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Nato da un’esperienza di servizio civile al Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli, il volume racconta con dolcezza il tema della scoperta e della crescita. Giulia Borghi è la più giovane autrice della casa editrice. 

Un racconto tenero, luminoso e profondamente autentico, nato da un’esperienza concreta vissuta nel cuore del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli. 

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spaziodonnarubr@gmail.com
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per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Mamma mia

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Se tira vento tu mi parli, .....
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Di Alessio Pierotti SGT
Riflessioni nate dalla brutta vicenda del corteo romano delle acciaierie di Terni

30/10/2014 - 18:46

RIFLESSIONI NATE DALLA BRUTTA VICENDA DEL CORTEO ROMANO DELLE ACCIAIERIE DI TERNI 


Ieri è stata scritta un’altra brutta pagina della storia italiana. Lo scenario è quello della Città Eterna: 600 persone sfilavano contro il licenziamento di 537 lavoratori delle storiche acciaierie di Terni.
Le acciaierie ternane nacquero ufficialmente il 10 marzo 1884 per dare seguito all’intenzione del governo italiano di disporre di una propria industria siderurgica, finalizzata soprattutto alla fornitura dell’acciaio necessario per le corazze delle navi da guerra.  Una lunga e spesso travagliata storia quella delle acciaierie ternane, storia che le porterà a metà degli anni ’80 dello scorso secolo ad essere fra i primi cinque produttori mondiali di acciaio inossidabile. Dopo varie vicende societarie, con inevitabili passaggi di proprietà e cambiamenti nella denominazione della struttura, nel 1999 le acciaierie passano per il 90% alla TheyssenKrupp AG: il gruppo tedesco che nasce proprio quell’anno con la fusione dei colossi siderurgici tedeschi Theyssen Stahl AG  e Friedrich Krupp AG (produttori dei migliori Panzer tedeschi durante la Seconda guerra mondiale).
 Il completo controllo delle acciaierie ternane da parte dei tedeschi si realizza nel dicembre 2001. Nell’ambito di un processo di ristrutturazione aziendale, nel 2007 la TheyssenKrupp AG introduce  una nuova struttura organizzativa, denominata Stainless Global, in cui fa confluire tutte le attività di produzione di acciaio inossidabile. La Stainless Global diventa nel 2011 un soggetto operativo indipendente che l’anno seguente si fonde con la finlandese Outokumpu: il progetto di fusione sembra favorire lo stabilimento di Terni, riservandoli un ruolo strategico grazie al suo ciclo produttivo altamente integrato. La fusione tra StainlessGlobal, che intanto aveva mutato il nome in Inoxum, viene approvata dalla Commissione Europea che però la subordina alla cessione proprio dello stabilimento di Terni per evitare la costituzione di una impresa dominante sul mercato. Nel febbraio 2014 le acciaierie ternane tornano alla TheyssenKrupp AG che, nel mese di luglio, annuncia per lo stabilimento un piano di risparmio pari a 100 milioni di euro/anno, la chiusura del secondo forno entro il 2015-2016 e il licenziamento di più di 500 lavoratori.
Le trattative tra la multinazionale tedesca, ferma nel suo proposito di ridurre i costi del lavoro (era disposta a limitare a 290 gli esuberi per una decurtazione salariale del 20%), e i sindacati, fermi nel contrastare i licenziamenti, falliscono miseramente l’8 ottobre scorso, nonostante l’impegno del Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi e del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Del Rio.  
Arriviamo così al corteo di ieri: un corteo iniziato con un sit-in pacifico ed autorizzato davanti all’ambasciata tedesca e finito con le manganellate da parte della polizia. In Piazza Indipendenza, gli agenti in tenuta antisommosa avrebbero risposto, con un’azione da loro definita di contenimento e dai sindacati come carica violenta e immotivata, al lancio di palline di gomma e all’invito ad andare a lavorare: sembra inoltre che alcuni manifestanti volessero occupare la stazione ferroviaria di Roma Termini. Una brutta replica di quanto visto a Torino due settimane fa, quando la manifestazione organizzata dalla Fiom contro il Jobs act e il vertice UE era finita con scontri e lancio di petardi.

