Cerca in  
Utente Password
7/9/2010 - 23 : 22 Sei il visitatore numero 2117447 E-Mail: lavocedelserchio@yahoo.it
Ultim'ora:
  LA VOCE
  Pagina iniziale
  Chi siamo
  Il Serchio
  ARCHIVI
  Foto del giorno
  Primo piano
  Fotocronache
  Attualità
  Almanacco
  Immagini
  I Video
  Cultura
  Sport
  Documenti
  La battigia
  Commercio
  ASBUC
 
  FORUM
  Leggi le opinioni
  Scrivi un'opinione
 
  PROSEePOESIE
  Leggi i testi
  Scrivi un testo
 
  ANNUNCI
  Leggi gli annunci
  Scrivi un annuncio
 
  PREVISIONI
  Il tempo da noi
  Il meteo in Italia
  Webcam
  CINEMA E TV
  Tutti i film
  Programmi TV
  TEMPO LIBERO
  Mostre e Sagre
  Libri
  Dischi
  OROSCOPO
  Le stelle
  Segni zodiacali
  TELEFONO
  Pagine bianche
  Pagine gialle
  PER VIAGGIARE
  Orari Lazzi
  Orari Cpt
  Orari treni
  Autostrade
  Mappe
  GIOCHI
  Il gioco del Lotto
  Totocalcio
  Enigmistica
  CURIOSITA'
  Cognomi
  Proverbi
  Leggi e norme
 
  LE ATTIVITA'
  CONSIGLIATE
AFFITTACAMERE
La Magnolia
AGRITURISMO
Fattoria di Migliarino
AGRITURISMO
Green Farm
BED & BREAKFAST
Casa Gentili
BED E BREAKFAST
Le Tagliate
MUSICA
Puccini organi
OSTERIA
Il Vecchio Pino
RESIDENZA D'EPOCA
Il Relais dell'Ussero
RISTORANTE
All'Ussero
RISTORANTE
Club Stacciaburatta
RISTORANTE
Il Rustichello






 
RICORDO
Marcinelle



9/8/2009- Marcilelle (Belgio) 8 agosto 1956

LA TRAGEDIA DI MARCINELLE




L’accordo italo-belga

In Italia a metà degli anni 40 le risorse di carbone erano agli sgoccioli, le potenze vincitrici lo lesinavano agli sconfitti e la nostra produzione era pressoché nulla. In Italia vi era molta manodopera e pochissime risorse, in Belgio la situazione era l’opposto. Nel ‘46 infatti i belgi, ricchi di carbone, non volevano fare il lavoro del minatore perché erano coscienti dei pericoli del lavoro in miniera, tra cui malattie come la silicosi. Il governo belga quindi decise di importare manodopera dall’estero, e molti furono gli italiani a partire in cerca di fortuna: “imparate le lingue e andate all’estero” diceva De Gasperi quando gli veniva prospettato il problema della disoccupazione.
Erano anni difficili per l’Italia, uscita distrutta dalla guerra. L’emigrazione era un modo per “esportare” i poveri.

Il 23 giugno del 1946 venne firmato l’accordo che prevedeva l’acquisto di carbone a fronte dell’impegno italiano di mandare 50.000 uomini da utilizzare nel lavoro di miniera. Non meno di duemila uomini a settimana, centomila alla fine dell’anno. Nell’accordo erano previsti un corso di formazione e la garanzia di un alloggio.


E così tra il ‘46 e il ‘57 arrivarono in Belgio 140mila uomini, 17mila donne e 29mila bambini. “I musi neri”, com’erano chiamati i lavoratori a causa della polvere di carbone che ricopriva i loro corpi, venivano avviati a un lavoro pericolosissimo, privi di ogni preparazione e alloggiati in strutture fatiscenti. Trattati come bestie, erano costretti a lavorare in cunicoli alti appena 50 centimetri.

Secondo l’accordo tutti i minatori in partenza dovevano confluire a Milano dove i medici avrebbero fatto dei controlli di tipo militare. Molti provenivano dalla Calabria alla ricerca di una vita migliore. Il viaggio in treno verso il Belgio durava tre giorni e tre notti. Non c’erano vagoni degni di tale nome, né servizi igienici, molti si sentivano come se stessero viaggiando in un carro bestiame.






Lo shock della miniera.

Gli alloggi erano delle baracche che pochi anni prima erano stati dei lager tedeschi per i prigionieri sovietici, e poi, quando le sorti della guerra si capovolsero, per gli stessi prigionieri tedeschi. Ora erano dei “volontari” italiani a occuparli.


