalla propaganda russa (e naturalmente, subito anche dai nostri esperti da salotto), invece nelle città non si "sfonda" proprio niente.

È una tattica che non porta molto giovamento, perché di solito questi piccoli gruppi operano in condizioni molto più precarie rispetto ai difensori. Sono costretti a muoversi senza copertura, e i difensori, di norma sempre meglio appostati e coperti, ne fanno facile bersaglio.
Se non vengono quindi annientati, possono resistere poco tempo lontano dalle proprie linee, perché restano isolati e privi di logistica di supporto e rifornimento, quindi obbligati a rientrare (se ce la fanno) o a restare sul posto.

Il risultato? Avanzano magari di una strada o un quartiere, e, se restano integri, finiscono prima o poi scorte e munizioni, quindi devono provvedere a rifornirsi, oppure attendere che qualcun altro li appoggi, ma il "qualcun altro", a sua volta, ha gli stessi loro problemi in un altro quartiere. La funzione delle avanguardie di sabotatori è quella di preparare il terreno per il grosso delle truppe che, di li a poco deve arrivare, se non arriva sono dolori. Ad oggi siamo al quarto giorno.

Nel frattempo i difensori fanno il loro lavoro e i 300 vengono ridotti nel numero, infatti da due giorni la propaganda ha cambiato argomento, e non parla più dei 300 soldati, ma degli episodi di corruzione vicini al governo ucraino (anche questo è un altro discorso).

Tornando alla "guerra urbana", in questo caso il supporto del fuoco di artiglieria è inutile, anzi controproducente, perchè la linea di contatto è talmente ravvicinata e confusa che si creerebbero perdite da fuoco amico e, sebbene questo ai russi interessi meno che agli ucraini, continuare a perdere uomini al ritmo giornaliero attuale è diventato anche per loro un problema.

L'utilizzo dei mezzi corazzati è altrettanto impossibile, sia perchè come già detto, ormai scarseggiano (causa anche i droni), sia perchè, in mezzo alle macerie, privi di fanteria a protezione (300 uomini, peraltro sparsi, sono pochissimi), sarebbero eliminati senza scampo uno ad uno da unità nascoste nei punti strategici, negli immobili, negli scantinati e tra le rovine, o da droni.

Lo stesso vale per il supporto aereo, è quasi impossibile discernere i bersagli, se non quando escono allo scoperto, ossia mai. Inoltre anche gli elicotteri costituiscono facile bersaglio, e i russi ne hanno persi circa un terzo del totale, dall'inizio del conflitto.
Per i russi si tratta, quindi, di avanzare metro per metro, casa per casa, un "mopping up" (bonifica) della zona è impossibile, perchè gli ucraini non sono, come dicevo in apertura, nè "circondati", nè "allo sbando", e i loro supporti logistici dalle retrovie funzionano bene, d'altra parte si muovono in casa loro.
In definitiva una città si conquista quando risulta bonificata da truppe nemiche, oppure quando si arrende, oppure quando il nemico la abbandona ritirandosi. Non è il caso di Pokrovsk.

In generale anche quando i difensori sono meno numerosi, possiedono alcun vantaggi, che sul campo contano assai:
- Conoscono il terreno;
- Impongono i ritmi dello scontro;
- Ne scelgono le condizioni e il luogo.

E perchè questo? Perchè il difensore, meglio piazzato, possiede il terreno di battaglia e può permettersi sia operazioni difensive pure, sia puntate dietro le linee nemiche, infiltrando a sua volta lo schieramento nemico.

Gli ucraini adottano il concetto NATO di "defensive urban warfare", chiamato, in gergo: "Sponge Bob", vale a dire portare il nemico a impegnare più uomini e più mezzi di quanti ne sarebbero normalmente necessari per prendere un punto, per poi ripetere lo stesso sistema in un'altra zona della città.
In questo modo si massimizzano le perdite nemiche, riuscendo a pianificare bene anche le proprie, evitando dispersione delle risorse disponibili.

Gli ucraini NON stanno impiegando tutte le riserve a disposizione, perchè sarebbe stupido farlo, autolesionistico quasi, al momento è sufficiente tenere impegnati i russi, proprio nel punto dove loro stanno esercitando la massima pressione, limitandosi a spostare, dove serve, qualche reparto di piccole dimensioni (un paio di plotoni al massimo), a tamponare i punti di penetrazione, per poi ricollocarlo altrove.

