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Il 15 aprile alle ore 17.30, presso l'Auditorium della Biblioteca Civica Agorà di Lucca, durante l'evento nazionale Paper Week 2026, verrà presentata una creazione di Gavia ( nome d'arte di Paola Pasqualetti).

Si tratta di un "manufatto", un libro-quaderno in copie numerate su carta riciclata, rilegato a mano con un acquarello in copertina.

Una forma di editoria antica, sostenibile, indipendente.

Un libro dal contenuto ludico-educativo, con scrittura leggera ma non superficiale, di una raccolta di piccole storie belle dal titolo : "Almeno tu sei sorella di Paolo".  

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per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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OCCHI, OCCHIALI E LENTI A CONTATTO
di Venanzio Fonte
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Bernard Dika
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di Bruno Pollacci
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Un frullo d'ali
Un candido planar di petali
Un altro frullo
Un tappeto erboso bianco.
Poi l'uccellino stanco
si posa sula siepe.
Lo zampettare .....
buongiorno. volevo ricordare che la situazione in via mazzini dal campo sportivo al semaforo aurelia è diventata insopportabile . tra velocita , mezzi .....
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EUTANASIA E DEPRESSIONE
di Trilussa

4/12/2011 - 11:16


Lucio Magri è andato in Svizzera per porre termine alla propria vita.
C’è chi in Svizzera ci va per depositare il denaro, spesso sporco o nero, che sottrae al fisco italiano, al popolo italiano, quello a cui ci si rivolge di solito chiedendo sempre nuovi sacrifici, imponendo nuovi balzelli, nuovi tributi per una situazione economica precaria che sembra trovi sempre nel popolo la soluzione più semplice.


E magari poi questo denaro nascosto oltre confine lo facciamo anche ritornare in maniera anonima e con lo sconto, come fosse un premio per l’infedeltà fiscale o per quella nuova forma di furbizia inaugurata e caldeggiata dal vecchio governo Berlusconi (pace all’anima sua, ovunque si trovi).


Lucio Magri, personaggio a volte scomodo anche per la sinistra, ma di assoluta serietà e correttezza, un personaggio dotato di grande stile, sia formale che sostanziale, un vero signore della politica, in Svizzera ha portato solo il suo corpo.


Ha voluto morire per una grave forma di depressione legata forse alle delusioni di una politica oramai sempre più lontana dai suoi ideali e accentuata dalla recente scomparsa della moglie a cui era molto legato.

Non possiamo certo sapere con esattezza il vero motivo di questa decisone ma non possiamo che rispettarla, con quel rispetto che è sempre dovuto a chi prende una decisione che riguarda e coinvolge esclusivamente se stesso, la propria persona, su cui nessuno si può arrogare il diritto di decidere.


Non lo Stato e tanto meno la Religione che invece spesso hanno il desiderio, e talvolta la supponenza, di voler decidere.


E’ un semplice problema di rispetto per la persona umana, per l’individuo, che va considerato padrone assoluto di se stesso, almeno nei casi in cui non ci sia di mezzo una fede religiosa ai cui dogmi si è deciso di sottostare. Chi non ha questa adesione e non si riconosce come facente parte di una comunità in cui l’individuo è legato per fede al principio universale della sacralità della vita dovrebbe avere il diritto di decidere personalmente delle proprie scelte, delle proprie decisioni, della propria vita e del proprio corpo.


Nessuno, e tanto meno uno Stato che si dica liberale, impone ad un credente di rinnegare la propria fede, ma nella stessa maniera una Stato laico come il nostro dovrebbe garantire gli stessi diritti di scelta a chi non si riconosce in una fede religiosa. I diritti degli atei, degli agnostici di disporre cioè in maniera autonoma della propria vita, la “libera scelta” di chi non si riconosce in un essere superiore dispensatore di ricompensa, o di pena, dopo la morte.


Lucio Magri era un signore e come tale si è comportato anche nella sua dipartita. Non un corpo sfracellato da un colpo di pistola alla testa con materia cerebrale sparsa tutto intorno, sangue, disordine e senza stile ma una dipartita tranquilla, senza clamore, a completamento di una vita vissuta sempre nella stessa maniera, riservata e civile.


Alcuni affermano, c’è anche un post in questo giornale, che forse la sua decisione di programmare la propria morte come atto finale di una profonda depressione sia derivata dalla mancanza di fede, di quella fede che nei momenti di sconforto fornisce il motivo di una rinnovata speranza di vita.


