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LA BATTIGIA di Trilussa
21/3/2010-
CINQUE EURO
“Una mamma facendo pulizia nella stanza della figlia dodicenne, trova alcune centinaia di euro in una busta in tagli da 5. Pensa a un furto e ad altre cose orribili, tranne all’unica che, messa alle strette, di lì a poco la ragazzina
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CINQUE EURO
“Una mamma facendo pulizia nella stanza della figlia dodicenne, trova alcune centinaia di euro in una busta in tagli da 5. Pensa a un furto e ad altre cose orribili, tranne all’unica che, messa alle strette, di lì a poco la ragazzina le confesserà: i soldi sono il ricavato di prestazioni sessuali eseguite a scuola. La madre è sconvolta dalla scoperta e dalla reazione della figlia: di normalità. Incolpa il Grande Fratello e i politici (una volta avremmo detto «la società») per il pessimo esempio che danno.
Sorvolando sulle responsabilità di quella famiglia, che sicuramente ci saranno ma che non abbiamo strumenti per valutare, un’osservazione si impone inesorabile: la morte del futuro ha cancellato nei ragazzi l’idea di crescita. Un tempo la vita era un percorso e ogni fase consisteva in un passaggio che tendeva a uno scopo: il raggiungimento della consapevolezza di se stessi e di che cosa si voleva diventare. A un certo punto il meccanismo è saltato. La vita ha smesso di essere una scala da salire un gradino dopo l’altro ed è diventata un’arena piatta e senza confini. Ma se manca l’idea di un percorso da compiere, l’unico navigatore diventa l’utilitarismo. Voglio soldi e me li procuro nel modo più facile. Vendo sesso (o lo compro) senza pensare alle conseguenze, perché già la parola «conseguenze» presuppone una coscienza del tempo e dello spazio che non posseggo più. Purtroppo in un mondo che - a casa, in politica, in tv - non fa che togliere ringhiere da tutte le parti, è molto più facile cadere.” (Gramellini-La Stampa)
Cosa dire di questa lettera, purtroppo segno dei nostri tempi.
La prima cosa che viene da domandarci è il tipo di educazione ricevuto da questa ragazzina, la domanda cioè se la madre oltre che occuparsi della stanza della figlia si è occupata anche della sua mente, della sua educazione, quali valori è stata capace di trasmetterle, se si è interessata o preoccupata di quelli che questa figlia adolescente esprimeva nel loro rapporto quotidiano, di cosa diceva, argomentava, di come si comportava visto che per la ragazzina fornire prestazioni sessuali a pagamento era considerata una cosa normale, quasi innocente.
Ci domandiamo poi se è giusto, e soprattutto educativo, lasciare che una ragazzina di 12 anni guardi senza controllo il Grande Fratello o altre trasmissioni simili da cui, mente ancora in formazione, non può che trarre principi errati, false informazioni, un modello di vita da cui non può derivare che incertezza e infelicità una volta riportato nella vita reale, quella banale di tutti i giorni, al di fuori della finzione e del teatrino infantile della Casa.
E non si può poi non spostare il discorso sulla nostra televisione, passata oramai da servizio pubblico istituzionalmente dedicato alla informazione e formazione dei cittadini a quella di puro intrattenimento, allo spettacolo della gara quotidiana fra i vari network a chi riesce a fornire trasmissioni più insulse, chiassose, a chi è in grado di accaparrarsi i protagonisti più maleducati, screanzati, urlanti e litigiosi. Quando non viene utilizzata, in una forma più subdola e sottile, per influenzare le idee politiche, i giudizi e le valutazione di quei cittadini che la utilizzano come unica forma di informazione, come unico canale di collegamento con il mondo che li circonda. Cittadini che non leggono i giornali, non praticano Internet, non hanno, per motivi di interesse o di lavoro, altra fonte di informazione che i telegiornali lottizzati del nostro servizio pubblico e privato.