Dopo lo shock degli alloggi venne lo shock della miniera. Molti non immaginavano neppure cosa li aspettasse: passarono dalla luce bianca dei riflessi della neve, al nero più intenso delle viscere della terra. Alcuni piansero, ma molti si vergognarono di tornare a casa.

Non era facile la vita lassù, anche perché i problemi continuavano anche dopo il lavoro. Gli operai italiani, infatti, non venivano visti bene dalla popolazione belga e venivano chiamati “fascisti”, “sporchi maccaroni”.

Tra i lavoratori vi erano molte differenze anche nelle abitudini: i belgi non portavano mutande, per scarpe avevano degli zoccoli, indossavano sempre il berretto, e non si divertivano dopo il lavoro. Inoltre, proprio perché le donne belghe (giovani o vecchie che fossero) dimostravano di apprezzare molto il modo di fare degli italiani, il loro fascino, la malevolenza da parte dei belgi cresceva ancora di più.


Molti, dopo alcuni mesi, vollero tornare nella loro terra dove erano sì poveri, ma dove almeno potevano respirare aria buona. A legarli però c’era il contratto: questo infatti prevedeva cinque anni di miniera, con l’obbligo di farne almeno uno: chiunque avesse chiuso il contratto sarebbe stato arrestato. Poiché nel carcere, il Petit-Chateau (oggi diventato, per ironia della sorte, un centro di accoglienza per i profughi), si moriva di fame, erano in molti ad arrendersi e a tornare a lavorare.


Inizialmente la legge prevedeva che i figli dei minatori facessero i minatori. Si iniziava anche a 14 anni: facevano i macchinisti e altre cose “da ragazzi”, a più di mille metri sotto terra, tra cavi di 6.000 volt.

Il cantautore Salvatore Adamo, il calciatore Vincenzo Scifo e il politico Elio di Rupo, rappresentano il riscatto italiano di quegli anni proprio perché riuscirono a non seguire le orme dei padri, ma fare un altro mestiere.


Oltre ai morti per il grisù (una miscela esplosiva inodore che si formava nelle miniere in maniera naturale) l’eredità della miniera per molti si chiamava anche silicosi. È la malattia dei minatori, dei tagliatori di pietre, che inalando grandi quantità di polveri subiscono il deposito di particelle di silicio nei polmoni.



La tragedia.

È l’8 agosto del 1956. Il luogo è il pozzo n. 1 di Marcinelle, in funzione dal 1930. Un pozzo con una via di entrata e una di uscita. Ci si calava dentro e si risaliva per mezzo di due ascensori azionati da ruote gigantesche. Nella zona mineraria di Bois du Cazier le strutture interne erano in legno: materiale inadatto perché infiammabile. Alle volte i minatori, per il caldo, lavoravano in mutande anche se enormi pale girevoli garantivano un minimo di ricircolo dell’aria.




Lo scoppio avvenne alle 08:30. L’origine dell’incendio è imputabile a un malinteso tra gli addetti a sospingere i carrelli e i manovratori in superficie. L’addetto ai carrelli infatti comunicò un comando errato: forse si espresse male perché conosceva pochissimo il francese. L’ascensore venne fatto risalire velocemente e nel viaggio urtò una trave metallica che a sua volta danneggiò una tubatura carica di olio, e i cavi elettrici di una ventola. Le scintille causate dall’attrito infiammarono la miscela, e l’incendio, spinto dalla corrente di ricircolo dell’aria, si propagò nelle gallerie bruciando tutte le strutture in legno.



I soccorsi.

All’alba della mattina dopo le fiamme vennero domate completamente. Al loro posto un’enorme nuvola di vapore. I soccorritori iniziarono a percorrere le gallerie: non c’era gas ma l’odore era terribile. Avevano a disposizione dei respiratori con un’autonomia di tre ore. A 835 metri furono trovati molti morti, gonfiati per il gas e per l’acqua, nonché molti animali. Si riteneva che l’unica possibilità di trovare ancora dei vivi fosse nel rifugio situato a 1.035 metri. Le squadre di salvataggio italiane furono eroiche, lavorarono 24 ore su 24 per trovare dei superstiti. Le donne cercavano di riconoscere i corpi, ma era molto difficile: erano completamente anneriti e gonfi, talvolta senza arti.


Cinque giorni dopo la tragedia le radio dicevano che c’era ancora speranza. Quando scesero a quota 1.035 trovarono un messaggio scritto su un pezzo di legno: ”siamo una cinquantina, ci dirigiamo verso la 26 PO”. Sì, c’era ancora speranza. Ma quando aprirono le porte del rifugio trovarono solo cadaveri. Un uomo, per salvarsi, aveva grattato disperatamente con le unghie per terra.


