E' comparso su una importante giornale online nazionale, Citynews, nel suo supplemento Cibonews, un articolo a firma di Cristina Rombolà su una recente realtà gastronomica ideata e gestita da personaggi operanti nel nostro territorio grandemente apprezzati.A novembre scorso ha aperto a Pisa BONA, gastronomia con pizza del maestro Stefano Bonamici, in collaborazione con l'azienda PachinEat.Riportiamo l'articolo, certi di fare cosa gradita ai tanti cittadini che apprezzano le creazioni e i prodotti conosciuti a Vecchiano e a San Giuliano in Agrifiera.

Ormai è trascorso tanto tempo da quando ho assistito a una conferenza di Simonetta Bassi. Eppure, il modo in cui parlò di donne, storia e narrazioni mi risuona ancora oggi. Bassi docente di Storia della filosofia all’Università di Pisa e vicepresidente dell’Istituto nazionale di studi sul Rinascimento ha attraversato epoche e pensieri, mettendo in luce come la cultura umanistica e rinascimentale abbia costruito, pezzo dopo pezzo, una cornice simbolica in cui le donne sono state spesso marginalizzate, distorte, ridotte.
Qui faccio un libero riassunto dalle riflessioni fatte alla conferenza di Simonetta Bassi:
Christine de Pizan e la misoginia nel Medioevo, l'altra voce che ha sfidato il silenzio
Nel Medioevo, la cultura dominante era fortemente segnata da una rappresentazione della donna come essere inferiore: debole, mutevole, incapace di ragionamento, destinata alla sottomissione. Una misoginia sistemica, radicata non solo nei costumi ma nella produzione letteraria, filosofica e teologica del tempo. È in questo contesto che la studiosa Simonetta Bassi colloca la figura rivoluzionaria di Christine de Pizan, una delle prime intellettuali europee a denunciare apertamente l’ingiustizia del pensiero misogino.
Christine nata a Venezia nel 1364 e poi trasferitasi alla corte di Francia rimane vedova molto giovane e decide di mantenere se stessa e la sua famiglia scrivendo: un atto già di per sé sovversivo per l’epoca. Ma la sua ribellione non si ferma qui. Indignata dalla quantità di opere che umiliavano le donne (dal Roman de la Rose a numerosi trattati morali), Christine risponde con un’opera destinata a cambiare il modo di guardare alla storia femminile: La Cité des Dames (La Città delle Dame, 1405).
Secondo la lettura di Bassi, la forza immensa di quest’opera sta nel modo in cui Christine ribalta la narrazione patriarcale: costruisce una “città simbolica” popolata solo da donne illustri, sagge, forti, intelligenti. Non una fantasia evasiva, ma un vero gesto politico: un catalogo di possibilità negato dalle strutture sociali dell’epoca. Christine rilegge la storia da un punto di vista femminile, recupera le voci oscurate, mostra che le donne hanno sempre avuto talento e valore, ma che la società ha sempre preferito raccontarle come “mancanze”.
Bassi sottolinea come la sua sia una controcultura a tutti gli effetti: Christine non si limita a difendere le donne, smonta una tradizione millenaria di testi che le descriveva come difettose. E lo fa con lucidità, ironia e una straordinaria padronanza della retorica. Denuncia l’ingiustizia del giudizio maschile e anticipa temi oggi al centro del femminismo: la rappresentazione, il linguaggio, la costruzione culturale dell’inferiorità femminile.
La sua battaglia contro la misoginia medievale ci parla ancora oggi perché mostra che il sessismo non è “naturale”: è scritto, insegnato, tramandato. E come ricorda Bassi, se è una costruzione culturale, allora può essere decostruito. Christine de Pizan è una delle prime a provarci. Noi possiamo continuare il suo lavoro, leggendo, conoscendo e riconoscendo quello che per secoli è stato cancellato.
Giovanna Loccatelli
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