Anche la pubblicità, a volte ossessiva ed invadente, non fa che peggiorare la situazione con la proposizione di modelli e atteggiamenti negativi, la rappresentazione di un mondo sempre giovane, in salute, bello, sorridente, dove il sesso e la seduzione aprono tutte le porte, anche quello della felicità. Anche gli spots che reclamizzano bevande alcoliche, che passano frequentemente specialmente in trasmissioni rivolte ad un pubblico giovane, presentano l’alcool come il lasciapassare per lo sballo, l’allegria e la felicità, badando bene a non informare che questo è alla base della più numerosa moria di giovani sulle strade notturne delle discoteche, in buona compagnia con l’uso oramai indiscriminato di sostanze stupefacenti, presenza costante e ossessiva nella nostra malata civiltà.
La scuola, come istituzione pubblica, non sempre riesce a controbattere queste forze e spesso gli insegnanti si sentono demotivati sia per la scarsa considerazione in cui vengono tenuti, sia per le tante difficoltà che devono affrontare, dalle strutture non idonee e spesso fatiscenti in cui si trovano ad operare alla scarsa educazione degli studenti, fino agli ostacoli che spesso pone la stressa famiglia ai modelli formativi proposti. C’è ancora fortunatamente chi cerca di lottare contro questa deriva pericolosa ma non tutti ne hanno la forza e molti abbandonano questi ragazzi ad una educazione basata su stereotipati modelli televisivi nella speranza di un supporto familiare educativo che molto spesso manca per fretta e/o per necessità di produzione di reddito.
Così si viene a perdere l’idea del futuro, della famosa scaletta in cui si fanno dei piani di crescita, con obiettivi da raggiungere man mano che la vita va avanti, in maniera graduale attraverso una programmazione sempre sostenuta però da un corretto impegno personale. La scuola, la preparazione professionale, il lavoro, la formazione di una famiglia. Senza questi obiettivi progressivi ed una corretta educazione (direi anche una buona scala di valori) passa l’idea che per arrivare a qualunque obiettivo occorra la raccomandazione, o peggio la vendita del proprio corpo, la prostituzione della propria anima sull’altare di un utilitarismo senza freni, e soprattutto senza coscienza. Non un pasto fatto di piccole portate da gustare piano piano nel tempo e nella consapevolezza ma un unico grande piatto con cui saziarsi, subito, all’inizio.
Ma cosa c’è poi, dopo?
Nel caso della ragazzina quando hai svalutato così il tuo corpo, venduto anche la tua anima, di nascosto alla tua famiglia, alla madre che ti ha generato, quando hai raccolto denaro inutile da spendere alla tua età, raccolto in maniera tanto semplice, senza fatica, senza sudore, senza impegno ma solo utilizzando il tuo corpo, cosa vuoi poi dalla vita? Cosa ti aspetti, tu dodicenne, poi, dal tuo futuro?
Anche lo Stato non ci aiuta in questo, la politica viaggia su un binario diverso e tutto suo, preso dalle sue cose molto lontane spesso, dai problemi reali del paese, la scuola si è detto essere in difficoltà. Se un baluardo rimane questo è la famiglia, la sola in grado di difendere i giovani da questa perdita del futuro e che dovrebbe riprendersi quel ruolo di indirizzo, educazione e formazione che aveva un tempo e che troppo spesso, oggi, lascia nelle mani dei Media che non sono nati per questo scopo e quindi non possono fornire modelli corretti.
Come infine dice una madre:
“Credo si debba insegnare ai propri figli una scala di valori irrinunciabili, in primo luogo la stima di sè stessi, da non perdere mai. Va da sè che i figli sono influenzati dal "clima culturale" che si respira in famiglia e se tutto appare come scontato, se non si hanno valori familiari dai quali partire per costruirsi una propria personalità si può arrivare arriva a episodi come quello della ragazzina dodicenne...La società, poi, con i suoi deprimenti esempi non aiuta certo nella formazione positiva dei giovani!”
Trilussa
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| LA BATTIGIA | | |
TELEVISIONE
| di TRILUSSA
Lo so che sembra impossibile, eppure c’è stato un tempo in cui la televisione non esisteva.
Chi ha passato i cinquanta questo tempo lo ha vissuto e se lo ricorda con affetto, non solo perché era molto più giovane ma perché la vita era molto diversa. | | |
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