In quest’ultimo caso però il lancio di oggetti da parte de manifestanti, ed in particolare degli studenti, era stato più ‘consistente’: pomodori, bottiglie, uova, fumogeni, palline di vernice e bombe carta. Bombe che causarono il ferimento, per fortuna non grave, di tre agenti.
A Roma la manifestazione sembrerebbe essere stata più civile, a parte il lancio delle palline di gomma.

Renzi ha giustamente chiesto personalmente al Ministro dell’Interno Alfano un’analisi dettagliata dell’accaduto al fine di accertare le responsabilità, mentre tutti i gruppi parlamentari del Senato hanno chiesto allo stesso Alfano di riferire in merito durante il question-time di domani (SEL ha annunciato una mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro).
 
Personalmente non voglio esprimere giudizi su chi ieri aveva ragione o meno, se l’intervento delle forze dell’ordine fosse motivato o senza senso: vorrei sottolineare il clima di tensione che si respira ogni qualvolta si tocca quel nervo estremamente sensibile che è oggi il tema del lavoro in Italia.  Un tema che si inserisce nella più ampia questione del rilancio della crescita economica.
Purtroppo per far fronte alla crisi che ormai imperversa da anni i governi europei hanno scelto una posizione intellettualmente e politicamente subordinata alla dominante ideologica tedesca dell’austerità. Il governo di Berlino spinge giustamente affinché i paesi in difficoltà attuino riforme necessarie al risanamento dei loro conti ma curiosamente è tenacemente contrario ad ogni ammorbidimento della politica monetaria mirato a spostare in avanti il tasso di crescita e rendere quindi più ‘facile’ e sostenibile il preteso riequilibrio contabile. La politica monetaria europea ha prodotto delle evidenti asimmetrie in termini di rigidità del mercato del lavoro, competitività e livelli del debito pubblico.
In Italia indubbiamente abbiamo bisogno di rivedere la spesa pubblica, di combattere la corruzione e l’evasione fiscale, di rendere più spedita la giustizia civile e di rimettere ordine in un mercato caotico come quello del lavoro. Sono sicuramente riforme importanti ma non serviranno se non creiamo anche le condizioni per una crescita economica. Se non lavoriamo in questa direzione nessuna opera legislativa potrà rilanciare il mercato del lavoro e quindi le assunzioni. In un contesto di crescita bassa, se non addirittura negativa, alle imprese posso offrire lavoratori al minimo di salario e di diritti (la strada aperta da una eventuale abolizione dell’articolo 18) ma chi li vorrà se il mercato resterà debole e malcerto come ora ?  

