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Nato da un’esperienza di servizio civile al Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli, il volume racconta con dolcezza il tema della scoperta e della crescita. Giulia Borghi è la più giovane autrice della casa editrice. 

Un racconto tenero, luminoso e profondamente autentico, nato da un’esperienza concreta vissuta nel cuore del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli. 

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per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Ed eccoci arrivati all'ultima tappa.
A traguardo raggiunto
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Domenica 10 maggio si svolgerà la manifestazione Nazionale Chiese aperte 2026. Quest' anno la sede di Archeoclub d’Italia di Pisa organizzerà la visita .....
SAN GIULIANO
Ecco chi è l'artista sangiulianese che espone alla Biennale di Venezia

5/6/2011 - 9:13

SAN GIULIANO


Si colora di San Giuliano Terme la 54^ Biennale di Venezia (www.labiennale.org/it/arte) che ha aperto il 4 giugno e chiuderà il 27novembre (Vernice 1 2 3 Giugno) e che quest'anno sarà diretta da Bice Curiger storica dell’arte e critica mentre Vittorio Sgarbi curerà il padiglione Italia. Caterina Sbrana, 32 anni sangiulianese doc è stata infatti selezionata nell'ambito di uno dei progetti del padiglione che rappresenta il nostro Paese attraverso la presenza delle venti Accademie Italiane che hanno selezionato i loro promettenti allievi. Con la Direzione Generale per l'Alta formazione artistica del ministero dell'Istruzione,è stata fatta una selezione di giovani artisti frequentanti una delle Accademie italiane negli ultimi dieci anni e che si accosterannao al padiglione Italia nella suggestive Tese di San Cristoforo,davanti all'Arsenale.

Giovane e promettente artista Caterina Sbrana era stata segnalata per la Biennale dall'Accademia di Belle Arti di Carrara presso la quale nel 2003 ha conseguito il diploma di laurea. Dopo gli studi Accademici la Sbrana ha continuato la sua ricerca artistica cercando di mantenere qualità e coerenza nel suo lavoro,dalle prime esperienze espositive alle collaborazioni attuali con gallerie (Eleonora D'Andrea Contemporanea, Prato, Milano, etc),con Sakros arte contemporanea di Carrara,con la partecipazione al progetto Open Studios 2010-2011 della Strozzina .

La volontà di ricondurre l'immagine alla propria natura, l'icona cristallizzata al suo significato vitale e pulsante attraversa il lavoro della Sbrana visionabile anche presso il suo "Studio 17" a Pontasserchio in Via Vittorio Veneto n17, che condivide con lo scultore Gabriele Mallegni, che raccoglie oltre alle loro opere, anche una produzione di oggetti d'arte, frutto di un progetto comune.La Ricerca della Sbrana è una indagine condotta con strumenti primordiali (fango, cenere, succo d'erba) sulle radici del nostro immaginario e sulla natura della pittura stessa.

"I materiali utilizzati - ci spiega l'artista sangiulianese - sono quelli che hanno da sempre accompagnato l'uomo nella pratica della pittura, fin dagli antichi ricettari pittorici medievali, qui però sono utilizzati al grado zero, non lavorati, non raffinati,come a sottolinearne potenza simbolica. La grande radice di farfaraccio (petasites officinalis),dipinta con la terra e l'acqua dei campi che circondano il mio studio, mostra la sana funzionalità della pianta che gli erbari congelano in una veste di morte,in questo modo ho restituito un particolare di una tavola botanica alla propria natura corruttibile e imperfetta.Ho tracciato con fango e clorofilla la Grande Zolla di Durer,premendo invece centinaia di capsule di papavero come timbri su di una tela di lino ho ricomposto il dipinto ottocentesco"A letto" di Zandomeneghi.Sempre utilizzandoil timbro lasciato dala capsula come una sorta di pixel naturale ho tracciato una serie di Vanitas, pecore e agnelli addormentati? morti?, un lavoro che, scandito dalla natura, riprende ad ogni fioritutra di papaveri".

 

A Venezia Caterina Sbrana porterà proprio un dittico di Vanitas, due agnelli, i cui corpi svaporano in una miriade di stelle lasciate impresse dalla capsula dei papaveri(essenza stessa del sonno) raccolti nelle campagne intorno allo studio,in mostra saranno accompagnate da una installazione realizzata con le capsule del papavero impiegate per tracciare ogni disegno.Un lavoro che oltre ad essere una riflessione sul tempo (il gesto ripetitivo e ossessivo della raccolta e del premere centinaia di fiori), diventa indirettamente una riflessione sul paesaggio,il papavero è una di quelle piante spontanee diventate abbastanza rare nel paesaggio antropizzato e confinate in quello che Clement indica come Terzo Paesaggio. Un lavoro di confine, dal sapore "glocal", per il forte legame con il territorio, per il virtuoso rapporto tra il semplice e il complesso dei materiali e delle ispirazioni. (pc)

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6/6/2011 - 18:06

AUTORE:
gabriele

mille baci e mille fortune.
ma mille abbracci anche a Fed e Jack.