“Sono tutti morti. Queste tre parole campeggiano sulla prima pagina dei giornali di Charleroi usciti di buona mattina in edizione straordinaria, listati a lutto. Sono tutti morti. Le tre parole che la gente ripete costernata per le strade suonavano come tre funebri rintocchi sull'ultimo atto della tragedia di Marcinelle, all'alba del diciassettesimo giorno del suo inizio”. Queste le parole di Massimo Caputo scritte nell’articolo: L'ultima giornata d'attesa fu la più straziante, pubblicato sul Corriere della Sera il 24 agosto del 1956.


Il 22 marzo del 1957 vennero portati in superficie gli ultimi corpi. Era una geografia del disastro italiano: Abruzzo 60, Puglia 22, Marche 12, Friuli 27, Molise 7, Sicilia 5…. 40 le bare che ritornarono in Italia, 22 solo a Manoppello, un piccolo paese abruzzese in provincia di Chieti, il più sfortunato dei paesi protagonisti dell’emigrazione italiana.



Nel 2001 è stata istituita ogni 8 agosto la “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”. Ma nessuno pagò per questa tragedia. Il 1 ottobre del 1959 il tribunale di Charleroi emise un verdetto di assoluzione per gli amministratori e i direttori della miniera: «nessuno è responsabile della tragedia». L’anno seguente, dopo la reazione dell’opinione pubblica e della stampa italiana, nel processo d’appello venne condannato a sei mesi di reclusione un ingegnere. E così, trovato un capro espiatorio, venne chiusa l'intera vicenda.

 
FORUM
95 kh in un centro abitato?
Oltre la marca dell' automobile mettete anche il n° di targa ed il vostro nome per esteso ...

Al semaforo?
Dopo tanti interventi sulla Voce, più o meno pertinenti e/ o intelligenti, e dopo qualche ...

LA BATTIGIA
TELEVISIONE

di TRILUSSA

Lo so che sembra impossibile, eppure c’è stato un tempo in cui la televisione non esisteva. Chi ha passato i cinquanta questo tempo lo ha vissuto e se lo ricorda con affetto, non solo perché era molto più giovane ma perché la vita era molto diversa.
ALMANACCO
LUNA e POLLI


CULTURA E SPETTACOLI
BIOGRAFIE
Jack Kerouac
E' il 5 settembre del 1957 quando finalmente il romanzo "On the road" viene dato alle stampe. Sarà il manifesto della beat generation.

ANNIVERSARIO
Gaetano Scirea
Il 3 settembre del 1989, a soli 36 anni, moriva un vero "signore" del calcio moderno. Molti anche non tifosi lo ricordano con affetto.

LIBRI
La libertà dei servi
"La libertà dei servi" di Maurizio Viroli, professore ordinario di Teoria politica all'Università di Princeton

ANACLETOlibri
Buonanotte signor Lenin
Il 29 agosto del 1991 veniva sciolto il Partito Comunista dell'Unione Sovietica. Tiziano Terzani lo racconta in questo libro.

COMPLEANNO
Maurizio Costanzo
Maurizio Costanzo è del 1938, compie oggi 72 anni ma non li dimostra. Continua così e Auguri!

PROSEePOESIE
Alla musa der sonno
Aiutami a dormì, musa der sonno

Che stai di ' asamento ' n Cisanello,

Dammi ...

La nuvola d' oro
S' incipria d' oro la nuvola
prendendo la luce lunare
nella notte d' estate serena
ferma ...

ANNUNCI
Stazione Marconi
FAI - Fondo Ambiente Italiano Delegazione di Pisa Via dei Condotti 58 B 56017 ...

Vendo CHITARRA acustica
Vendo, per passaggio a strumentazione elettrica, chitarra Cort usata, di colore blu scuro. ...

SPORT
Pattinaggio: le atlete Molinesi a Roccaraso.


Ciclismo esordienti. Si prepara il GP a Monsummano T.


Pattinaggio artistico: le atlete Molinesi a Viareggio con i campioni mondiali.


Grande Molinese ai campionati italiani UISP di pattinaggio artistico.


COMMERCIO
CORSI DI INGLESE E COMPUTER ORGANIZZATI DAL CCN

I CCN AIUTANO LA RIPRESA DEL COMMERCIO

PROGRAMMI TELEVISIVI SUI CENTRI NATURALI

ASBUC MIGLIARINO
DELIBERA RICHIESTA CONTRIBUTI

IL NUOVO STATUTO DELL' ASBUC DI MIGLIARINO

Copyright © Tutti i diritti riservati Sito WEB a cura di www.nebis.it