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31/10/2014 - 8:27

AUTORE:
Nativo Baldinacca

...ma, dopo mezzo secolo di continui miglioramenti per la vita di tutti i lavoratori, ora "pare" di essere arrivati al nostro limite.
Ora molto spesso si perde il lavoro perchè il frutto del nostro lavoro rimane invenduto e la sovrapproduzione è un male cattivo quasi quanto la fame subita da mio padre e mia madre prima e dopo le due guerre mondiali.
Dopo le famose lotte degli anni /68-69 durante le quali la classe operaia vinse sulla borghesia imperante ci fu' un netto miglioramento per quasi tutte le classi lavoratrici; aiutate anche dalla "fame" di prodotti del lavoro.
I più passarono (anche noi della Valdiserchio) dai poderi e dalle stalle, alle fabbriche ed ai servizi; passando per la scolarità sconosciuta ai più, ma il fatto moltiplicatore che pareva non avere limiti, ora si scontra con la realtà attuale ed anche chi disse: crescete e moltiplicatevi...credo che oggi mancando un giorno a Novembre anno 2014 dopo la nascita di Cristo, sia perlomeno da ripensare.
Avendo una bicicletta a famiglia contadina con una composizione di 10/15 lavoranti lo stesso podere, su una conquista dell'ultimo dopoguerra, poi son arrivate le lambrette e le vespe per i giovani componenti di quelle famiglie che prima dell'avvento del progresso diffuso si sposavano fra loro e quindi Torre Del Lago e la lontana Versilia tutta fù "conquistata" anche se alle volte si "brezzava" dal freddo e dopo il "parabrize" poi venne la 500 e subito subito la 500 L e la 500 "Cupè decapottabile" e fù un crescendo "quasi" felice e spensierato; ma già in America nello stesso nostro periodo avevano ridotto la stazza e la lunghezza delle loro automobili per un problema che anche noi oggi scontiamo: non riuscire a parcheggiarle nelle nostre città e se ci riusciamo ci costa una bistecca o due pani da un chilo l'ora.
Dopo questo breve escursus sulla vita vissuta da chiunque abbia un'età abbastanza ragguardevole, sarebbe triste arrendersi e dei segnali "normali" stanno già arrivando.
Ci sono meno nascite di umani che con la mondializzazione e l'abbattimento delle frontiere da anni si è aperto un nuovo "fronte" e chi dice che era meglio prima...sarebbe troppo facile dire specialmente ai più giovani: perchè non lo avete provato "il prima".

Prima-prima un capofamiglia veniva mandato via dal podere padronale con tutta la numerosa famiglia al seguito di fratelli, cognati, nonni e figli sol perchè un suo figlio aveva messo "incinta" la ragazza del podere accanto prima del matrimonio o...per aver ammazzato un fagiano che si era mangiato tre filari d'uva "della nostra" e tanti di noi "attempati" ricordano le 6 (sei)maanche meno, sigarette Nazionali; senza filtro naturalmente: comprate sfuse al tabacchino e categoricamente per la giornata in corso e..per chi è arrivato dopo insieme alle stecche di Malboro e..le cicche gettate per terra lunghe tre dita (delle mia) è, è altro mondo.
L'articolo n° 1 della nostra Costituzione però va ri-spet-ta-to! e se di questo passo, le macchine e tutti gli utili trabiccoli che abbiamo inventato ci porteranno all'antico sogno della nostra abbastanza lontana gioventù, dove c'era un giorno e mezzo di riposo al mese e se ora si arrivasse a lavorare solo il giorno 27 ed i rentanti 29 per far quello che ci aggrada di più...è si è un bel sogno.... per ora.
Ed il tutto non è per buttarla in barzelletta, ma le 50 famiglie contadine che ho conosciuto nella "bandita" Salviati con altrettante 50 famiglie che lavoravano legname, pinoli ed altro, non ritornan più; anche perchè da "loro" son nati tanti dottori in tutto un po ed hanno creato quella enorme ricchezza che "sembrava" senza limiti.
...la vita continua, e sta a tutti noi non peggiorarla e...."buttarsi a caprioli di sotto e finirla li" come purtroppo "costumava troppo insistentemente" qualche mese fa che altenativamente, operai e padroni prendevano decisioni dettate dalla forte disperazione, ecco quello non è futuro!

31/10/2014 - 0:00

AUTORE:
Operaio

Quello che e' avvenuto ieri a Roma e l'altra settimana a Torino sono fatti gravi per la nostra democrazia.
Manifestare, scioperare ed avere risposte credo che sia una cosa lecita per chiunque,dopo una vita di sacrifici e un monte di tasse, in pochi mesi si vede recapitare una lettera di licenziamento.
Provate un attimo a mettervi nelle condizioni di questi operai che hanno sicuramente molti di loro, un mutuo casa, dei figli piccoli, dei figli grandi ma disoccupati, una moglie senza reddito...e quindi tutto garantiva una mediocre soprovvivenza quel posto in acciaieria che improvvisamente ti viene tolto.
Cosa fareste voi nei loro panni?
Ve lo dico io!!!
Andavate a Roma e come loro avreste preso manganellate.
Questa e' la verita'!!!
VERGOGNA!!!VERGOGNA!!! VERGOGNA!!!