I droni FPV, in ambito urbano tra le macerie e i muri di cemento armato, sono ridotti nella loro efficienza di quasi il 50%, significa che l'utilità effettiva in combattimento, è ben lontana dal loro impiego in campo aperto.
Ne consegue che i russi, che attaccano a piedi o in motocicletta, per potersi avvicinare a un isolato urbano, possono essere colpiti dai droni, od anche con armi tradizionali, mentre i russi, al contrario, NON riescono a impiegare i loro droni, per colpire postazioni trincerate tra le rovine.

L'artiglieria ucraina e i sistemi MLRS o i missili a medio raggio, NON vengono impiegati su Pokrovsk per ovvie ragioni, intanto per evitare un'ecatombe di fuoco amico, poi perchè, come nella migliore dottrina NATO, il fuoco di interdizione si esercita, in caso di difesa di posizione urbana, sulle retrovie e sulla logistica nemica di seconda schiera, rallentando in modo notevole le operazioni avversarie.

Quando Pokrovsk cadrà (non è ancora caduta), sarà il probabile preludio ad una controffensiva ucraina, avvantaggiata dall'aver causato in questi anni ai russi, quasi 200mila perdite, tra morti, feriti e prigionieri, con ripercussioni in patria che non potranno essere nascoste ancora per molto tempo all'opinione pubblica, le famiglie già oggi reclamano i loro ragazzi, inviati in Ucraina.

Ecco perchè Pokrovsk, obiettivo di scarso valore strategico, può diventare un bel "pateracchio" (figuraccia) per i russi, e una vittoria inutile, semplicemente perchè, di centri come Pokrovsk, sulla strada di Kramatorsk, ce ne saranno disseminati decine di altri, e tutti allo stesso prezzo.

QUESTA È LA "GUERRA DI ATTRITO", e questo sta avvenendo.

Vi avrò annoiato con questi dettagli, ma la realtà è questa e le cose funzionano così.

Semmai ci sarebbe da dire una ultima cosa: che se, in una guerra così strutturata (definiamola "di resistenza"), qualcuno pensa che la soluzione sia quella di interrompere gli aiuti alla parte aggredita, che si sta difendendo, se è in buona fede non ci ha capito nulla, e non è comunque scusato, se è in malafede non fa altro che il gioco dell'aggressore, e allora ci si dovrebbe chiedere il perché. Vergogna.
La guerra finirà quando chi l'ha iniziata valuterà che il prezzo da pagare è diventato troppo alto.

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19/11/2025 - 18:20

AUTORE:
autore

Infatti il problema è allestire difese (cosa sulla quale siamo molto indietro), che non sono solo armi, così come gli "attacchi" non sono solo carri armati che avanzano. La guerra "ibrida" è ormai una realtà, nella quale siamo già immersi, praticamente siamo già sotto attacco. Ma le forme sono molteplici, e dato che nelle società democratiche l'opinione pubblica ha un peso diverso che nei regimi autoritari parte della guerra si svolge lì, anche a piccole dosi, e con vari metodi, ad esempio (nessuno lo ha notato) ma il prof. D'Orsi fra le varie forzature ha piazzato anche una chiara menzogna, riferendosi a Bandera ha detto che "la chiesa Ucraina lo ha proclamato santo", cosa del tutto falsa.
Quanto ai metodi non tutti sanno, ad esempio, che in un biennio di guerra l'ambasciata russa in Italia ha fatto prelevamenti in contanti (sottolineo contanti) per oltre 4,5 milioni di Euro. Spero che lei conosca le leggi vigenti sull'uso del contante, ma soprattutto saprà cosa è la "tracciabilità", e cosa si vuole evitare pagando un contanti. L'inchiesta aperta dai servizi italiani su quei movimenti (che pure sono documentati) è stata interrotta per le forti proteste diplomatiche relative, e forse la a fuga di notizie è servita anche a questo. Mi fermo qui, ormai l'articolo è vecchio.

17/11/2025 - 16:23

AUTORE:
Piero C.

