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Dopo il grande successo dell’edizione di novembre, MdS Editore ripropone Parole a Tavola, la serata che intreccia letteratura e convivialità in un’esperienza pensata per far incontrare lettori e autori in un contesto informale, caldo e partecipato.

Un appuntamento che ha già dimostrato quanto sia forte il desiderio di ascoltare storie dal vivo, condividere emozioni e vivere i libri come occasione di relazione.

Il nuovo incontro si terrà domenica 1 marzo alla Fattoria l’Olmetto, un luogo immerso nel verde e ricco di atmosfera, con un tocco di poesia

Terremoto a Bruxelles: Federica Mogherini è in manette. .....
. . . quindi ne ho vita passare acqua di sotto i ponti .....
Appunto, non è pertinente ma le si addice pienamente. .....
. . . non so se è pertinente ma non sapevo come poter .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Mercoledì 11 febbraio alle 21:15, al Circolo Arci L’Ortaccio di Vicopisano 

per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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OCCHI, OCCHIALI E LENTI A CONTATTO
di Venanzio Fonte
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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OCCHI, OCCHIALI E LENTI A CONTATTO
di Venanzio Fonte
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Una Persona al di fuori del tempo
(Testo per brano musicale poetico)


Seduto al freddo piove o neve
Ma non ti nota quella gente
Con il tuo sguardo .....
MI DICESTI UNA VOLTA CHE SARESTI STATA MIA PER SEMPRE
ED ERO COSI CONVINTO CHE IL TUO AMORE
NON SAREBBE MAI MORTO
MA ORA TE NE SEI ANDATA E HAI TROVATO .....
Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Leonardo Debbia, un Cittadino
Incendio di un bosco. Cui prodest?

28/9/2018 - 22:56

Incendio di un bosco. Cui prodest?
 
 Non si è trattato di un mozzicone di sigaretta gettato via con noncuranza e senza alcun rispetto delle norme civili, sull'erba secca di un prato.
  Gli incendi che hanno devastato più di mille ettari di terreno sui Monti Pisani, divampando in pochi minuti su vari fronti, la cui larghezza si estendeva anche per alcuni chilometri, in punti diversi per tempistica e località, e spenti solo dopo quattro giorni di intenso lavoro per arginare la furia devastatrice del fuoco, non sono stati incendi qualsiasi.
 
“Perchè?”, continua a chiedersi la gente, dapprima incredula, poi arrabbiata, desolata, disperata, che ha visto i Canadair e gli elicotteri far la spola tra il fiume Arno, il lago di Massaciuccoli e le colline con acqua e schiumogeni contro le fiamme; mentre vigili del fuoco, poliziotti e volontari della Protezione Civile affrontavano fuoco e fumo, soccorrendo gli sfollati in fuga, anche loro con interventi a terra, tagliando piante e cespugli, pestando materialmente i tizzoni con gli stivali, usando accette, vanghe, estintori e quant'altro, i volti anneriti dal fumo, gli occhi  lacrimanti, i volti impregnati di sudore.
  Quando si parla di incendi, è estremamente difficile - secondo Legambiente, in una nota di qualche tempo fa - parlare di 'combustione spontanea' in un bosco, a causa della mancanza, in primo luogo, di calore.
  Gli incendi sono quasi sempre, al 99 per cento, di natura dolosa. E' la mano dell'uomo a scatenarli, o applicando l'antica consuetudine agropastorale, per procurarsi nuovi pascoli o, nel caso di contadini, per 'rigenerare' la fertilità del terreno.
  O – nella nuova consuetudine, frutto della 'civiltà' – a scopi speculativi legati all'edilizia.
  Ed ora, ultimo fattore, frutto della delinquenza, più o meno organizzata.
  Soltanto il 3 settembe scorso, la Regione Toscana pubblicava una registrazione di incendi redatta dall'Organìzzazione Antincendi Boschivi (AIB) in cui si parlava di soli 56 eventi dolosi nel solo mese di luglio di quest'anno; un numero – a detta della medesima nota - quasi dimezzato, rispetto allla media dello stesso mese per gli ultimi 5 anni (99 incendi).
  E quindi, si evidenziava con ottimismo una forte riduzione, per il 2018, delle superfici interessate da incendi (solo 16 ettari contro i 224 della media dell'ultimo quinquennio), un calo pari al 93 per cento.
  Ed ecco arrivare ora questa nuova emergenza.
  La buona notizia è che non ci sono state vittime. Non umane, almeno. Ma riguardo gli animali selvatici e d'allevamento, gli alberi e la vegetazione, si può parlare di un'ecatombe.
  La dinamica degli eventi, quali l'attesa e lo sfruttamento della presenza del vento, che ha contribuirto non poco sia alla diffusione che all'ostacolo delle operazioni di intervento, gli orari di inizio degli eventi, la collocazione dei focolai, tutto fa pensare ad un intendimento di incutere e diffondere nella popolazione il seme del senso di precarietà, di fragilità, della paura.
  Una nuova strategia del terrore, di cui questo Paese ha già sperimentato l'opera infame?
  Da questi episodi, è emerso fortunatamente anche qualcos'altro: scorrendo i social, ascoltando i commenti della gente comune, ci si rende conto che non c'è solo sgomento, ma anche, e soprattutto, partecipazione, comprensione, vicinanza. Affetto e amicizia, mi verrebbe da dire.  
  Voglia di reagire in positivo, comunque.
  E questo, forse, chi ha appiccato il fuoco non lo aveva messo in conto.
 
 
 
                                                                                              

Fonte: Leonardo Debbia
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