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Nato da un’esperienza di servizio civile al Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli, il volume racconta con dolcezza il tema della scoperta e della crescita. Giulia Borghi è la più giovane autrice della casa editrice. 

Un racconto tenero, luminoso e profondamente autentico, nato da un’esperienza concreta vissuta nel cuore del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli. 

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spaziodonnarubr@gmail.com
Con gratitudine, senza i vostri sguardi e le vostre voci, questo cammino non sarebbe esistito.
da dire molto...in poco tempo!
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Ed eccoci arrivati all'ultima tappa.
A traguardo raggiunto
non si vince alcun premio.
Che strana melanconica condizione!
Un vuoto riempie l'anima .....
Domenica 10 maggio si svolgerà la manifestazione Nazionale Chiese aperte 2026. Quest' anno la sede di Archeoclub d’Italia di Pisa organizzerà la visita .....
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PARCO: il "Quirinale in pantofole"
(seconda parte)

6/3/2016 - 6:36


 Gli ANTICHI SPLENDORI


Attualmente la Amministrazione della tenuta è sotto il diretto controllo dell’Amministrazione ministeriale dei beni  demaniali, che ha sede nella Capitale. A 110 milioni di lire ammonta la rendita netta della tenuta, rendita che potrebbe aumentare di molti altri milioni se lo Stato desse maggior impulso alla parte zootecnica, e curasse più da vicino gli interessi della tenuta, la quale potrebbe assumere col tempo la fisionomia di una fiorente azienda modello. Inutile  specificare che tutto questo denaro affluisce nelle casse del demanio, e che soltanto da poco tempo si è iniziato quel processo di rinnovamento, che dovrebbe portare San Rossore agli splendori di una volta. I danni ai fabbricati, dovuti alle conseguenze belliche, si fanno ascendere ad oltre un miliardo di lire, mentre poco si è salvato dei ricchissimi allevamenti e della abbondante pregiata selvaggina, che un tempo riempiva i pascoli e i boschi della tenuta. Fino al ’44 si aggirava in essa una pittoresca mandria di 100 dromedari: una parte di questi quadrupedi morì di stenti, il resto fu trucidato dai soldati. Pure il bosco, che era ricco di piante secolari, fu seriamente danneggiato dai molti tagli arbitrari e irrazionali, compiuti da contadini poco scrupolosi. Tuttavia, anche con queste gravi limitazioni, San Rossore non ha perduto nulla del suo fascino, specie in quella parte della tenuta che si affaccia sulle acque tirreniche, dove cioè sorge lo chalet del Gombo. Al Gombo ci si arriva mediante un lungo rettilineo asfaltato di tre chilometri, interamente fiancheggiato da un filare di pini, che lo collega alla reggia delle Cascine Vecchie, più a levante, verso Pisa.
Ambedue queste costruzioni sono state rase al suolo al tempo della ritirata dei tedeschi, e di esse non resta altro che le macerie.

Il  “Gombo”, comunque, era soprannominato, nell’ambiente di San Rossore, il  “Quirinale in pantofole” appunto per la sua aria quieta, discreta, per l’intimità che lo circondava. La reggia delle Cascine Vecchie, invece, era più che altro adibita per i ricevimenti ufficiali. E’ sintomatico il fatto  che in quest’ultimo tempo si è recato a San Rossore, per compiervi un sopraluogo, un funzionario della Presidenza della Repubblica. Ciò si concilia con quanto prima avevamo enunciato sulla nota questione della residenza estiva del Capo dello Stato; se San Rossore verrà incamerata dallo Stato, come ci  si augura, toccherà appunto allo Stato ricostruire gli immobili, e dare incremento al  progetto del Parco Nazionale e all’auspicato centro sperimentale agrario dell’Università. In questo modo si eviterà il frazionamento di una tenuta che solo nell’unità dei beni che la compongono ha il prestigio di essere entrata ormai a far parte del patrimonio storico e culturale della Nazione.

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