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E' comparso su una importante giornale online nazionale, Citynews, nel suo supplemento Cibonews, un articolo a firma di Cristina Rombolà su una recente realtà gastronomica ideata e gestita da personaggi operanti nel nostro territorio grandemente apprezzati.A novembre scorso ha aperto a Pisa BONA, gastronomia con pizza del maestro Stefano Bonamici, in collaborazione con l'azienda PachinEat.Riportiamo l'articolo, certi di fare cosa gradita ai tanti cittadini che apprezzano le creazioni e i prodotti conosciuti a Vecchiano e a San Giuliano in Agrifiera.

Un amico ha mandata questa risposta data alla domanda .....
Ma i vari Mosso, Lavia e compagnia al seguito non .....
Si vede che ieri sera era capodanno, ancora non ha .....
Sapete perché alla Elly non riesce mancopegnende a .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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AMARSI

Amarsi è scendere nei ricordi,
festeggiare i momenti .....
Non ascoltare tutti i
consigli degli anziani,
anche gli imbecilli
INVECCHIANO.
Di Andrea Paganelli
Gli allarmisti e gli analfabeti funzionali

6/12/2025 - 21:06


GLI ALLARMISTI E GLI ANALFABETI FUNZIONALI.

 

Fra le varie "passeggiate" sui social (anche se da autodidatta, mi sono fatto una certa esperienza) ho avuto la conferma che in Italia, ormai, ha preso piede, in modo consistente, il fenomeno dell'analfabetismo funzionale, quelli colpiti da tale fenomeno sono in aumento, ovvero c'è un sacco di gente che non solo non sa più scrivere, ma addirittura non è in grado di capire neppure ciò che legge o ciò che ascolta, e una riprova l'abbiamo avuta anche nel leggere le reazioni scomposte alle dichiarazioni del comandante italiano della Nato in Europa, Ammiraglio Cavo Dragone, dichiarazioni peraltro molto chiare, razionali, e per nulla da "guerrafondaio", come invece alcuni commentatori "prezzolati" hanno cercato di fare credere.

La parola che ha fatto scandalo è quella di "attacchi preventivi", e si è fatta quindi un sacco di polemica inutile ed anche strumentale (non a caso i russi sono intervenuti subito, il giorno stesso), perché le persone un po' più speovvedute, davanti ad uva parola del genere hanno pensato subito a carri armati e bombe, e qualcuno si è anche messo di impegno per farglielo credere. Non è così, e provo a dimostrarlo. 

 

Ho trovato molto appropriata, e nel contempo anche obiettiva, una ottima analisi, fatta da Francesco Mecozzi (che ringrazio) sulla pagina "Italia Ucraina", così farò meno fatica riproponendola, toccando al massimo qualche parola o qualche "accento", ma senza modificare la sostanza.

 

Iniziamo:

Come già detto in premessa, sta prendendo piede un nuovo fenomeno: non cresce l’analfabetismo tradizionale, ma quello funzionale. Non parliamo di persone incapaci di leggere e scrivere, ma di cittadini che non comprendo ciò che leggono, riconoscono le parole ma non il loro senso più profondo, non distinguono i livelli di un discorso, confondono concetti tecnici e non afferrano le implicazioni logiche di ciò che leggono.

Questa "fragilità cognitiva" non è più un problema scolastico, è diventato un problema  sociale, quindi anche politico. 

 

In Europa un adulto su quattro non possiede competenze di lettura adeguate alla complessità del mondo contemporaneo. In Italia va ancora peggio e si parla di oltre un terzo della popolazione. Dentro a questa (come è stata definita) "voragine cognitiva" si infilano con grande facilità la propaganda, la e semplificazioni tossiche e strumentali, le narrazioni emotive che uccidono la logica.

Perché la propaganda, soprattutto quella russa (i russi hanno lunga esperienza, vedi storia della "disinformatia") ha gioco facile.

 

Una società attraversata dall’analfabetismo funzionale è una società dove gli slogan battono i dati, le emozioni battono la logica, e la menzogna si sostituisce alla realtà.

Si crea il terreno ideale per messaggi semplici e polarizzanti, esattamente quelli che la fabbrica della disinformazione russa produce da anni.

 

Esempi? "È la NATO che provoca la Russia", 

"Chi si difende fa comunque la guerra", "Noi europei siamo succubi degli USA", "La Russia non è affatto nemica dell'Europa", " Le minacce sono inventate per manipolare la popolazione", e si potrebbe continuare.

Funziona benissimo, perché la "complessità"  non passa; la semplificazione emotiva sì.

 

In Italia questa dinamica è amplificata da un ecosistema informativo dove figure come Travaglio, Di Battista, settori del M5S e della Lega giocano sistematicamente sull'ambiguità semantica: confondono concetti, fondono fenomeni diversi, mescolano ruoli distinti.

Così la NATO diventa automaticamente "gli USA", la difesa diventa "guerra", la deterrenza diventa "aggressività" e strumento da " guerrafondai". 

