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Nato da un’esperienza di servizio civile al Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli, il volume racconta con dolcezza il tema della scoperta e della crescita. Giulia Borghi è la più giovane autrice della casa editrice. 

Un racconto tenero, luminoso e profondamente autentico, nato da un’esperienza concreta vissuta nel cuore del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli. 

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spaziodonnarubr@gmail.com
Con gratitudine, senza i vostri sguardi e le vostre voci, questo cammino non sarebbe esistito.
da dire molto...in poco tempo!
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Ed eccoci arrivati all'ultima tappa.
A traguardo raggiunto
non si vince alcun premio.
Che strana melanconica condizione!
Un vuoto riempie l'anima .....
Domenica 10 maggio si svolgerà la manifestazione Nazionale Chiese aperte 2026. Quest' anno la sede di Archeoclub d’Italia di Pisa organizzerà la visita .....
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Space Oddity...
di Fabiano Corsini

15/5/2016 - 0:50

Space Oddity ...
 
“Ground Control to Major Tom, Ground Control to Major Tom....Base a terra chiama Maggiore Tom: Prendi le pillole alle proteine e mettiti il casco!  Base  al Maggiore Tom :  Inizia il conto alla rovescia , motori accesi, controlla l’accensione : tre, due, uno.. possa la grazia divina  essere con te!
Base a Maggiore Tom:  ce l’hai fatta davvero. Ora i  giornali vogliono sapere di chi sono le camicie che indossi. Ora è il momento di lasciare la capsula, se te la senti.”
In realtà il cosmonauta Krikalev di nome si chiama Sergey, quando nel 1991, trentatreenne, partì dal cosmodromo di Baikonur con la Soyuz TM-12 per raggiungere la stazione spaziale sovietica Mir, insieme al collega russo Anatoly Artsebarsky e alla britannica Helen Sharman (vincitrice di un concorso commerciale). Presto però Krikalev restò solo nello spazio.
“Qui è il Maggiore Tom che parla al comando a terra, sto per varcare la porta e fluttuo nel modo più strano.  Le stelle hanno un aspetto molto diverso oggi, qui sono seduto su una lattina, lontano, sopra il mondo il Pianeta Terra è blu e non c’è nulla che io possa fare”.
            Sergej Konstantinovič Krikalëv aveva avuto un addestramento duro, lungo e meticoloso. Era diventato padrone del suo mestiere, ma soprattutto aveva consolidato una personalità capace di restare afferrata alle sue convinzioni più salde: il senso del dovere, la certezza che esplorazione di nuovi spazi, avventura, rigore nel compimento delle sue missioni fossero indissolubilmente legati all'obiettivo finale della liberazione dell'uomo, che coincideva anche con la causa della Unione Sovietica.
            Quando fu lanciato nello spazio, per svolgere un programma di ricerche sulla piattaforma MIR, lui sapeva che sarebbe dovuto restare per cinque mesi a 400 chilometri dalla terra. Invece, accadde che l'Unione Sovietica scomparve, lo stato si dissolse in altri tre o quatto entità, cambiò forma e confini, il suo Paese fu sconvolto. Di Krikalev quasi ci si dimenticò. La sua astronave continuò a vagare nei cieli, i cinque mesi diventarono sei, poi sette, poi dieci...
La sua era una piccola missione, ma rientrava nel grande disegno della costruzione del socialismo.  Krikalev avrebbe potuto rimanere sconvolto, impazzire. Lui era rimasto là, lui continuava il suo programma scientifico, le sue osservazioni, ma a nessuno interessava più nulla. Senza la politica, senza un idea più grande, pareva che le ipotesi scientifiche e la sua storia individuale fossero diventate prive di senso, cancellato il grande disegno il suo vagare nello spazio diventò un problema umanitario. Krikalev, tuttavia, continuò la sua missione.
“Nonostante sia lontano centomila miglia, mi sento molto calmo, e la mia nave sa quale direzione seguire. Dite a mia moglie che l’amo tanto, lei lo sa. Qui sono seduto nel mio pezzo di latta, lontano, sopra la luna. Il Pianeta Terra è blu e non c’è nulla che io possa fare..”
Resistette un periodo lunghissimo, quasi un anno. Appassionato del suo lavoro ed al suo impegno, contemplava paesaggi meravigliosi, godeva per ogni scoperta, per ognuna delle cose belle e sorprendenti che che ora vedeva, fuori dalle istruzioni strette che aveva ricevuto.


Chissà perché mi viene a mente questa storia, se penso a tutti quelli che in questi anni, e di più in questi mesi, sono rimasti senza partito, si sono allontanati dalla politica, hanno creduto e credono che il grande disegno che dava senso al loro impegno sia stato stracciato.

E' successo qualcosa di grande, ma per tutti loro continua a valere il senso della missione in cui si sono impegnati, l'addestramento che hanno ricevuto, i valori in cui hanno sempre creduto. Non rispondono più a nessuno, ma vagano tra le cose del mondo, scoprendo che la politica non ha il monopolio della lotta per il bene comune.

E che questa non è finita, ma si svolge oggi su  fronti tortuosi e talvolta nascosti, lungo i quali si lavora e ci si batte. Ci sono cellule al lavoro, associazioni, volontari, poeti e scienziati, giovani consapevoli, grandi movimenti; sono laici e religiosi, fanno testimonianza, fanno educazione, cambiano lo stato di cose esistente. E qualcuno di questi astronauti, poeti, artisti, pazzi non certificati, qualcuno di questi riesce persino a infilarsi nella politica, travestito da persona normale.
 
            Krikalev fu riportato sulla terra dopo quasi un anno. Continuò a fare l'astronauta, si conciliò con la nuova politica del suo paese. Per gli astronauti erranti della politica del nostro Paese, invece, non ci potrà essere una missione umanitaria, non ci sarà un piano B, nessuno andrà a ricercare questi dispersi per portarli sulla terra. Personalmente sono convinto che alla fine saranno loro a vincere, a portare gli altri a vagare tra le stelle. Perchè noi per questo siamo nati.
 
 
(le parti tra virgolette sono una libera traduzione del testo di “Space Oddity”, di David Bowie

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