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Il 15 aprile alle ore 17.30, presso l'Auditorium della Biblioteca Civica Agorà di Lucca, durante l'evento nazionale Paper Week 2026, verrà presentata una creazione di Gavia ( nome d'arte di Paola Pasqualetti).

Si tratta di un "manufatto", un libro-quaderno in copie numerate su carta riciclata, rilegato a mano con un acquarello in copertina.

Una forma di editoria antica, sostenibile, indipendente.

Un libro dal contenuto ludico-educativo, con scrittura leggera ma non superficiale, di una raccolta di piccole storie belle dal titolo : "Almeno tu sei sorella di Paolo".  

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. . . copio il programma delle gite di "Quelli del .....
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per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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OCCHI, OCCHIALI E LENTI A CONTATTO
di Venanzio Fonte
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Bernard Dika
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di Bruno Pollacci
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Un frullo d'ali
Un candido planar di petali
Un altro frullo
Un tappeto erboso bianco.
Poi l'uccellino stanco
si posa sula siepe.
Lo zampettare .....
buongiorno. volevo ricordare che la situazione in via mazzini dal campo sportivo al semaforo aurelia è diventata insopportabile . tra velocita , mezzi .....
IL PROVERBIO
Non c'è miglior....

21/4/2012 - 9:45

Il proverbio di oggi:

Non c’è miglior specchio
dell’amico vcchio.
 
Il modo di dire:
Esse di fori! (Essere di fuori)
Essere fuori di senno, fuori di testa, psichicamente alterati.
 
 
Dal libro “Le parole di ieri” di G.Pardini
 
 
PILLACCHERONE
Lett: PILLACCHERA. [Schizzo di fango attaccato ai panni].
Il verbo ha mantenuto questa origine: “guarda ‘ome ti sei ‘mpillaccherato!” : guarda come ti sei schizzato di fango!

Pillaccherone ha assunto invece il diverso significato di bighellone, vagabondo, sfaccendato. 
 “Un fa tanto ‘r pillaccherone!”, se’ proprio un ber pillaccherone!”
erano modi di dire comuni rivolti ad una persona un po’scansafatiche, una piccola esortazione con un modesto significato offensivo.
Spillaccherare, che è la forma verbale del termine, poteva assumere, anch’esso, due significati diversi:
in “’un ni stà tanto a spillaccherà!” manteneva il senso di perdere tempo, bighellonare mentre
in “cosa c’ avete da spillaccherà?!” il verbo assumeva il significato di spettegolare, malignare, sparlare.
 
PINZO
Lett: PINZO. [Puntura o morso d’insetto].
In dialetto si usa dire : “m’ha pinzato una vespa” utilizzando il participio passato del verbo pinzare, mentre in italiano sarebbe più corretto l’utilizzo di pungere: “mi ha punto una vespa”, che in verità sembra anche meno grave.
Pinzo è anche la barba lasciata sulla punta del mento e grassopinzo o semplicemente pinzo è chiamato un individuo grasso, zeppo.
 
PIONZO
Lett: nc.
Termine con un significato molto simile a pigio, indicante sempre una persona svogliata, lenta, inadeguata.
E’ un po’ pionzo!” segnalava che la persona in oggetto non brillava per acume e prontezza .
Ma s’è pionzo?!” : ma sei inadeguato?
La frase che oggi si avvicina di più al significato dialettale del termine potrebbe essere :“ma sei handicappato?”.
 
PIOVUTO
Lett: nc.
Participio passato del verbo piovere, usato per indicare metaforicamente l’arrivo di un forestiero in paese. Un nuovo abitante che, come qualcosa di estraneo, è venuto a far parte del tessuto paesano, come l’acqua che improvvisamente ed inopportunamente, viene giù dal cielo.
Il termine pur non arrivando ad assumere il valore di una blanda offesa, tende però alla puntualizzazione di una “non appartenenza”, un’estraneità che non supera però, di solito, il limite della normale cortesia e tolleranza.
  
PIPITA
Lett: PIPITA. [Malattia dei polli, di una bianca pellicella che nasce sulla punta della lingua].
I pulcini con la pipita non riescono a mangiare e per trasposizione si diceva che “avesse la pipita” anche colui che per qualche motivo non voleva mangiare. Si diceva anche per un bambino che non parlava ancora, pur avendone l’età: “ma cos’ha, la pipita?”.
Pipita è chiamata in dialetto la parte più tenera delle erbe di campo, ed anche quella pellicina morta che si stacca dal dito, di fianco all’unghia, e che bisogna togliere con attenzione per non portarne via anche un pezzetto di quella viva.

 

FOTO: Pisa , Ponte di Mezzo (Collezione Roggero)
 

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23/4/2012 - 10:37

AUTORE:
anna

La mi'mamma, vecchianese da sempre, chiama pinzo una donna particolarmente pungente nei commenti, o sempre scontenta, quella acida, via!

23/4/2012 - 10:32

AUTORE:
anna

C'è qualcuno che si ricorda pensa alla tu' pillacchera? Si rispondeva così alle donne, che si occupavano e ingerivano negli affari altrui, la pillacchera era una parte della gonna, quindi significava "pensa alla tua virtu'". Questa frase poteva essere offensiva, e dar luogo a "guasti".