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E' comparso su una importante giornale online nazionale, Citynews, nel suo supplemento Cibonews, un articolo a firma di Cristina Rombolà su una recente realtà gastronomica ideata e gestita da personaggi operanti nel nostro territorio grandemente apprezzati.A novembre scorso ha aperto a Pisa BONA, gastronomia con pizza del maestro Stefano Bonamici, in collaborazione con l'azienda PachinEat.Riportiamo l'articolo, certi di fare cosa gradita ai tanti cittadini che apprezzano le creazioni e i prodotti conosciuti a Vecchiano e a San Giuliano in Agrifiera.

Un amico ha mandata questa risposta data alla domanda .....
Ma i vari Mosso, Lavia e compagnia al seguito non .....
Si vede che ieri sera era capodanno, ancora non ha .....
Sapete perché alla Elly non riesce mancopegnende a .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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AMARSI

Amarsi è scendere nei ricordi,
festeggiare i momenti .....
Non ascoltare tutti i
consigli degli anziani,
anche gli imbecilli
INVECCHIANO.
di Mark Pisoni
Fino al “giorno prima” dell’invasione, Putin e Lavrov continuavano a negare tutto. Assolutamente tutto...

15/12/2025 - 13:09

Prima abbiamo dovuto sorbirci una litania di certezze granitiche: “la Russia non invaderà mai l’Ucraina”. Ce lo dicevano con aria saputa sedicenti esperti di geopolitica, editorialisti, commentatori onnipresenti. Marco Travaglio, Lucio Caracciolo, il prof. Orsini, Dario Fabbri (spesso da Radio 3) — i quali erano certi che l’allarme americano fosse solo propaganda e menzogna interessata.

Fino al “giorno prima” dell’invasione, Putin e Lavrov continuavano a negare tutto. Assolutamente tutto. Nessuna intenzione di attaccare, solo esercitazioni, solo difesa, solo paranoia occidentale. Quando gli Stati Uniti con Biden avvertivano pubblicamente che l’invasione era imminente, venivano accusati di voler provocare la guerra. Poi, il 24 febbraio 2022, i carri armati sono entrati in Ucraina. E, quasi nessuno, tra quelli che avevano sbagliato clamorosamente, ha sentito il bisogno di chiedere scusa.

Subito dopo è partita un’altra narrazione tossica: Zelensky come burattino, come attore telecomandato da Washington. Peccato che, quando gli americani gli offrirono un passaggio per fuggire — convinti che Kiev sarebbe caduta in poche settimane — lui rispose con quella frase che ormai è storia: «Non ho bisogno di un passaggio, ho bisogno di armi». E questo sarebbe un burattino?

Poi è arrivata la formula più comoda e più ipocrita: la “guerra per procura”. Un’etichetta che, usata così, serve soprattutto a deresponsabilizzare l’aggressore e a cancellare la volontà dell’aggredito. È vero che l’Ucraina riceve armi, intelligence e sostegno dall’Occidente: questo è un dato di fatto, non un segreto. Ma da qui a sostenere che la guerra esista “perché” lo vogliono gli Stati Uniti ce ne passa. È un salto logico che nega l’evidenza principale: senza l’invasione russa, senza i carri armati entrati il 24 febbraio 2022, senza l’occupazione di territori sovrani, questa guerra non esisterebbe. Gli ucraini non combattono “per conto” di qualcuno: combattono per non essere cancellati come Stato e come nazione. Chiamarla guerra per procura, nel senso in cui viene spesso fatto, significa trattare milioni di persone come pedine inconsapevoli, prive di volontà politica e di capacità di scelta. È una narrazione che non spiega il conflitto: lo falsifica. Come se milioni di ucraini fossero una massa di ingenui rimbambiti, incapaci di capire cosa stia accadendo, pronti a farsi usare dagli Stati Uniti senza alcuna volontà propria.

Scrive Paolo Mieli sul Corriere della Sera di oggi: “è un fatto che la tenacia della resistenza ucraina abbia dell’incredibile. Senza più energia elettrica, apertamente boicottati dagli Stati Uniti, mentre l’Europa fatica a trovare risorse da destinare alla loro causa, gli ucraini danno una prova di tenacia che ha pochi precedenti nella storia. Altro che cavia. Gran parte delle opinioni pubbliche occidentali li hanno abbandonati al loro destino e così anche molti che fanno parte delle classi dirigenti.

I tifosi di Putin e di Donald Trump trovano il coraggio di uscire allo scoperto. Si chiede agli ucraini l’impossibile come lasciare al nemico territori che — come s’è detto — i russi non sono riusciti a conquistare. Oppure, cosa che quasi non ha precedenti, di tenere elezioni in tempo di guerra. E loro rispondono di sì. Anzi qualcuno, come l’ex ministro degli esteri Dmytro Kuleba dimissionato sedici mesi fa, risponde che resterà a combattere e lascerà il Paese definitivamente solo quando i russi occuperanno Kiev. Un altro dimissionato illustre Andriy Yermak va a rischiare la vita al fronte. E persino il più rancoroso rivale di Zelensky, l’ex comandante in capo delle forze armate ucraine Valerii Zaluzhnyi, o il capo dell’intelligence Kyrylo Budanov che avrebbe buone chances di competere con Zelensky, restano al loro posto. Lo scandalo della corruzione non li ha fiaccati più di tanto. Tutti sono consapevoli del fatto che quella è una triste eredità, quasi inestirpabile, dei regimi che furono comunisti.”

Intanto Putin continua a mentire ogni giorno, annunciando conquiste che non esistono, città “prese” che poi si rivelano ancora saldamente ucraine. Eppure, la propaganda russa trova eco, amplificazione e complicità in una parte dell’opinione pubblica occidentale che, per riflesso ideologico, simpatizza sempre per chiunque sia “contro” l’Occidente.
L’Occidente non è perfetto, certo. Ha incoerenze con i suoi valori, errori storici, colpe enormi. Ma resta, di gran lunga, il sistema che garantisce più libertà individuali, più diritti, più qualità della vita. Eppure, da circa un secolo, da parte di una fascia consistente dell’opinione pubblica (Lenin li definiva gli “utili idioti”), soffre di una fascinazione morbosa per ogni dittatore, purché sia anti-occidentale: ieri Mussolini e Hitler, poi Stalin e Mao, poi Saddam, Gheddafi, Assad, oggi Putin. Non c’è macellaio sanguinario che non abbia trovato una fascia di intellettuali e di popolo pronta a giustificarlo “perché l’Occidente è peggio”.

Questa non è analisi geopolitica. È ideologia travestita da realismo. È cinismo selettivo. È doppio standard permanente.

La verità è che l’Ucraina è un Paese che resiste eroicamente a un’aggressione brutale. E chi continua a ripetere le veline del Cremlino, oggi, non sta facendo informazione né analisi: sta solo scegliendo da che parte stare. E non è una bella parte.


Autore: Mark Pisoni
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