Sono d'accordo con lei che le notizie su questa guerra ( Russia vs Ukraina ) spesso sono, come dice lei, artefatte. Il problema, però, è che se arrivano da Mosca in parte me lo posso aspettare e quindi le prendo con le molle. Mentre se mi arrivano, perchè arrivano, dalla Nato o da paesi aderenti a quest'ultima me lo aspetto un po' meno. Quando sento Ursula von der Leyen dire che ci dobbiamo armare, anzi ri-armare, perchè la Russia di qui a 5 anni ci attaccherà ( ma la sua analisi ci dice che è molto ma molto improbabile ), e vara un piano da 800 miliardi, soldi che poi in larga parte finiranno negli Usa per acquistare le armi, mi preoccupo anche se poi ragionandoci su mi dico che qualcosa non quadra e dietro c'è qualche verità nascosta. E' un mio pensiero, sia chiaro, però poi penso all'effetto che la notizia può fare su persone anziane come mio zio o molto più in su con l'età, di bassa scolarizzazione, che si informano solo su Tg o giornali, senza approfondire quello che ascoltano o leggono finendo per credere che quelle notizie siano oro colato. Sia da una parte che dall'altra, sia chiaro.

17/11/2025 - 10:54

AUTORE:
autore

Il cosiddetto "benaltrismo", nel linguaggio giornalistico, è considerato l’atteggiamento di chi elude un problema sostenendo che ce ne sono altri, più gravi, da affrontare.

Anche i problemi del bilancio di uno Stato, o della stessa UE, difficilmente possono essere analizzati con poche battute. Certo che seguendo quella via potremmo decidere di azzerare la spesa per la sicurezza (polizia, carabinieri, pompieri, protezione civile ed altro, perché anche la "sicurezza" è cosa complessa) per avere un servizio sanitario migliore, e sicuramente lo avremmo, a discapito però di qualcos'altro.
Per ogni cosa c'è un prezzo da pagare e la sicurezza europea (che non è solo spesa militare) è una di queste, alla quale per troppo tempo ci hanno pensato altri. Se vogliamo renderci più autonomi dagli USA, non solo a parole, il prezzo è questo, mantenendo ovviamente un equilibrio "sostenibile" (si dice così), tenendo peraltro conto che le spese militari della Russia sono state incrementate di ben oltre il 50%, riconvertendo l'intera economia in "economia di guerra".

La nota invece voleva essere un approfondimento (in parte anche tecnico) sulle informazioni (spesso artefatte) che ci piovono addosso giornalmente riguardo alla guerra, solo questo, se vogliamo approfondire le tematiche del bilancio europeo dovremmo farlo in altra sede e con altro spazio. A disposizione.

16/11/2025 - 23:29

AUTORE:
Piero C.

È vero che Lisbona è un paradosso, però con questo allarme l'Europa mette in campo risorse per 800 miliardi di euro per le armi, sottraendole a politiche di sviluppo comunitario. Se poi ci aggiungiamo anche il 5 % per la Nato che tocca al nostro paese chiudiamo il cerchio. Per non parlare dei dazi e delle imposizioni di zio Donald.

16/11/2025 - 22:54

AUTORE:
autore

I paradossi, come quello di Lisbona, servono per rendere l'idea, ma a volte confondono, soprattutto se strumentalizzati. Ovvio che Putin a Lisbona neppure ci pensa, il suo problema è l'Europa in generale, e l'attrazione che esercita quella società anche sui suoi cittadini, per questo ha necessità di contrastarla con ogni mezzo (cosa che peraltro non dispiace neppure a Trump, che fa il "pesce in barile").
La realtà è che la Russia già oggi non ha più la forza di sviluppare iniziative militari su vasta scala come nel 2022, perché si è molto indebolita e ha consumato energie e riserve in misura eccessiva. A questo ritmo di perdite, ai 5 anni neppure ci arriva.
Suggerirei comunque, tra altri 2-3 giorni, di porsi il problema di dove sono finiti i 300 "incursori" russi penetrati a Pokrovsk.

16/11/2025 - 19:48

AUTORE:
Piero C.

Quindi se l'analisi del signor Paganelli, riguardo al fatto che i russi impiegheranno altri 5 anni solo per conquistare il Donbass, ha un senso vuol dire che gli spacciatori di notizie assurde rimangono senza clienti. Quindi, ragionevolmente, per arrivare a Lisbona ( sempre che il fine sia quello ) ai russi serviranno, a spanne, un centinaio di anni. Chissà se il sig. Severgnini sarà d'accordo...