Il 2025 si chiude anche per la Pro Loco Ripafratta "Salviamo La Rocca", e come da tradizione l'associazione incontra i propri soci, sostenitori e amici dalle 18 alle 20 per un brindisi di auguri, per tirare le somme dell'anno appena concluso e per presentare le attività del 2026.
Il 5 gennaio pomeriggio aprirà la Casa della Befana, presso l’ex Asilo Villa Danielli Stefanini, con musica, luci, biscotti e bevande calde.
Alle 18 circa l’arrivo della Befana dal campanile
Viviamo un tempo in cui la democrazia sembra perdere consistenza, mentre nuove forme di illiberalismo attraversano le nazioni, i territori e le comunità.
Ho provato a raccogliere alcune riflessioni su questo tema, a partire dall’idea che la forza democratica nasca sempre dalla cooperazione e dalla vita comune.
Grazie a ANPI Vecchiano - Associazione Nazionale Partigiani d'Italia e alla Sezione Soci Unicoop Valdiserchio Versilia per il supporto e alla Professoressa Anna Loretoni per la sua approfondita e stimolante riflessione.
Da parte mia, un pensiero, semplice, che vuole essere anche un omaggio a Paolo Virno, la cui recente scomparsa ci ricorda quanto il pensiero critico sappia ancora orientare il presente.
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Si parla sempre più spesso di “crisi della democrazia”.
Ma questa formula, col tempo, rischia di diventare un’abitudine che ci impedisce di vedere ciò che sta davvero accadendo.
Forse la democrazia non è in crisi nonostante sembri stabile, ma proprio perché è diventata lo strumento con cui proviamo a tenere insieme una società attraversata da incertezze profonde.
Viviamo in un continuo invito alla libertà: scegli, partecipa, esprimi la tua opinione.
Ma questa libertà, troppo spesso, diventa un dovere. Non siamo semplicemente liberi: siamo liberi entro limiti già stabiliti, entro modi “accettabili” di partecipare. Così la democrazia rischia di trasformarsi in una promessa rassicurante che però non mette davvero in discussione l’ordine esistente.
La crisi democratica non riguarda solo la disaffezione verso i partiti o l’astensione crescente.
È qualcosa di più profondo: il sentimento diffuso che le scelte importanti non si facciano più nei luoghi della politica. Si spostano altrove: nei mercati finanziari, nei sistemi digitali, nei meccanismi che orientano i comportamenti quotidiani, negli algoritmi e nelle agenzie di rating. Rimane così una democrazia “formale”, dove le procedure continuano, ma la sostanza della partecipazione si assottiglia.
Ma la democrazia vive — o muore — molto prima delle istituzioni.
Vive nella capacità delle persone di costruire insieme, di fidarsi, di cooperare. È da questa forza comune che nasce la democrazia: dalla potenza che cresce quando le vite si intrecciano e non quando si isolano.
Quando la cooperazione si indebolisce, quando prevale la paura o la logica individuale, si aprono spazi in cui crescono risposte semplici, identitarie, autoritarie. Una comunità fragile nelle relazioni è sempre tentata da soluzioni che promettono ordine e protezione.
Una democrazia autentica, invece, non ha paura del conflitto, delle differenze, della parola che mette in discussione. Non si definisce solo con il voto o le procedure, ma attraverso un continuo processo di creazione e di confronto. È un movimento immanente: nasce dai territori, dai quartieri, dai luoghi del lavoro e della cultura, e si chiama libertà. La libertà non è un comando: è una potenza condivisa, qualcosa che aumenta quando la vita comune si rende visibile e si rafforza.
In questo senso, anche la crisi può essere un passaggio positivo. Mostra che ciò che esiste non basta più, che c’è bisogno di nuove forme di partecipazione, di nuovi legami, di nuove immagini del possibile. Non è un vuoto: è spazio per un’altra forma di vita comune.
In tutto ciò, sono convinto che la cultura ha un ruolo decisivo. Non è un semplice arricchimento: è il luogo dove una comunità riflette su sé stessa, dà forma ai propri linguaggi, comprende ciò che la unisce e ciò che può trasformarla. La cultura non cancella i problemi: li porta alla luce e crea le condizioni per affrontarli insieme e superarli.
Per questo, se oggi la democrazia è in difficoltà, questa difficoltà può diventare una risorsa. Può essere il momento in cui la comunità riscopre la propria forza collettiva, la propria capacità di inventare e di cambiare. La democrazia non è qualcosa che si possiede una volta per tutte: è una pratica quotidiana, una costruzione comune, un processo aperto.
È in questo gesto — condiviso, fragile e potente allo stesso tempo — che la democrazia ritrova la propria nuova vita.
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