 

È un artifizio semplice, che richiede solo due cose dei "millantatori" pronti a raccontare storie, e delle persone in buona fede, che faticano a distinguere i piani, pronte a crederci.

 

Veniamo al punto: cosa ha detto davvero l’Ammiraglio Dragone e perché è stato travisato.

 

L’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone ha parlato al Financial Times, e non si è limitato a dire che gli attacchi cyber contro l’Italia stanno aumentando, come del resto dicono da anni tutte le agenzie competenti.

Il passaggio del suo discorso, quello letteralmente esploso nei circuiti filorussi e nei talk show italiani, riguarda un altro concetto, molto più delicato: la possibilità, per la NATO, di valutare, nel campo della guerra ibrida, forme di deterrenza preventiva.

Tradotto in parole semplici:

se un attore ostile prepara un attacco digitale o un sabotaggio contro infrastrutture critiche, forse non è più sufficiente reagire dopo, quando il danno è  fatto, forse bisogna impedirglielo prima.

Questo non significa "bombardare Mosca".

Non significa portare un "attacco armato", e non 

significa neppure " cyber guerra totale".

Significa discutere se, contro minacce ibride e non convenzionali, sia legittimo e prudente neutralizzare una minaccia prima che colpisca.

Ed è qui che l’analfabetismo funzionale ha fatto disastri. 

Perché in parole ancora più semplici (provo a tradurre), significa che se da un server sta per partire un nuovo attacco ai nostri sistemi e reti riusciamo a bloccare e mettere fuori uso quel server, con gli stessi strumenti.

 

L'Ammiraglio ha parlato di un principio strategico, quello della deterrenza preventiva in ambito cyber (che non è "bombardare prima") chiarendo peraltro che:

la Russia conduce una guerra ibrida costante, giorno dopo giorno, guerra non dichiarata ma concreta;

i cyberattacchi sono parte integrante di questa strategia, e la NATO deve decidere se restare passiva o adattarsi. Tradotto (maldestramente) in termini ancora più semplici per i neofiti, è come se, anzichè proteggersi da un virus informatico solo con dei forti programmi antivirus, si eliminasse direttamente la fonte del virus stesso.

 

È una discussione complessa, che richiede capacità di distinguere difesa da offesa, cyberspazio da conflitto armato, deterrenza preventiva da aggressione.

 

E invece cosa hanno capito, o fatto capire, i seminatori di confusione?

Travaglio ha parlato addirittura di "isteria bellicista" (poi c'è chi sostiene che è obiettivo e razionale).

Di Battista ha insinuato che "la NATO ci vuole trascinare in guerra" .

La massa dei filorussi (sono ormai molti, tra profili veri e farlocchi) hanno rilanciato il ritornello: "Vogliono attaccare la Russia per primi".

Tutto questo perché?

Perché chi non distingue un attacco cyber da un missile, una minaccia informatica imminente da una guerra dichiarata, una strategia difensiva da un’aggressione, finisce inevitabilmente per cadere nella trappola semantica più antica del mondo: semplificare ciò che non capisce.

 

Dragone non stava facendo propaganda politica, stava semplicemente descrivendo un problema, ovvero che la Russia, nel cyberspazio, è già in conflitto, ogni giorno, la quasi totalità dei siti dai quali partono gli attacchi (tracciabili) è individuabile e individuata, anche nel territorio di provenienza, ed è difficile spiegarlo a chi non possiede strumenti cognitivi per distinguere tra guerra cinetica e guerra ibrida, tra prevenzione e aggressione.

 

L’Europa regge, perché non mancano competenze e tecnologia, ma non è immune, è molto faticoso. 

Paesi come Finlandia, Olanda, Danimarca hanno livelli più alti di alfabetizzazione funzionale, investono nel pensiero critico, hanno media meno sensazionalistici, e infatti la propaganda attecchisce meno, ma anche lì non è completamente azzerata.

La differenza è che lì c’è un terreno culturale più solido, mentre in Italia no, e quando il terreno è fragile, una frase complessa si trasforma in un urlo distorto.

La verità semplice ma difficile da accettare è che 

La NATO non ha scatenato guerre in Europa ha impedito che arrivassero, o le a bloccate.

Difendersi non significa “'"fare la guerra",  significa evitare di subirla.

 

La Russia non attacca solo con carri armati, attacca con hacker, propaganda e sabotaggi.

Dragone non ha invocato alcun bombardamento. Ha descritto una strategia difensiva che il mondo sta discutendo perché gli attacchi sono già in corso.

Capirlo non richiede ideologia: richiede capacità di leggere, distinguere, collegare e ragionare.

Esattamente ciò che l’analfabetismo funzionale impedisce di fare ed è lì, in quel vuoto cognitivo, che propaganda russa, complottisti e demagoghi italiani trovano terreno fertile.

Impariamo a ragionare. Buona domenica.

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