Le statistiche non sono a favore di questa semplicistica ipotesi perché in questo caso solo gli atei
troverebbero conforto nel suicidio mentre per i credenti ci sarebbe sempre questo estremo rimedio dell’abbraccio di un dio misericordioso e amorevole.


Se in alcuni casi effettivamente il conforto religioso può aiutare (ma conosco anche persone che di fronte ad un lutto devastante hanno trovato conforto in pratiche esoteriche), la realtà è che il problema è molto personale e l’esistenza di una fede religiosa non può offrire garanzie certe e tanto meno universali.


Vero è che la depressione è malattia molto grave che colpisce a volte anche senza nessun motivo evidente. Non sempre è dato di riconoscere nelle depressione una causa scatenante come la morte di una persona cara, una emergenza sociale, un disastro economico o tanto meno una delusione politica come è stato ipotizzato nel caso del suicidio del fondatore del Manifesto.


Quanti suicidi, assistiti o meno, si dovrebbero allora verificare nel nostro paese se la causa scatenante fosse una sconfitta politica, una mancata realizzazione del proprio progetto, una sconfitta elettorale, la perdita del consenso popolare?


Forse potrebbe essere una buona soluzione per liberarsi di tanti politici di casa nostra abbarbicati alla propria poltrona incuranti delle tante sconfitte e delle tante critiche. Addirittura insensibili a condanne passate in giudicato per comportamenti illegali o addirittura delittuosi che non sembrano scatenare, almeno così appare quando li vediamo sorridenti in Parlamento, grossi stati di depressione.


Da non confondere con il malumore, lieve e passeggero, la depressione è qualcosa di ben più profondo, di più intimo, qualcosa che scava nel proprio animo e che porta via, cancella progetti, motivazioni, iniziative. Rende aridi, infelici, malinconici, una malinconia che può portare fino all’angoscia, un’ inquietudine profonda e devastante che conduce la persona alla perdita completa del futuro.


Una perdita del futuro che si accompagna spesso alla perdita della speranza di guarigione, della prospettiva di riappropriarsi della propria vita, dei propri affetti, dei propri sentimenti e che può avere, come conseguenza finale, il desiderio della negazione di se stessi.
 
Da Internet:
 
Negli ultimi anni sono aumentate le richieste di cura e soprattutto il consumo degli antidepressivi in conseguenza della diffusione del disturbo. Secondo alcuni dati, ad esserne colpite sono le donne ma i suicidi hanno una netta prevalenza maschile forse perché le donne si rivolgono con maggiore frequenza al medico e chiedono di essere aiutate, consentendo il riconoscimento e rilevamento del disturbo: nel 2008 in Italia si sono registrati 2197 suicidi negli uomini e 631 nelle donne. Secondo l’ Organizzazione Mondiale della Sanità l’ incidenza della depressione è così  alta da porla ai primi posti tra le patologie: il 3° posto nelle donne e 8° tra gli uomini nella fascia di età compresa tra i 15 e i 44 anni. Il dottore Perri (il relatore del convegno-ndr) ha evidenziato, tra l’ altro, che i disturbi depressivi possono essere variabili nello stesso individuo in diversi periodi della sua esistenza o nelle fasi della malattia e  richiedono un attento  bilanciamento della cura.
«Nei disturbi della psiche – ha asserito il dottore Perri -  la guarigione è possibile quando tante mani s’ intrecciano. Se le mani non bastano, bisogna chiedere aiuto a tutto ciò che ci alita intorno. Nella depressione prendersi cura è già terapia».

Purtroppo  nell’ organizzazione sanitaria non è sempre così ed anche nella società prevalgono spesso la disattenzione, l’ insofferenza, la rimozione. Solo i familiari, e solo quelli direttamente coinvolti, resistono per un certo tempo in prima linea.

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5/12/2011 - 12:14

AUTORE:
leonardo bertelli Migliarino cittadino come tanti

Dopo aver letto,nelle pagine di cultura,l'articolo sulla morte di Lucio Magri tratto da "la bussola" (???)avrei voluto urlare nel web tutta la mia rabbia.Come si fa a mescolare insieme religione,politica,ideali solo per criticare,credendo di aver la verità assoluta in tasca,la scelta di una persona.Se siamo nati liberi e vogliamo continuare a vivere come tali ognuno di noi deve sforzarsi di rispettare le scelte altrui,morte compresa.Un GRAZIE grande grande a Trilussa che con il suo scritto mi ha rimesso in pace.....
P.S. Il marxismo e il comunismo saranno anche morti...ma il capitalismo in questi ultimi anni non è che goda di gran salute.
Saluti a tutto il mondo...