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Il 15 aprile alle ore 17.30, presso l'Auditorium della Biblioteca Civica Agorà di Lucca, durante l'evento nazionale Paper Week 2026, verrà presentata una creazione di Gavia ( nome d'arte di Paola Pasqualetti).

Si tratta di un "manufatto", un libro-quaderno in copie numerate su carta riciclata, rilegato a mano con un acquarello in copertina.

Una forma di editoria antica, sostenibile, indipendente.

Un libro dal contenuto ludico-educativo, con scrittura leggera ma non superficiale, di una raccolta di piccole storie belle dal titolo : "Almeno tu sei sorella di Paolo".  

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OCCHI, OCCHIALI E LENTI A CONTATTO
di Venanzio Fonte
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Bernard Dika
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di Bruno Pollacci
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Un frullo d'ali
Un candido planar di petali
Un altro frullo
Un tappeto erboso bianco.
Poi l'uccellino stanco
si posa sula siepe.
Lo zampettare .....
buongiorno. volevo ricordare che la situazione in via mazzini dal campo sportivo al semaforo aurelia è diventata insopportabile . tra velocita , mezzi .....
Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Leonardo Debbia, un Cittadino
Incendio di un bosco. Cui prodest?

28/9/2018 - 22:56

Incendio di un bosco. Cui prodest?
 
 Non si è trattato di un mozzicone di sigaretta gettato via con noncuranza e senza alcun rispetto delle norme civili, sull'erba secca di un prato.
  Gli incendi che hanno devastato più di mille ettari di terreno sui Monti Pisani, divampando in pochi minuti su vari fronti, la cui larghezza si estendeva anche per alcuni chilometri, in punti diversi per tempistica e località, e spenti solo dopo quattro giorni di intenso lavoro per arginare la furia devastatrice del fuoco, non sono stati incendi qualsiasi.
 
“Perchè?”, continua a chiedersi la gente, dapprima incredula, poi arrabbiata, desolata, disperata, che ha visto i Canadair e gli elicotteri far la spola tra il fiume Arno, il lago di Massaciuccoli e le colline con acqua e schiumogeni contro le fiamme; mentre vigili del fuoco, poliziotti e volontari della Protezione Civile affrontavano fuoco e fumo, soccorrendo gli sfollati in fuga, anche loro con interventi a terra, tagliando piante e cespugli, pestando materialmente i tizzoni con gli stivali, usando accette, vanghe, estintori e quant'altro, i volti anneriti dal fumo, gli occhi  lacrimanti, i volti impregnati di sudore.
  Quando si parla di incendi, è estremamente difficile - secondo Legambiente, in una nota di qualche tempo fa - parlare di 'combustione spontanea' in un bosco, a causa della mancanza, in primo luogo, di calore.
  Gli incendi sono quasi sempre, al 99 per cento, di natura dolosa. E' la mano dell'uomo a scatenarli, o applicando l'antica consuetudine agropastorale, per procurarsi nuovi pascoli o, nel caso di contadini, per 'rigenerare' la fertilità del terreno.
  O – nella nuova consuetudine, frutto della 'civiltà' – a scopi speculativi legati all'edilizia.
  Ed ora, ultimo fattore, frutto della delinquenza, più o meno organizzata.
  Soltanto il 3 settembe scorso, la Regione Toscana pubblicava una registrazione di incendi redatta dall'Organìzzazione Antincendi Boschivi (AIB) in cui si parlava di soli 56 eventi dolosi nel solo mese di luglio di quest'anno; un numero – a detta della medesima nota - quasi dimezzato, rispetto allla media dello stesso mese per gli ultimi 5 anni (99 incendi).
  E quindi, si evidenziava con ottimismo una forte riduzione, per il 2018, delle superfici interessate da incendi (solo 16 ettari contro i 224 della media dell'ultimo quinquennio), un calo pari al 93 per cento.
  Ed ecco arrivare ora questa nuova emergenza.
  La buona notizia è che non ci sono state vittime. Non umane, almeno. Ma riguardo gli animali selvatici e d'allevamento, gli alberi e la vegetazione, si può parlare di un'ecatombe.
  La dinamica degli eventi, quali l'attesa e lo sfruttamento della presenza del vento, che ha contribuirto non poco sia alla diffusione che all'ostacolo delle operazioni di intervento, gli orari di inizio degli eventi, la collocazione dei focolai, tutto fa pensare ad un intendimento di incutere e diffondere nella popolazione il seme del senso di precarietà, di fragilità, della paura.
  Una nuova strategia del terrore, di cui questo Paese ha già sperimentato l'opera infame?
  Da questi episodi, è emerso fortunatamente anche qualcos'altro: scorrendo i social, ascoltando i commenti della gente comune, ci si rende conto che non c'è solo sgomento, ma anche, e soprattutto, partecipazione, comprensione, vicinanza. Affetto e amicizia, mi verrebbe da dire.  
  Voglia di reagire in positivo, comunque.
  E questo, forse, chi ha appiccato il fuoco non lo aveva messo in conto.
 
 
 
                                                                                              

Fonte: Leonardo Debbia
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