E' comparso su una importante giornale online nazionale, Citynews, nel suo supplemento Cibonews, un articolo a firma di Cristina Rombolà su una recente realtà gastronomica ideata e gestita da personaggi operanti nel nostro territorio grandemente apprezzati.A novembre scorso ha aperto a Pisa BONA, gastronomia con pizza del maestro Stefano Bonamici, in collaborazione con l'azienda PachinEat.Riportiamo l'articolo, certi di fare cosa gradita ai tanti cittadini che apprezzano le creazioni e i prodotti conosciuti a Vecchiano e a San Giuliano in Agrifiera.

La Redazione di Spazio Donna apre oggi una riflessione che speriamo diventi corale riguardo un tema antico e persistente: la misoginia, quella forma sottile e diffusa di svalutazione delle donne e di tutto quello che riguada il femmiile che si annida nei linguaggi, nelle credenze, nei giudizi affrettati e nei pensieri più quotidiani.
Misoginia, così presente in ogni forma di esitenza da farcela ritenere naturale ed innocua.
Per contrastarla dobbiamo per prima cosa nominare le sue forme, riconoscere le sue ferite, e soprattutto raccontare le storie delle donne che l’hanno attraversata, vissuta e superata, lasciando dietro di loro una scia luminosa di libertà e di intelligenza.
Desideriamo coinvolgervi tutte lettrici e collaboratrici ad una riflessione personale su come anche ognuna di voi sia stata o sia oggetto di esclusione o svalutazione del proprio operato in quanto donna a scuola. in famiglia, sul posto di lavoro...
Non un lamento rassegnato e sterile ma una conoscenza che ci farà andare avanti sulla strada del riconoscimento di come si possa a poco a poco smantellare quel mostro tentacolare e nefando chiamato MISOGINIA.
La prima storia che vi proproniamo è quella di Marilyn vos Savant la cui biografia potete facilmente trovare online. Oggi vorremmo darne una lettura diversa: una lettura più femminista.
Titolo
La donna con il QI più alto del mondo… e il prezzo della sua intelligenza
Marilyn vos Savant aveva un quoziente intellettivo di 228, il più alto mai registrato. Più di quello Einstein. Più di quello di Hawking. Più di qualunque altro essere umano finora testato.
Era nata a Saint Louis, 11 agosto 1946, A dieci anni aveva già letto e memorizzato i ventiquattro volumi della Encyclopaedia Britannica. La sua mente era luminosa, vasta, imprevedibile. Eppure, mentre gli uomini “geniali” vengono incanalati verso l’élite accademica, i laboratori, i premi, le cattedre, lei scelse un’altra strada: la parola, la divulgazione, la libertà intellettuale.
Dal 1986 iniziò a rispondere alle domande di logica, matematica e filosofia nella rubrica Ask Marilyn sulla rivista Parade. Scriveva a chiunque: studenti, casalinghe, curiosi, professori. Spiegava concetti difficili con una chiarezza disarmante.
1990: il mondo la deride. Perché è donna.
E poi scopre che aveva ragione.
Il suo nome esplose quando risolse pubblicamente il celebre paradosso di Monty Hall e se vi interessa potete sbirciare in cosa consiste. La soluzione era corretta, ma contro intuitiva.
La reazione? Non ammirazione. Non curiosità. Non un confronto intellettuale.
Migliaia di uomini matematici, docenti universitari, statistici le scrissero per dirle che aveva torto. Che “non capiva la matematica”. Che si sbagliava.
Alcuni con toni sprezzanti. Molti con un paternalismo feroce.
Era la vecchia storia di sempre: una donna brillante che osa dire qualcosa di “troppo grande”, qualcosa che gli uomini di scienza e cultura ritengono loro territorio esclusivo.
Poi arrivarono gli studi, le dimostrazioni, le verifiche. E la verità emerse: Marilyn aveva ragione. Avevano torto loro.
Un’intelligenza che non chiede permesso
Non fu mai la “scienziata da laboratorio” che molti avrebbero preteso che lei diventasse. Scelse invece un altro tipo di rivoluzione: portare il pensiero critico nelle case delle persone di qualsiasi ceto e istruzione, smontare miti, rispondere ai dubbi di tutti, parlare con una limpidezza che pochi accademici sanno usare.
Il punto è che cosa ha fatto della sua intelligenza.
Marilyn vos Savant non visse per compiacere. Non visse per rientrare in un ruolo. Non visse per essere “la donna geniale” che mette tutti d’accordo.
Viveva per pensare. Per interrogare il mondo. Per usare la parola come strumento di libertà.
E per dimostrare quello in cui lei credeva; che il vero genio non è saper risolvere un’equazione ma è saper parlare agli altri, a chiunque, senza paura. È saper restare fedeli alla propria voce, anche quando il mondo ti dice che non dovresti averne una.
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