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IL PROVERBIO
A pagare e a morire.....



24/12/2009- Pisa-Piazza della Stazione

Il proverbio di oggi:

A pagare e a morire….

si è sempre a tempo.




Il modo di dire:

Di di ave’ voglia dell’acqua ma piacegli ‘r vino!

Quando uno dice di aver voglia di una cosa ma in realtà di desiderarne un’altra.





Dal libro “le parole di ieri” di G.Pardini




SARTALEONE

Lett: nc.

Tagliola, trappola di ferro per catturare gli uccelli.

Era formato da due semicerchi di ferro sottile uniti da una molla che li serrava. Si apriva facendo forza e si bloccava con un piccolo ferro ad L che si agganciava al centro con un occhiello appuntito dove si infilava l’esca. L’uccello prendeva l’esca con il becco facendo scattare il meccanismo: i due semicerchi si chiudevano istantaneamente spinti dalla molla, e l’uccello rimaneva imprigionato.

Le tagliole erano posizionate in punti strategici, dove i “passerotti” stazionavano numerosi, di solito in zone dove potevano trovare del cibo come vicino ai pollai, alle abitazioni dove le massaie scuotevano le tovaglie, dove erano accumulate sementi. Era una caccia crudele perché spesso gli uccellini non rimanevano uccisi all’istante ma semplicemente feriti e restavano agonizzanti fino al momento della raccolta. Allora si estraevano dalla tagliola e si sbattevano con forza in terra, uccidendoli.

Erano tempi cronologicamente vicini ma culturalmente molto distanti dalla mentalità ecologista che oggi pervade, fortunatamente, la nostra società. L’uomo poteva essere ancora considerato una parte della natura e se causava danni all’ambiente con il suo comportamento erano pur sempre danni
limitati, perché limitato era il suo potere distruttivo. Era solo uno dei componenti dell’ambiente naturale e se cacciava, pescava, distruggeva componenti ecologiche lo faceva con i pochi mezzi che aveva a disposizione, con un danno per l’ambiente abbastanza limitato. La natura riusciva a sopportare tranquillamente la sua caccia con la doppietta e la sua pesca con la canna, ed anche il prelievo di pochi fasci di cannella per fare le baracche sulla spiaggia di Bocca di Serchio.

Solo in seguito, dopo i disastri degli anni ’60, ci si è resi conto finalmente che l’ambiente non avrebbe potuto sopportare oltre lo scempio e che i mezzi che l’uomo aveva a disposizione per incidere sul territorio si erano dilatati tanto da diventare altamente invadenti e distruttivi.

Si è lentamente sviluppata nella società una mentalità nuova più attenta all’ambiente con la consapevolezza della sua fragilità e queste azioni del passato che oggi possono apparire spregevoli,
possono essere giustificate solo se attribuite ad ignoranza e buona fede. Questo naturalmente se ci si riferisce ai singoli cittadini. Diverso è il discorso se ci si riferisce alle industrie che hanno invece per anni approfittato della mancanza di leggi al riguardo per riversare in mari e fiumi quantità enormi di prodotti tossici, minacciando talvolta, se messe alle strette, inaccettabili ritorsioni sui livelli occupazionali.

In seguito, quando i mezzi tecnologici dell’uomo sono diventati talmente potenti da essere distruttivi, anche per i singoli cittadini è stato necessario imporre delle regole. Quando un vecchio pescatore o cacciatore si lamenta perché non ha più la libertà di un tempo deve capire che la sua incidenza sull’ambiente si è talmente dilatata che è indispensabile una regolamentazione proprio per continuare ad esercitare la propria passione o il proprio divertimento.

Oltre al “sartaleone” o tagliola un altro modo per catturare i passerotti era quello della “schiaccia”.

Si chiamava così il modo di cattura che prevedeva che gli uccellini rimanessero schiacciati, o meglio imprigionati, sotto una cassetta di legno, fatta scendere a comando.

La cassetta veniva posta nel luogo prescelto e posta in bilico su di un fianco tramite un piccolo bastoncino di legno a cui era collegato un filo, sottile, che arrivava fino al cacciatore posto in un luogo riparato. La caccia consisteva nell’aspettare che l’uccellino andasse sotto la cassetta per poi tirare il filo e farla cadere, imprigionandolo.

In tempo normale si era soliti usare un “richiamo” rappresentato da una civetta, che veniva messa in un luogo appartato, di solito vicino ad un pollaio o al “sugo” e ci si nascondeva tenendo in mano il filo collegato alla trappola. Non era una caccia molto fruttuosa, molto legata al caso più che alla bravura del cacciatore.

Una circostanza invece che rendeva questa modalità di caccia molto più fruttuosa era quella della comparsa della neve. Le campagne venivano completamente ricoperte da una coltre bianca e gli uccellini avevano difficoltà per trovare del cibo. Veniva preparato allora un piccolo spiazzo pulito dove si mettevano le esche, di solito semplici briciole di pane, e si tendeva la trappola con la cassetta. La situazione era molto più favorevole in quanto gli uccellini erano affamati e se inizialmente erano titubanti e timorosi alla fine la fame li spingeva inevitabilmente a cadere nella trappola.



SBATACCHIATA

Lett : SBATACCHIATA. [Atto dello sbatacchiare (sbattere forte)]

La sbatacchiata in dialetto era una caduta rovinosa.

T’ho fatto una sbatacchiatata!”: ho fatto una caduta rovinosa!

Sbatacchiare era anche usato col significato di battere al gioco, sconfiggere:

ho sbatacchiato tutti!” : ho vinto contro tutti!

Non ci stancheremo mai di evidenziare la superiorità fonetica del dialetto rispetto alla più asettica e talvolta piatta lingua nazionale.



SBATTEZZASSI

Lett: SBATTEZZARE. [Cambiar nome. Costringere a lasciare la religione cristiana].

Anche: [disperarsi]ed è da questo che probabilmente origina il significato dialettale del riflessivo sbattezzassi che indica il non riuscire a capire. Esprime la difficoltà (e quindi la disperazione) a capire un atteggiamento inspiegabile, un comportamento non adeguato.

Io mi sbattezzerei per capì com’ ha fatto!

Usato anche in occasione della momentanea scomparsa di un oggetto, riposto ma non trovato.


 
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